Cosa ci raccontano le immagini di Messi al Mondiale Istantanee della superstar, dell’uomo e del culto che lo circonda

Quello che Lionel Messi sta facendo al Mondiale è sotto gli occhi di tutti. Letteralmente, e a qualsiasi latitudine. Basta accendere la televisione, entrare in un bar, scrollare un social o la home di un giornale. Messi, ovunque. E non potrebbe essere altrimenti: ha segnato otto gol in sei partite, infranto o ritoccato una lunga serie di record, e portato l’Argentina in semifinale, dove attende l’Inghilterra. A 39 anni, sei Mondiali all’attivo.

Il mondo intero lo guarda, lo celebra, sfoglia una galleria di immagini che è già una collezione. Alcune raccontano il calciatore che continua a decidere le partite, come se il tempo non passasse mai. O come, meglio, se ne stesse scherzando il senso. Fa soft hiking in campo per settanta minuti a partita, concentra il suo sforzo in pochi frangenti, e alla fine sono puntualmente quelli decisivi.

Cosa ci raccontano le immagini di Messi al Mondiale Istantanee della superstar, dell’uomo e del culto che lo circonda | Image 626943
Cosa ci raccontano le immagini di Messi al Mondiale Istantanee della superstar, dell’uomo e del culto che lo circonda | Image 626944
Cosa ci raccontano le immagini di Messi al Mondiale Istantanee della superstar, dell’uomo e del culto che lo circonda | Image 626945
Cosa ci raccontano le immagini di Messi al Mondiale Istantanee della superstar, dell’uomo e del culto che lo circonda | Image 626946
Cosa ci raccontano le immagini di Messi al Mondiale Istantanee della superstar, dell’uomo e del culto che lo circonda | Image 626947

Altre istantanee mostrano un uomo che forse non aveva mai mostrato un ventaglio così ampio di emozioni. Perché se il Qatar gli ha restituito una nuova serenità con la nazionale, e se in questo Mondiale si è regalato lacrime di commozione ed enormi sorrisi, nei suoi occhi si è visto anche altro. La frustrazione per i rigori sbagliati, la disperazione dopo lo 0-2 dell’Egitto, la paura di intravedere la parola fine.

Altre immagini emblematiche sono quelle del mondo che guarda, vive, usa Messi. La missione di chi gioca con lui, e per lui. Il modo in cui viene raccontato, avvicinato da avversari e addetti ai lavori, un esercito di adepti che attraversa i continenti.

Come Lionel Messi è diventato il protagonista assoluto del Mondiale

L'Argentina è arrivata in semifinale, ma la storia sembra soprattutto il viaggio di Messi. Lo lasciano intendere i media, i tifosi e perfino lo spogliatoio albiceleste, dove si canta "per l'ultimo Mondiale di Leo". Era così già in passato, nel bene e nel male, nel trionfo di quattro anni fa come nelle spedizioni più fallimentari: la sensazione è sempre che sia l’Argentina, e non viceversa, a completare la storia del proprio numero 10.

Messi non fa molto per alimentare tutto ciò. È sempre stato il suo calcio, non le parole, a reclamare il centro della scena. Le sue ultime interviste sembrano quasi un tentativo di normalizzare in qualche modo la narrativa che lo circonda, ma è uno sforzo vano, che il più delle volte si esaurisce semplicemente nel porre un limite al tempo e al numero di emittenti a cui si concede nei post partita.

Per ragioni di contesto e di epica sportiva, le spropositate attenzioni che sta ricevendo appaiono inevitabili. Prima e dopo le partite vediamo la caccia ossessiva dei giornalisti, durante i 90 minuti le telecamere ci mostrano ogni sua reazione, o non-reazione, ai momenti che segnano la trama del torneo argentino. Ogni allacciata di scarpe, del resto, potrebbe essere la sua ultima in un Mondiale, e di mezzo ci sono pure i record di gol, assist e presenze che sta consegnando ai libri di storia. E così ogni esultanza diventa un pezzo di storia, ogni giocata si traduce in milioni di visualizzazioni, ogni sguardo e ogni smorfia viene psicoanalizzata. Praticamente un reality show di 31 giorni e 8 partite, in attesa di capire se l’ultima sarà una finale per l’oro o il bronzo.

A chi arrivasse da un pianeta lontano e non avesse mai sentito parlare di Lionel Messi, basterebbero alcuni frame di queste settimane per intuire cosa abbia rappresentato per il calcio negli ultimi vent’anni, e cosa rappresenti ancora. In un Mondiale dominato sportivamente e mediaticamente dallo star system, come dicono oltreoceano, Messi è la superstar più luminosa, dentro e fuori dal campo. Il centro gravitazionale del racconto. Lo abbiamo visto sui social, ad esempio, dopo i sedicesimi contro Capo Verde. Si era appena consumata la partita più importante nella storia calcistica del piccolo paese africano, ma i profili Instagram dei suoi giocatori parevano raccontare un’altra storia: quella di aver giocato contro Messi, ed evidentemente per molti di loro era un traguardo quanto aver giocato un Mondiale. "Sì, dopo la partita tutti volevano una foto con me, o la mia maglia", ha scherzato Leo, "ma in campo mi hanno preso a calci per 120 minuti". Una scena che ricorda quelle del Dream Team americano a Barcelona '92.

