Il ruolo del calcio nelle elezioni politiche in Brasile Come il mondo del futebol ha partecipato alla rielezione di Lula

Una maglia del Fluminense, il numero 13 sulla schiena, una grande bandiera rossa sopra la testa. Tra le tante immagini emerse dal giorno del ballottaggio tra Lula e Flávio Bolsonaro per le elezioni presidenziali in Brasile - che ha confermato il primo alla guida del Paese, nonostante il pessimismo dei sondaggi della vigilia - c’è uno scatto pubblicato da Atlantic Dispatch che anticipa quanto il calcio sia stato parte della campagna elettorale. Ed è solo la punta dell’iceberg di un rapporto profondo, ricco di controversie, e non nuovo.

Il significato del 13 e della maglia brasiliana

Il 13 è il numero elettorale del Partido dos Trabalhadores, quello con cui Luiz Inácio Lula da Silva è tornato alla presidenza. Con la sua vittoria nel ballottaggio contro Bolsonaro, il figlio dell’ex presidente Jair, si è concluso quello che tanti media hanno presentato come un confronto tra due visioni opposte del mondo, che nelle settimane precedenti aveva penetrato trasversalmente anche le cronache del futebol.

Il 17 ottobre, a poco più di una settimana dal ballottaggio, Lula aveva pubblicato una foto in cui vestiva la maglia della nazionale brasiliana, aderendo a una mobilitazione che invitava a rivendicare il verdeoro della Seleção. Sportivi, artisti, personaggi pubblici e cittadini avevano condiviso contenuti in cui si mostravano con quella divisa, spesso facendo il gesto della “L” con la mano, cercando di restituire una dimensione popolare a un simbolo che nel tempo è stato associato al bolsonarismo.

Negli anni delle manifestazioni contro il PT e dell’ascesa di Jair Bolsonaro, la maglia del Brasile era diventata infatti un tratto distintivo politico. Lula aveva già affrontato la questione nel 2022, quando aveva annunciato che avrebbe seguito il Mondiale in Qatar con la maglia verdeoro, personalizzata proprio con il numero 13. Ora si è impossessato nuovamente di quei colori, e insieme a lui tanti giovani sostenitori scesi nelle strade di San Paolo, Rio de Janeiro e altre città brasiliane nel corso del weekend.

Come si sono schierati i calciatori

Le prese di posizione di Raphinha e Richarlison hanno ricevuto particolare attenzione sui social. Si tratta infatti di due giocatori della nazionale, protagonisti nel calcio europeo, che durante la campagna hanno dato visibilità a temi e messaggi vicini a Lula. L’attaccante del Barcellona ha condiviso nelle proprie Instagram Stories contenuti sui diritti dei lavoratori, sulle conseguenze delle giornate lavorative prolungate e sul superamento della settimana 6×1, con sei giorni di lavoro e uno di riposo; ha inoltre rilanciato un video della comunicatrice Gabriela Prioli che difendeva le istituzioni democratiche, la libertà religiosa e il ruolo delle politiche pubbliche.

Richarlison ha avuto un coinvolgimento ancora più attivo nel dibattito della campagna. Nei giorni precedenti al voto si era scontrato pubblicamente con Flávio Bolsonaro per una controversia immobiliare ad Angra dos Reis, e dopo il risultato ha festeggiato pubblicando un fotomontaggio del proprio tatuaggio sulla schiena, aggiungendo il volto di Lula accanto al suo e a quelli di Ronaldo e Neymar.

Paulinho, attaccante del Palmeiras ex Bayer Leverkusen, aveva invece motivato il proprio sostegno a Lula richiamando le origini familiari e l’impatto di programmi come Bolsa Família, ProUni, Minha Casa Minha Vida e il sistema delle quote per l’accesso all’università. Opportunità che, nel suo racconto, avevano aperto possibilità “che prima erano difficili anche soltanto da immaginare”.

