
La storia che lega la maglia rossonera del Bournemouth a quella del Milan Un omaggio che dura da oltre 50 anni e che verrà celebrato in Europa League
Il prossimo avversario del Milan in Europa League è una squadra di Premier League con una storia unica nel suo genere, per via di una serie di scelte prese nella costruzione identitaria del club. L’AFC Bournemouth è atipico per il nome, scelto per essere alfabeticamente il primo della lista delle squadre inglesi, per il logo, dove compare un calciatore che qui ha giocato solo cinque stagioni, per la maglia, rossonera per omaggiare il Milan.
Grazie ai recenti risultati, la squadra è diventata l’orgoglio di una città di neanche 200 mila abitanti che fino a poco fa era conosciuta quasi esclusivamente per il turismo marittimo, che nella stagione estiva accoglie l’esodo di migliaia di vacanzieri provenienti da Londra. Giovedì, con la ricezione del Milan nella sua prima stagione europea, il Bournemouth chiuderà un cerchio giocando nel suo Dean Court, lo stadio più piccolo della Premier League, contro il club che in qualche modo onora dal 1971.
Il pensiero dietro la scelta del nome
Seppur non vi sia un giorno preciso associato alla fondazione, il club nasce nell’autunno del 1899 come Boscombe FC, assumendo il nome di quello che è oggi il più famoso sobborgo di Bournemouth. Ci troviamo nella contea del Dorset, costa sud del Regno Unito, là dove numerose città sono scelte come meta di ristoro dai londinesi. Tra i suoi estimatori figurano anche illustri scrittori quali Mary Shelley, qui seppellita, J.R.R. Tolkien, il quale ha trascorso a Bournemouth gli ultimi anni della sua vita, e Robert Louis Stevenson, che qui ha fatto nascere uno dei suoi personaggi letterari più celebri, il pirata Long John Silver.
Nel 1923 il club cambia denominazione, passando a Bournemouth and Boscombe Athletic Football Club, per rendere la squadra rappresentativa di tutta la città e non del solo quartiere. Infine nel 1971 assume quello che è l’attuale nome, con una mossa che può essere riconosciuta come una precoce scelta di marketing: passa a chiamarsi AFC Bournemouth, con l’acronimo posizionato in appendice per far figurare il club per primo in ordine alfabetico nella lista delle società inglesi, scalzando l’Arsenal.
Il nickname della squadra è invece The Cherries, Le Ciliegie. Questo curioso soprannome dovette essere approvato dal board dirigenziale prima di essere ufficializzato, dopo che la stampa locale negli Anni ‘20 si riferiva alla squadra con il termine Cherry Stripes per via delle sue divise con strisce color ciliegia alternate al bianco. Un’altra simpatica teoria, meno quotata, attribuirebbe il soprannome al fatto che i terreni attorno allo stadio, di proprietà di Cooper-Dean, fossero rigogliosi di alberi di ciliegio.
Perché il Bournemouth gioca con la maglia rossonera come il Milan
L’avvicendamento di vari schemi di colori ha caratterizzato i primi settant’anni di esistenza dell’AFC Bournemouth. Il club ha iniziato indossando casacche a strisce verticali biancorosse, a cui si sono succedute divise totalmente rosse oppure rosse con maniche bianche. Il 1971 famoso per il cambio nome è anche l’anno in cui l’allenatore John Bond decide che il club dovrà adottare gli attuali colori sulla divisa, il rosso e il nero, in omaggio al Milan, con cui condivide anche l’anno di fondazione. La società meneghina nei due anni precedenti aveva vinto la sua prima Coppa dei Campioni e la Coppa Intercontinentale, forgiando il suo mito e diventando poi la squadra rossonera più riconoscibile al mondo, avendo un’influenza decisiva sullo stesso Bournemouth. Il nero, però, prima diventa marginale nel 1974/75 poi sparisce per quindici anni fino al 1990, quando fa ritorno nel per non andarsene più. Da allora solo una parentesi di cinque stagioni, dal 2004 al 2006 e dal 2008 al 2011, ha visto il club optare nuovamente per una maglia prevalentemente rossa con inserti neri.
Bournemouth will wear a special kit in the Europa League tonight - and maybe the club has finally listened to its own fans.
— nss sports (@nss_sports_) September 17, 2026
[1/3] pic.twitter.com/hBoj7KXVkV
Il malcontento dei tifosi, ormai legatisi alle strisce rossonere, ha fatto sì che questo schema non venisse più modificato, pur lasciando spazio a fantasie grafiche nello sviluppo delle righe verticali. Ad esempio, il nuovo sponsor tecnico hummel ha presentato per la stagione di Premier League in corso una divisa con tre bande nere e due rosse, incorporando un sottile motivo tono su tono ispirato allo stemma originale del club del 1936 nelle sezioni rosse, insieme ad accenti dorati sulle spalle. Il lavoro del supplier danese, con cui il Bournemouth ha firmato un quinquennale, non è finito qui, poiché per la prima storica stagione in Europa del club la maglia prodotta si compone di una striscia centrale rossa e due nere, con il logo monocromatico dalle sole linee dorate su campo nero. Anche in questo caso sul color ciliegia è stato sviluppato un pattern esclusivo, stavolta riferito alla grafica dei passaporti. Infine il colletto a polo e le maniche, anch'esse nere, sfoggiano eleganti dettagli dorati. Nel rispetto delle norme UEFA, la parte posteriore della jersey compare un riquadro nero a tinta unita dove vengono inseriti i nomi e i numeri dei giocatori.
