Perché sono tutti ossessionati dal ginocchio di Sinner? Una riflessione sulla comunicazione che ha accompagnato il tennista nelle ultime settimane

Durante la sessione settembrina della Milano Fashion Week, Jannik Sinner e Aryna Sabalenka si sono incrociati in prima fila alla sfilata Primavera Estate 2027 di Gucci. I due sono collegati da un filo rosso dalla duplice natura: una di branding, in quanto ambasciatori della casa di moda con sede principale a Firenze, e una più agonistica, legata alle prestazioni sul rettangolo di gioco, dove entrambi stanno vivendo un momento complicato. La tennista bielorussa sta affrontando un calo prestazionale, che la vedrà chiudere l’anno senza neppure uno Slam vinto e priva del primato nella classifica WTA, essendo stata scavalcata dopo lo US Open da Elena Rybakina.

Sinner, invece, dei risultati stagionali non può lamentarsi, avendo vinto cinque Masters 1000 consecutivi e il suo secondo Wimbledon in carriera. Si trova però alle prese con un problema più oscuro, un infortunio al ginocchio che nelle ultime settimane è diventato un vero e proprio fenomeno mediatico. Il dialogo con Anna Wintour divenuto virale, sempre alla Fashion Week, racchiude in sé tutti gli elementi per descrivere la situazione.

Un'assenza prolungata

Wintour, in questo specifico caso, si comporta semplicemente come una fan. Già a settembre dell’anno scorso, in un altro momento ad altissima risonanza mediatica durante lo US Open, è stata mostrata una conversazione informale tra i due in compagnia di Rami Malek, durante la quale Sinner è apparso molto sciolto nel rispondere a domande sulle proprie prestazioni, ricevendo sentiti complimenti dalla Direttrice Globale di Vogue per il match di giornata. A Milano, un anno dopo, quell’insieme di stupore e velata delusione di Wintour nel vedere Sinner lì e non a Pechino è stato genuino, il medesimo provato da tutta la community affezionata al tennista altoatesino all’annuncio sui suoi canali social che avrebbe saltato anche l’ATP 500 nella capitale cinese, avvenuto solo poche ore prima della Fashion Week.

Si tratta dell’ennesimo capitolo di una saga che dura ormai dalla vittoria in back-to-back di Wimbledon. Sinner da lì ha infatti saltato i Masters 1000 di Montréal e Cincinnati, ma soprattutto lo US Open, scendendo in campo solo per dei test a metà agosto e metà settembre, rispettivamente al circolo della stampa Sporting di Torino prima della (mai avvenuta) partenza per New York e poi a Montecarlo alla vigilia delle tappe cinesi. Il plurale in questo caso si riferisce, oltre a Pechino, al Masters 1000 di Shanghai, dove Sinner volerà ma senza la certezza assoluta di partecipare al torneo, nonostante alcune recenti indiscrezioni ottimistiche diffuse da La Stampa. Qualora dovesse scendere in campo in occasione di questo torneo nella megalopoli costiera, il conto dei giorni di assenza consecutivi dalle competizioni ufficiali si resetterebbe a novanta, periodo di una lunghezza tutt’altro che trascurabile.

Qual è l’infortunio di Sinner?

Per rispondere alle domande sulle condizioni fisiche di Sinner si può attingere ancora una volta alla conversazione con Anna Wintour. All’affermazione sorpresa della giornalista ed editrice britannica, infatti, il tennista ha replicato ironicamente "pensavo anche io che sarei stato a Pechino". Questa serenità evidenzia in realtà l’ennesima risposta criptica riguardo a un problema che esiste ormai da mesi ma del quale, nello specifico, si sa poco e niente.

Nella seconda visita di luglio al J|medical di Torino, polo sanitario d'avanguardia localizzato nel settore est dell’Allianz Stadium di proprietà della Juventus, Sinner è stato visto con un cerotto sul ginocchio destro, un primo elemento che ha fatto scattare le indagini mediatiche su quello che sembrava un semplice periodo di vacanza e recupero. Poco dopo, La Gazzetta dello Sport ha rivelato i dettagli di una visita di quattro ore presso il centro medico Physioclinic di Via Fontana a Milano, apparentemente semplice routine alla vigilia della Tournée americana. Due mesi e due tornei di punta saltati dopo, doveva effettivamente essere qualcosa di più serio.

