Perché il Deportivo La Coruña ha cambiato nome? Per il ritorno in La Liga è stato presentato anche un nuovo stemma

Il Real Club Deportivo ha cambiato la sua denominazione ufficiale. Lo ha fatto attraverso il giudizio popolare della propria tifoseria, che ha dato esito positivo alla proposta societaria avanzata negli scorsi giorni. Una svolta decisa per abbracciare fino in fondo l’anima galiziana del club, uniformandosi a quello che è il nome della città. Il restyling non si è limitato al nome ma ha riguardato per intero la visual identity della squadra, tra migliorie al logo, rinnovate scale cromatiche ed originali stili tipografici. Si può dire che il Dépor si sia rifatto il look per il suo ritorno in La Liga, lasciata nel lontano 2018 e che finalmente ritroverà a partire da agosto.

Il referendum che ha cambiato il nome del Deportivo

Il board dirigenziale ha indetto una votazione, aperta ai soci, per confermare o aggiornare la denominazione ufficiale del club. La proposta nasce dall’idea di adeguare il nome alla toponimia ufficiale della città, chiamata A Coruña dal 1983. Da Real Club Deportivo de La Coruña si sarebbe passati a Real Club Deportivo de A Coruña. Dalle ore 9 di giovedì 17 giugno alle 18 di domenica 21, tutti i soci con più di 12 anni hanno potuto votare attraverso il sito ufficiale. L’esito del referendum, arrivato nella mattinata di martedì 23 giugno, ha decretato il cambio nome e l'opzione A Coruña ha vinto con il 79,41% dei voti.

Può sembrare una banalità, per qualcuno un capriccio, al contrario si tratta di una scelta ben più profonda, un passaggio estremamente significativo per la città, la squadra e i suoi tifosi. Questo perché marca l’unione imprescindibile che questi tre elementi hanno con una delle due lingue ufficiali, insieme al castigliano: è il galiziano, qui chiamato gallego. Situata nel nordovest della penisola iberica, la Galizia è una delle 17 comunità autonome dello Stato spagnolo. Confinante a sud con il Portogallo, le tradizioni e la lingua di questa regione hanno subito indelebilmente l’influenza dei dirimpettai lusitani. La cultura gallega, infatti, è una delle più identitarie di Spagna ed al suo interno spicca appunto questo idioma romanzo che è un mix tra il castigliano e il portoghese.

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Tutto il processo referendario era stato pensato nei minimi dettagli temporali da parte della società. Infatti il cambio di denominazione è stato celebrato alle ore 01:20 per richiamare i 120 anni del club, compiuti lo scorso 2 marzo, in una notte speciale: è la festa di San Xoán (San Giovanni in galiziano), la più importante celebrazione annuale per la città di A Coruña. Già dal lunedì in vari punti della città compariva il messaggio "esprimi un desiderio" in galiziano ("Pide un desexo"), richiamando una delle tradizioni della notte di San Xoán. Visto l’esito, il tutto è culminato con lo slogan dell’evento che ha festeggiato il cambio nome è stato "Desiderio compiuto: nuova identità, stesso sentimento". Il tutto è avvenuto negli Arcados della Spiaggia di Riazor, che dà il nome al vicino stadio cittadino, mentre più di 200 mila persone festeggiavano San Xoán a bordo mare.

Ciò testimonia il legame, mai scontato, tra tifoseria e società di calcio. Piccoli ma significativi gesti come questo sono quelli che rafforzano il sentimento del tifoso e la comunione con il proprio club, arrivando ad un’identificazione totale. Il meccanismo dei soci vigente in Spagna e l’azionariato popolare in Germania agevolano questo processo, mentre in altri Paesi, Italia compresa, il fedele è sempre più distante, venendo brutalmente ridotto a semplice cliente il più delle volte.

Logo, colori e font: cosa cambia nel rebranding

Approfittando degli adeguamenti grafici da eseguire, il club ha presentato numerose novità dell'identità visuale, fatto proprio da grandi masse di colore e motivi distintivi ispirati ad elementi rappresentativi del club. A spiccare tra questi è il motivo diagonale, ispirato direttamente alla Torre di Ercole simbolo della città e ai 9 gradi di inclinazione che presenta la sua facciata. L’esito è quello di una linea grafica minimalista e rigorosa adatta a tutti gli ambiti, in particolare quello digitale.

Lo stemma del Dépor è uno dei più riconoscibili e particolari in Spagna e non solo: una cintura bianca circonda lo stendardo viola della Sala Calvet, luogo di fondazione della squadra, e la bandiera della Galizia. Al centro dello stendardo e sopra di essi campeggia la Corona Reale color oro. Le modifiche apportate hanno attualizzato alcuni dettagli, mantenendo intatti i suoi elementi essenziali.

