
Anche voi potreste partecipare alla Route du Rhum Tutto quello che c’è da sapere una delle regate transatlantiche più affascinanti
Le competizioni velistiche più veloci al Mondo, leggasi America’s Cup e SailGP, non si differenziano troppo dal motorsport. Si corre all’interno di un perimetro, a bordo di veicoli super tecnologici e in continuo ammodernamento, dove i piloti vengono guidati dalle indicazioni di un team a terra, tutti tratti condivisi specialmente con la Formula 1. Questo format, così spezzettato e circoscritto in termini spazio-temporali, sta aiutando a far crescere la popolarità di uno sport come la vela, rendendolo più adeguato a contenuti digitali e anche alla più bassa delle soglie dell’attenzione, ma allo stesso tempo tende a far dimenticare un tipo di competizione più logorante e affascinante come la traversata.
Su una superficie terrestre occupata per oltre il settanta per cento da acqua, l’agonismo della velistica ha escogitato perciò le regate transoceaniche. La prima Grande Regata Transatlantica risale al 1866, nata come una scommessa per poi trasformarsi in una gara tra tre golette, partite da Sandy Hook in New Jersey fino ad arrivare al faro di The Needles sull'Isola di Wight, in Inghilterra. Nel 1905, sempre da Sandy Hook, partì anche la Kaiser’s Cup, storica regata voluta dal Kaiser Guglielmo II di Germania, che fece da sponsor per lo yacht Hamburg, secondo classificato dietro allo schooner Atlantic.
Con il passare degli anni, queste gare hanno assunto una forma sempre più organica, specialmente a partire dalla Single-handed Trans-Atlantic Race (STAR) del 1960, sponsorizzata al debutto dal giornale The Observer (da cui il nome O-STAR): una regata a cadenza quadriennale che collegava Plymouth, in Inghilterra, a Newport, nel Rhode Island, distintasi come la prima transoceanica svolta in solitaria. Da qui, in era moderna, si sono poi sviluppate le principali competizioni affini, tra cui la diramazioni OSTAR e, soprattutto, la professionistica The Transat. Il motivo per cui queste gare hanno proliferato dipende dalla totale libertà che esse sono state capaci di garantire, ampliando l’invito a tutti, professionisti e non, e coinvolgendo barche con budget di ogni tipo. Nessun evento transatlantico incarna questo spirito meglio della Route du Rhum.
Come è nata la Route du Rhum?
La OSTAR, organizzata dal britannico Royal Western Yacht Club, cambia radicalmente a partire dal 1964. Intanto, diventa sempre più popolare tra i francesi grazie al capofila Éric Tabarly, vincitore di quell’edizione a bordo del suo Pen Duick II da quarantaquattro piedi costruito su misura. In aggiunta, si tratta della prima gara alla quale prendono parte le imbarcazioni multiscafo assieme alle monoscafo, innescando un trend che negli anni successivi assumerà enorme risonanza, fino al record della goletta di Alain Colas nel 1976, lunga settantadue metri.
Dopo questa edizione, nel tentativo di regolare una competizione sempre più popolare e già divisa in classi, l’organizzazione britannica opta per imporre un limite di cinquantasei piedi, quindi circa diciassette metri, escludendo di fatto numerosi partecipanti di punta, soprattutto gli sperimentatori francesi. La risposta arriva subito dall’inserzionista Michel Etevenon, che fonda la società Promovoile con il supporto del Presidente dell’Union nationale pour la course au large, André Viant, e con l’aiuto del giornalista Jacques Goddet: l’obiettivo è quello di lanciare una competizione direttamente in Francia - dunque in aperto contrasto con la OSTAR britannica -, che appena un anno dopo verrà presentata dalla stampa come Route du Rhum.
La rotta dei corsari
I motivi della nascita hanno anche radici più profonde. In primis, l’arrivo a Pointe-à-Pitre, in Guadalupa, dipese al tempo anche dal tentativo di risollevare un’area devastata dall’eruzione del vulcano La Soufrière, che nel 1976 portò all’evacuazione di circa settantacinquemila abitanti dal sud dell’isola e dalla città di Basse-Terre. In secondo luogo, i grandi produttori di rum dei Caraibi non ebbero problemi ad accogliere e promuovere una competizione fatta su misura, diventando uno sponsor economicamente importante. Infine, la Guadalupa risulta amministrativamente francese, in quanto dipartimento d'oltremare, consentendo così di mantenere la gara completamente in casa.