Il problema è che non è ben chiaro di che cosa si tratti. Il fatto che abbia quantomeno effettuato due match di prova in questi tre mesi - o anche solo che sia riuscito a scappare dai giornalisti di Sky durante il GP di Monza, come ha scherzato Matteo Berrettini - esclude lesioni gravi e delicate, di conseguenza anche la necessità di interventi chirurgici imminenti. Le ipotesi ruotano perlopiù attorno a un’infiammazione tendinea extra-articolare e, più di recente, alla sindrome della bandelletta ileotibiale, o ginocchio del corridore per gli amici. Si tratta però di semplici supposizioni, figlie di un comune denominatore: l’origine dovuta a un sovraccarico.

In questo senso, il tentativo di diagnosi speculativa nasce dalla necessità di compensare l’assenza di una diagnosi effettiva, mai diffusa dai canali del giocatore e dal suo camp. Proprio per questa impossibilità di scoprire la realtà, si tratta di deduzioni che - per quanto potrebbero rivelarsi anche corrette col senno di poi - proiettano semplicemente paure e timori esterne poggianti su basi logiche, come l’eccessivo carico del calendario ATP, rendendo però di fatto questo ragionamento irrazionale e privo di una reale correlazione.

L’effetto delle altre lunghe assenze

Brancolare nel buio non piace a nessuno, in particolare ai media e ancor più in particolare a un pubblico che da anni soffre di una variante di FOMO legata a Jannik Sinner. Il precedente problema all’anca, sofferto nel 2024, non è stato nulla di troppo grave, ma ha richiesto un approccio molto delicato, trattandosi di un’area estremamente fragile per un tennista - un infortunio che ha distrutto la carriera di Andy Murray non troppo tempo fa. Al tempo, non prendere parte agli Internazionali d'Italia a Roma, in un periodo nel quale si stava apprestando a diventare numero uno al Mondo, è divenuto un caso particolarmente rumoroso.

A inizio 2025, invece, la squalifica richiesta dalla WADA a causa di una contaminazione involontaria da Clostebol ha privato il pubblico dell’ormai numero uno per altri tre mesi, intensificando la sensazione di perdita, di mancanza, di un vuoto in quello che avrebbe dovuto distinguersi come un peak pari a pochi altri nella storia del tennis. Per uno spettatore, non è solo fastidio dell’attesa di qualcosa di bello, come quando ci si trova in coda prima di un concerto. Si tratta in primis di tempo, di tornei e di punti che quell’atleta (e con lui i suoi fan) non potrà riavere più indietro, di qualcosa di perso per sempre figlio di un’imposizione.

In secondo luogo, e questa è la più grande differenza con una fila prima di un’esibizione, non si conosce la qualità dell’esito. Prima di un evento si è disposti ad attendere ore di noia e fastidio poiché ci si appresta a vivere un’esperienza positiva, ma in questo caso non si può mai capire come tornerà un atleta dopo un infortunio o dopo un periodo lontano dalle competizioni ufficiali. L’impazienza positiva diviene negativa, si accetta male l’idea di dover vivere un periodo di transizione dove le performance potrebbero risentirne, subentrano la fretta e il dubbio, mentre la pressione mediatica sul giocatore viene percepita come un’aggressione anche da parte di chi lo supporta.

Questi residui traumatici travolgono enormi masse di supporter che si riversano sotto ogni notizia diffusa dai media, i quali a propria volta devono colmare un vuoto e cavalcano ogni sorta di rumor, anche le semplici speculazioni come quella sulla natura dell’attuale infortunio. Il risultato è la percezione diffusa che Jannik Sinner non stia traendo il massimo dalla sua attuale condizione stratosferica a causa di fattori esterni, amplificando così la risonanza di ogni singolo problema fisiologico al quale è sottoposto un atleta che, se sano, si trova a competere quasi sempre dai sedicesimi di finale alla finale, con un mix di volume e qualità disumani.

