I tagli di capelli più iconici nella storia dei Mondiali Da Ronaldo a Haaland

Lisci o ricci, tinti o naturali, brutti o belli, poco importa, da sempre il Mondiale è una vetrina per i più disparati tagli di capelli. In alcuni casi è la peculiarità o il colore a renderli iconici, in altri casi il calciatore è talmente popolare da dare il via a dei trend nonostante tagli senza troppa creatività. Che sia l’abito a fare il monaco o il monaco a fare l’abito, la sola costante è che non esiste calciatore che si rispetti senza un rapporto ossessivo con il parrucchiere. Addirittura, in alcuni casi, queste due entità sono talmente congiunte da dare vita a stratagemmi per sfoggiare il taglio perfetto a pochi minuti dal calcio di inizio. Ma quali sono le icone che hanno definito questa tendenza? E come si è evoluta negli anni?

Ronaldo e il taglio più memorabile di sempre

Quando si pensa ai Mondiali di calcio, si pensa al Brasile, e quando si pensa al Brasile non può che saltare alla mente la squadra campione nel 2002. Per chi fosse dotato di un particolare gusto dell’orrido, invece, il primo ricordo di quella Seleção non può che essere l’immagine di Ronaldo Luís Nazário de Lima, per gli amici il Fenomeno, con quel sorriso sornione stampato sulla faccia appena sotto uno dei tagli di capelli più brutti mai visti.

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Immagina essere un difensore, trovarti a dover prestare la massima attenzione a uno degli attaccanti più pericolosi mai visti sul rettangolo di gioco e posare gli occhi su quella ciocca a mezzaluna appiccicata sulla fronte, in cima a una testa rotonda totalmente rasata. Un abominio tale che Ronaldo stesso, ad anni di distanza, ha dovuto chiedere scusa a tutte le povere madri brasiliane che si sono trovate costrette ad arrendersi alle rumorose richieste dei figli desiderosi di emulare il proprio idolo.

Anche perché, sì, quel taglio è diventato un fenomeno globale al pari del suo portatore e forse tutt’ora si tratta del più memorabile nella storia dei Mondiali. Un po’ perché quella Seleção ha vinto la Coppa come uno dei nuclei più talentuosi di sempre, un po’ perché la Scarpa D’Oro è andata proprio a Ronaldo, autore di otto reti, un po’ perché è l’immagine del coronamento della storia di commovente riscatto del giocatore.

Lo stesso taglio di capelli fu infatti pensato come un modo di alleggerirsi da tutta la pressione incombente sia sulla squadra, sia sul giocatore stesso, reduce dal celebre doppio infortunio al ginocchio che nel 2000 rischiò di mettere fine alla sua carriera. Due anni, un taglio di capelli orrendo e una Coppa del Mondo vinta dopo, si trovò ad alzare il suo secondo Pallone d’Oro con un lieto - per quanto esteticamente rivedibile - fine.

Dal Divin Codino alle ponytail più famose

Negli Stati Uniti, che assieme a Messico e Canada ospitano questa Coppa del Mondo 2026, si ricorderanno molto bene di Roberto Baggio, che dopo i Mondiali americani del 1994 fu riconosciuto globalmente come Pony Tail - la versione anglofona di quello che in Italia è passato alla storia come il soprannome Divin Codino. Negli anni '90, i capelli di Baggio rappresentavano un unicum: già ai Mondiali di Italia 90 quell’acconciatura così folta e riccia aveva avuto una certa risonanza, ma il codino con le trecce di USA 1994 fu qualcosa di rivoluzionario. Per ammissione dello stesso Baggio, ai tempi le fasce per capelli non erano ben viste, e in un club rigido come la Juventus ancora di più, rendendo piuttosto problematico per i capelloni come lui giocare mantenendo una visuale pulita. Per il giocatore, quei mesi in Nazionale devono essere stati uno sfogo non da poco, consentendogli finalmente di poter raccogliere i propri capelli in un codino, finendo con lo sfoggiare la versione con le trecce divenuta famosa in tutto il Mondo.

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A influenzare questa decisione fu l’incontro a Sportilia, alla vigilia della partenza per gli Stati Uniti, con una cameriera originaria di Guadalupe, alla quale Baggio chiese di acconciare i propri capelli esattamente come i suoi. Arrivato in territorio americano, fece lo stesso con lo staff dell’albergo, portando avanti una tradizione terminata momentaneamente solo nel 1997, ai tempi del Bologna, quando decise di tagliarlo per una scommessa.

