
La politica si è presa anche il finale del Gran Premio degli Stati Uniti I fischi a Ted Cruz e le critiche alla presenza di Sophie Cunningham hanno oscurato la celebrazione di Kimi Antonelli
Kimi Antonelli ha vinto il Gran Premio degli Stati Uniti, e si trova ora a un passo dal suo primo titolo mondiale, per cui ormai si attende soltanto l’ufficialità. Ma quando ieri sera ad Austin è arrivato il momento della premiazione, dal pubblico si sono sentiti dei fischi. Il destinatario non era il pilota italiano, ma Ted Cruz, senatore repubblicano del Texas incaricato di consegnare il trofeo. Quando il premio è passato poi nelle mani di Antonelli, dalla folla si sono alzati gli applausi.
Poco prima, un altro momento aveva attirato parecchie critiche sui social. A sventolare la bandiera a scacchi è stata infatti Sophie Cunningham, giocatrice WNBA delle Indiana Fever e tra le figure più divisive del panorama sportivo americano. Molti spettatori hanno contestato online la scelta dell’ospite, anche in questo caso per ragioni ideologiche. Un secondo caso controverso nei momenti conclusivi del GP, che ha portato la Formula 1 dentro alle tensioni della politica a stelle e strisce.
I fischi a Ted Cruz: una scena già vista
La contestazione a Cruz è cominciata con la sua apparizione sul podio, e poi durante tutta la consegna del trofeo. Un momento che Antonello Guerrera, inviato de La Repubblica, ha definito “imbarazzante”, per via dei fischi piovuti “brutalmente” dal pubblico durante un momento di celebrazione sportiva.
Embarrassing. Republican senator and Trump supporter @tedcruz brutally booed by the Austin crowd on the F1 podium. #COTA https://t.co/vgSgfmCqrH
— Antonello Guerrera (@antoguerrera) October 25, 2026
Non si tratta comunque di una scena nuova, anzi. Il senatore, esponente ultraconservatore della destra repubblicana e sostenitore di Donald Trump, era già stato accolto allo stesso modo poche settimane prima, lo scorso 12 settembre, sempre ad Austin. In quell’occasione Cruz era intervenuto al College GameDay, programma di ESPN che precedeva la partita di football americano NCAA tra Texas e Ohio State. Era lì per parlare del Protect College Sports Act, la proposta presentata insieme alla senatrice democratica Maria Cantwell per introdurre regole federali nello sport universitario. Durante la sua intervista, però, un nutrito gruppo di spettatori aveva fischiato rumorosamente, chiedendo di allontanarlo dalla trasmissione.
La presenza di Cruz aveva aperto ai tempi un dibattito sulla scelta di ESPN di offrirgli quello spazio, e lo stesso è accaduto anche ieri nelle ore successive al Gran Premio di Formula 1. Nella stessa location, e non per caso: Austin è una roccaforte democratica all’interno di uno Stato, il Texas, tradizionalmente repubblicano. Alle presidenziali del 2024, nella contea di Travis, che comprende gran parte di Austin, Kamala Harris aveva ottenuto oltre il 68% dei voti, mentre nell’intero stato Trump vinceva con il 56%.
Perché Sophie Cunningham divide il pubblico
Anche Sophie Cunningham non è nuova a cortocircuiti mediatici del genere. La cestista di Indiana è diventata protagonista nell’ultimo anno di un dibattito che ha progressivamente esondato la sfera sportiva. La vicenda più nota riguarda un’intervista a ESPN di luglio, in cui aveva parlato della sua contrarietà alla partecipazione delle donne transgender nelle competizioni femminili, sostenendo di voler “proteggere le ragazze nello sport e negli spogliatoi”.
Cunningham ha poi respinto le accuse di discriminazione verso le persone transgender e l’identificazione automatica con il movimento trumpiano, descrivendosi politicamente moderata. Le sue parole, però, hanno contribuito a trasformarla in un punto di riferimento per esponenti e commentatori conservatori. In primis lo stesso Trump, che l’ha citata durante un recente comizio in Ohio - soffermandosi però sul suo aspetto fisico, in un intervento criticato per aver sminuito il suo valore come atleta. In precedenza il vicepresidente JD Vance l’aveva invece incoraggiata a continuare a esprimersi pubblicamente.
Nel frattempo, attorno ad alcune partite delle Indiana Fever si sono viste manifestazioni e contromanifestazioni. Ad esempio in una sfida di agosto tra Indiana Fever e New York Liberty, quando fuori dal Barclays Center erano comparsi cortei in difesa delle persone transgender e cartelli a sostegno di Cunningham.
La vicenda, comunque, ha radici più profonde. Già a giugno era diventato virale un suo gesto - il dito puntato per oltre venti secondi contro DeWanna Bonner - durante una partita contro Phoenix. Nata da un alterco di campo, la vicenda aveva assunto una connotazione politica quando l’account ufficiale della Casa Bianca lo aveva ripreso in un montaggio, accostandolo ad alcune immagini di Trump. Il meme aveva contribuito ad avvicinare la sua immagine all’universo MAGA.
https://t.co/e8OnysNCQ7
— The White House (@WhiteHouse) October 15, 2026
È con questo background che Cunningham è arrivata ad Austin, e non sorprende che la sua presenza con la bandiera a scacchi in mano abbia dato il là a un’ondata di commenti di disapprovazione. “Chi diavolo ha invitato Sophie Cunningham?”, “Chiunque tranne Sophie Cunningham a sventolare la bandiera a scacchi, per favore”, “Perché in America tutto deve riguardare la politica e il guadagnare consenso politico?”, si legge tra le reazioni riportate da Yahoo Sports e The Spun.
E così, tra la bandiera a scacchi e il podio, anche il Gran Premio di Austin ha fatto i conti con le divisioni politiche degli Stati Uniti. È bastata la scelta degli ospiti per trascinare due momenti di celebrazione sportiva nella sfera politica, e anche per questo - al di là di ogni schieramento - in occasioni di contestazione. Una scena tristemente familiare nei grandi eventi americani di questo 2026.