Pessime tempistiche e attentato al primato

Sinner al momento risulta iscritto all’ATP 500 di Vienna di fine ottobre e non si è ancora ritirato ufficialmente da Shanghai. Il problema, però, è in prospettiva, a causa della serie di appuntamenti che contraddistinguono la fine dell’anno. Già aver saltato per l’ennesima volta la Laver Cup, evento al quale non ha mai preso parte, ha alimentato speculazioni su possibili conflitti tra l’organizzazione - nella quale rientra anche Roger Federer - e il tennista italiano, sebbene da sempre si tratti di una scelta strategica per favorire il riposo, sacrificando una competizione che non regala punti e nemmeno chissà quali benefici economici. I quali, invece, garantirebbe il Six Kings Slam del prossimo 21 ottobre, che l’altoatesino potrebbe comunque evitare per ragioni fisiche - sempre che si faccia, a causa del precario equilibrio geopolitico dell’Arabia Saudita.

Questi sono in realtà i medesimi calcoli effettuati in passato per gli appuntamenti con l’Italia in Coppa Davis, che gli sono valsi critiche smisurate e che rischiano di tornare adesso come fantasmi. Nonostante le vittorie del 2023 e 2024 a Malaga, Sinner ha saltato la scorsa edizione di Bologna, dove gli Azzurri hanno comunque raggiunto il tris, e sicuramente non prenderà parte alle Final 8 del prossimo novembre sempre nel capoluogo emiliano. Perdere l’ennesimo evento italiano avrebbe come effetto immediato l’ulteriore amplificazione di rumore mediatico, ma allo stesso tempo alimenterebbe la paura di non vedere Sinner alle Nitto ATP Finals di Torino, dove è atteso come due volte campione in carica. La battuta ad Anna Wintour, "se non torno a gennaio diventa un problema", è andata virale anche per questo motivo.

Non esistono però ancora prove razionali a supporto di simili timori, soprattutto poiché non si conosce la reale natura dell’infortunio. La sola paura realistica è invece quella di perdere la prima posizione nel ranking ATP al netto dei successi di Alexander Zverev, l’ultimo dei quali arrivato allo US Open. Poiché Sinner lo scorso anno ha vinto il China Open, l’ATP 500 di Vienna, il Paris Masters 1000 (che sarà a novembre) e le Finals torinesi, si troverà a difendere oltre 3500 punti da qui alla fine del 2026, con la certezza di perderne già cinquecento a causa dell’assenza da Pechino. Il rivale tedesco, di contro, ha chiuso il 2025 con pessimi risultati e dovrà proteggere solo 1030 punti, motivo per cui una campagna cinese trionfale potrebbe offrire a Zverev ulteriore slancio per un attentato alla prima posizione, nonostante un gap attuale di oltre milletrecento punti ancora sostanzioso.

Perché tutto con Sinner è un caso mediatico?

Questo ginocchio è divenuto un'ossessione prevalentemente a causa dell’approccio riservato da parte di Sinner e del camp alla questione, un silenzio decisamente troppo assordante per non essere sfruttato e manipolato per farlo arrivare alle orecchie di una fanbase attiva, partecipe e comprensibilmente ossessiva. Non ha aiutato a smorzare la rilevanza della questione il fatto che il tennista sia stato l’ispirazione preferita di Luciano Spalletti in conferenza stampa o che sia comparso in contenuti multimediali assieme alla squadra della Juventus a ridosso del campionato di Serie A. Non ha nemmeno aiutato che Sinner abbia preso parte a un evento come il Gran Premio di Monza di quest’anno da ospite nel paddock, supportando la straordinaria impresa di Andrea Kimi Antonelli. Ora, infine, c’è stata la comparsa alla Fashion Week.