Una coda di cavallo più canonica, quasi un decennio dopo, sarà quella del portiere dell’Inghilterra ai Mondiali del 2002, David Seaman. Il segreto per quella ponytail perfetta? Un baffo da pornodivo anni '70 altrettanto singolare, capelli lisci e mezza confezione di gel per essere sicuri che nemmeno un capello finisse in fronte, a sentire i racconti dell’estremo difensore. Quel codino ha contribuito enormemente alla fama di Seaman, facendo inoltre dimenticare un suo errore costato proprio l’eliminazione al Mondiale 2002, un lob tutt’altro che imprevedibile su una punizione di Ronaldinho dalla lunghissima distanza. Anche il portiere inglese opterà per un taglio netto più avanti, nel 2007, ma per scopi più nobili di quelli di Baggio, cioè la donazione simbolica della ciocca di capelli in occasione di una raccolta fondi per la Fondazione Bobby Moore. Seaman ha rivelato di aver conservato il codino per anni in un cassetto, incapace di liberarsene del tutto a causa del valore affettivo.

Beckham, Neymar e l'era della sperimentazione

I Mondiali 2002 in Giappone e Corea del Sud hanno regalato numerose soddisfazioni tricologiche. Compagno di squadra di Seaman e avversario di Ronaldo proprio in quella edizione è stato David Beckham, sex symbol e icona inglese, che più di chiunque altro ha sperimentato tagli di capelli diversi nel corso della propria carriera. Le mèches bionde più famose nella storia del calcio sono comparse in varie forme, da quella più sbarazzina di media lunghezza degli anni '90 alla (ennesima) coda di cavallo per legare capelli lunghi fino alle spalle nella metà degli anni 2000, dopo un periodo intermedio a sperimentare vari tagli e stili - incluse delle trecce nel 2003 sulla falsariga di quelle di Allen Iverson, rinnegate da Beckham poiché proprio con quelle cornrows si presentò all’incontro con Nelson Mandela nel 2003.

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Ma torniamo indietro di un anno, al 2002. Nel giro di mesi, il baby mohawk delle qualificazioni diventa un buzz cut, prima di passare alla versione semi-definitiva con gli spiky hair biondi gellati. Ai Mondiali, una variante ha dato vita al celeberrimo Faux Hawk, la cresta platinata inconfondibile eletta proprio lo scorso mese dai britannici - in un sondaggio di viagogo uscito sul tabloid The Sun - come il taglio più iconico nella storia dei Mondiali di calcio, battendo di poco un altro fuoriclasse del settore come Paul Gascoigne.

E a proposito di Beckham e fuoriclasse di settore, l’erede contemporaneo della leggenda inglese è senza alcun dubbio Neymar Jr., non tanto in termini calcistici quanto di sperimentalismo sulla propria testa. O’Ney ha ammesso più e più volte di aver copiato i look di Becks nel tentativo di replicarne lo stile unico, ripetendo colorazioni e tagli nel corso della propria carriera, inclusa quella internazionale.

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Ai Mondiali del 2014 in Brasile, Neymar si è presentato di fronte al proprio pubblico con un altro finto mohawk di un biondo ossigenato sulle punte in pieno contrasto con le radici più scure, differenziandosi però dal taglio di Beckham del 2002 nell’undercut laterale e nel ciuffo stirato e pettinato in avanti al posto dell’usuale cresta. Luminosità di quel biondo tornata anche nel 2022, a tutta testa, sebbene l’acconciatura del giocatore brasiliano più rumorosa ai Mondiali resti quella in Russia di quattro anni prima, cambiata addirittura a torneo in corso.

L’esordio con un altro mohawk dal voluminoso ciuffo dorato con sfumatura a cascata passato alla storia come Spaghetti haircut, sempre affiancato da un undercut laterale e in questo caso da una V netta incisa sulla nuca, è infatti diventato un fenomeno immediatamente virale e globale. Troppo, per O’Ney, che già nelle partite seguenti opterà per un taglio importante alla parte superiore, nonostante la versione originale sia tornata - con una colorazione bionda più metallizzata ma la medesima V sopra il collo - alla vigilia del Mondiale di quest’anno, prima di adoperare un altro taglio netto a gironi in corso.

Quando il colore diventa protagonista

Il maggiore impatto cromatico mai avuto su una partita ai Mondiali lo detiene senza alcun dubbio l’intera Nazionale della Romania, che durante l’edizione del 1998 in Francia optò per una decolorazione di squadra, presentandosi in campo nell’ultima gara del girone contro la Tunisia con undici giocatori totalmente biondi - fatta eccezione per il portiere Bogdan Stelea, purtroppo o per fortuna calvo - per celebrare il passaggio del turno. Un gesto tanto iconico quanto maledetto, una hybris di titanica natura, come cercò di spiegare l’allenatore Anghel Iordănescu: non solo la Romania, seppur già certa della qualificazione, pareggiò quella partita con la Tunisia, ma fu eliminata successivamente dalla Croazia e da quel momento non ha più rimesso piede ai Mondiali. Gli dei della decolorazione non perdonano.

