
La crisi dell’Estadio de Vallecas Cosa sta succedendo al Rayo Vallecano?
L’Estadio de Vallecas, lo stadio del Rayo Vallecano, ha una storia quasi centenaria, durante la quale ha attraversato periodi di splendore, teatro di grandi risultati sportivi, e di miseria, adibito a campo di detenzione. Anima pulsante di quello che è considerato il quartiere più grande d’Europa, situato nella zona sud est di Madrid, l’impianto è parte identitaria dell’area in cui sorge e del club calcistico a cui è indissolubilmente legato. Oggi la sua atmosfera d’altri tempi, idolatrata da tutti gli amanti di un calcio dal sapore vintage, sta vivendo una situazione di degrado ed abbandono istituzionale, che ha portato il Rayo a disputare una gara casalinga lontano da Vallecas. Reo protagonista di questa situazione senza controllo è lo stesso patron del club, Raúl Martín Presa, che tanto vorrebbe lasciare l’attuale impianto, anche a costo di trasferire la squadra dal quartiere. Al contrario suo, però, sia gli enti governativi che i tifosi soprattutto non prendono minimamente in considerazione la possibilità di lasciare lo stadio.
Le origini del Campo de Vallecas nel 1930
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Il 23 gennaio 1930 inizia ufficialmente la storia dello stadio in origine chiamato Puente de Vallecas. A disputarvi le gare, però, non è il Rayo Vallecano, bensì il Racing Club de Madrid, club originario del quartiere Chamberí che sceglie questo luogo per costruire la propria casa. Costato 800 mila pesetas, il club pagherà a caro prezzo questo trasloco, indebitandosi gravemente e per questo costretto ad organizzare la più classica delle tournée nelle Americhe, molto in voga all’epoca, per raccogliere soldi. L’Athletic Club de Madrid, diventato poi Atlético de Madrid, prova a comprare un anno più tardi il campo a metà prezzo, ma la trattativa salta ed il campo diventa un tracciato di dirt track.
Nel 1932, anno in cui il Racing Club de Madrid giunge al fallimento, viene rinominato Campo de Vallecas e qui l’Atlético giocherà sporadicamente per qualche stagione negli anni precedenti alla guerra civile spagnola. Nell’aprile 1939 lo stadio vive il momento più triste della sua storia, diventando uno dei 300 campi di concentramento organizzati dal caudillo Francisco Franco per detenere i repubblicani vinti. Qui 9500 persone, per circa quindici giorni, furono tenute prigioniere in condizioni di disumane, portandole alla malattia e alla morte nel peggiore dei casi.
Dopo la guerra lo stadio viene risistemato, danneggiato come tutta la zona di Vallecas dai bombardamenti del Bando Nacional e tra il 1940 e il 1943 è nuovamente terreno di casa dell’Atlético che qui vince due campionati. Nel 1944 il club torna allo stadio Metropolitano, omonimo di quello attuale, con l’impianto di Vallecas che passa in mani statali e perde rilievo, ospitando semplici tornei amatoriali e match di baseball.
Il periodo come campo di detenzione franchista
Nel 1957/58 il Campo de Vallecas diventa finalmente terreno di gioco del Rayo Vallecano, che in precedenza giocava in altre strutture di Vallecas. Questo momento segna l’inizio di un legame indissolubile tra club, quartiere e il rispettivo stadio. Vi gioca fino al 1972, anno in cui si effettua la demolizione del Campo de Vallecas e comincia la costruzione del nuovo impianto, ubicato nello stesso luogo. Il Nuevo Estadio de Fútbol de Vallecas viene inaugurato quattro anni più tardi, il 10 maggio 1976, debuttando l’anno seguente per la prima storica stagione in Primera División del Rayo. Durante i suoi 50 anni di vita quello attualmente chiamato Estadio de Vallecas ha vissuto altalene sportive sul rettangolo verde, mentre fuori tutto sembra rimasto bloccato nel tempo, dando un sapore vintage irreplicabile.
Lo stadio dispone di due tribune e una gradinata popolare, mentre sull’altro lato dietro la porta sorge un muro alto che oggi ricorda le vittime del Covid-19, lasciandosi alle spalle una schiera di palazzi da cui le persone guardano direttamente la partita. Fino al 2011 è stato l’unico stadio delle categorie superiori spagnole ad avere una recinzione attorno al campo, rimossa poiché non più adempiente all’iniziale funzione di sicurezza. L’accesso agli spogliatoi avviene attraverso un portone che dà direttamente sulla strada, con i calciatori di casa che raggiungono a piedi, tra la gente, dopo aver parcheggiato la propria macchina nei dintorni. Gli stessi spazi interni, nella parte sotto le gradinate, ospitano le sedi delle federazioni madrilene di ping-pong, scacchi, boxe e biliardo. Infine, simbolo dell’ambiente d’altri tempi, è la modalità d'acquisto dei biglietti: non esiste una biglietteria online ma solo fisica. Perciò, se si vuole assistere alla partita, bisogna mettersi in coda con tanta pazienza nella mattinata in cui viene aperta la vendita, aspettando il proprio turno per arrivare ai botteghini ed acquistare i biglietti rimasti, riempiendo i 14.708 seggiolini.
