
La storia e il significato del numero 1 in Formula Uno Un argomento da approfondire ora che Kimi Antonelli è diventato campione del Mondo
Andrea Kimi Antonelli è campione del Mondo di Formula Uno. Il prestigioso titolo è tornato a un pilota italiano per la prima volta da Alberto Ascari nel 1953 dopo i settantuno giri completati all’Autódromo Hermanos Rodríguez, nella periferia di Città del Messico, dove l’enfant prodige di Mercedes ha chiuso con un terzo posto sufficiente a decidere matematicamente i giochi. Antonelli si è così guadagnato il privilegio di alzare il FIA Formula One World Drivers' Championship Trophy come il più giovane campione nella storia della Formula Uno, a soli vent’anni e due mesi d’età, battendo con un triennio di anticipo il precedente primato di Sebastian Vettel. Questa, però, non è l’unica onorificenza che Kimi si è guadagnato.
Storia e funzione del numero 1
Nell’attuale sistema, introdotto nel 2014, a ciascun pilota viene assegnato un numero fisso da mantenere per tutto il resto della carriera, con la possibilità di cambiarlo previa richiesta formale. L’eccezione a questa regola è il numero 1, destinato soltanto alla vettura del vincitore del precedente Mondiale, il quale può scegliere o meno di servirsene. Antonelli, pertanto, si troverà di fronte alla possibilità di un rebranding rispetto al suo attuale 12.
Può sembrare una questione di poco conto, ma si tratta di una tradizione molto importante in Formula Uno, vecchia oltre mezzo secolo. Già il 1974 fu infatti il primo anno nel quale si passò integralmente dall’assegnazione del numero gara per gara a una numerazione coerente, seguendo una logica legata alla scuderia anziché al pilota. Il numero 1 sarebbe spettato così al campione in carica e il numero 2 al suo compagno, mentre i numeri 3, 4 e seguenti avrebbero seguito l’ordine della classifica Costruttori. Per tutti gli altri, il numero andò a cristallizzarsi, come l’iconico 27 per la Ferrari. Fu solo a partire dal 1996 che si cambiò ulteriormente, lasciando sempre l’1 al campione in carica e il 2 al compagno, ma rimuovendo il numero di proprietà della scuderia e assegnando quindi tutto il resto in base ai risultati della classifica Costruttori. Dal 2014 in poi, come detto, è tutto incentrato sui piloti.
Le eccezioni storiche
Tornando a quanto scritto sul cambiamento del 1974, non è casuale l’utilizzo del condizionale. Già il primo anno di questo sistema, curiosamente, portò infatti a un’eccezione, dal momento che il campione del Mondo del 1973, Jackie Stewart, decise di ritirarsi. Il numero 1 passò così alla squadra vincitrice tra i costruttori, la Lotus, nello specifico al pilota di punta Ronnie Peterson, che divenne il primo assegnatario all’interno del nuovo sistema ma paradossalmente anche il primo privo di merito reale.
L’impossibilità da regolamento di assegnare al campione il numero 1 obbligò più avanti anche la Williams a una soluzione alternativa, forzando Damon Hill a servirsi dello 0 nel 1993 e 1994. Partì di nuovo tutto da un ritiro: Nigel Mansell decise di passare all’IndyCar dopo aver vinto nel 1992, così l’assegnazione fu sospesa e la scuderia britannica dovette affiancare lo 0 al solito 2. Secondo un aneddoto, la firma principale del 1993, Alain Prost, reduce da tre Mondiali e leggenda della Formula Uno, si rifiutò di "essere un numero zero", scaricando così il peso su un pilota relativamente alle prime armi nel circuito come Hill. Incredibilmente, Prost vinse poi il Mondiale ma a sua volta si ritirò, portando così a un altro anno di sospensione del numero 1 e a un altro anno di Hill con lo 0, mentre la Williams passò il 2 ad Ayrton Senna.
