
La Formula 1 ha un problema con le cooling vest Non piacciono a tutti i piloti
La Formula 1 è arrivata in Singapore per il Gran Premio più estenuante di tutta la stagione. Introdotto in calendario nel 2008, la gara si è sempre disputata in notturna trasformandosi immediatamente in uno degli appuntamenti più scenografici del calendario. Allo stesso tempo la tappa in Singapore propone ai piloti delle sfide logistiche complicate, dato che vivono seguendo il fuso orario europeo e non quello locale avanti di sei ore, oltre che difficoltà fisiche senza eguali, costringendoli ad utilizzare delle soluzioni estemporanee come le cooling vest per combattere il caldo estremo. Questo scenario si sta riproponendo anche per l’edizione 2026 e anche questa volta le cooling vest si sono trasformate in un problema.
Cosa sono le cooling vest
@f1 been wondering about those squiggly tubes the drivers are wearing? here’s why
Con cooling vest si intende un sistema di refrigerazione che i piloti indossano sotto la tuta. Nel dettaglio, si tratta di maglie ignifughe sopra le quali viene applicato un sistema di tubicini sottilissimi secondo una struttura circolare nei quali circola un liquido refrigerante che ha l’obiettivo di abbassare la temperatura corporea dei piloti ed evitare che accusino un colpo di calore. L’utilizzo di queste cooling vest non è obbligatorio ma viene permesso da Formula 1 per quei Gran Premi che vengono disputati in condizioni di heat hazard, ovvero di caldo estremo. La gara di Singapore sul circuito di Marina Bay rientra in questa categoria.
Le temperature in Singapore difficilmente scendono sotto i 30 gradi durante il weekend di gara e l'altissima percentuale di umidità rende questo caldo ancora più difficile da sopportare per i piloti, i quali all’interno dell’abitacolo arrivano a percepire oltre i 50 gradi coperti come sono con caschi e guanti. Una situazione di difficoltà estrema si può arrivare a perdere anche 4 chili durante la gara, come accaduto nella scorsa stagione a George Russell.
Perchè George Russell non indosserà una cooling vest a Singapore
Proprio George Russell ha confessato che non indosserà la cooling vest in occasione del Gran Premio di Singapore. Non per questioni fisiche ma economiche. Per riassumere all’osso la vicenda: le cooling vest sono sviluppate dalle scuderie di Formula 1 per i propri piloti ma i costi di questi lavori rientrano nel cost cap, ovvero il tetto massimo di spesa che ogni squadra deve rispettare nel corso della stagione. Sulla scia di questa regola, Russell ha confessato che non indosserà la cooling vest in quanto Mercedes non ha potuto sviluppare un sistema adeguato per questa stagione senza correre il rischio di sforare il cap.
Ad ogni modo Mercedes metterà a disposizione del pilota britannico una serie di alternative per attenuare gli effetti del caldo nei momenti precedenti alla gara, come ad esempio l’ice pack ovvero una sorta di gilet la cui struttura è divisa in piccoli quadrati all’interno di ognuno dei quali viene applicato del ghiaccio. In alternativa Russell, così come il suo compagno di squadra Kimi Antonelli, potrà indossare la Climacool ovvero la giacca rivoluzionaria introdotta da adidas nella scorsa stagione che permette ai piloti di mantenere una temperatura più bassa attraverso un sistema di ventilazione abbinato ad un agente refrigerante.
Cooling vest e sicurezza: il problema della Formula 1
Russell non sarà l’unico pilota che non indosserà una cooling vest. Ma se nel suo caso si tratta di una situazione obbligata, per altri piloti si tratta di una scelta volontaria. Formula 1 non obbliga l’utilizzo delle cooling vest in situazioni di caldo estremo e così alcuni piloti, già nella scorsa stagione quando vennero introdotte per la prima volta, hanno deciso di non adottare questa soluzione, come ad esempio Max Verstappen. Questo perchè non sono rimasti del tutto soddisfatti degli effetti benefici. Come detto in precedenza le cooling vest lavorano con un liquido refrigerante. Il problema per alcuni piloti è che questo liquido porta dei benefici solamente per pochi minuti. Una volta che la temperatura all’interno dell’abitacolo sale, di conseguenza sale anche la temperatura del liquido che circola sotto la tuta e che di fatto perde la sua utilità principale, ovvero creare un vantaggio per il pilota.
Questo scenario si collega a quello precedente descritto da Russell, ovvero quello dell’impossibilità per alcuni team di poter lavorare a questa soluzione senza correre il rischio di sforare il cap. Per questo motivo lo stesso Russell ha proposto che la FIA, ovvero l’istituzione che governa a livello regolamentare la Formula 1, metta a disposizione un budget extra per ogni scuderia così che possano lavorare in autonomia su questi sistemi oppure che la stessa federazione sviluppi un sistema unico per tutte le scuderie. Su questo secondo aspetto, segnala The Race, che la difficoltà principale risiede nel fatto che gli abitacoli delle scuderie di Formula 1 non sono uguali e questo rende l’applicazione di un sistema univoco di difficile realizzazione.
Il problema quindi resta. Può sembrare una sciocchezza, un capriccio, ma la sicurezza dei piloti rappresenta la stella polare della Formula 1. Deve essere garantita in ogni contesto. Per quanto i piloti lavorino lontano dalla pista per arrivare preparati a questo appuntamento particolare, anni fa Carlos Sainz si allenò persino all’interno di una sauna, nessuno può allenarsi a guidare per due ore dentro un abitacolo che supera determinate temperature. Ed è proprio qui che il problema delle cooling vest smette di essere una questione tecnica e diventa una questione di sicurezza: se una soluzione pensata per aiutare i piloti in una situazione di difficoltà estrema non è efficace per tutti, allora spetta alla Formula 1 trovare un’alternativa che lo sia e non alle scuderie.























































