
La Nations League che conosciamo è destinata a cambiare ancora Cosa introdurrà l'ennessima rivoluzione del formato?
La UEFA Nations League è nata appena nel 2018, ma ha già vissuto quasi più stravolgimenti di quante siano state le effettive edizioni. La competizione, parafrasando le parole inaugurali del Presidente Aleksander Čeferin, è stata creata per sostituire le futili amichevoli delle nazionali disputate tra un turno di qualificazione e l’altro dei due tornei maggiori, e allo stesso tempo per offrire anche a nazionali minori l’opportunità di giocare contro rappresentative di pari livello, ideando un meccanismo con promozione e retrocessione. Con il tempo, la Nations League si è man mano trasformata in un evento influente sulle qualificazioni al Campionato Europeo e alla Coppa del Mondo, e proprio per questo è stata travolta dal vento del cambiamento che ha sconvolto un po’ tutta l’Europa calcistica.
Il vecchio formato della Nations League
Ai (non troppo) vecchi tempi, la struttura era molto semplice, con cinquantacinque squadre ordinate - secondo il coefficiente UEFA a seguito della World Cup 2018 - in quattro leghe: dodici squadre sia nella Lega A che nella B, quindici nella C e sedici nella D. Il tutto, dividendo ciascuna lega in quattro gruppo da tre o quattro squadre, dove tutti si affrontavano in casa e in trasferta per definire promosse, retrocesse e partecipanti alle Final Four della Lega A - queste ultime pronte ad affrontarsi in semifinali, finale terzo/quarto posto e finale per la Coppa.
Per un po’, questo è rimasto lo standard, applicando semplici modifiche al numero di squadre per ogni lega, con maggiore simmetria nelle prime tre (sedici squadre, ciascuna in gruppi da quattro, per A, B e C) e un’organizzazione straordinaria nella Lega D - da sette, un gruppo da quattro e uno da tre. Il criterio era il medesimo alla base della competizione, cioè aumentare il numero di gare competitive, soprattutto tra le migliori trentadue potenze europee.
Il primo cambiamento è avvenuto nell’edizione 2024/25, passando a cinquantaquattro squadre a causa dell’esclusione della Russia, creando così una Lega D da sole sei squadre e con due gruppi da tre, pur lasciando invariato il vertice. Oltre a questa variazione strutturale macroscopica, però, la UEFA ha deciso di mettere anche un po’ più di pepe nelle fasi cruciali, introducendo i quarti di finale con le seconde classificate di ogni gruppo della Lega A, da cui poi l’accesso alle Final Four. Si sono intensificati anche i matchup incrociati tra leghe differenti, integrando alla classica promozione delle prime e alla retrocessione delle ultime di ciascun gruppo una serie di spareggi tra le seconde nelle Leghe inferiori e le terze delle Leghe superiori - creando dunque incroci tra Lega A e B, B e C, C e D.
L’impatto sulla World Cup 2026
Un ulteriore aumento di partite competitive e non amichevoli, quindi, ma in questo caso con un’influenza diretta anche sulla Coppa del Mondo 2026. Le fasi preliminari di qualificazione al Mondiale hanno infatti selezionato al primo turno le dodici prime classificate con accesso diretto e le dodici seconde che avrebbero preso parte agli spareggi, completati dalle quattro squadre posizionate meglio nei gironi di Nations League 2024/25, a patto che non fossero arrivate prime o seconde nelle qualificazioni.
A beneficiarne sono state Romania, Macedonia del Nord, Irlanda del Nord e soprattutto Svezia, che è diventata la prima squadra della storia a qualificarsi al Mondiale tramite il percorso dalla Nations League, dove si era classificata al primo posto nel gruppo 1 della Lega C - pur arrivando ultima al primo turno dei gironi di qualificazione al Mondiale e pur non essendo la migliore prima nel girone C di Nations League, chiuso dalla Romania con più punti.
La Nations League a tre squadre
Dire che sono stati pensati praticamente più cambi di format che effettive edizioni reali è un’iperbole, ma fino a un certo punto, anche perché sappiamo già che dal 2028 la Nations League subirà un ulteriore stravolgimento. Già l’edizione corrente, a dire il vero, funge da ponte, modificando alcuni meccanismi di promozione e retrocessione, pur mantenendo invariata la struttura generale stabilita nel 2024/25. Le due migliori terze della Lega A, per esempio, non vengono toccate e restano lì, mentre a partecipare ai Playoffs con le seconde della Lega B sono le due peggiori terze e le due migliori quarte della Lega A - le due peggiori, invece, retrocedono.