Un richiamo simile ha attraversato il video diffuso venerdì da Juninho Pernambucano, ex centrocampista e poi dirigente dell’Olympique Lyonnais, che molti ricorderanno per i suoi spettacolari calci di punizione. Rivolgendosi agli atleti, compresi quelli delle categorie inferiori e del mondo dilettantistico, Juninho ha detto: “Vorrei che ricordaste le vostre origini e da dove siete venuti: il calcio è uno sport del popolo”. Ha ricordato quindi chi paga il biglietto per vedere le partite e criticato i dirigenti che cercano di orientare politicamente gli atleti per conservare relazioni e vantaggi.

Sul fronte opposto, Neymar ha confermato il proprio sostegno alla famiglia Bolsonaro, dopo essersi già schierato con Jair nel 2022. Il 22 ottobre, sotto una pubblicazione di MC Cabelinho che criticava Flávio, l’attaccante del Santos aveva commentato: “Dito isso... 22” (“Detto questo… 22”), il numero elettorale del candidato del Partido Liberal. Il giorno dopo era apparso anche in un video con il deputato bolsonarista Nikolas Ferreira, che gli chiedeva quanto facesse 11+11, prendendo spunto dal numero che indossava al Barcellona, con ovvia risposta: 22.

Tra gli altri grandi nomi del futebol che si sono esposti pubblicamente, anche Marcos - ex portiere del Palmeiras e campione del mondo nel 2002 - aveva criticato la mobilitazione di André Janones, alleato di Lula, con un messaggio che si chiudeva con il numero “22”. Oppure Osvaldo, giramondo del campionato brasiliano oggi in forza al Vitória, aveva scritto “Vinceremo!” sotto un post di Nikolas Ferreira contro il governo. Dal futsal è arrivato invece il sostegno di Falcão, che ha registrato un video accanto a Flávio dichiarandosi favorevole a un cambio di direzione alla guida del governo. E poi c’è Willian José, attaccante del Bahia, che dopo la conferma della rielezione di Lula ha rilanciato su Instagram un video in cui vengono insultati gli elettori del Nordeste per l’esito del voto. Un gesto che ha provocato la protesta di molti tifosi del Bahia, fino alle richieste di rescissione del contratto.

Il calcio femminile si è fatto sentire

Una forte mobilitazione, molto più coesa rispetto all’analogo maschile, è arrivata dal mondo del calcio femminile. Alla vigilia del primo turno, Carlinha, numero 1 del São Paulo, aveva usato l’intervista successiva alla conquista del titolo nazionale come megafono per sostenere Lula e gridare in favore di telecamere “Mai più Bolsonaro al potere”. Durante i festeggiamenti, poi, alcune compagne avevano fatto il gesto della L, e come loro tante altre calciatrici nel corso delle ultime settimane: Lauren Leal, Tarciane, Duda Sampaio, Kamilla Moraes, Yasmim, Formiga e Ary Borges.

In un approfondimento pubblicato settimana scorsa su The Guardian, Carlinha e Tayla Carolina hanno collegato il proprio sostegno a Lula alla gestione della pandemia, alle difficoltà familiari, all’importanza dei servizi pubblici e al sostegno allo sport femminile. Quest’ultimo punto, a meno di un anno dal Mondiale 2027, che si giocherà proprio in Brasile, ha particolare rilevanza. A settembre Lula ha promulgato infatti una legge che indica esplicitamente lo sviluppo della disciplina fra le priorità delle politiche sportive del Paese, con misure dedicate alla formazione, alle pari opportunità e alla tutela della maternità.

Club e tifoserie del campionato brasiliano

Le prese di posizione dei club sono state ovviamente più rare, e meno esplicite. Durante la campagna, Corinthians, Palmeiras e Atlético Mineiro avevano ribadito al Projeto Comprova la propria neutralità partitica; dopo il risultato, però, il Corinthians ha pubblicato sui propri canali ufficiali un messaggio di congratulazioni a Lula, suo dichiarato tifoso, chiuso con le parole “Viva la democrazia del Brasile”.

