
Perché i tennisti mettono sempre una pallina in tasca? Storia e curiosità di una delle consuetudini più diffuse su un campo da tennis
Questo finale di stagione sarà tennisticamente molto importante per l’Italia, considerando prima le Final 8 di Coppa Davis a Bologna e poi le Nitto ATP Finals di Torino. Sebbene l’effetto Jannik Sinner al momento sia sospeso dal rumoroso infortunio al ginocchio, ci si attende dunque una grossa audience sia fisica, sia televisiva, che possa accorpare anche nuovi adepti. Dopotutto, lo confermano persino i recenti dati del Coni, stando ai quali la Federazione Italiana Tennis e Padel ha superato la FIGC per numero di tesserati, decretando l’interruzione storica di un primato apparentemente inscalfibile nello Stivale.
Considerando l’enorme popolarità con la quale il tennis si sta diffondendo e i prossimi appuntamenti, è consigliabile per chi si avvia in maniera inedita alla disciplina conoscere alcune regole. C’è un campo rettangolare, che può essere di vari colori, un punteggio ben preciso, e andando ancora più alla base ci sono in dotazione al tennista una racchetta e una pallina. Questo è forse il primo caso particolare che può saltare all’occhio, e cioè che spesso in campo ci si presenta al servizio con più di una pallina, un gesto che può far scaturire una domanda a chi non abbia mai visto in vita sua una partita di tennis: perché?
Lo strano caso di Taylor Fritz
Taylor Fritz, statunitense attualmente al dodicesimo posto della classifica ATP, ha preso parte per tre volte alle Finals di Torino, ottenendo anche la finale contro Jannik Sinner nel 2024. Quest’anno difficilmente riuscirà a qualificarsi, al netto del tredicesimo posto nella Race e dei risultati altalenanti. Tra questi, si calcola l’uscita al terzo turno al Masters 1000 di Shanghai, in Cina, disputato a metà ottobre.
Fritz ha perso con Stefanos Tsitsipas, ormai in caduta libera dopo aver toccato il terzo posto mondiale nel 2021, ma a fare rumore è stato più che altro il modo in cui è successo. In una sfida al meglio dei tre set, con il greco vincente nel primo e sopra per 5 game a 2 nel secondo, Fritz stava servendo per sopravvivere sul 30 pari quando, su un suo colpo poi uscito, la pallina è scivolata fuori dalla tasca dello statunitense. Una scena inusuale, che si è addirittura ripetuta nel punto immediatamente successivo, generando così un incredibile unicum.
Si è trattato di qualcosa di talmente irripetibile e privo di precedenti da dare vita a due esiti diversi. Nel caso iniziale, avendo Fritz già sferrato un colpo uscito dal campo prima che la pallina cadesse a terra, è stato assegnato punto a Tsitsipas. Nel seguente caso, ancora più delicato trattandosi del punto decisivo, a Fritz la seconda pallina è caduta durante lo scambio, spingendo Tsitsipas a lamentarsi per la distrazione e l’arbitro a giocare nuovamente il punto. Alla fine, il greco ha perso il game ma ha vinto la partita, festeggiando a modo suo, però a rimanere impressa è stata questa situazione surreale.
Dove si tiene la seconda palla e perché
Quando si parla di seconda palla, si intende la pallina a disposizione di chi serve qualora fosse effettuato un fallo con la prima battuta. Trattandosi di un gesto meccanico come il servizio, serve una certa continuità nel gesto, per non parlare del fatto che tra un punto e la battuta successiva c’è un breve margine di una ventina di secondi da rispettare. Onde evitare di dover sempre ripetere la procedura di passare dai raccattapalle dopo il primo errore, o di selezionare ogni volta due palline a seguito di un punto, si è cominciato a conservare la seconda palla nelle tasche.
Se per gli uomini, a causa della struttura dei pantaloncini, comprendere il meccanismo è abbastanza immediato, potrebbe risultare idealmente più complesso per gli abiti o le gonne talvolta scelti dalle tenniste. Ed effettivamente, sebbene le differenze ergonomiche dell’abbigliamento si siano assottigliate, la soluzione più comune non consiste nell’alterare direttamente i capi, per ragioni puramente estetiche, ma nell’indossare dei ball-shorts in spandex dotati di una tasca, spesso integrati nell’abito o nella gonna. Questo non vuol dire che non ci siano anche sistemi più comodi: esistono come integrazione fasce elastiche tra il tessuto e la pelle, oppure più semplicemente è stata sdoganata la possibilità di indossare pantaloncini con tasche laterali e basta. Non è stato, però, sempre così.
La doppia pallina in mano
Un brevetto americano depositato nel 1978 e concesso nel 1981, a nome di Arlen E. Ingram, spiega come fosse pratica comune tenere due palline nella mano libera, lanciare la prima e, se il servizio era buono, scartare subito la seconda. Sempre nel brevetto, viene aggiunto un elenco dei difetti, come l’interferenza della seconda palla in mano con il lancio, il rischio di scartare la pallina nell’area di gioco o il rigonfiamento antiestetico nei pantaloncini.