Il caso Conference League
L’aspetto molto dilettantistico dell’Estadio de Vallecas è al contempo motivo di scherno come di adorazione dalle tifoserie spagnole e le rispettive formazioni. Quello che però sta accadendo durante questa stagione oltrepassa questi discorsi e definisce direttamente una situazione di insicurezza e di incuria della struttura che preoccupa tutti. Lo stadio di Vallecas, da motivo di vanto, è passato ad essere oggetto di vergogna ed umiliazione per la tifoseria, a causa di una serie di inefficienze che si protraggono da inizio stagione. Le prime preoccupazioni sono sorte ad agosto quando si temeva che, date le condizioni della struttura, la UEFA non desse il via libera al Rayo per disputare le gare di Conference League in questa location. Grazie ad una serie d’interventi straordinari questo pericolo è stato sventato, salvando lo storico ritorno di una competizione europea a Vallecas, 25 anni dopo la prima volta.
Iniziata LaLiga, ecco l'impossibilità logistica di accogliere le tifoserie ospiti a cui vengono rimborsati i biglietti della partita. Lo stadio è infatti l’unico a non avere un vero e proprio settore ospiti con barriere, così fino a dicembre in campionato non è stata aperta la vendita per una zona ospite, con tifosi costretti a sparpagliarsi in altri settori. Durante la gara di debutto con il Barcellona le varie peñas organizzano uno sciopero del tifo per denunciare l’abbandono della presidenza, riguardante molteplici casi. L’incuria si estende al centro d’allenamento, con i giocatori costretti a sospendere gli allenamenti, all’abbandono della squadra femminile oltre alle condizioni del terreno di gioco dello stadio e la scarsa igiene di vari ambienti. All’esterno della struttura si accumulano rifiuti e bottiglie di vetro, all’interno si assiste a fili elettrici pendenti, bagni allagati e senza luce e spazi caratterizzati da escrementi di uccello. Il tutto si inserisce in un contesto di conflitto tra Raúl Martín Presa, contestato presidente del Rayo, e Isabel Díaz Ayuso, presidentessa della Comunidad de Madrid proprietaria del campo. Presa da tempo sostiene la necessità di costruire un nuovo stadio per il Rayo, dentro o fuori dal quartiere, Ayuso è fautrice invece di un’opera di ammodernamento dell’attuale impianto.
Presa contro Comunidad de Madrid: nuovo stadio o restyling?
Tornando alle peripezie stagionali, si arriva alla sfida di novembre contro i polacchi del Lech Poznań, che fa esplodere il caso stadio a livello internazionale, schernendo con un video sui social le condizioni degli spogliatoi, con un muro di casse d’acqua e asciugamani di colori diversi. A dicembre la prima tifoseria spagnola accolta è quella del Real Betis, con il settore ospiti delimitato assurdamente da una rete da volley. Le condizioni del campo, precarie da inizio anno nonostante varie riseminature, sono costantemente denunciate dai club ospiti così come da Iñigo Pérez, allenatore del Rayo e dai suoi giocatori, che definiscono vergognose le condizioni di lavoro. Proprio per questo motivo, lo scorso 7 febbraio, si è toccato il fondo: LaLiga, a poche ore dal fischio d’inizio, annuncia il rinvio per Rayo-Real Oviedo, a causa del cattivo stato del terreno di gioco.
@elchiringuitotv Y tras la suspensión del partido... ¡Así está el césped del estadio del Rayo Vallecano! #elchiringuitotv #tiktokfootballacademy #deportesentiktok sonido original - El Chiringuito TV
Scoppia la protesta fuori dallo stadio, con centinaia di tifosi che sfidano la pioggia e manifestano contro Presa, esasperati dalla situazione. Passa una settimana e viene deciso previamente che Rayo-Atlético si giochi al Butarque di Leganés. Lo stadio di Vallecas, riseminato, è tornato ad ospitare il Rayo lo scorso sabato contro l’Athletic Club, dopo più di un mese di obbligato esilio, in una cornice di cartoncini con su scritto SOS mostrati da tutti gli spettatori. Diventa facile pensare che Presa stia volontariamente esacerbando le già pessime condizioni dello stadio per rafforzare la sua tesi, secondo la quale il trasferimento del Rayo in un’altra struttura sia fondamentale per la sopravvivenza del club, pur trovando il fermo rifiuto del popolo rayista a vedere i propri beniamini in un altro sito. Dal canto suo la Comunidad de Madrid, mira concretamente all’ampliamento a 20 mila posti dell’attuale impianto, con un piano per il restyling già presentato dallo studio d’architettura AGAS. Nonostante il ritorno a Vallecas, le condizioni dello stadio rimangono precarie, rappresentando un’incognita ogni settimana. La preoccupazione dei tifosi aumenta, a maggior ragione ora che ci si trova in prossimità delle gare ad eliminazione diretta di Conference League.























