Questo va un po’ a cozzare con una mentalità retrograda di una fetta di media e della relativa audience, che ne ricava una colpevolizzazione del giocatore infortunato, al quale viene imputato di svolgere qualunque sorta di attività tranne l’unica che gli riguardi, il tennis, un po’ come se la presenza di un problema fisico richiedesse di annullare la propria vita solo per sistemarlo. E a questo si agganciano anche le critiche dovute a malori poco ortodossi come quello dell’ultimo Roland Garros, che lo ha portato a svolgere delle visite al San Raffaele, o prima ancora a episodi come quelli di Cincinnati 2025, Wimbledon 2024 e via dicendo.

Si tratta di fattori che contribuiscono a quella sensazione paragonabile alla FOMO di non avere mai un Sinner al cento per cento, o comunque un Sinner solido e privo di fragilità come vorrebbero descriverlo i grandi media dopo ogni successo, quasi venduto come un robot il cui solo obiettivo è quello di annientare la concorrenza. Quando questa condizione viene meno, quando emergono fragilità fisiche, psicologiche o psicosomatiche che siano, questa narrazione crolla e la sfera mediatica che osserva da fuori deve correre ai ripari. Le modalità passano così dall’ossessione nella ricerca di dettagli per fare luce su questioni che il giocatore vuole tenere private, come quella attuale, ai tentativi di tutelare questa iconografia dell’infallibile, facendo ricorso a strategie di coping per combattere quella che, invece, dovrebbe essere la semplice accettazione che un atleta di alto livello non sia ineluttabile.

L'unicità di Jannik Sinner

Questo concetto, specialmente nel tennis, fatica a passare in primis perché parliamo di uno sport individuale, dove all’assenza del singolo non si può rimediare con un sostituto. In secondo luogo, perché il tennis sta affrontando un periodo storico di transizione dall’era dei Big Three tutt’altro che semplice da accettare per il seguito storico, che si trova di fronte a uno sport molto differente da quello dei presunti fasti. Uno sport molto più esplosivo, di potenza, più dispendioso fisicamente e più logorante per gli interpreti, cresciuti dal punto di vista fisico per poter imprimere sul campo tutte queste qualità ma limitati dalle capacità finite del corpo umano.

Carlos Alcaraz, anche lui reduce dall’infortunio al polso, non perde occasione per esprimere la necessità di una modifica al calendario, mentre Novak Djokovic in passato si è schierato con la linea di pensiero secondo cui sia auspicabile accorciare alcuni match degli Slam al meglio dei tre set. E non sono gli unici. Tutte richieste che si contrappongono a un dato che ha reso tali i Big Three, cioè la loro incredibile integrità fisica, specialmente di Roger Federer, che ha accumulato sessantacinque partecipazioni di fila agli Slam tra 2000 e 2016, e dello stesso Djokovic, arrivato a una streak di cinquantuno apparizioni nei tornei maggiori.

Il confronto, proprio perché si parla di ere diverse e di un tennis ancora più diverso, non è però possibile, per quanto da parte soprattutto degli addetti ai lavori ci sia una continua insistenza su paragoni autorevoli che quasi debbano legittimare (o delegittimare, in alcuni casi) questo successo agli occhi del vecchio pubblico. Una delle conseguenze si rivela così una scissione, se non un vero e proprio scontro, con il pubblico nuovo, che magari al tennis si è interessato proprio a partire da Sinner, specialmente restando in un ecosistema come quello italiano che non ha mai avuto a che fare con un tennista - e molto probabilmente un atleta - di questo livello.

Anche e proprio per questa unicità, capace di alimentare aspettative e hype inediti, ogni singolo aspetto - tanto positivo quanto negativo - viene trascinato verso l’estremo, rendendo quello attorno a Jannik Sinner un fenomeno mediatico unico e in continuo divenire, dal quale dipendono la comunicazione di intere testate italiane, l’impatto economico sugli eventi tennistici nel Bel Paese e interazioni sociali intergenerazionali. Anche e proprio per questa unicità, un semplice problema al ginocchio può diventare l’ossessione di milioni di persone.

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