
L’Eternal City Tip-Off ha portato a Roma un pezzo d’America Siamo stati all’apertura della stagione NCAA, dove il college basketball ha incontrato Roma tra tifosi americani, Luigi Suigo e il legame con Papa Leone XIV
Arrivando all’EUR, domenica pomeriggio, si intuiva immediatamente che al Palazzo dello Sport stesse succedendo qualcosa di diverso dal solito. Si parlava quasi esclusivamente inglese, si incontravano gruppi di universitari di cui le maglie - azzurre di Villanova e giallo-blu di Notre Dame - rendevano subito riconoscibili le appartenenze. E dentro al palazzetto, tra batterie e fiati delle bande, postazioni DJ e mascotte a bordo campo, l’impressione era ancora più netta: il college basketball era arrivato a Roma, accompagnato da tutto il suo mondo.
Welcome back, college basketball Mark Wahlberg welcomes us to Rome for the Eternal City Tip-Off! https://t.co/yUmzCHF4MG
— FOX College Hoops (@CBBonFOX) November 1, 2026
L’occasione era l’Eternal City Tip-Off, il doppio confronto tra le squadre maschili e femminili di Villanova e Notre Dame, le due università che hanno inaugurato la stagione NCAA 2026/27, con Notre Dame che ha vinto entrambe le partite. In rimonta 74-72 nel maschile, e con un largo 99-75 nel femminile. Intorno al pomeriggio dell’EUR, intanto, ha preso forma un’iniziativa in cui si sono incrociate le abitudini dello sport americano, una trasferta collettiva dagli States, il rapporto tra le due università cattoliche e il Vaticano, e un’ultima occasione per il pubblico italiano di vedere Luigi Suigo su questa sponda dell’Oceano.
Atmosfera americana
Per qualche ora è sembrato davvero di essere al di là dell’Atlantico. Per i cori, i “defense! defense!” che accompagnavano i possessi avversari, le bande che suonavano sugli spalti. Ma anche per i tempi con cui si occupava il proprio posto, ad esempio all’inizio del secondo tempo, quando una buona parte dei tifosi era ancora al bar, in fila o intenta a finire qualcosa da mangiare e bere. Esiste forse un modo più americano di vivere un palazzetto? Durante un timeout è partita anche “That’s Amore”, pescata dall’immancabile repertorio di cliché che evidentemente deve accompagnare gli americani in Italia. (O gli italiani all’estero, come avrete probabilmente notato durante la cerimonia di premiazione di Kimi Antonelli dopo il Gran Premio del Messico di Formula 1.)
Per il resto, la colonna sonora arrivava direttamente dall’immaginario del college basketball. Come, del resto, il campo su cui si giocava e tutto il contorno. Persino il parquet è stato costruito negli Stati Uniti e spedito in nave nel vecchio continente, insieme - esteticamente, almeno - a un allestimento di tabelloni, cronometri, schermi ed elementi decorativi pensati per riprodurre fedelmente le condizioni di una partita NCAA.
L’atmosfera, però, era dovuta prima di tutto a chi occupava le tribune. Tra gli oltre 10.000 presenti al PalaEUR, la stragrande maggioranza era americana, con Villanova che a colpo d’occhio poteva contare sul seguito più numeroso. I primi due anelli - quelli riservati ai pacchetti per cittadini americani - erano pieni, mentre alzando lo sguardo verso il terzo - aperto al pubblico italiano - si vedevano lunghe file vuote, interrotte da poche chiazze di spettatori. Una discrepanza sorprendente fino a un certo punto.
La comunità americana in trasferta
Per come è stato costruito e per la risposta del pubblico inizialmente previsto al PalaTiziano, poi diventato troppo piccolo rispetto al seguito atteso - l’Eternal City Tip-Off ha avuto l’aria di un appuntamento per le due comunità universitarie, che per qualche giorno hanno trasferito a Roma una parte della propria vita. “Avremmo potuto fare sold out solamente con il mercato americano, se avessimo voluto”, ha raccontato John Anthony, portavoce di On Location, la società che ha curato i pacchetti di viaggio e l’ospitalità, organizzando l’evento insieme a FOX Sports e Players Era.
A colpire è soprattutto l’idea che migliaia di persone possano essere disposte ad attraversare l’Atlantico per seguire la propria università. È il tipo di seguito che il calcio italiano, ad esempio, vorrebbe ritrovare quando porta la Supercoppa in Arabia Saudita. Convincere i tifosi a partire, però, significa fare i conti con il richiamo della destinazione, il costo del viaggio, il tempo e il denaro a disposizione - e in questo caso, Roma e la possibilità di incontrare il Papa hanno offerto una combinazione difficile da replicare.