Il logo del Bournemouth e la storia di Dickie Dowsett
Fino a metà anni '60 il Bournemouth ha adottato come logo lo stemma cittadino, modellandolo sulla divisa con linee rosse su fondo bianco, prima di utilizzare il solo acronimo BFC con font corsivo. Nel 1972, anno successivo all’ultimo cambio di nome e colori sociali, il club aggiorna anche il logo, che rappresenta un unicum nel panorama calcistico. Sullo scudo compare infatti in primo piano il profilo stilizzato di un calciatore che colpisce un pallone, su uno sfondo a strisce rosse e nere, nuove anch’esse. La silhouette del giocatore rappresentato è quella di Dickie Dowsett, grande goleador del club dal 1957 al 1962, autore di 79 centri in 169 presenze.
Finita la carriera da calciatore Dowsett è tornato a Bournemouth, dove per 15 anni ha ricoperto il ruolo di commercial manager, proprio nel periodo dei grandi cambiamenti identitari del club. Sono state cinque le versioni dello stemma che hanno preceduto l’attuale forma, tutte con gli stessi elementi sopra citati. Solo tra il 1981 e il 1983 il club ha cambiato totalmente design, scegliendo un logo circolare al cui interno si trovano un pallone, due ciliegie e il referenziale nickname della squadra. Questo modello si è potuto rivedere, con alcune migliorie, sulla maglia home del pre stagione 2024-25 nonché su tutta la linea third della stagione corrente, comprendente la jersey da gara, vari capi utilizzati per il riscaldamento pre-match e la anthem jacket.
La storia del Bournemouth, dalla Football League all'Europa League
Dopo i debutti tra gli amatori ed un passaggio nel semi-professionismo, entra in Football League nel 1923, stabilizzandosi in terza divisione per un periodo clamorosamente lungo, durato fino al 1970. Segue un periodo alternato tra Fourth and Third Division durante il quale, nel 1983, George Best veste per cinque gare la maglia delle Cherries, regalandosi gli ultimi scampoli di carriera. È però Harry Redknapp l’uomo che darà la prima grande svolta al club: appena arrivato da subentrante salva il club da una nuova discesa in quarta serie e batte il Manchester United in FA Cup, poi nel 1987 porta il Bournemouth per la prima volta in Second Division, dove rimarrà per tre stagioni.
Dopo una nuova promozione in seconda serie, nel 1994/95 la squadra arrivata con soli 9 punti a Natale riesce miracolosamente a salvarsi. L’iconicità dell’impresa è tale da assumere il nome di Great Escape, la grande fuga. Due anni dopo una raccolta fondi dei tifosi sono fondamentali per salvare il club dal fallimento, che vivrà un saliscendi negli anni a seguire. Nella stagione 2008/09 Eddie Howe, giovane allenatore in rampa di lancio, è l’artefice della seconda Great Escape delle Cherries, che scampa la retrocessione in League Two nonostante i 17 punti di penalizzazione inflitti per inadempienze finanziarie. Questo avvenimento darà avvio al regno di Howe, un periodo d’oro culminato con l’immaginabile promozione in Premier league nel 2015.
Dopo due stagioni in Championship, nel 2022 le Cherries tornano in prima divisione, con la holding americana Black Knight Football della famiglia Foley (oggi azionista di maggioranza anche di Lorient, Moreirense ed Auckland) acquista il 100% delle quote societarie, intervenendo con ingenti investimenti per la campagna acquisti e per le facilities del club, con la costruzione di un nuovo centro sportivo. Nel 2023/24 Andoni Iraola, allenatore basco proveniente dal Rayo Vallecano, rivoluziona le prospettive della squadra, raggiungendo vette mai toccate prima. Subito fa il record di punti in Premier League, lo aggiorna l’anno successivo con quota 56 punti per poi ottenere un piazzamento impensabile alla fine dello scorso campionato: sesto posto con 57 punti e qualificazione in Europa League. Iraola ha salutato il club durante la scorsa estate per diventare il nuovo manager del Liverpool, lasciando dopo un triennio da sogno che ha cambiato lo status del club.
Dean Court, lo stadio del Bournemouth che si prepara a cambiare
Dal 31 dicembre 1910 giocano a Dean Court, così chiamato in onore di Mr. James E. Cooper Dean JP, un proprietario terriero che concesse un contratto di locazione a lungo termine per l'uso di un terreno incolto dove sorgerà il campo. Agli albori, a causa della mancata consegna degli spogliatoi nei tempi previsti, i giocatori si cambiavano in un hotel nei paraggi. Nel corso dei decenni la capienza aumenta di pari passo con la crescente popolarità del club, raggiungendo l’ancor intatto record di 28.799 spettatori il 2 marzo 1957, nella gara di FA Cup contro il Manchester United campione d’Inghilterra. Nel 2001 Dean Court subisce una ricostruzione totale, con l’impianto ruotato di 90 gradi rispetto al precedente ed una capienza di 9.600 posti disposti su tre tribune, a cui si aggiunge nel 2013 il South Stand.
Nell’aprile 2025 la proprietà annuncia il riacquisto dello stadio, da ormai 11 anni diventato commercialmente Vitality Stadium, e presenta piani di rinnovamento. Si escludono così le precedenti ipotesi di trasferimento ad un nuovo stadio e si sceglie la strada del restyling mirato, con la capacità che verrà portata dagli attuali 12.357 a circa 20 mila posti. Il 30 giugno scorso si è celebrato l’inizio dei lavori, che stanno procedendo in maniera graduale per minimizzare gli impatti sulla fruizione dello stadio e sul vicinato. Nel concreto la struttura non subirà stravolgimenti, con la capienza che si sta incrementando grazie ad un ripensamento della disposizione dei seggiolini nelle tribune già presenti e "riempiendo" con la costruzione di nuovi spalti i 4 angoli aperti. A ciò si aggiungeranno nuove zone hospitality ed aree di parcheggio attigue.