D’ora in poi la scritta dorata presente sulla cintura sarà Real Club Deportivo A Coruña, con il naming che viene centrato ed allineato all’asse verticale, con un cambiamento anche nel font. Le corone subiscono qualche miglioria risultando più stilizzate, organiche ed adatte ad essere riprodotte su dimensioni ridotte. Viene infine tolta qualche eccessiva bordatura dorata alle bandiere presenti. Anche la gamma cromatica degli elementi cambia leggermente, presentando colori più vivi ed intensi. Cambia il viola dello stendardo e il rosso della corona superiore, così come l’azzurro della bandiera galiziana e il color oro che diventa Dorado Dépor. Come quest’ultimo, acquisiscono un nome proprio ed un relativo codice esadecimale nella tabella dei colori il blu ed il bianco della divisa, il blu marino, il verde ed il rosso.

Infine, viene aggiornato lo stile tipografico con la creazione di due font esclusivi per il club, seguendo il modello già avviato dall’AIK in Svezia. Studiati dal 2023, dopo tre anni di gestazione sono finalmente stati svelati l’RCD Faro e l’RCD Proa. Il primo si ispira all’alfabeto creato lo scorso secolo dal Laboratorio de Formas di Sargadelos. Fondato nel 1963 dagli intellettuali Isaac Díaz Pardo e Luis Seoane durante l’esilio argentino, il laboratorio è stato un progetto interculturale ed interdisciplinare. Il tutto era volto a recuperare l’identità e la memoria storica della Galizia che, durante il Franchismo, si cercò di cancellare in tutte le sue forme per favorire il completo processo di spagnolizzazione. Ebbene, questa scelta di font crea un vincolo diretto con la cultura visuale locale, con tratti estremamente riconoscibili. Il secondo, l’RCD Proa, presenta invece forme quadrate che si rifanno alla texture delle strisce verticali della divisa del Deportivo.

Insomma, un restyling denso di tradizione per prepararsi al meglio al ritorno in Primera División dopo 8 stagioni d’attesa. Durante questo arco temporale, il Dépor ha attraversato la fase più difficile della sua storia: cambi di proprietà, stagioni in Segunda e addirittura una retrocessione in terza divisione, con una permanenza durata ben quattro campionati. La tifoseria, però, ha sempre dimostrato il suo amore e la propria vicinanza allo stadio, con numeri da record di abbonati che non si vedevano dai tempi delle stagioni in Champions League. Era l’epoca dei gloriosi primi anni Duemila, con Djalminha, Makaay, Tristán e Valerón tra gli altri campioni. Anni dell’incredibile rimonta ai danni del Milan e della semifinale di Champions League, del primo titolo di Liga e di altri trofei domestici.

Altri celebri cambi di denominazione nel calcio europeo

Altre società, in passato, hanno avviato procedure di cambio nome, talvolta fallendo. Tra il 2014 e il 2015 Assem Allam, proprietario dell’Hull City, tentò per ben due volte un'azione di rebranding che voleva modificare in Hull Tigers la denominazione ufficiale. Nonostante il voto favorevole del presidente della Football Association, il 69,9% del Consiglio della FA votò contro questa proposta, negandole l’esecuzione. Nessun tifoso, inoltre, venne consultato in materia, scatenando la loro rabbia ed opposizione, trattandosi di un capriccio del patron, convinto che il nome Hull Tigers sarebbe stato più appetibile a livello commerciale. Una votazione molto originale ebbe invece luogo a Leicester nel 2003. L’allora neo-proprietario John Holmes indisse una votazione per ripristinare l’originario nome di Leicester Fosse, a discapito di Leicester City. Durante l’intervallo di una partita casalinga vinta 4-0 contro il Wimbledon, i tifosi alzarono dei fogli che riportavano la lettera C su un lato e la F sull’altro. Il plebiscito di C, a favore di City, fu tale che a fine gara lo speaker comunicò l’effettiva esecuzione del conteggio che confermava la denominazione corrente, annunciando che "Il City rimarrà City per sempre".

In altri casi, cambi di proprietà o riallocazione di società calcistiche hanno portato a drastiche decisioni del board. È questo il caso dell’Austria Salzburg, diventata Red Bull Salzburg nel 2005 cambiando persino colori sociali. Un’altro caso britannico divenuto celebre per le sue controversie è quello dell’MK Dons, denominazione decisa in seguito allo spostamento del Wimbledon nella città di Milton Keynes. In entrambi i casi, le decisioni dispotiche hanno generato una fiera reazione delle tifoserie originali, le quali hanno fondato delle società fenice che portano il precedente nome. In Spagna l’esempio più eclatante è stato quello dell’attuale Club Atlético de Madrid: nato come succursale madrilena dell’Athletic Club sotto il nome di “Athletic Club (Sucursal de Madrid)”, nel 1939 passò ad essere rinominato Athletic Aviación Club per un accordo con il Club Aviación Nacional e poco dopo Club Atlético Aviación, in seguito alla legge che vietava anglicismi. Terminato il vincolo con l’Aeronautica Militare spagnola, nel 1947 assunse finalmente l’attuale denominazione.

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