North Sails ha avviato un procedimento legale contro Team New Zealand Al centro della contesa la paternità di un brevetto

Nei giorni che precedono la Preliminary Regatta di Napoli (24-27 settembre), sulla strada verso l’America’s Cup 2027, il braccio di ferro tra Emirates Team New Zealand e North Sails è sbarcato in tribunale. Il produttore di vele ha avviato negli Stati Uniti un procedimento legale contro il team detentore della Coppa e il suo progettista Stephen Collie. In discussione c’è la paternità di un brevetto sulla struttura delle vele degli AC75, le imbarcazioni con cui l’anno prossimo si disputerà l’America’s Cup.

L’avvio della causa legale è l’ultimo aggiornamento di una disputa aperta da tempo. North Sails aveva presentato una contestazione presso l’ufficio brevetti statunitense nel luglio 2025, sostenendo che Team New Zealand abbia “brevettato come proprie” idee sviluppate dall’azienda del Connecticut, ma nel gennaio 2026 la richiesta era stata respinta. I neozelandesi, attraverso un comunicato ufficiale diffuso il 18 settembre, dichiarano di “rigettare categoricamente le accuse”.

Il brevetto si chiama “Sail structure” (US 12,110,089) ed è stato concesso a Team New Zealand nel 2024, con Stephen Collie indicato come inventore. Riguarda una vela la cui parte anteriore, vicino all’albero, è più elastica del resto della superficie: una differenza che consente di modificarne la forma sotto carico.

L’accusa di North Sails

Secondo North Sails, gli elementi alla base dell’invenzione erano stati sviluppati in precedenza dal proprio progettista Matt Savage e condivisi con Team New Zealand nell’ambito della collaborazione tra le due realtà. Nell’atto depositato il 15 settembre, l’azienda statunitense chiede che Savage venga riconosciuto formalmente come inventore o co-inventore, rivendicando i diritti sulla tecnologia.

North Sails afferma inoltre che il team utilizzi i brevetti ottenuti “per minacciare North Sails e i suoi clienti alla vigilia della 38esima America’s Cup”. Il riferimento è al rischio che il produttore e le squadre a cui fornisce vele siano accusati di utilizzare una tecnologia brevettata da Team New Zealand.

La risposta di New Zealand

Nel comunicato ufficiale del 18 settembre, il CEO Grant Dalton definisce la causa “un tentativo pretestuoso di intimidire e mettere sotto pressione” il team. Sostiene che North Sails conoscesse il brevetto da oltre cinque anni, abbia prodotto per diverse campagne le vele neozelandesi utilizzando quella tecnologia e, pur avendolo già contestato negli Stati Uniti, non abbia sollevato allora la questione della sua titolarità.

Dalton aggiunge che North Sails avrebbe “riconosciuto contrattualmente la proprietà del brevetto” al team. Secondo la ricostruzione, la causa negli Stati Uniti sarebbe la risposta a un arbitrato avviato in Nuova Zelanda contro il presunto uso improprio della tecnologia.

C’è poi un altro aspetto che Dalton menziona nel comunicato. Oakley Capital, proprietaria di North Sails, ha acquisito una quota di maggioranza di GB1, team britannico che sfiderà i neozelandesi nella prossima America’s Cup. Dalton sostiene che GB1 abbia chiesto una modifica del regolamento della competizione che permettesse di utilizzare la tecnologia brevettata.

La causa è stata depositata presso la US District Court for the Eastern District of Virginia. E così, tra reciproche accuse, North Sails e Team New Zealand si ritrovano coinvolti in una controversia legale dopo anni di lavoro condiviso. Nel 2017 il produttore aveva contribuito allo sviluppo del progetto velico degli AC75 e nel 2021 era stato il fornitore ufficiale per l’America’s Cup.

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