Il racconto dell'ultimo viaggio con l'Argentina

Per anni con la maglia dell’Argentina abbiamo visto la versione più vulnerabile di Messi. Tanta frustrazione, a tratti rassegnazione. Dopo le eliminazioni ai Mondiali, le finali perse di Copa America, in quella che è stata a lungo una maledizione, tanto da scegliere di ritirarsi, salvo poi fare dietrofront. I grandi tornei con la Seleccion, fino a Qatar 2022, nei suoi ricordi sono per lo più incubi. Oggi invece l’angoscia di dover vincere, finalmente, non sovrasta le altre emozioni, ha lasciato spazio al resto. Ed eccoci a Messi che mostra tutte le emozioni possibili nell’arco delle sei partite giocate finora. Sorridere meravigliato, quasi incredulo, guardando la sua gente dopo la tripletta all’esordio. Esultare stringendo i pugni con la fame agonistica dei giorni migliori, dopo aver pareggiato i conti contro l’Egitto. Ma anche avvicinarsi nervoso al dischetto e poi restare con lo sguardo appeso al nulla, dopo un rigore sbagliato. I due errori dagli undici metri di queste settimane rappresentano peraltro un record negativo nella storia del torneo, nello stesso Mondiale in cui Messi sta riscrivendo ogni primato possibile.

C’è una fotografia che descrive il carico emotivo più di tutte le altre. Quella che immortala le lacrime di Messi dopo la rimonta negli ottavi, una delle più incredibili nella storia della Coppa del Mondo. È un’immagine rara, per uno che in carriera ha vinto 46 titoli, 8 palloni d’oro, sostanzialmente tutto quello che si poteva vincere. Per qualche minuto, sotto di due gol, con Opta che dava all’Argentina lo 0.6% di probabilità di vittoria, era finito tutto in secondo piano. Ha visto avvicinarsi la fine della sua vita con la nazionale, e si stava misurando - lui, e tanti di noi davanti alla tv - con l’impreparazione emotiva per questo momento. Poi nel giro di pochi minuti sono arrivati l’assist per Romero, il gol del pari, il 3-2 di Enzo Fernandez, e quindi la festa e le lacrime di commozione. Una gioia liberatoria che mostrava tutta l’umanità del supereroe, e la anche la voglia di un’impresa impensabile per chi è arrivato ai 35 anni avendo vissuto il Mondiale come un’ossessione. Lo ricordate in ginocchio, a Doha, dopo il rigore decisivo di Montiel? Le lacrime di settimana scorsa avevano un sapore simile.

Tra record, emozioni e culto popolare

"Noi giochiamo e diamo tutto perché la sua ultima partita non arrivi mai", ha detto Leandro Paredes. Prolungare un tango che l’Argentina sa essere irripetibile, una missione quasi sacra. Lo si era intuito alla vigilia del torneo, quando per il compleanno di Messi ogni compagno si era presentato con una maglietta diversa, ciascuno con una fotografia che lo ritraeva insieme al numero 10. E lo si è visto dopo la stessa rimonta contro l'Egitto, quando lo hanno lanciato in aria tra gli olè del pubblico.

Le immagini che sono arrivate nelle ore dopo da Kansas City, e ancora di più da Buenos Aires e altre città argentine, mostrano piazze piene, cori, bandiere, maglie con il 10 e la faccia di Messi da tutte le parti. E lo stesso succedeva anche dall’altra parte del mondo, in Bangladesh, dove da tempo migliaia di tifosi seguono l’Albiceleste come la propria nazionale, e dove Messi è il volto di una vera e propria fede laica.

Cosa ci raccontano le immagini di Messi al Mondiale Istantanee della superstar, dell’uomo e del culto che lo circonda | Image 626950
Cosa ci raccontano le immagini di Messi al Mondiale Istantanee della superstar, dell’uomo e del culto che lo circonda | Image 626951
Cosa ci raccontano le immagini di Messi al Mondiale Istantanee della superstar, dell’uomo e del culto che lo circonda | Image 626952
Cosa ci raccontano le immagini di Messi al Mondiale Istantanee della superstar, dell’uomo e del culto che lo circonda | Image 626953
Cosa ci raccontano le immagini di Messi al Mondiale Istantanee della superstar, dell’uomo e del culto che lo circonda | Image 626954

Poi c'è una fotografia che racchiude tutto questo. Uno scatto che ritrae Messi camminare lungo la linea di fondo, prossimo a battere un calcio d'angolo. Intorno a lui, sugli spalti, migliaia di argentini si affacciano l'uno sull'altro per applaudirlo, fotografarlo o semplicemente guardarlo. È il ritratto di un legame più profondo del calcio, di un culto che, in Argentina, per decenni è sembrato un’esclusiva riservata a Maradona. Messi ci ha impiegato più tempo per arrivarci, gli sono servite anche sconfitte e delusioni, e infine una Coppa del Mondo che ha cambiato per sempre la sua storia. Oggi quella dimensione è sua. El más grande.

Continua a leggere