La scelta di Saint-Malo come porto di partenza dona invece alla competizione un enorme fascino storico e offre continuità narrativa alla lotta contro le imposizioni britanniche. La città fortificata in Bretagna si è infatti distinta, specialmente sotto il regno bellicamente attivo di Luigi XIV, come capitale corsara della Francia, armando oltre settemila navi a cavallo tra diciassettesimo e diciottesimo secolo per attaccare gli equipaggi spagnoli e soprattutto inglesi. Partire da una città corsara per arrivare nelle terre del rum offre quindi una storia da raccontare e facile da vendere, tanto da rendere questa la regata transatlantica più popolare in assoluto, che ha fatto numeri da record nel 2022 con centotrentotto velisti alla partenza.
In occasione dell’edizione di quest’anno, la numero dodici, che vedrà le imbarcazioni salpare in massa il primo novembre alle ore tredici e due minuti, verrà aperto a partire dal 20 ottobre il villaggio di Saint-Malo, esteso su settantamila metri quadri e gratuitamente accessibile, dando il via a tredici giorni di attività legate alla vela e radicate nella tradizione tanto locale, quanto della Guadalupa.
Le insidie della tratta
In mezzo tra la Bretagna e i Caraibi ci sono una marea di intemperie. Durante il tragitto viene attraversata la parte occidentale della Manica, si entra nel Golfo di Biscaglia - notoriamente una delle tappe più insidiose del percorso a causa dei venti e delle correnti - e si arriva alla zona strategica dell’Alto delle Azzorre, dove è particolarmente importante leggere le condizioni barometriche e gestire il rischio di tempeste tropicali. Infine, prima di entrare nella Baia di Pointe-à-Pitre, i velisti devono circumnavigare da nord la Guadalupa, passando attraverso le condizioni ostiche delle Piccole Antille. L’estensione è di 3542 miglia nautiche, circa seimilaseicento chilometri, per un percorso che richiede almeno una settimana in mare aperto.
Questa lunghezza logorante, le condizioni meteorologiche imprevedibili e quelle barometriche particolarmente avverse rendono la traversata anche piuttosto pericolosa. Nella prima edizione, quella del 1978, Alain Colas - il francese della goletta da record di due anni prima alla OSTAR - non fu ritrovato nemmeno a seguito di duecentocinquanta ore di ricerca, dopo essere stato travolto da un tifone. Otto anni dopo, la stessa sorte toccò a Loïc Caradec, nonostante navigasse su un enorme trimarano di quasi ventitré metri, in un’edizione durante la quale si ritirò oltre la metà dei partecipanti. Infine, nel 2002, nonostante un record per il tempo di cinquantotto partecipanti, solo ventotto tagliarono il traguardo, con una penuria soprattutto nella classe ORMA - solo tre dei diciotto multiscafo da sessanta piedi arrivarono ai Caraibi.
Come funziona la Route du Rhum?
La regola è che non ci sono regole effettive, proprio come stabilito dallo spirito del 1978. Si parte e si veleggia senza tappe e senza sosta. Possono partecipare uomini e donne, monohull e multihull, purché vengano rispettati alcuni requisiti tecnici minimi per la navigazione e sanitari per i velisti. Non serve nemmeno essere professionisti, la gara è aperta a tutti. L’unica divisione che sussiste riguarda le classi delle imbarcazioni, in base al numero di scafi: IMOCA, Class40 e Vintage Mono sono quelle che ne hanno uno solo, mentre Ultim, Ocean Fifty e Vintage Multi rientrano nella categoria multihull.