Questa testimonianza è utile a capire quanto recente sia il cambiamento, specialmente dell’abbandono della doppia pallina stretta nel palmo, in parte correlata anche alla grande diffusione del rovescio a due mani. Sebbene questo stile fosse già stato ideato negli anni Trenta, con gli australiani Vivian McGrath e John Bromwich, e usato con regolarità da Cliff Drysdale negli anni Sessanta, a renderlo definitivamente popolare e distintivo dell’era Open furono Jimmy Connors, Björn Borg e Chris Evert. Questo non significa che non esistessero casi old style, i quali servivano ancora con la doppia pallina in mano, su tutti Rod Laver - ritiratosi nel 1979 dopo ventitre anni di carriera - e Steffi Graff, della cui tendenza si hanno testimonianze video ancora nel 1988.
Le soluzioni alternative
Tornando al brevetto di Ingram, il suo meccanismo doveva agganciarsi al corpo tramite clip o cintura ed espellere la pallina dopo una leggere pressione, un upgrade delle prime clip in plastica rigida effettivamente utilizzate per trattenere la pallina tra gli anni Settanta e parte degli anni Novanta - semplici coppe che stringevano la palla, da attaccare alla gonna o al pantaloncino. Un altro brevetto leggermente precedente, del 1975, proponeva una mutande per le tenniste con uno spazio per incorporare la pallina.
Sebbene queste clip fossero pensate come unisex, ancora una volta la maggiore distinzione riguardava l’abbigliamento femminile, differenziatosi da quello maschile in quanto meno comodo sin dalle origini. Già dalla primissima diffusione del tennis nell’Ottocento, fino agli anni dieci del Novecento, alle donne si richiedeva da etichetta di indossare gonne lunghissime e ampie di stampo Vittoriano, outfit che rendevano complesso sia muoversi, sia piegarsi. Per questo motivo, si ricorreva a dei veri e propri grembiuli da tennis, ricamati e dotati di ampie tasche per contenere le palline, estremamente di moda tra le tenniste alla fine del Diciannovesimo secolo.
Il superamento di questo stile all’inizio del secolo successivo passò poi da Gabrielle 'Coco' Chanel - sulla scia dei Giochi Olimpici del 1900 a Parigi, dove il tennis fu tra i primi sport praticabili dalle donne - e dalla tennista francese Suzanne Lenglen, la quale scioccò il Mondo nel 1919 vincendo Wimbledon con una camicia smanicata e una gonna che arrivava solo fino a metà polpaccio. Per i primi shorts femminile, invece, si dovettero aspettare gli anni Trenta, mentre il secolo successivo fu quello dell’introduzione della gonna corta, rivoluzioni che hanno aperto la strada alla scena odierna.
Cosa succede se cade una pallina?
Il caso Fritz, con doppia caduta della pallina, mostra l’applicazione da regolamento delle due possibilità a disposizione dell’arbitro. Quando Tsitsipas ha lamentato il disturbo, il giudice di sedia ha giustamente concesso il cosiddetto let, cioè di rigiocare il punto: questo perché si trattava di un ostacolo involontario (hindrance), reclamato dall’avversario e non dal giocatore in controllo, cioè quello al servizio, cioè Fritz. Se una dinamica del genere fosse ricapitata nel punto successivo, il giudice di sedia avrebbe classificato l’azione come un ostacolo deliberato da parte di Fritz, concedendo così punto automaticamente a Tsitsipas. Quando invece, come sul primo scambio, la pallina cade una volta effettuato il colpo finale, si può procedere senza conseguenze ad assegnare il punto come se non fosse successo nulla, motivo per cui lo scambio successivo si è rigiocato senza penalità immediata.
Ovviamente, non è sempre così semplice e immediato. A inizio 2026, durante un match della United Cup contro Stan Wawrinka, Flavio Cobolli si è fermato in mezzo allo scambio perché una pallina gli è caduta dalla tasca, concedendo di fatto il punto all’avversario. Questo ha portato a un’accesa discussione, poi risolta una volta chiarito il concetto di self hindrance: un tennista non può invocare il disturbo per una questione totalmente sotto il proprio controllo; sarebbe stato Wawrinka, casomai, a dover richiedere il let.
Una dinamica simile ha coinvolto Jannik Sinner allo scorso Wimbledon, quando, su una palla break a suo favore e con lo scambio in mano, all’avversario Jan-Lennard Struff è caduta la pallina dalla tasca. Il tedesco non si è fermato del tutto, consapevole probabilmente della regola, e nemmeno Sinner, ma il giudice di sedia ha invocato il let a punto in corso, una dinamica più atipica rispetto a quella standard dove almeno uno dei due tennisti smette di giocare.
Infine, l’outcome forse più tragico coinvolge la recidività dell’hindrance a distanza di tempo nella stessa partita. Un caso come questo ha coinvolto sempre Cobolli, nello specifico il primo turno contro Nicolás Jarry all’Australian Open del 2024, quando una pallina è caduta dalla tasca del cileno, sopra per 30 a 0 e al servizio per il match nel quinto set decisivo, nel bel mezzo di una maratona da quattro ore. Dato che a Jarry era già scivolata prima una pallina, l’arbitro lo ha penalizzato concedendo il punto a Cobolli, il quale ha sfruttato per riprendersi, completare il break e ribaltare l’inerzia, vincendo tre game di fila e la partita. L’avversario cileno, consapevole di essere andato probabilmente a una pallina caduta dall’impresa, a fine match ha furiosamente spaccato la racchetta a terra.








