
La finale per il terzo posto è la serata più strana dei Mondiali Spesso è una partita divertente, qualche volta è rimasta nella storia
Sports
16 Luglio 2026
16 Luglio 2026
Aspettando la finale tra Spagna e Argentina, il Mondiale 2026 ha ancora una penultima serata di calcio da offrire. Pochi giorni dopo l’eliminazione in semifinale, e ventiquattro ore prima del grande atto conclusivo, Francia e Inghilterra si giocano al Miami Stadium il terzo posto di questa edizione. Non è la partita con cui sognavano di chiudere la loro avventura, né una sfida che il pubblico attende con particolare curiosità o pathos, ma fin qui non c’è notizia: la finalina è così, una serata con un’atmosfera un po’ paradossale, di cui il calcio farebbe volentieri a meno, e di cui a volte è difficile trovare un senso agonistico.
Per le squadre, d’altronde, arriva quando il sogno è appena sfumato, senza una posta in palio che possa minimamente allontanare le delusioni, in alcuni casi i drammi collettivi, da cui sono reduci. La UEFA ha abolito la finale per il terzo posto dagli Europei 1980, Louis van Gaal, ex CT dell’Olanda, ha parlato di "partita che non dovrebbe esistere", e non mancano colleghi, giocatori e addetti ai lavori sulla stessa lunghezza d’onda. Per la stragrande maggioranza dei tifosi è una parentesi fuori tempo rispetto al naturale climax emotivo del Mondiale. Eppure, da novant’anni la finalina continua stabilmente a occupare un posto nel fomat della FIFA World Cup. Assegna una medaglia, premi economici e punti per il ranking, oltre a offrire un’occasione in più per riempire uno stadio, e una vetrina mediatica nella serata che precede la finale.
Forse non esiste una partita con un’identità più difficile da definire. Il suo significato cambia insieme alle squadre che la giocano e alla storia che ci portano dentro: per alcune rappresenta nient’altro che una finale vera mancata, per altre il miglior risultato mai raggiunto, per quasi tutte una sfida da affrontare con leggerezza. Ed è anche per questa ambiguità che, quasi controvoglia, la finalina continua a regalare storie ed emozioni: record ancora oggi imbattuti, misteri mai del tutto chiariti, piogge di gol, serate divertenti.
Nessuno la vuole giocare
Il caso in cui la finalina è sembrata più una punizione risale al 2014. Quattro giorni dopo il tragico 7-1 incassato dalla Germania, il Brasile doveva tornare in campo davanti al proprio pubblico per affrontare l’Olanda. Era una squadra ancora sotto shock, costretta a prolungare il Mondiale casalingo nel momento in cui avrebbe voluto soltanto scomparire. Perse 0-3, fu fischiata dalla sua gente e terminò la competizione con dieci gol subiti in due gare. Risalgono a quell’occasione le parole di van Gaal, secondo cui il problema non sarebbe soltanto il valore della sfida, ma anche la sua equità, con giorni di riposo sistematicamente diversi. E con il rischio di chiudere un buon torneo con due sconfitte in fila, e rincasare con la sensazione di aver fallito.
Il Brasile nel 2014, comunque, non fu la prima nazionale ad arrivarci senza più energie emotive da spendere. Era già successo nel 1982, dopo che la Francia, avanti 3-1 nei supplementari contro la Germania Ovest, perse a Siviglia una delle semifinali più traumatiche che si ricordino. Quarantotto ore più tardi affrontò la Polonia, e perse 3-2. «Avevamo il cuore altrove», ricorda Alain Giresse. «Avevamo staccato la spina, completamente». Quattro anni dopo la Francia tornò a giocarsi il terzo posto, questa volta contro il Belgio, e Michel Platini non scese in campo: fisicamente e mentalmente provato, chiese al CT di non utilizzarlo e seguì la partita dalla postazione televisiva francese.
Nel 2022 pure Walid Regragui, protagonista con il Marocco della prima semifinale di una nazionale CAF, l’ha definita la «partita peggiore da giocare». Eppure quel quarto posto rimane ancora oggi il miglior risultato nella storia del calcio africano ai Mondiali. Dall’altra parte, invece, il CT croato Zlatko Dalić disse che il bronzo conquistato aveva «una lucentezza d’oro», ed era una definizione con un precedente per la Croazia. Nel 1998, al debutto da nazione indipendente, il terzo posto era stato vissuto come un’impresa.
Il punto è anche questo: non tutte le finaline pesano allo stesso modo. La medaglia di bronzo interessa poco a chi parte con l’unico obiettivo di vincere, ma per nazionali che arrivano fin lì più raramente, invece, può rappresentare un traguardo. È successo alla Turchia nel 2002, che con quel terzo posto firmò il miglior risultato mondiale della propria storia, dopo mezzo secolo di assenza. E capita spesso ai Paesi ospitanti, desiderosi di chiudere il torneo regalandosi una medaglia o un ultimo bel ricordo. Il Cile celebrò il bronzo del '62 come una vittoria, mentre alla Corea del Sud, quarant’anni più tardi, bastò arrivare lì - sconfitta dalla Turchia - per trasformarlo nell’epilogo felice di un Mondiale irripetibile.