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Ma per fortuna non esiste solo il biondo. Senza allontanarsi dall’edizione francese del 1998, l’allora difensore dell’Inter e della Nazionale nigeriana, Taribo West, scese in campo con i suoi celebri dreadlock raccolti dietro la nuca e in ciuffetti appuntiti sulla sommità della testa, ma tinti di verde, un richiamo alla bandiera della Nigeria. Questa attenzione ai colori sociali della squadra non era comunque una novità per West, già noto al pubblico italiano per una colorazione blu e dorata dei dread sulla rasatura scura nelle gare con l’Inter.

Tra le edizioni più recenti, infine, da elogiare è la creatività di Team USA ai Mondiali del 2022. Deandre Yedlin, altro fenomeno della creatività tricologica, è sceso in campo in Russia con un taglio molto corto e pulito, biondissimo, ma con un’interruzione all’altezza della nuca, dove compariva un tatuaggio geometrico direttamente sui capelli - tre figure di forma triangolare accostate l’una all’altra, tinte di rosso o lasciate bionde in base alla preferenza del difensore statunitense. Accanto a lui, il compagno Weston McKennie, con i suoi usuali ricci tinti di rosso, bianco e blu.

La Colombia degli anni Novanta e i capelli diventati leggenda

La Nazionale colombiana degli anni '90 non si dimentica facilmente. Talenti come Faustino Asprilla e Freddy Rincón hanno calcato relativamente a lungo i maggiori campionati europei, incluso quello italiano, mentre icone come Carlos El Pibe Valderrama e il portiere René Higuita hanno goduto di un’influenza globale nonostante la quasi totale permanenza in squadre locali o americane (a parte brevi parentesi oltreoceano). Su questo hanno inciso soprattutto le tre apparizioni consecutive ai Mondiali tra 1990 e 1998, e in generale la fama internazionale di quella squadra così sfrontata, nonostante l’assenza di risultati di rilievo.

Valderrama in particolare, il cui soprannome El Pibe è di origine argentina e dovuto a un amico del padre, è stato il volto di quella Nazionale sia per la lunghezza del proprio tenore, sia per il ruolo di capitano, sia per quegli inconfondibili capelli afro biondissimi che da questa parte dell’Oceano gli sono costati il soprannome di Gullit Biondo. Secondo un aneddoto a metà tra verità e leggenda raccontato dal giocatore, gli fu addirittura offerto, alla vigilia di USA 1994, di rasarli a zero per ragioni pubblicitarie, proposta che rifiutò assieme a due milioni di dollari. Quei capelli, effettivamente, non si possono comprare.

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Meno talentuoso e celebre, sulla carta, René Higuita, che con la Colombia ha partecipato solamente al Mondiale di Italia 90, comparendo a propria volta con dei voluminosi ricci scuri ad accompagnarne le giocate folli. Folli, come la palla persa a metà campo nel tentativo di dribblare Roger Milla, attaccante del Camerun, al quale bastò appoggiare il pallone nella porta sguarnita per portare i suoi ai quarti di finale - papera valsa al portiere colombiano il soprannome di El Loco. Una macchia lavata via solo da una giocata ancora più folle, ma di successo, qualche anno dopo, in un’amichevole contro l’Inghilterra: il leggendario scorpione consegnato a imperitura memoria.

Messi e Cristiano Ronaldo: i GOAT dei trend

A volte non serve eccessiva creatività per essere iconici, soprattutto per un calciatore. Per chi è abbastanza bravo da distinguersi rispetto a tutti gli altri sul campo, è la fama ad arrivare come attratta da un campo magnetico, accompagnata da milioni e milioni di discepoli. Questo, su tutti, è il caso di Lionel Messi, che con la maglia dell’Argentina non si è mai contraddistinto per pettinature peculiari o sopra le righe (anzi). A differenza però dei trend che ha ispirato, come quello avviato dal 2018 e proseguito negli anni successivi, specialmente a ridosso dei Mondiali, per mano di numerosi fan: un hair tattoo con il ritratto di Messi stesso sulle loro teste. Qui siamo alla meta-capigliatura iconica.

Guardando all’altro GOAT, invece, c’è un po’ più di creatività, nonostante una sobrietà costante ai Mondiali. Prima di passare al taglio corto, quasi dal rigore militare, Cristiano Ronaldo ha infatti sperimentato lo spaghetti haircut simil Neymar più volte, con indosso le maglie di Real Madrid e Portogallo, pur optando per un biondo meno accecante, ma questo look non è mai comparso sul palcoscenico Mondiale.

