Una nuova vita - intervista a Dorothea Wierer Dal Biathlon all’Hyrox, senza dover dimostrare più niente

Lo scorso febbraio, dopo Milano Cortina 2026, Dorothea Wierer ha chiuso una delle carriere più importanti nella storia dello sport invernale azzurro. Lo ha fatto nel luogo più naturale possibile, la sua Anterselva, dopo aver conquistato pochi giorni prima l’argento nella staffetta mista del Biathlon, la sua quarta medaglia olimpica.

Sette mesi dopo, a Roma, Wierer si è ritrovata nuovamente di fronte a una linea di partenza. Stavolta non c’erano neve, sci e carabine, ma un’atmosfera completamente diversa e una serie di esercizi che fino a poco tempo fa conosceva a malapena. Stava per disputare la sua prima gara di Hyrox, competizione indoor che alterna otto chilometri di corsa, suddivisi in frazioni da un chilometro, ad altrettante stazioni di functional fitness: SkiErg, sled push e pull, burpees, rowing, farmers carry, lunges e wall ball.

È una nuova fase della sua vita che Dorothea non aveva previsto. A spingerla verso questa nuova sfida è stata soprattutto Red Bull, di cui è global ambassador e con cui negli ultimi mesi aveva già avuto modo di avvicinarsi all’allenamento funzionale. “Non era un piano che avevo in testa al momento del ritiro dal Biathlon”, ci ha raccontato. “È nato un po' per caso: l'anno scorso ero stata a Rimini Wellness e mi era piaciuta tantissimo quella community del fitness, l'energia che si respira in quel mondo. Poi è stata Red Bull a chiedermi se ero interessata a partecipare, ed è per loro che corro queste gare. Ho accettato subito, proprio perché quel mondo mi attirava già”.

Il debutto, peraltro, è andato molto meglio delle aspettative. Prima della gara Wierer aveva indicato come obiettivo quello di scendere sotto le due ore, ma ha chiuso in molto meno (1h19'42"), nonostante una preparazione specifica iniziata soltanto da qualche settimana. E il cronometro, in questo momento almeno, racconta una parte marginale del percorso.

La nuova quotidianità di Dorothea Wierer

Per oltre vent’anni Wierer si è costruita una struttura rigidissima di allenamenti, recupero e preparazione organizzati intorno al calendario del Biathlon. Il ritiro, più ancora che segnare l’abbandono alla disciplina cui ha dedicato una vita, ha spezzato prima di tutto quella routine. “Un cambiamento radicale. Dopo il ritiro ho avuto pochissimo tempo per allenarmi, perché avevo veramente tanti impegni, e quindi ho fatto molto poco: un po' di bici ogni tanto, qualche corsetta, niente di strutturato. E per me è l'opposto di prima, quando ogni settimana era programmata al dettaglio in funzione delle gare. Solo dopo, con l'Hyrox, ho ricominciato ad avere di nuovo un obiettivo e una certa regolarità”.

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Non significa ripartire completamente da zero, o almeno non su ogni fronte. La carriera nel Biathlon ha lasciato un motore aerobico che non si perde nel giro di pochi mesi, ma soprattutto un’abitudine alla fatica e alla competizione che rappresenta una solida base anche affacciandosi a una disciplina completamente diversa. “Mi sono portata dietro la base aerobica, la disciplina e soprattutto la testa: sapere soffrire, gestire la fatica e restare lucida quando il corpo vorrebbe fermarsi. Da zero invece sto imparando tutta la parte funzionale: le stazioni, i carichi, la tecnica di esercizi come sled push, sled pull o wall ball. E anche a gestire il ritmo in modo diverso, perché devi continuamente passare dalla corsa alla forza”.

Dal Biathlon all'Hyrox: ripartire da zero

C’è però una differenza ancora più profonda rispetto al Biathlon, sport di cui Wierer conosceva praticamente qualsiasi variabile: il proprio corpo, le avversarie, percorsi, materiali, neve, poligono. In Hyrox, per la prima volta dopo molto tempo, può permettersi invece di non sapere esattamente cosa succederà. “Un po' di timidezza c'è, anche se da fuori forse non si vede. Quando non sono nel mio mondo mi sento un po' più piccola. Ma è anche una sensazione bellissima: è come tornare bambina, quando tutto è nuovo e ogni gara ti insegna qualcosa. E conosci persone completamente diverse da te, cosa che mi stimola tantissimo”.

È forse questo l’aspetto più interessante della sua nuova dimensione: osservare un’atleta che per anni ha avuto aspettative altissime, e che ora sta riscoprendo cosa significhi essere una principiante. “Sì, mi piace moltissimo. Sono curiosa di natura e mi piacerebbe saper fare tanti sport che non conosco. Sul risultato però sarò sincera: è la parte più difficile. Sono molto esigente con me stessa e un po' perfezionista, quindi la pressione me la metto da sola. Sto imparando step by step a godermi il percorso. Qui non devo dimostrare niente a nessuno, e questa è una libertà nuova”.

Anche visivamente, il cambiamento non potrebbe essere più netto. Per anni l’ambiente naturale di Wierer è stato quello del Biathlon: gare all’aperto, condizioni atmosferiche mutevoli e soprattutto quel passaggio istantaneo, o quasi, dallo sforzo sugli sci alla necessità di abbassare il battito e trovare concentrazione davanti al bersaglio. L’Hyrox è “un mondo completamente diverso”: tutto al chiuso, pubblico e atleti compressi nello stesso spazio, gare circondate da musica, luci e rumore – e anche questo è un aspetto a cui Dorothea dovrà abituarsi. “Nel Biathlon avevi il freddo, il vento, la neve che cambiava ogni giorno, il silenzio prima del tiro. Nell’Hyrox sei in un palazzetto con musica, luci e gente che urla vicinissima, con un’energia pazzesca. (...) La montagna però resta casa mia”, conclude, “continuo ad allenarmi fuori appena posso: l’indoor per me è una parte nuova del viaggio, non un sostituto”.

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