Real Madrid-Bayern Monaco è stata una questione di stile Non solo in campo

Il Bayern Monaco ha battuto 2-1 il Real Madrid nella gara di andata dei quarti di finale di Champions League. La partita del Bernabeu si preannunciava spettacolare e le aspettative non sono state deluse, dal doppio vantaggio bavarese siglato da Luis Díaz e Harry Kane alla rete madridista firmata da Kylian Mbappé. Quanto visto in campo si presta a numerose interpretazioni ma tra i tanti motivi per cui vale la pena commentare quanto visto ieri sera, ci sono anche i due allenatori ovvero Alvaro Arbeloa e Vincent Kompany, che con il loro stile in panchina sono stati perfetti esponenti della corrente stilistica delle due squadre.

Arbeloa e la giacca Louis Vuitton

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Alvaro Arbeloa passerà alla storia come il primo allenatore ad aver indossato una giacca di Louis Vuitton in occasione di una partita di Champions League. Era già accaduto in Liga in occasione del derby contro l’Atletico Madrid, quando sfoggiò una giacca blue navy in pelle scamosciata con motivo Monogram in rilievo. Quella vista in occasione della gara di andata dei quarti di finale era una soluzione ancora più discreta, una classica felpa con chiusura zip, ma allo stesso tempo elegante, per via del logo ricamato.

La perfetta esibizione di uno stile aristocratico che non accenna ad affievolirsi e resiste a qualsiasi tipo di tendenza. L’estensione in panchina del minimalismo sofisticato che da sempre contraddistingue la camiseta blanca del Real Madrid. Una maglia che è espressione di tradizione grazie al costante lavoro di salvaguardia portato avanti da tutti i presidenti, i quali hanno sempre messo il club al di sopra ogni giocatore, a prescindere da quanto fossero fenomenali. Oggi quella nobiltà e quello stile trovano espressione anche in panchina grazie alla partnership con Louis Vuitton.

Kompany e l’estetica streetwear del Bayern

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Vincent Kompany nemmeno al Bernabeu ha fatto a meno del suo cappellino nero Y-3. Un marchio di fabbrica che inizialmente sembrava un vezzo destinato a scomparire e che ora è cifra stilistica. L’allenatore belga non ha mai avuto paura di osare nella sua area tecnica, rimanendo fedele ad un’estetica baggy, che al Bernabeu si è tradotta in un parka Britcore verde oliva firmato adidas con due tasche cargo all’altezza del petto, di cui una impreziosita dal trefoil. Completano il look pantaloni scuri, ovviamente baggy, e un paio di Superstar bianche ai piedi.

Un look audace e contemporaneo proprio come il suo Bayern Monaco che attraverso lo stile, personale e di gioco, dei suoi calciatori sta cambiando pelle passando dall’immagine di una squadra burocratica a quella di una che non suda nemmeno per quanto gli venga facile giocare. Michael Olise continua a riproporre il suo scrunchie floreale per legare i capelli. Serge Gnabry non solo ha aderito al trend della fasce per capelli da tennis ma si candida ad essere il capo partito con quella sua bandana bianca che potrebbe riproporre al Roland Garros senza sembrare fuori luogo. Certo rimane qualche avamposto della vecchia concezione teutonica che avevamo del Bayern Monaco, il capitano e leader è ancora Manuel Neuer, ma guardando al quadro generale questi aspetti si possono inserire in una reinterpretazione della tradizione.

Il nuovo linguaggio tra calcio e fashion

Cosa resta infine di tutti questi discorsi? La netta sensazione che l’intersezione tra sport e fashion che cerchiamo di raccontare in ogni sua espressione, ora abbia raggiunto un nuovo livello. Real Madrid-Bayern Monaco è stata una partita libera da tute di rappresentanza senza carattere, maglie in cotone nere oppure smoking anonimi con cravatte fini abbinate a camicie bianche. Una partita in cui anche la moda ha aiutato a plasmare il racconto, ritagliandosi un posto in campo grazie ai due allenatori anziché essere rinchiusa in un carosello Instagram per raccontare la partenza in aereo oppure l’arrivo allo stadio.