Riuscirà il tennis a cambiare la percezione di OnlyFans? Sempre più sportivi stanno chiudendo sponsorizzazioni con la piattaforma

OnlyFans resiste nell’immaginario collettivo come la piattaforma principale per contenuti erotici a pagamento. Una definizione da cui la stessa azienda ora sta provando ad allontanarsi attraverso lo sportswashing. Può sembrare estremo come concetto ma è così. Sempre più sportivi infatti stanno chiudendo accordi di sponsorizzazione con OnlyFans per pubblicare sulla piattaforma contenuti esclusivi, in questo caso non a scopo erotico: video di allenamenti, backstage di competizioni ufficiali, immagini di vita privata.

OnlyFans e sport: una strategia di sportswashing

Come segnalato dal quotidiano francese L'Équipe, lo sport che ad oggi si è prestato maggiormente a OnlyFans è il tennis. Il primo in ordine di tempo fu Nick Kyrgios nel 2023 mentre Jonathan Eysseric, Océane Dodin, Chloé Paquet e Alexandre Müller sono alcuni dei tennisti che nel corso del 2025 hanno chiuso accordi di sponsorizzazione portando, dove possibile, il logo di OnlyFans in campo. Per quanto OnlyFans stia cercando di allontanarsi dai contenuti erotici, al momento il suo logo e di conseguenza la sua sponsorizzazione non è benvenuta in tutti i campi da gioco. In molti casi è stato imposto un divieto assoluto di fatto riservando a OnlyFans lo stesso trattamento che il tennis ha imposto per scommesse oppure marchi di sigarette, così da salvaguardare la bolla aristocratica che ancora oggi permette al tennis di attrarre la maggior parte dei brand del lusso.

Perché il tennis è il terreno ideale?

Il motivo per cui sempre più tennisti accettano di sottoscrivere questi accordi di sponsorizzazione è semplice: soldi. Ad esempio Alexandre Müller, oggi numero 50 al mondo nella classifica ATP, ha raccontato che grazie al contributo di OnlyFans può pagare senza problemi i suoi allenatori oltre che poter contare su un fisioterapista personale in un numero maggiore di tornei. La questione dei guadagni è da sempre centrale nei discorsi tra tennisti e federazioni internazionale, questo perché i tennisti devono sostenere per conto proprio qualsiasi tipo di spesa: dai viaggi agli allenatori passando per cose più comuni come pasti, hotel e altri costi di gestione. Il tennista giapponese Taro Daniel (numero 367 nella classifica ATP) a giugno ha raccontato al Financial Times che le sue spese gestionali arrivano a poco più di 400.000 dollari annui. Devono essere sostenute attraverso i prize money dei singoli tornei, la cui cifra pubblica è da considerare sempre al lordo delle tasse da pagare nel paese in cui questi prize money vengono vinti, e per l’appunto contratti di sponsorizzazione.

Per l’élite del tennis, maschile e femminile, sostenere queste spese non è un problema ma per tutti coloro che gravitano intorno alla posizione 100 delle classifiche ATP e WTA, o che sono fuori da questo ranking, questi costi stanno diventando insormontabili, costringendoli a trovare soluzioni alternative. OnlyFans è diventata un’opzione per loro, se non addirittura la migliore. Sachia Vickery, tennista statunitense, ad esempio ha raccontato a CNN di aver iniziato a postare contenuti, alcuni dei quali in lingerie, perché alla ricerca di una fonte di guadagno extra in quanto infortunata e di aver incassato compensi a sei cifre nei primi tre mesi. Questo suo successo ha portato altri tennisti ad unirsi a OnlyFans perché al momento non c’è un sistema di redistribuzione dei ricavi che permetta ai tennisti fuori dalla top 100 di poter sostenere la propria carriera solo con ricavi derivanti dal tennis.

Quando OnlyFans diventa la principale fonte di reddito

La diffusione di OnlyFans nello sport va oltre il tennis. Douglas Costa fu il primo calciatore a creare un profilo sulla piattaforma, il tuffatore britannico Jack Laugher alla vigilia dei Giochi Olimpici di Parigi 2024 aveva raccontato di come il suo profilo OnlyFans gli avesse salvato la vita in quanto gli ha permesso di integrare il proprio stipendio da atleta. Lo stesso principio che ha spinto la canadese Alysha Newman, medaglia di bronzo nel salto con l’asta a Parigi 2024, ad aprire un proprio profilo. Garrett Reynolds è uno dei ciclisti BMX più famosi al mondo e parte dei suoi introiti passa dal profilo OnlyFans. Un discorso valido anche per Jeremy Malott, altro ciclista BMX, e per Tymal Mills, cricket. Il coinvolgimento poi va oltre la singola creazione di contenuti da parte degli atleti. Prova ne è il rinnovo del contratto con DAZN per la produzione di contenuti da trasmettere in esclusiva sulla piattaforma al termine di selezionati incontri di boxe.

Perché lo stigma resta (per ora)

Nonostante questa lunga lista di esempi, destinata ad ampliarsi nel corso dei prossimi mesi, l’operazione di sportswashing portata avanti da OnlyFans non ha ancora raggiunto i risultati sperati. E ad oggi è lecito credere che difficilmente lo farà. Per lo meno nel breve termine. La piattaforma infatti è ancora stigmatizzata dalle grandi organizzazioni, che ne proibiscono la promozione, e nemmeno la reputazione è cambiata. Ogni atleta che si iscrive è immediatamente associato al mondo del porno, perché si presume che i contenuti creati siano immagini o filmati hard. E il problema è che alcuni di essi postano dei contenuti erotici, sfruttando la principale caratteristica della piattaforma.

Ad ogni modo per OnlyFans resta una speranza che le cose possano cambiare nel lungo periodo dato che questo trend non può essere sottovalutato. Sempre più atleti professionisti stanno creando contenuti esclusivi legati alla loro carriera e dedicati ai propri fan così da avere una seconda fonte di introiti, che nel giro di poco tempo diventa la più importante. Una strada che potrebbe portare la piattaforma lontana dai contenuti erotici, ma anche in questo scenario servirà un netto cambio di filosofia da parte di OnlyFans che già prima di questa sua incursione nel mondo sport aveva iniziato a produrre contenuti di intrattenimento, la maggior parte dei quali con espliciti riferimento a sesso e pornografia.