Quando a febbraio 2025 ho letto del trasferimento di Batshuayi all'Eintracht Francoforte, mi sono subito chiesto cosa si celasse dietro la sua scelta. Sembra esserci una sorta di dissonanza nel vedere il calciatore belga approdare nella città tedesca: me lo immaginavo, ormai prossimo ai 32 anni, in una fase della carriera in cui più che mai sembra voglioso di esprimere la propria personalità, a Parigi o a Londra - quest’ultima, città che, a suo dire, ha definito la sua estetica più di qualsiasi altra. Basta dare un’occhiata al suo profilo Instagram: tra auto, moda e fit studiati al dettaglio avrei forse collocato Michy Batshuayi altrove. E invece lo incontriamo proprio al Kleinmarkthalle di Francoforte, dove ci racconta la necessità di aggiungere una nuova tappa al suo personale Grand Tour europeo, iniziato ormai nel lontano 2010.
«Sono arrivato a Francoforte soprattutto per affrontare un’ultima grande sfida in Europa. Ho giocato in molti Paesi, in campionati diversi, e avevo ancora il desiderio di mettermi alla prova in un nuovo ambiente. Il calcio in Germania ha una passione intensa, con tifosi incredibilmente coinvolti: è il posto giusto per me».
Standard Liegi, Olympique Marsiglia, Chelsea, Borussia Dortmund, Valencia, Crystal Palace, Besiktas, Fenerbahçe, Galatasaray. Pochi calciatori possono vantare un percorso così ricco (basti pensare a cosa significhi vestire la maglia delle tre squadre più prestigiose della Turchia nell’arco di soli quattro anni). Batshuayi è, in fondo, uno che ama assorbire l’energia dei luoghi in cui si trasferisce: sembra vivere di continue reference, spinto da una curiosità che non si spegne mai.
Questa sua capacità di assorbire come una spugna ciò che lo circonda la conferma lui stesso, seppur in maniera indiretta: «Spongebob è il mio cartone animato preferito: guardarlo per me è importante perché mi ricorda come calibrare l’humour in certe situazioni. Una parte di me ama Spongebob; l’altra, invece, si riconosce in Batman, che mi aiuta ad agire con determinazione quando serve».
Se di Francoforte ci racconta questo, diverso è invece il racconto che fa riguardo a Londra: «È una città che mi ha davvero plasmato in termini di stile. Amo come le persone si esprimano senza limiti, mixando sportswear, sartoriale e capi vintage. Avere l’opportunità di vivere Londra grazie alle esperienze con Crystal Palace e Chelsea mi ha dato la sicurezza di rimodulare la mia immagine e di abbracciare il legame tra calcio e moda».
Non a caso è proprio di origini inglesi Wales Bonner, una delle designer che più ispirano Michy Batshuayi in questo momento della sua vita: «Ammiro il modo in cui Wales Bonner fonde l’heritage con il mondo di oggi. La sua visione è coerente con la mia storia, con le mie origini, con il percorso che ho fatto per arrivare fino a qui». Continua poi esprimendo un desiderio: «Se mai un giorno dovessi sfilare per un brand, vorrei farlo proprio per Wales Bonner o per Lacoste».

Michy Batshuayi è tra quei giocatori pionieri che hanno saputo unire moda e calcio già prima del 2020, quando partecipare a una sfilata o sfoggiare determinati capi e brand era considerato "for men" - oggi diremmo piuttosto "for boys", perché le critiche sono decisamente diminuite rispetto a 6-7 anni fa. Dietro a quello che fino a qualche tempo fa poteva sembrare un hobby insolito per un calciatore, però, si celano motivazioni ben precise, che vanno spesso oltre una semplice - seppur raffinata - passione maturata di recente. «Mi hanno sempre insegnato a prestare attenzione ai dettagli e al modo in cui ti presenti. In campo, la moda mi ha dato un senso di creatività e sicurezza - quella voglia di rischiare e distinguermi».
Non solo la moda ha influenzato il modo di stare in campo di Michy: anche il calcio, al contrario, ha avuto un impatto sul suo personale modo di esprimersi. «Fuori dal campo, infatti, il calcio ha contribuito a definire il mio stile: la cultura delle maglie, le identità delle squadre, la disciplina - tutto questo ha plasmato il modo in cui abbino lo sportswear a capi più raffinati».
Nonostante Michy ci abbia fatto capire quanto questa tappa della sua carriera a Francoforte sia importante per rimanere un atleta ancora rilevante nel panorama europeo, i piani per il futuro sembrano ben definiti, e la moda troverà certamente spazio nella vita di Batshuayi. «Dall’inizio del 2025 ho iniziato a sviluppare SKP, che non è solo un brand ma un vero e proprio progetto creativo. È uno spazio in cui posso esplorare la moda, raccontare storie e affermare un’identità che trascende il calcio. Con SKP voglio lasciare qualcosa una volta che la mia carriera da calciatore sarà conclusa».
Inoltre, il fatto che, da calciatore, Michy abbia dovuto superare più di un ostacolo nel tentativo di esprimersi liberamente attraverso il proprio stile lo ha temprato profondamente, rendendolo una persona più forte anche sul piano pratico. «Essere un calciatore significa vivere con una disciplina molto rigida: regole, orari, restrizioni - fa parte del lavoro. A volte, sì, può sembrare che limiti la tua libertà, soprattutto quando esplorare nuovi interessi. Ma alla fine la vita del calciatore ti insegna rigore, pazienza e organizzazione.Spesso le regole mi sono sembrate limitanti, ma mi hanno spinto a trovare altri modi di esistere fuori dal campo».
Scrollando sul profilo Instagram di Michy Batshuayi, c’è più di qualche fit pic o shooting che lo campagna con le auto come sfondo: c’è n’è una ad esempio, in cui è stato stylato da Benjamin Comuce, lo styling che ci ha messo in contatto con l’attaccante: una Lancia Delta Integrale, Ushanka hat e mocassini con calzino bianco e shorts. L’ispirazione sembra proprio quella dello short video dal titolo Side Street di Tyler The Creator del 2021. «Le auto sono una vera passione per me. Amo il loro design e per me anche un’auto racconta una storia, proprio come un outfit. Tornando a Tyler, The Creator, per me è fonte di ispirazione enorme. Ha costruito il suo universo unendo musica, moda e altro ancora con totale libertà. Mi rivedo in lui: non porsi limiti, creare le proprie regole, sempre».















