
Il rosa sta conquistando l’outdoor femminile Storia ed estetica del Girly Gorp
Kamryn Renae ha 22 anni e sta attraversando il continente americano dal Messico al Canada, seguendo i sentieri del Pacific Crest Trail. Fin qui niente di particolare, questo trekking è percorso ogni anno da migliaia di persone. Il punto è che Remnae è l’ultima persona che vi aspettereste di vedere su un percorso lungo più di 4000 chilometri: è una specie di Barbie versione hiking e veste completamente di rosa. Rosa lo zaino, rosa il materassino, rosa la borraccia. I profili social di Flamingo – questo il nome d’arte dell’influencer americana – hanno registrato una crescita vertiginosa in pochissimi mesi, arrivando a centinaia di migliaia di follower. La ragazza si è costruita un seguito anche su OnlyFans e finanzia il viaggio con gli abbonamenti esclusivi ai suoi contenuti.
Perché il rosa sta conquistando l’outdoor femminile
Prima di partire, Kamryn Renae non sapeva dell’esistenza delle catene montuose che il Pacific Crest Trail attraversa. Aveva fatto qualche camminata in giornata ma mai un’escursione di lunga distanza, e aveva dormito in tenda una singola notte. Non aveva idea di cosa fosse una tenda ultraleggera, in compenso aveva preparato oculatamente i suoi outfit abbinati, e organizzato la sua skincare routine così da poterla effettuare nel bosco. Eppure, a fine settembre è arrivata a destinazione, in Canada. "Quando sono partita avevo 5 bikini nello zaino perché pensavo avrei avuto tempo di abbronzarmi, ma presto ho realizzato che un materassino sarebbe stato più utile e che il trail sarebbe stato molto più difficile del previsto" ha scritto la ragazza su Instagram.
Se state pensando che Remnae abbia solo fatto finta di percorrere il trail, o che non sia una da prendere sul serio, non siete gli unici. La sezione commenti dei suoi post esplode periodicamente di critiche ed espressioni di preoccupazione circa la sicurezza della ragazza. Ma pensandoci un attimo, è proprio questo il dubbio che l’influencer solleva, volente o nolente: chi ha detto che truccarsi o dipingersi le unghie di rosa è incompatibile con la capacità di camminare per migliaia di chilometri e dormire nel bosco per mesi? Sotto uno dei numerosi vlog girati sui sentieri del PCT, una fan commenta: "Credo che tu abbia ispirato una generazione di ragazze outdoor". Un’altra scrive: "Mi hai incoraggiato a essere più femminile anche quando faccio cose difficili nella natura". "Make hiking girlie again" conclude un terzo commento.
A quanto pare, Remnae non è l’unica donna a sentirsi a proprio agio in un outdoor vestito di rosa. Ad esempio, già negli anni ’80 la scalatrice francese Catherine Destivelle alzava l’asticella dell’alpinismo e scalava vie estremamente tecniche indossando leggins e top rosa. Ma non c’è bisogno di essere stelle dell’arrampicata mondiale per potersi permettere certi outfit: GorpGirls è un collettivo nato nel 2021 per rendere l’outdoor più accessibile e inclusivo per le donne, organizzando camminate e sessioni di arrampicata per dimostrare che si può amare l’avventura senza rinunciare alla propria identità. Un esempio italiano sono le CazzeDure, una community di arrampicata sportiva inclusiva il cui nome ironicamente volgare intende fare satira sull’approccio machista di cui sono spesso intrise le realtà sportive. La loro uniforme? Una maglia rosa shocking e un cappellino dal pescatore altrettanto rosa, con un po’ di verde fluo.
Dal GorpCore al girly gorp: quando l’outdoor incontra la femminilità
Anche i brand hanno recepito il messaggio. Dimenticate quindi le palette austere, i blu e i verdi militari. Il rosa nell’outdoor è un trend e ha un nome, girly gorp. Intercetta soprattutto le donne che non vogliono scegliere tra la performance e l’estetica femminile, e usano capi outdoor per fare hiking e spedizioni in alta montagna ma anche per andare al lavoro, viaggiare, vivere in città. Lo dimostra la crescente offerta di articoli dei principali marchi di settore, venduti in versione rosa. I cataloghi si colorano nei toni del fucsia, del viola e del lilla, ma il colore è solo il segnale più visibile di una trasformazione commerciale e progettuale. Infatti, se fino a non molto tempo fa declinare capi outdoor in colorazioni considerate femminili era un modo economico di rendere appetibili alle donne prodotti concepiti per gli uomini, oggi qualcosa sta cambiando.
I brand outdoor stanno cambiando il modo di vestire le donne
Il mercato femminile dell’outdoor non è più una costola di quello maschile in versione ridotta. Al contrario, è abbastanza rilevante da spingere i marchi a progettare secondo le sue esigenze, non soltanto a cambiare colore. Gli esempi sono tantissimi, ma alcuni più di altri portano avanti questa trasformazione. Salomon vende Active Skin 12, il suo gilet da trail running pensato per le lunghe distanze, in una combinazione di rosa e lilla, ma anche con un fit specifico per il corpo femminile, il sistema SensiFit. Hoka inserisce il rosa nella sua iconica Speedgoat 2, la scarpa da trail running divenuta simbolo del brand. Osprey presenta lo zaino Tempest 26 come un modello costruito intorno all’anatomia femminile, dall’imbracatura allo schienale e alla cintura. Arc’teryx colora di rosa la sua giacca Beta SV, uno dei modelli più tecnici del catalogo. Non si tratta di versioni fashion ispirate all’alpinismo: le caratteristiche rimangono quelle necessarie per correre sotto la pioggia o resistere al vento delle alte quote.
Sempre più donne si cimentano negli sport outdoor, e l’antitesi tra performance e femminilità inizia ad allentarsi. Non è necessario essere incuranti dell’estetica o rendersi più simili possibile a un uomo per essere considerate forti, competenti o resistenti. Si può camminare per migliaia di chilometri facendo skincare ogni mattina, scalare una via durissima con lo smalto sulle unghie e trascorrere notti in tenda sdraiate su un materassino fucsia. E chissà, magari tra qualche anno vedremo anche gli uomini affrontare i loro record in completo rosa.

















