Perché ai climbers piace vestirsi come negli anni '80 Una questione estetica che riporta indietro nel tempo e nello spazio

È il 1980 e un gruppo di climber è riunito attorno a un fuoco all’ombra delle pareti del Parco Nazionale di Yosemite, negli Stati Uniti. Si fanno chiamare Stonemasters: qualcuno parla, qualcun altro fuma, qualcuno riordina l’attrezzatura per prepararsi all’arrampicata del giorno dopo. Indossano leggins di lycra, fasce colorate tra i capelli, felpe fluo, e sono accomunati da pochi elementi: nessuno ha un soldo, tutti dedicano la totalità delle proprie energie all’arrampicata e vivono liberi nella natura. Lo stesso avviene dall’altra parte dell’Atlantico, sulla scena europea, in luoghi come le Gole del Verdon, le Calanques, le Alpi e Finale Ligure.

Gli anni '80 e la rivoluzione dello stile climbing

Sono anni di transizione per questo sport: dall’alpinismo classico, delle montagne da conquistare e delle grandi spedizioni si stacca la costola dell’arrampicata sportiva come la conosciamo oggi, tesa verso lo stile di scalata, la fluidità del gesto fisico e la difficoltà più che sul raggiungimento della cima. Anche l’abbigliamento riflette questo momento di cesura: se prima gli alpinisti si vestivano con pantaloni alla zuava, maglioni, vestiti pesanti, i climber arrampicano a torso nudo o in top sportivo, con fuseaux sintetici dai colori accesi e l’immancabile fascetta. Il codice estetico più riconoscibile è quello di brand come Think Pink, nato nel 1979 in California seguendo proprio l’ideale di libertà di pensiero delle generazione di scalatori che affollavano le pareti di Yosemite.

Nel 1982, in un garage di Ventura, California nasce Gramicci, un altro brand iconico di questo periodo. L’ideatore è Mike Graham, scalatore appartenente al gruppo degli Stonemasters, che ha un occhio per il design e si rende conto che il nuovo stile di arrampicata ha bisogno di una nuova uniforme. E questa deve permettere la più assoluta libertà di movimento. Allora cuce sul cavallo dei suoi pantaloni un pezzo di stoffa a forma di diamante, ripreso dai pantaloni da kung-fu, soluzione che verrà adottata in tutti i modelli del brand. Anche le scarpette da arrampicata segnano un punto di svolta: nel 1980 il brand Boreal lancia Fire, il primo modello con suola di gomma pensata per essere spalmata sulla roccia, mentre Nike si occupa degli avvicinamenti alla parete con Lava Dome, il primo modello di calzatura approach. La segue a ruota il brand californiano Five Ten, con il lancio del modello Five Tennie.

Braghe guida il ritorno dei pantaloni da arrampicata vintage

"Nel momento in cui ho iniziato ad arrampicare, sono subito entrato in contatto con la storia di Patrick Berhault, uno dei fautori della danse escalade, la danza sulla roccia. Rimasi strabiliato da questo stile anni ’80, molto retrò, e soprattutto dai pantaloni che utilizzava Berhault, così come l’italiano Manolo, Wolfgang Gullich, Patrick Edlinger e molti altri" racconta Alberto Olivan, climber vicentino e fondatore del brand Braghe. “Negli anni ’80 non c’erano regole: le regole le stavano scrivendo i climber in quel momento, e questo si rifletteva nel modo in cui vestivano. Volevo assolutamente avere anche io dei pantaloni con quello stile, ma non riuscivo a trovarli, allora ho chiesto a mia madre di confezionarne un paio con stoffa di recupero. A me della moda non interessa niente, qui si tratta di trovare un’estetica che rispecchi quello che le persone sono, così che non debbano fingersi qualcun altro” continua Alberto.

