
Quando la Serie A dominava l'estetica del Pallone d'Oro Oggi, purtroppo, le cose vanno molto diversamente
L’edizione 2026 del Pallone d’Oro è senza dubbio una delle più incerte degli ultimi decenni. Mai come quest’anno ci sono così tanti pretendi credibili. Se fino a qualche stagione fa l'unico vero dubbio riguardava chi avrebbe vinto fra Cristiano Ronaldo e Lionel Messi, il 2026 ci pone davanti ad una lunga lista di nomi: da Harry Kane a Lamine Yamal, da Vinicius a Rodri, da Michael Olise a Ousmane Dembélé, tutti loro hanno un motivo serio per poter essere considerati come il candidato più credibile alla vittoria del premio.
Se ci avete fatto caso, però, in questa lista di calciatori c'è un elemento comune. Anzi un'assenza che li lega. Ovvero che nessuno di loro gioca in Serie A. L'ultimo giocatore che ha vinto un Pallone d'Oro militando in Serie A è stato Kakà con il Milan dal 2007. Da allora non solo il campionato italiano non ha mai avuto un vincitore del Pallone d'Oro ma non ha mai nemmeno espresso un candidato credibile, se non per Lautaro Martinez nella stagione 2024/25 sulla scia dei risultati ottenuti con l'Inter e l'Argentina.
Quando eravamo re
C'è stato un momento in cui la Serie A ha dominato la classifica del Pallone d'Oro. Prendendo in considerazione il periodo tra il 1982 e il 2007, sedici edizioni del trofeo su 26 totali sono state vinte da un calciatore di Serie A. La lista si apre con la Juventus: Paolo Rossi nel 1982 seguito da Michel Platini vincitore di tre edizioni consecutive (1983, 1984 e 1985). Nel 1987 fu Ruud Gullit a vincere il premio e nelle due edizioni successive (1988 e 1989) fu il suo compagno di squadra al Milan Marco Van Basten a vincere il trofeo. Van Basten vinse anche l'edizione del 1992 facendo seguito alla vittoria di Lothar Matthäus nel 1990 (Inter) e anticipando il successo di Roberto Baggio nel 1993. La lista relativa agli anni '90 si completa con George Weah (1995), Ronaldo (1997) e Zinedine Zidane (1998). Anche i primi anni 2000 hanno visto diversi giocatori di Serie A vincere il Pallone d'Oro: Pavel Nedved nel 2003, Andriy Shevchenko nel 2005 e Kakà nel 2007.
A tutti loro si potrebbero aggiungere anche i nomi di Ronaldo nel 2002, premiato ufficialmente calciatore del Real Madrid dopo il suo trasferimento dall'Inter, e Fabio Cannavaro nel 2006, anche in questo caso premiato ufficialmente come calciatore del Real Madrid dopo il suo trasferimento dalla Juventus. Questo dominio è reso ancora più evidente quando si prende in considerazione il podio completo dal 1982 al 2007. Ad esempio in tre edizioni consecutive (1988, 1989 e 1990) il podio era composto interamente da calciatori da Serie A. Se invece escludiamo il vincitore e prendiamo in considerazione solo i secondi e i terzi posti, in quindici edizioni su 26 almeno un giocatore di Serie A è apparso nei primi tre.
Il dominio estetico della Serie A
Insieme a questi successi raccolti sul campo è corrisposto anche un inevitabile dominio estetico. In primis per tutto quel paradigma cromatico legato al campo da gioco con le divise a strisce verticali di Inter, Milan e Juventus che diventavano il punto di riferimento per giovani appassionati in tutto il Mondo. In secondo luogo per la personalità espressa dai calciatori: l'aristocrazia annoiata dei ricci di Platini, le treccine di Gullit che improvvisamente trascinavano la dimensione afro nel calcio, il codino anticonformista di Baggio, la pelata di Ronaldo, il casco biondo di Nedved e Shevchenko. Tutti questi elementi si andavano poi a mixare con l'alta sartoria degli abiti con cui questi calciatori posavano per i servizi di France Football.
Quelle copertine sono forse i primi esempi concreti di come l'alta moda abbandonasse dimensioni a lei più affini, come il cinema oppure la televisione, per approdare in un mondo inesplorato. Allo stesso tempo quelle immagini erano una cartolina sul futuro di come il calcio avesse molto più da raccontare di quello che accade in campo. E così milioni di ragazzi vennero introdotti al concetto di eleganza, all'ideale di esprimere la propria personalità anche attraverso la classe degli abiti che si indossano nei momenti ufficiali.
La capacità di trasformare un momento già di per sé storico coma la vittoria di un Pallone d'Oro in un attimo iconico per via del completo che si è scelto di indossare. Quei primi esperimenti non erano certo rivoluzionari, si alternavano classici completi giacca-cravatta ad abiti più casual, ma è bastato per tracciare un concetto che i calciatori di oggi, ovvero quella generazione che ha visto i primi vagiti dell'intersezione tra calcio e fashion, non solo ha fatto proprio attraverso accordi con le maggiori fashion house del mondo ma che declina senza il minimo a seconda della propria personalità.
E oggi com'è la situazione?
La supremazia che ha avuto la Serie A non ha avuto precedenti e non ha avuto seguito. Oggi le squadre di Premier League sono le più temibili nelle competizioni europee per via di quel potere economico che le squadre di Serie A avevano nel loro periodo d'oro, ma non riescono ad esprimere lo stesso tipo di dominio da parte dei calciatori nell'albo del Pallone d'Oro. Dal 2008 in poi solo due calciatori del campionato inglese hanno vinto il trofeo ovvero Cristiano Ronaldo nel 2008, all'epoca giocatore del Manchester United, e Rodri nel 2024, giocatore del Manchester City. La diffusione del talento ha fatto sì che calciatori del Real Madrid, del Barcellona e del PSG abbiano vinto un Pallone d'Oro. In questo contesto però la Serie A è scomparsa con il solo Cristiano Ronaldo in versione Juventus a comparire sul podio (2018 e 2019) mentre l'ultimo calciatore italiano ad essere andato sul podio è stato Jorginho nel 2021, anno in cui vinse la Champions League con il Chelsea e l'Europeo con la Nazionale.
Ci sono tanti aspetti per giudicare il declino del calcio italiano, il più importante è senza dubbio il fatto che la Nazionale ha fallito la qualificazione ai Mondiali per tre edizioni consecutive. Ma è proprio tutto il movimento ad essere rimasto fermo. Ancorati ai successi del passato non ci stiamo accorgendo che siamo spettatori passivi della cerimonia più importante dell'anno, quella che raccoglie i calciatori più forti al mondo e li celebra per questo motivo. Non è che non partecipiamo. Non ci invitano nemmeno. Semplicemente perché non c'è un motivo concreto per farlo. Non che manchino calciatori forti in Serie A, l'Europa è rimasta sconvolta dal talento di Nico Paz grazie alle sue prestazioni con il Como in Champions League, ma non sappiamo crescere come movimento per accorciare le distanze con gli altri campionati europei, lasciando a loro il dominio. In campo e a livello estetico. Perchè oggi i ragazzi non vogliono copiare lo stile di Kenan Yildiz oppure di Diego Moreira. Vogliono essere come Lamine Yamal.




