Il grosso cambiamento coinvolge però la Lega D, destinata a scomparire definitivamente e ad essere accorpata in un’unica Lega C, alterando così il formato creato nel 2018 per dare vita a una competizione con tre leghe da diciotto squadre ciascuna - in attesa di capire quanto si prolungherà il ban russo. Ognuna di queste leghe sarà ulteriormente divisa in tre gruppi da sei, dove ogni Nazionale disputerà sei partite contro cinque avversarie: una singola gara contro ogni squadra, ma anche un duplice incontro contro un’unica avversaria designata. Si tratta ancora una volta di un meccanismo per favorire la concentrazione di gare tra le squadre di punta, pur mantenendo un ordinamento in leghe sulla carta equilibrate in relazione alle qualità delle nazionali partecipanti. Ma, soprattutto, dell’adeguamento a un meccanismo ormai consolidato.
Il dominio del sistema svizzero
Per quanto la UEFA Nations League sia nata con l’intento di sostituire le amichevoli tra nazionali, per le grandi potenze del vecchio continente non gode dello stesso appeal di un Campionato Europeo o di una World Cup. Per questo, il nuovo format diventa realmente rilevante soprattutto in sede dell’influenza che avrà sulle qualificazioni ai tornei continentali e intercontinentali dopo EURO 2028, l’ultimo Campionato Europeo al quale ci si potrà qualificare secondo il sistema tradizionale a gironi.
Da lì in poi, le qualificazioni per Europeo e Mondiale procederanno secondo il nuovo sistema svizzero, con la nuova Nations League che avrà un grosso impatto sull’organizzazione delle qualificazioni a EURO 2032: ci sarà infatti una Lega 1, composta da trentasei squadre della Lega A e della Lega B di Nations League, ordinata in tre gruppi da dodici squadre; e ci sarà una Lega 2, con le rimanenti diciotto Nazionali di Lega C e organizzata come quest’ultima. Ogni squadra disputerà sei partite contro avversarie di fasce simili, tre in casa e tre in trasferta, che decreteranno la classifica finale - da cui qualificazione diretta al Campionato Europeo, spareggi o eliminazione.
Questa è una duplice connessione. Il primo legame riguarda l’intersezione diretta tra UEFA Nations League e qualificazioni per i due maggiori tornei continentali e intercontinentali, un modo di assegnare maggiore rilevanza a una finestra competitivamente vuota, elevando la Nations League a mezzo per ottenere migliori condizioni e chance di successo in vista dei tornei più ambiti. Il secondo aggancio è quello con il sistema svizzero già adottato dalla UEFA in Champions League, Europa League e Conference League, dal 2024/25 ordinate in gironi unici da trentasei squadre - come quelle della Lega 1 di Euro 2028 - dove ogni club gioca un numero standard di partite in casa e trasferta, dove esiste un accesso diretto alla fase successiva e dove si compete in uno spareggio.
Perché tutti questi cambiamenti?
Per quanto questa necessità di riempire ogni finestra libera possa apparire come una sorta di horror vacui da parte della UEFA, il motore unico è ovviamente la profitability. Già nel bilancio del 2024 è stato toccato un fatturato da record di quasi sette miliardi di euro, trascinato in gran parte da EURO 2024, che ha contribuito con due miliardi di euro e mezzo all’aggregato, a dimostrazione dell’enorme potenziale delle competizioni internazionali. In aggiunta, i risultati finanziari pubblicati dalla stessa UEFA per la stagione 2024/25 - la prima con il nuovo format delle competizioni per club - segnalano il superamento dei cinque miliardi di euro di total revenue per la prima volta in assoluto nel corso di un anno senza Europeo maschile. Togliendo i ricavi di EURO 2024, si tratta di un aumento complessivo di 737 milioni di euro rispetto alla stagione precedente, in questo caso trascinato dal fatturato delle competizioni maschili per club, aumentato di 690 milioni di euro rispetto al 2023/24, fino a toccare quasi i quattro miliardi e mezzo.
Accorpare le due cose appare come la soluzione più logica per valorizzare anche le finestre meno attenzionate che coinvolgono le nazionali, assegnando così una certa autorevolezza anche alla sin qui poco rilevante Nations League. La quale adesso gode anche di una presenza piuttosto ingombrante a livello mediatico, a dire il vero, favorita dal FIFA Council e dalla nuova struttura approvata a partire dalla fine della World Cup 2026.
L’attuale sosta di settembre durerà infatti sedici giorni anziché nove, concentrando in questa span quattro partite di Nations League a squadra per oltre cento incontri, occupando così una grossa fetta del calendario UEFA. Le soste di novembre e del prossimo marzo, invece, manterranno un’andatura più canonica. L’interdipendenza tra le competizioni internazionali e l’uniformazione a un sistema come quello svizzero, che ha già riscosso enorme successo internamente tra i club, incarnano dunque per UEFA il tramite per un exploit generalizzato, caratterizzato dal giusto mezzo tra incremento quantitativo e qualitativo dello spettacolo a tutti i livelli.


























