Una partita da record
Forse per il distacco con cui spesso viene approcciata, la finalina tende a restituire sfide aperte, non attanagliate dalla tattica, godibili. Negli ultimi quarant’anni ha prodotto in media 3.8 gol, contro i 2.7 della sorella maggiore, e nella sua storia non è mai terminata 0-0, non è mai arrivata ai rigori e soltanto una volta, Francia-Belgio del 1986, ai supplementari.
Il record più clamoroso, però, risale al 1958. Just Fontaine arrivò alla sfida per il terzo posto contro la Germania Ovest con nove gol in cinque partite, già uno in più degli otto con cui Messi e Mbappé, per fare un confronto, hanno raggiunto le semifinali di quest’anno. Nella finalina di Goteborg, però, Fontaine rese il primato difficilmente raggiungibile, forse immortale, segnando altre quattro volte e trascinando la Francia al 6-3. Le sue tredici reti complessive sono ancora il record di gol in un singolo Mondiale, nonostante da allora la FIFA abbia progressivamente aggiunto partite a eliminazione diretta. Decenni dopo Fontaine sarebbe stato accusato di statpadding, ma per sua fortuna erano altri tempi.
Oltre al francese, la finalina ha inciso più volte sulla corsa alla Scarpa d’Oro, anche in volate all’ultimo gol. È successo, tra gli altri, a Salvatore Schillaci, che nel 1990 trasformò il rigore del 2-1 contro l’Inghilterra e superò Tomas Skuhravy; a Davor Suker, che otto anni più tardi si prese il titolo in solitaria grazie al gol segnato all’Olanda; e a Thomas Muller, che nel 2010 raggiunse David Villa, Wesley Sneijder e Diego Forlan a cinque, vincendo poi il premio per il maggior numero di assist.
E poi c’è il record di velocità: un gol che per essere segnato ebbe bisogno di appena 10,8 secondi dal calcio d’inizio. Successe nel 2002 ad Hakan Sukur, attaccante turco con un trascorso all’Inter, che in quella partita approfittò di un errore della difesa sudcoreana al primo pallone toccato per trovare la rete dopo un torneo fin lì poco brillante. È il suo unico in una Coppa del Mondo, ma anche il più veloce mai segnato in ambito FIFA: un altro primato che resiste ancora oggi.
Finaline mai giocate
Risalendo alle origini della finale per il terzo posto, si trova una partita di cui non è chiaro se fosse davvero in programma. Nel 1930, alla prima Coppa del Mondo, Stati Uniti e Jugoslavia uscirono sconfitti dalle semifinali contro Argentina e Uruguay, ma lo spareggio per il bronzo non si disputò. E non esiste una risposta definitiva sul perché. Alcune teorie sostengono che la FIFA avrebbe voluto organizzare la partita, ma che la Jugoslavia lasciò l’Uruguay subito dopo la semifinale, furiosa per l’arbitraggio. Di certo c’è che per decenni le due federazioni sono state terze a pari merito, fino al 1986, quando la FIFA ha ricostruito retroattivamente la classifica di tutti i Mondiali, e assegnato il terzo posto agli Stati Uniti sulla base della differenza reti.
L’altra eccezione fu vent’anni più tardi. Il Mondiale del 1950 rimane l’unico a non aver previsto una finale vera e propria, neanche per l’oro. Il titolo venne assegnato attraverso un girone a quattro squadre e passò alla storia per il Maracanazo, la clamorosa vittoria con cui l’Uruguay ribaltò il Brasile davanti ai quasi duecentomila spettatori del Maracanã. Anche il terzo posto, inevitabilmente, venne deciso da quella classifica, senza alcuno spareggio, con la Svezia davanti alla Spagna. Dal 1954, quindi, la finalina è entrata stabilmente nel programma del Mondiale.
Storie dimenticate
La prima finalina documentata dagli almanacchi, comunque, è quella del 1934. Germania e Austria (3-2) si affrontarono a Napoli, in un’Europa attraversata da tensioni politiche sempre più evidenti. Il Terzo Reich era stato proclamato da un anno e quel giorno sugli spalti comparvero anche sostenitori arrivati dalla Germania con bandiere naziste, inviati dall’organizzazione Kraft durch Freude. Lo storico Paul Dietschy l’ha definita una pietra miliare nel percorso di politicizzazione dello sport.
Molto diverso il ricordo lasciato dalla già citata finalina del 2002. Tra Turchia e Corea del Sud finì 3-2, ma l’immagine rimasta nella memoria collettiva venne dopo il triplice fischio, quando le due squadre fecero insieme un giro d’onore, mano nella mano, salutando il pubblico di Daegu. Un’altra dimostrazione di come la finalina, snobbata dall’aristocrazia del calcio, possa assumere un significato diverso per paesi con una tradizione meno ricca.
Perfino la Germania, in ogni caso, ha finito per farci pace. È la nazionale che ha disputato (5) e vinto (4) più finali per il terzo posto nella storia dei Mondiali, ed è anche l’unica ad averne conquistate due consecutive, nel 2006 e nel 2010, prima di completare idealmente il percorso con il trionfo del 2014. Ora tocca a Francia e Inghilterra aggiornare questa storia. Avrebbero voluto essere a New York per la finale, ma dovranno accontentarsi della strana serata di Miami, provando almeno a tornare a casa con una medaglia di bronzo.