Benedetta ha 21 anni. È nata a Taranto e oggi vive fuori sede a Roma. Affronta senza paura il traffico della Capitale con la sua auto, consapevole che il vero ostacolo di ogni uscita sia trovare parcheggio. Il Giardino degli Aranci è il suo luogo del cuore ma presto potrebbe essere sostituito dall’Altare della Patria, non appena potrà ammirare con i suoi occhi la vista mozzafiato sulla città che offre questo punto panoramico. Ha una sorprendente passione per la trippa, il suo piatto preferito della cucina romana, bilanciata da un più regolare amore per il gelato quando si parla di dolci. Benedetta è una ragazza come tante altre e restituisce esattamente questa sensazione quando parliamo con lei.
Solo che Benedetta per l’Italia non è più una ragazza come tante altre. Non lo è più da quando nel 2019 a Gwangju è diventata Benedetta Pilato, la nuotatrice italiana più giovane di sempre a debuttare in un Mondiale. Aveva 14 anni e 6 mesi. Da quel giorno non ha avuto più la possibilità di provare, crescere, sbagliare. Era diventata una sportiva e come tale doveva rispettare la figura che l'opinione pubblica le aveva cucito addosso. Un paradigma che lei ha rigettato immediatamente, ponendo la sua genuinità al di sopra di qualsiasi altro valore.
«Una volta che diventi una figura, un idolo, non hai più il diritto di concederti un errore - ci racconta Benedetta -. Molte persone mi ripetono che dovrei essere un esempio per i loro figli. No, io devo essere una persona che, se vi è d'ispirazione, bene, altrimenti non va seguita. Mi fa piacere però se in qualche modo nel corso della mia vita sono stata in grado di far ragionare qualcuno, oppure se sono stata d’ispirazione o un punto di riferimento. Probabilmente questa genuinità è un limite. Sono sempre stata criticata per questo, anche da persone a me molto vicine.
Quando a 14 anni mi sono trovata sul podio di un campionato mondiale, dopo due settimane ho iniziato il secondo anno di liceo. Dovevo capire come conciliare la mia vita con la mia carriera. Non so quale sia la ricetta giusta per essere un'atleta perfetta o una professionista, ma secondo me ognuno ha il suo equilibrio. Le cose che fanno stare bene non possono essere uguali per tutti. A parte l'allenamento e il cercare di essere costanti, penso che le altre cose siano davvero troppo soggettive. Non so se sia stato un limite. Probabilmente sì, ma dall'altra parte mi rendo conto che senza quella parte della mia vita forse non avrei raggiunto determinati risultati.»
Essere sé stessi nello sport è considerato un privilegio che ti puoi permettere solo se si è in grado di pagare un prezzo carissimo: rispettare e superare le aspettative sempre più pressanti sul proprio conto. Serve una forza mentale che non è comune a tutti. «Diciamo che forse sto ancora imparando. È legittimo - ripete Benedetta spiegando il suo metodo per cercare di gestire le pressioni - . Forse questa è la parte più complicata, perché dietro ogni atleta c'è una persona. Io personalmente sono generalmente super sensibile, quindi mi rendo conto che questa cosa per me può essere un problema a volte. In passato mi è pesato essere sotto gli occhi tutti e che tutti si sentissero in diritto di commentare. Ora gestisco meglio questa situazione ma bisogna convivere, creare degli escamotage per non farsi scalfire. Devo trovare la soluzione giusta per me.»
Pressioni, critiche, risultati da ottenere obbligatoriamente. Una persona sarebbe legittimamente portata a pensare che non valga la pena di vivere una vita del genere ma quando chiediamo a Benedetta cosa rappresenti il nuoto per lei oggi, utilizza una parola che ci lascia spiazzati: «È difficile dare una definizione perché mi accompagna da quando sono nata. A un anno e due mesi ero già in acqua per fare riabilitazione a causa di un problema alle gambe.
È stato un hobby, una passione. Ora è la mia professione, ancora di più da quando mi sono trasferita a Roma. Nuotare mi piace ma il mio rapporto con il nuoto a volte è stato difficile. L’anno scorso ad esempio era diventato quasi un peso. Ora, sarà perché l'ambiente in cui mi alleno è diverso, ed è un aspetto molto importante, ho ritrovato il divertimento e la gioia di andare in piscina, di nuotare, anche di stare semplicemente in acqua.»
La parola che ci sorprende è, ovviamente, gioia. Probabilmente perché, tornando al punto di partenza, inconsciamente abbiamo sempre pensato che esistesse solamente la Benedetta Pilato nuotatrice. Invece, la ragazza che vediamo in piscina non è nient’altro che la stessa ragazza che potremmo incontrare al cinema o in qualsiasi altra situazione. E a ricordarcelo c’è un dettaglio che Bendetta porta in vasca, le unghie colorate: «Le ragazze che fanno ginnastica artistica indossano body clamorosi. Nel nuoto invece dobbiamo indossare un costume osceno che a noi donne non dona. Non possiamo mettere in risalto i capelli perché abbiamo la cuffia, e i capelli sono l’aspetto di cui sono più orgogliosa. Gli occhi tanto meno perché indossiamo gli occhialini.
Le unghie così come i bracciali e gli anelli sono un modo per esprimere la mia personalità, per cambiare, per sperimentare. Le collane le indosso sempre e non cambierò mai le mie abitudini per una gara. Sembra che una sportiva non possa più essere una donna. E invece magari il giorno dopo una gara hai un appuntamento oppure devi partire per una vacanza. Hai i tuoi interessi, la tua vita.»

La vita di Benedetta si esprime anche attraverso la moda: «Il mio armadio è la cosa di cui sono più gelosa nell'universo. Mi piace un sacco. Devo dire che sono anche abbastanza fortunata perché, essendo una ventenne che guadagna da tanti anni e che ha un'indipendenza economica da tanti anni, per fortuna posso anche permettermi di togliermi qualche sfizio. Mi piace guardare le sfilate, anche sul telefono se sono in giro. Mi piacerebbe lavorare nel mondo della moda, quando finirò la mia carriera. Col tempo ho anche capito che se mi voglio vestire con uno stile, mi vesto in quel modo a prescindere da cosa debba fare o dove debba andare. Posso indossare una tuta Nike e tacchi 12 centimetri per andare al bar il venerdì sera. Ho capito che la moda non è tanto cosa indossi ma come ti senti indossando quell’abito. E non riguarda solo quando esco, anche questo resto in casa cerco di avere un look curato. Devi sentirti bene con te stesso, altrimenti non riuscirai a fare nulla di buono nella vita.»