La classe più numerosa in assoluto è la Class40, che nell’edizione 2026 vanterà un roster di quarantanove skipper su centoquindici totali - inclusi quattro italiani. Si tratta di monoscafi di circa dodici metri di lunghezza, i quali non richiedono costi troppo elevati grazie a un regolamento tecnico rigido, permettendone così l’uso sia a professionisti che ad amatori. Si contraddistinguono per l’albero fisso in carbonio, alto ben diciannove metri. Gli altri monoscafi, IMOCA, sono lunghi poco più di diciotto metri, o sessanta piedi, e dotati di tecnologia foil per il sollevamento. Lo stesso foil dei lunghissimi trimarani Ultim, i quali raggiungono anche i trentadue metri e sono dei veri e propri esperimenti ambulanti: si tratta delle imbarcazioni più costose e tecnologiche, in continuo aggiornamento e dotati di un intero team alle spalle, tanto che gli skipper attualmente iscritti a questa classe sono solo otto. Il raccordo tra monoscafi e Ultim è rappresentato invece dalla classe Ocean Fifty, che incorpora i trimarani da cinquanta piedi - o quindici metri - eredi dei multiscafo Multi50, figli di progetti ibridi che si rifanno a varie epoche.
La novità del 2026 riguarda infine i Vintage Mono e Vintage Multi, rispettivamente in sostituzione delle vecchie classi Rhum Mono e Rhum Multi. Si tratta di imbarcazioni che hanno scritto la storia della Route du Rhum e sottoposte a costosi refit per poter navigare, limitate da criteri di ammissibilità che riguardano la data di varo della barca, in modo da escludere i veicoli più recenti. Nel caso dei Vintage Multi, si tratta degli ORMA 60 degli anni Novanta, al tempo definiti “Formula 1 della vela” a causa della loro leggiadria e velocità. Questi pezzi d’epoca, decisamente meno competitivi delle nuove imbarcazioni in carbonio e dotate di foil, contribuiscono al fascino storico e tradizionalista della manifestazione, partecipando per godersi la traversata e per innescare nel pubblico più ferrato un po’ di nostalgia.
Le leggende
L’edizione del 2026 sancirà trentasei anni dal successo di Florence Arthaud, la prima e unica donna a completare la Route du Rhum come vincitrice assoluta. La velista aveva già preso parte giovanissima, a soli ventuno anni, alla prima edizione della traversata francese, appena quattro anni dopo un incidente d’auto che l’aveva tenuta in coma e paralizzata, e nel 1990 batté il record per la traversata dell’Atlantico settentrionale, completandola in nove giorni, ventuno ore e quarantadue minuti. Nello stesso anno, arrivò anche la vittoria in Guadalupa, con un altro record per il tempo di quattordici giorni, dieci ore e dieci minuti, domando un trimarano da sessanta piedi.
Questi successi le valsero il titolo di Champion des champions da parte del quotidiano sportivo L’équipe, sebbene negli anni successivi si sia ancora di più affermata come campionessa di numerose regate transoceaniche e come un’icona sportiva di genere. Dopo di lei, le donne più vicine al successo sono state la britannica Ellen MacArthur, vincitrice di classe nel 2002 a bordo di uno dei primi IMOCA 60 presenti alla manifestazione, e Anne Caseneuve tra gli amatori, ma nessuno ha mai replicato il successo assoluto.
Quanto al record, l’ingresso del foil e del carbonio ha man mano ridotto il periodo di percorrenza, tanto che l’ultimo miglior tempo registrato risale proprio alla recente edizione del 2022, con una vittoria in sei giorni, diciannove ore e quarantasette minuti per Charles Caudrelier, la prima della storia sotto la settimana. Quanto ai recordman storici, invece, Francis Joyon - due volte vincitore assoluto tra 2010 e 2018 - tornerà nel 2026 a bordo di un Vintage Multi.
La stessa Route du Rhum, comunque, ha avuto inizio leggendario. Il primo vincitore, il canadese Mike Birch, dopo oltre ventitré giorni di faticosa traversata e senza comunicazioni, arrivò a tagliare il traguardo al fotofinish con soli novantotto secondi di vantaggio su Michel Malinovsky. Le probabilità di chiudere dopo una traversata di quasi un mese con tempi così ravvicinati sono assurdamente minime - tuttora un unicum, ai quali si sono avvicinati solo i diciotto minuti di discrepanza tra primo e secondo della classe Ocean Fifty nel 2022 - nonché ulteriormente ridotte dal fatto che il monoscafo di Malinovsky fosse quasi dieci metri più lungo del trimarano di Birch. Il giusto instant classic per una manifestazione che, nel giro di relativamente pochi anni, è divenuta uno dei classici più affascinanti della vela.