Kimi Antonelli e il numero 12
A proposito di Ayrton Senna, Antonelli ha scelto il numero attuale per rendere omaggio alla leggenda brasiliana, che ha gareggiato con il 12 prima alla Lotus tra 1985 e 1987, poi alla McLaren nel 1988, anno del suo primo titolo mondiale da pilota. Il giovane campione italiano ha dichiarato sul quotidiano svizzero Blick di non aver ancora deciso, ma che probabilmente manterrà il 12 per portare avanti questo tributo. Una scelta sicuramente ammirevole, anche se, forse, è bene non dare nulla per scontato, dal momento che lo stesso Senna dopo il suo primo trionfo decise di passare all’1, eventuale aspirazione e ispirazione della quale tenere conto.
La differenza rispetto al brasiliano, per Antonelli, consiste più nei molteplici legami con il 12. Il giovane campione di Mercedes ha per esempio raccontato più volte di aver scelto il numero anche perché indica l’età alla quale è entrato a far parte del Mercedes-AMG F1 Junior Programme. E, soprattutto, il 12 lo ha accompagnato sin dalle primissime esperienze in monoposto, quando ancora gareggiava e dominava in F4, categoria nella quale ha vinto i titoli italiani e dell’ADAC F4, oltre a quelli di Formula Regional del Medio Oriente e d’Europa.
Kimi si è dovuto addirittura contendere il numero in Formula Uno. Intanto, secondo la normale successione dei rookie, Mercedes gli avrebbe dovuto assegnare il 42 o il 43, ma il primo è stato scartato e il secondo era già occupato, pertanto la casa automobilistica tedesca ha avanzato una richiesta speciale per il 12. Il problema è che in quell’estate 2024 anche Jack Doohan, al debutto come pilota fisso in Formula Uno dopo la firma con Alpine, nel frattempo aveva avanzato la richiesta di correre con il medesimo numero. Secondo i protocolli FIA, la precedenza in queste situazioni deve sempre andare a chi ha effettuato per primo la richiesta in ordine cronologico, e il caso ha voluto che a vincere siano stati Antonelli e Mercedes.
Sulle orme di Lewis Hamilton
La decisione di Kimi Antonelli potrebbe dunque impedire di raggiungere una milestone, cioè la visione di un pilota italiano che gareggi con il numero 1, qualcosa di mai accaduto prima dall’introduzione del sistema del 1973. Non si tratterebbe, comunque, di un unicum: Lewis Hamilton, campione già nel 2014 e 2015, e poi per quattro volte di fila tra 2017 e 2020, ha sempre scelto di tenere il 44.
Come nel caso di Antonelli, il pilota britannico è legato al numero da motivi profondi, che affondano le radici nella sua infanzia motoristica, quando il padre decise di comprargli a otto anni un go-kart usato, dopo aver visto l’annuncio sul giornale. Dal momento che non avevano ancora molta esperienza con le gare e non avevano pensato al numero, optarono per quello sulla targa della macchina di famiglia, F44. Per questo motivo, quando è stato concesso ai piloti di scegliere, Hamilton - che l’1 lo aveva indossato, come molti altri numeri, da regolamento dopo la vittoria in McLaren nel 2008 - non ha mai esitato, rifiutando anche gli onori dell’1.
Il numero dei campioni, dal 2014, è stato usato solo da Sebastian Vettel, vincitore del titolo piloti nell’anno precedente, e poi da Max Verstappen tra 2022 e 2025, per passare infine a Lando Norris in questo 2026. Un precedente vuoto durato sette stagioni - considerando anche che nel 2017 è rimasto sospeso dopo il ritiro del campione in carica, Nico Rosberg - che adesso potrebbe tornare, dopo una striscia di quattro anni consecutivi con l’1 in pista. Sarebbe, di fatto, il primo effetto collaterale dell’era di Kimi Antonelli.