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L’unico, vero tocco memorabile è il taglio a zigzag sul lato destro della World Cup 2014. Divenuto virale poiché non troppo apprezzato, alcuni supporter hanno cominciato a diffondere un background fittizio per cui si sarebbe trattato dell’imitazione della cicatrice sulla testa di un giovane fan, dovuta a un’operazione chirurgica. Sebbene questa storia non sia mai stata verificata, ha contribuito alla fama di quel taglio, anche perché Ronaldo in quel periodo si era davvero occupato di tutte le spese mediche per l’assistenza di Erik Ortiz Cruz, bambino di dieci mesi spagnolo malato di displasia corticale.

Capelli iconici al Mondiale 2026

Capelli è lo sponsor tecnico della tanto amata Capo Verde, ma non parleremo di questo. Il trend del Mondiale 2026 è quello di portare tagli corti dalle rasature nette laterali, sullo stile di Jude Bellingham e Vinícius Júnior, concedendo un minimo più di volume ai ricci nella parte superiore. Ancora più corto, invece, il buzz fade di Kylian Mbappé, che ha scelto di essere il più aerodinamico possibile.

Un po’ più di varietà arriva dalla freschezza del giovanissimo talento spagnolo Lamine Yamal, che si è affidato all’hairstylist Wagner Tenorio per l’occasione. Il risultato ha portato a highlights biondi sui ricci scuri naturali del giocatore del Barcellona, in modo da farlo apparire baciato dal sole, citando Tenorio alla lettera. Quanto alla lunghezza, i capelli cadono sull’intera fronte di Yamal, sostenuti dalla canonica fascia adidas, bianca o nera in base alla preferenza del giocatore, che richiama un po’ il look del primo Neymar Jr. ai Giochi Olimpici del 2002.

Infine, una menzione la merita senza dubbio la foltissima chioma bionda di Erling Haaland, che sta diventando piano piano il dominatore assoluto di questi Mondiali dentro e fuori dal campo. Che siano raccolti o sciolti al vento, il capocannoniere della Nazionale norvegese sta diventando un fenomeno globale sui social grazie ai propri capelli: le sue giocate sono accompagnate da caption sul mondo delle principesse o dal celebre audio She was a fairy!, volutamente in contrapposizione con il suo stile da punta pesante, esplosiva e imperturbabile.

Barbieri itineranti e tagli last minute

Quella della World Cup 2026 in generale è una vera ossessione per i tagli di capelli, che ha travolto anche i tifosi. Come nel 2022, a Rio de Janeiro il barbiere Washington Santos ha riproposto il proprio taglio Hexa, termine portoghese per indicare la corsa al sesto titolo mondiale del Brasile, realizzando la bandiera della Nazionale sulla testa dei tifosi.

Uno dei nuovi fenomeni virali è invece quello dei barbieri itineranti, il più celebre dei quali è diventato David Arias, che ha deciso di regalare a turisti e spettatori tagli di capelli gratuiti fuori dal SoFi Stadium di Inglewood. Sui social si è diffusa in fretta la storia di Arias, reduce da undici anni di prigione, che ha scelto l’occasione per porre l’accento sull’importanza dell’inclusione sociale.

@latimes

For David Arias, a haircut is about more than appearance — it's a way to build community. After recently being incarcerated, Arias opened a barbershop and began offering free haircuts to soccer fans outside SoFi Stadium during the FIFA World Cup. He says the initiative is his way of giving back, not only to Los Angeles but to visitors from around the world gathering for the tournament. As thousands of fans arrive to celebrate the global event, Arias and his team are using their craft to create connections one haircut at a time, turning a simple service into an act of generosity and a symbol of second chances.

original sound - The Los Angeles Times

Ma la definizione di barbiere itinerante ha un significato a sé anche quando si parla di calciatori. Per evitare troppi spostamenti pubblici e distrazioni, infatti, alcune nazionali optano per portare direttamente in viaggio con la squadra i parrucchieri di fiducia, come Ahmed Alsanawi - conosciuto come A-Star sui social -, responsabile dei tagli di oltre metà della Nazionale inglese e parte del ritiro, fino a volo negli Stati Uniti per il Mondiale.

Il lavoro si svolge a stretto contatto con i giocatori, che a volte hanno richieste last minute alla vigilia della gara, soddisfatte da saloni pop-up allestiti direttamente nelle stanze d’albergo. Questo nello specifico è il caso di Maram Hammadi, parrucchiere e proprietario di un salone a Shoreline, poco lontano da Seattle, dove si è dovuto dirigere per entrare nell’hotel della Nazionale egiziana. Munito solo del suo borsone con due pezzi di ogni strumento e un paio di fidati colleghi, ad aspettarlo ha trovato i suoi idoli e ore di lavoro alla vigilia di ogni partita, diventando l’ennesima vittima e carnefice dell’ossessione Mondiale per i capelli.

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