
Il grande ritorno nel calcio delle fascette per i capelli L’esultanza di Vitinha, il look di Nico Paz e i ricordi che riemergono ogni volta che vediamo un elastico tenere indietro i capelli
Un paio di settimane fa, dopo aver segnato il gol del 3-2 in PSG-Barcellona, Vitinha è corso sotto la curva a festeggiare insieme ai suoi tifosi, scavalcando i cartelloni pubblicitari e togliendosi la fascetta che usa per tenere indietro i capelli. Chi guarda le partite dei parigini conosceva già il rapporto del centrocampista portoghese con quell’elastico, che spesso sfila e fa roteare intorno all’indice per festeggiare una rete.
Intanto anche in Serie A ci stanno pensando Nico Paz, Pio Esposito e Ricardo Mangas a riportare nelle nostre domeniche un accessorio - le fascette elastiche per capelli, appunto - che da solo basta per suggerire un’altra epoca. Nel corso dei decenni l’abbiamo associato, tra gli altri, a Maldini e Vieri prima, a Torres e Forlán poi, fino alle generazioni dei giorni nostri.
Il loro ritorno - qualche volta bianche, ma più spesso nere - si esprime anche attraverso una serie di gesti che ci sono familiari. Sistemarle dopo un contrasto, sfilarle quando si esce dal campo, passarci sotto le mani per riportare indietro i capelli, toglierle durante un’esultanza – che si tratti del gesto plastico di Vitinha, diventato ormai una signature move, o della trance agonistica di Vieri: questione di stile, di indole.
Sono giorni che mi spacco la testa cercando di capire che flash mi abbia sbloccato l'esultanza di Vitinha che si toglie la fascetta, e oggi finalmente ci sono arrivato: la trance agonistica di Bobo Vieri Inter-Samp 3-2. Stasera finalmente si dorme sereni. https://t.co/eiC2JdQANz
— Andrea Lamperti (@a__lampe) November 4, 2026
Il guardaroba delle fasce per i capelli, comunque, è molto ampio: nel corso dei decenni abbiamo visto quelle larghe di Ronaldinho e Saint-Maximin, quelle da tennista di Anthony Gordon e Memphis Depay, e varianti più simili a un cerchietto, come quella sfoggiata da Cristiano Ronaldo alla Juventus. Ma circoscriviamo il discorso alle fascette più sottili, che da sole hanno dato vita a un immaginario decennale nel mondo del calcio.
La firma di Vitinha
La celebrazione del giocatore del PSG ha radici precedenti alla serata contro il Barça. L’utilizzo della fascetta come esultanza è una prassi ormai da un anno e mezzo o due, e lo stesso Vitinha nel dicembre 2025, durante una conferenza stampa, aveva spiegato che l’idea era nata da uno scherzo con alcuni magazzinieri. Gli avevano suggerito di festeggiare così un gol, considerato che la fascetta stava diventando un tratto sempre più identitario della sua immagine pubblica. Il portoghese l’aveva provata, raccontando di essersi divertito nel farlo e di aver quindi deciso di portarla avanti. “Non ha un significato particolare”, ha confermato qualche mese più tardi, “è nata scherzando al centro di allenamento”.
23' I @vitinha récompense la bonne entame parisienne ! #SB29PSG 0-1 | @ChampionsLeague https://t.co/ZzofMYKe3d
— Paris Saint-Germain (@PSG_inside) February 11, 2025
Scavando negli archivi, il gesto si può ritrovare nelle immagini di un gol su rigore contro il Brest, già nel febbraio 2025, ma è difficile stabilire quando sia stata la prima volta. Quest’anno invece è stato uno spot pubblicitario, la campagna di McDonald’s Portugal per il Mondiale 2026, a consolidarne l’affermazione, con la catena di fast food che ha ripreso la sua esultanza e avviato in Portogallo la distribuzione di nastri con cui replicarla.
Lo scorso gennaio, infine, è comparso il primo discepolo di Vitinha. Si tratta di Mateus Mide, anche lui lusitano, che dopo aver segnato per il Porto B contro il Farense ha celebrato proprio à la Vitinha, facendo roteare la sua fita, come la chiamano in Portogallo, intorno all’indice.