La partita è stata così il punto d’incontro di un viaggio molto più ampio. Tra le proposte rivolte ai tifosi c’erano pacchetti all inclusive di quattro giorni (30 ottobre - 2 novembre), con hotel, partita, ricevimenti ed esperienze sul posto. Dalle visite cittadine ai bus panoramici e Villa Miani, fino alla messa a San Pietro e all’udienza con il Papa. I pacchetti più completi potevano superare i 6mila dollari a persona, e prima dell’evento Anthony aveva stimato una ricaduta economica complessiva sull’Italia di circa 21 milioni di dollari, ipotizzando 7mila viaggiatori e una spesa media in loco di 3mila dollari ciascuno.
Per noi europei, abituati alle partite che NBA e NFL portano nel vecchio continente, il confronto viene naturale. All’EUR, però, la sensazione era soprattutto quella di essere entrati per un pomeriggio nella vita sportiva di due università americane. Le squadre sono arrivate insieme alle persone che danno significato a quel contesto, e per chi come noi non veniva dagli States, era proprio questa la parte più interessante. Vivere il college basketball insieme a chi quelle università le frequenta quotidianamente.
Perché l’NCAA a Roma?
Le radici di questo incontro risalgono all’8 maggio 2025, giorno del quarto scrutinio del Conclave. Poche ore dopo l’elezione di Robert Francis Prevost - da quel giorno Papa Leone XIV - il direttore dell’atletica di Villanova, Eric Roedl, scrisse un messaggio ad Anthony: “Villanova - Notre Dame in Rome?”. Come ha raccontato John Anthony a Town & Country, nel giro di 48 ore entrambe le università avevano dato il proprio assenso all’idea della partita maschile, a cui si sarebbe aggiunta presto anche quella femminile. Per coincidenza, un’intuizione analoga stava prendendo forma dentro FOX, e i due progetti sarebbero finiti per confluire nell’evento realizzato poi da On Location, Players Era e FOX Sports. Orchestrato dai due atenei con il benestare dell’NCAA, che ha autorizzato l’anticipo di un giorno rispetto all’apertura della stagione.
I legami con Papa Leone XIV, come detto, sono una parte cruciale di questa storia. Prevost nel 1977 si è laureato in matematica a Villanova, è agostiniano come l’ordine che ha fondato l’università, e soprattutto ha un rapporto di vecchia data con il programma cestistico dell’accademia. Da studente seguiva le sfide alla palestra di Philadelphia, e poi da vescovo in Perù, come ha raccontato recentemente il cappellano Rob Hagan, partecipava alle chat per seguire le partite. Dal canto suo, Notre Dame portava nell’incontro la propria tradizione cattolica e un trascorso di forte rivalità con Villanova nella Big East.
Gli agostiniani presenti ieri sugli spalti hanno reso visibile l’intreccio anche durante il pomeriggio al PalaEUR. Il Papa, invece, ha ricevuto le delegazioni il giorno prima, nell’Aula Paolo VI, dopo la messa celebrata a San Pietro dall’arcivescovo Nelson Pérez. In quell’occasione aveva palleggiato con il pallone ricevuto in dono, e scherzato sul proprio tifo: “Il Papa non prende le parti di nessuno… Prevost la pensa diversamente, ma questo non è il momento di parlarne”. Il programma di sabato ha incluso infine un’attività al PalaEUR con Special Olympics e Athletica Vaticana, insieme a due ex NBA, Randy Foye e Pat Garrity.
Il debutto americano in Italia di Luigi Suigo
Per l’italiano Luigi Suigo, diciannovenne originario di Varese, la partita di ieri è stata lo strano inizio della sua carriera NCAA. Vederlo dal vivo aiuta immediatamente a capire le aspettative che porta sulle spalle, con i suoi 2.21 metri di statura che occupano spazio, sguardi e attenzioni di tutti i presenti. Il soprannome “the Italian Wemby” racconta l’attesa che lo circonda, anche se la mobilità e l’atletismo non sono quelli di Victor Wembanyama. Tecnica e letture sono ancora in costruzione, ma le potenzialità si intravedono, eccome.
Debuttare con la maglia di Villanova in un palazzetto italiano, comunque, è stata una coincidenza irripetibile, e abbastanza assurda. L’Eternal City Tip-Off infatti è stato annunciato ben prima della sua decisione di non rendersi eleggibile per il Draft NBA 2026 e firmare con l’ateneo, lo scorso giugno. Il suo debutto, però, ha aggiunto all’evento un ulteriore motivo di interesse.
Un giorno forse ricorderemo il pomeriggio di ieri come l’inizio di un luminoso percorso oltreoceano, che dal 2027 dovrebbe proseguire al piano di sopra, in NBA. Suigo sta entrando in un mondo che dall’Italia siamo abituati a guardare attraverso uno schermo, ma non nel pomeriggio di ieri. Per una volta l’abbiamo avuto intorno, con i colori e le migliaia di persone arrivate dall’altra parte del mondo per la propria università.