Perché ai climbers piace vestirsi come negli anni '80 Una questione estetica che riporta indietro nel tempo e nello spazio
Perché ai climbers piace vestirsi come negli anni '80 Una questione estetica che riporta indietro nel tempo e nello spazio
Perché ai climbers piace vestirsi come negli anni '80 Una questione estetica che riporta indietro nel tempo e nello spazio
Perché ai climbers piace vestirsi come negli anni '80 Una questione estetica che riporta indietro nel tempo e nello spazio

Nasce così Braghe, un brand che produce pantaloni da arrampicata adattando l’estetica anni ’80 alle esigenze tempi moderni, utilizzando partite di tessuti d’avanzo dei brand, che finirebbero altrimenti in discarica. Ogni pezzo è unico, prodotto artigianalmente da una filiera di aziende locali che si occupano di ideare, realizzare il prototipo, tagliare e cucire. Ad oggi, grazie a Braghe sono stati recuperati oltre 7261 metri quadri di tessuto: l’obiettivo è arrivare a 30.000 entro il 2030, ma Olivan pensa che lo raggiungerà prima.

Alberto Olivan non è l’unico a provare questo grande fascino per gli anni d’oro dell’arrampicata. Per moltissimi giovani climber personaggi come Manolo, Wolfgang Gullich, Patrick Edlinger e Catherine Destivelle sono vere e proprie icone della danza verticale e di uno stile di vita libero e irriverente. Per loro l’arrampicata non era solo uno sport: era un modo di approcciare la vita, un modo di intendere la libertà stessa. Le loro imprese, catturate in film come "La Vie au bout des doigts"; e "Opéra Vertical"; sul personaggio di Edlinger, non sono state dimenticate, e continuano a ispirare migliaia di climbers. Dall’ammirazione per questi ideali, nella comunità dell’arrampicata nasce quindi la voglia di ricalcarne l’estetica, riportando in vita loghi e design che per il resto del mondo appaiono assolutamente superati.

Perché ai climbers piace vestirsi come negli anni '80 Una questione estetica che riporta indietro nel tempo e nello spazio
Perché ai climbers piace vestirsi come negli anni '80 Una questione estetica che riporta indietro nel tempo e nello spazio

Nel 2024, anche La Sportiva ha realizzato Climbing on the Moon, una capsule collection per celebrare il suo 95 esimo anniversario e in generale il periodo degli anni ’80, in cui il brand ha spostato il suo focus produttivo nel settore dell’arrampicata. In quel decennio, il marchio metteva sul mercato scarpette come le Futura e le Kendo, modelli che hanno contribuito a ridefinire i limiti del possibile, alzando l’asticella delle difficoltò dell’arrampicata in Europa e negli USA. Con una ripresa del logo storico, colori vintage e blocchi cromatici, il brand ha letteralmente riportato in vita i prodotti degli anni ’80, rendendoli utilizzabili oggi.

Perché ai climbers piace vestirsi come negli anni ’80?

Alla luce di tutto questo, appare chiaro che per molti frequentatori degli ambienti outdoor, lo stile anni '80 è un vero e proprio trend. Se dovessi spiegare il motivo per cui ai climbers piace così tanto vestirsi così, lo cercherei nel gusto per un’epoca ormai perduta, in cui le montagne erano ancora un ambiente di nicchia, appannaggio di pochi e squattrinati ragazzi che scalavano pareti per divertirsi, per trovare significato alle loro giornate, perché l’arrampicata bruciava loro dentro.

Oggi, mettersi addosso pantaloni colorati e pile con fantasie improbabili è una dichiarazione di anticonformismo e appartenenza a un certo mondo, una questione estetica che riporta indietro nel tempo e nello spazio, sotto le pareti di Yosemite o delle Calanques, mentre si consumavano le gesta epiche degli scalatori che ancora oggi sono i nostri miti. Insomma, se dovesse capitarvi di passare da una palestra di arrampicata o da una falesia e sentirvi immediatamente catapultati negli anni d’oro dei Queen e David Bowie, non spaventatevi: tra un po’ di nostalgia e un po’ di rievocazione di ideali del passato, è tutto sotto controllo.

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