Fascette e calcio italiano
Paolo Maldini, Alessandro Nesta, Francesco Totti, Fabio Cannavaro: per i tifosi italiani è quasi scontato che il pensiero vada su questi nomi, prima di arrivare a chi la indossa oggi. Ci tornano in mente gli anni Novanta e l’inizio dei Duemila, le Nazionali azzurre di quel periodo (bei tempi!), le maglie Kappa, i capelli lunghi da sistemare continuamente. La fascetta bianca di Totti, in particolare, aveva una presenza tutta sua accanto all’azzurro della divisa: se il nero può quasi sparire nella chioma, il bianco disegnava infatti una linea che si vedeva anche da lontano.
L’estetica di Riccardo Calafiori ha riportato il tema d’attualità durante Euro 2024. Un difensore italiano – e potremmo aggiungere: molto forte, e altrettanto bello – con i capelli lunghi fermati da una fascetta bianca sembrava obbligarci a riaprire l’archivio di foto con Maldini e Nesta. Un’associazione visiva finita per anticipare anche i paragoni tecnici.
In questi mesi invece è Pio Esposito a farci pensare a Vieri. Per la fisicità, l’istinto del bomber, la maglia dell’Inter, ma anche per i capelli portati indietro e la fascetta: per chi ha in mente “Bobo”, la sovrapposizione è abbastanza spontanea. Quasi inevitabile.
Nico Paz, invece, scaturisce un effetto diverso. I capelli biondi trattenuti dalla fascetta si accompagnano al modo in cui accarezza il pallone, a una certa mitologia latina, con un ruolo da erede dei tanti argentini che hanno sfoggiato l’accessorio – ci torniamo nel prossimo capitolo – prima del trequartista del Como.
Ricardo Mangas, infine, ci porta ancora più lontano. Tra fascetta, ricci, mullet e baffi, il suo look ci catapulta indietro di mezzo secolo. “Il calcio negli anni Settanta e Ottanta era più affascinante”, ha confermato lo stesso Mangas in un’intervista di qualche mese fa, forse riferendosi anche a tratti estetici del genere.
Fuori dall’Italia
Andando a ritroso, partiamo dalle immagini più vicine a noi, per poi allontanarci. Nelle immagini di Italia ’90, i capelli biondi di Claudio Caniggia sono trattenuti da una fascetta bianca sottile: la vincha - come la chiamano in Argentina - che indossava “El Pájaro” è senza dubbio uno dei riferimenti più noti dell’accessorio, e si inserisce in una lunga tradizione di chiome argentine venute dopo di lui. Da Hernán Crespo a Juan Pablo Sorín, passando per Matías Almeyda e un giovane Lionel Messi.
A inizio millennio, invece, David Beckham e Fernando Torres sono due dei nomi a cui torniamo con più facilità. Per l’inglese la fascetta è stata una delle tantissime variazioni di un rapporto ossessivo con capelli, tagli e look; con “El Niño”, invece, è diventata un elemento stabile della sua immagine, soprattutto negli anni al Liverpool. Capelli biondi, maniche lunghe, Total 90, fascetta in testa, “scivolate come un torero sotto la Kop” - e chi se lo scorda?
Fernando @Torres will make a return to Anfield next month when he lines up for #LFCLegends against AFC Ajax Legends in the annual @LFCFoundation charity match Get your tickets now
— Liverpool FC (@LFC) February 15, 2024
Last but not least, c’è un caso finito addirittura nelle teche di un museo. Dopo il Mondiale in Sudafrica del 2010, Diego Forlán ha donato al FIFA Museum la fascetta utilizzata nel torneo, personalizzata con le sue iniziali ricamate. Raccontandola, ha spiegato: “Non ho mai comprato una vera fascetta, anzi, all’inizio usavo un cordino”. Cioè versioni fatte in casa, ricavate da calze o lacci delle scarpe. Le preferiva, a detta dello stesso attaccante uruguaiano, perché stringevano meno e non tiravano i capelli come gli elastici in gomma.
Oggi trovare un calciatore di alto livello che si fabbrichi in casa le proprie fascette dovrebbe essere un’impresa impossibile, con prodotti tecnici che si trovano nei cataloghi di tutti i marchi sportivi più noti. Dalle Nike Flex Classic Slim alle adidas Multiple Width, realizzate spesso in tessuti elasticizzati che vengono abbinati a inserti in silicone per migliorare la presa.
Nel frattempo, top player internazionali come Luka Modrić e Jack Grealish hanno continuato a tenere viva la tradizione della fascetta, anche negli anni in cui ci sembrava meno cool. Fino al recente ritorno di moda e all’esultanza di Vitinha, che ci ha costretto a ripercorrere questa lunga storia.

