Il legame richiama la Democracia Corinthiana. Nei primi anni Ottanta, Sócrates, Wladimir e Casagrande erano tra i protagonisti di un’esperienza che coinvolgeva giocatori, lavoratori e dirigenti nelle decisioni sulla squadra, e che si intrecciava con la lotta per la democratizzazione del Brasile. Una memoria viva ancora oggi, come confermato nel weekend dal grande striscione dedicato al movimento comparso all’ultimo comizio di Lula.

Anche intorno al Vasco da Gama si sono mossi i sostenitori. Il 9 ottobre, l’account di tifosi @alwaysvasco, ribattezzato “Vasco Lula 13”, aveva rilanciato un video di giocatori che fanno il gesto della L, allegando un esplicito invito a votare Lula. Non una pubblicazione ufficiale della società, dunque, ma di una parte della sua tifoseria. Lo stesso Vasco tra l’altro aveva appena sconfitto il Corinthians, offrendo a Lula lo spunto per una battuta nel discorso della vittoria: “Somiglia proprio a Bolsonaro: perde sempre”.

Sul piano istituzionale, fra i principali club brasiliani ha dunque prevalso la scelta di non sostenere pubblicamente un candidato, ma questo non ha impedito che nelle settimane precedenti al voto si aprisse un acceso confronto con il governo Lula. A innescarlo era stato il divieto delle scommesse e della relativa pubblicità: Flamengo e Fluminense avevano portato la protesta direttamente sulle maglie da gioco, mentre alcune dirigenze cercavano interlocutori politici per tutelare gli accordi con gli sponsor.

Lo scontro sulle scommesse

Il 25 settembre Lula ha firmato una misura provvisoria che vieta le scommesse a quota fissa, comprese quelle sportive, e la relativa pubblicità. Spiegata dal governo con i gravi danni del gioco d’azzardo sulla salute e sulle finanze delle famiglie, la decisione ha segnato una svolta rispetto al quadro normativo delineato dallo stesso esecutivo tre anni fa. Per il calcio, molto concretamente, significava estromettere una fonte cruciale di finanziamento: l’accordo del Flamengo con Betano, ad esempio, prevedeva 250 milioni di reais, circa 41 milioni di euro, fissi all’anno. L’8 ottobre il club è sceso in campo contro il Santos con la scritta “Proibir não é proteger”, “Vietare non significa proteggere”, al posto dello sponsor. Tre giorni dopo, anche la Fluminense ha esposto lo stesso messaggio nel derby.

Sono le due manifestazioni più visibili di una protesta che ha coinvolto diverse società, preoccupate per la perdita di ricavi già inseriti nei bilanci, e quindi già destinati ad altre spese. São Paulo, Vitória, Ponte Preta, Guarani e Portuguesa si sono rivolti al Supremo Tribunal Federal, chiedendo la sospensione del provvedimento o una deroga che consenta di preservare i contratti fino al termine della stagione in corso. La contestazione riguarda in primis i tempi della decisione: secondo i club, manca infatti una fase di transizione adeguata per sostituire gli sponsor e riorganizzare le entrate.

Sul piano politico, secondo quanto riportato da Folha de S.Paulo, Flávio Bolsonaro aveva parlato con il presidente del Flamengo, Luiz Eduardo Baptista, assicurandogli che, se eletto, avrebbe cercato una soluzione per società e operatori, ma senza impegnarsi esplicitamente a ripristinare le autorizzazioni. Il Flamengo ha comunque negato un sostegno istituzionale al candidato: la protesta contro il governo non equivaleva a un endorsement per il suo avversario. Ora, in ogni caso, il calcio brasiliano dovrà continuare a confrontarsi con Lula e con la sua linea dura sulle scommesse.

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