
A che punto sono gli stadi che ospiteranno i prossimi grandi tornei? Non solo in Italia stiamo correndo contro il tempo per finire i cantieri
La scorsa settimana si è parlato molto della strada dell’Italia verso Euro 2032, e in particolare della questione stadi. La scelta delle cinque sedi – partendo da un unico impianto già pronto: l’Allianz Stadium di Torino – dipenderà dalla capacità di trasformare candidature e progetti in impianti pronti per l’Europeo. E dalle garanzie che nel frattempo si riusciranno a consegnare a FIGC e UEFA.
We took a look at the current state of the 14 Italian stadiums included in the Euro 2032 bid.
— nss sports (@nss_sports_) October 1, 2026
The only one already completed and compliant with UEFA requirements is Juventus’ Allianz Stadium in Torino, while the others are at very different stages.
A THREAD pic.twitter.com/5etBV3LxAy
La Turchia, che co-ospiterà gli Europei, parte da una posizione molto più avanzata. Ma guardandosi intorno, e allargando la prospettiva ad altri tornei internazionali in programma nei prossimi anni, c’è chi si trova in situazioni più simili alla nostra: tanti render, pochi stadi pronti e una corsa frenetica contro il tempo. Dall’East Africa all’Arabia Saudita, passando per Spagna, Marocco e Portogallo, ecco una panoramica di come il calendario dei prossimi grandi eventi sta impattando su cantieri, restauri, investimenti e trasformazioni urbane.
Turchia - Euro 2032
La candidatura turca poggia su un programma di costruzione di stadi portato avanti ben prima dell’assegnazione degli Europei, con una forte spinta politica e un ingente contributo pubblico, anche lontano da Istanbul. Già nel 2016 il Ministero dello Sport parlava di “decine di impianti in costruzione”: una politica che ha dotato anche città come Bursa (dove si trova lo stadio a forma di coccodrillo in cui ha giocato l’Italia la scorsa settimana), Konya, Trabzon, Antalya, Gaziantep ed Eskisehir di strutture moderne. Tutte figurano nel dossier consegnato all’UEFA per l’Europeo, insieme ai tre stadi di Istanbul – l’Atatürk e le case di Galatasaray e Fenerbahçe – e a quello di Ankara. La selezione delle cinque sedi, insomma, può attingere a un patrimonio in larga parte già disponibile.
Il principale cantiere è quello di Ankara, dove sul terreno del vecchio Stadio 19 Maggio ne sta sorgendo uno da circa 51mila posti, realizzato da TOKI, l’Amministrazione per lo Sviluppo Edilizio della Turchia. Già ad aprile la struttura principale risultava “completata al 95%”, con l’obiettivo dichiarato di terminare i lavori per l’inizio della stagione in corso. Una previsione che è poi slittata – oggi il cantiere è ancora attivo e manca una data ufficiale di inaugurazione – ma ovviamente ci si muove con larghissimo anticipo rispetto alla deadline fissata dalla UEFA nell’estate 2031.
Poi c’è il già citato Stadio Olimpico Atatürk, teatro delle finali di Champions League del 2005 e del 2023, e dunque casa di ricordi amari per l’Italia calcistica - o almeno per una sua parte. Si tratta della struttura più capiente del Paese e di una candidata sede per la finale, ma prima verrà intrapreso un lavoro di ulteriore ammodernamento, dopo quanto già ristrutturato – spogliatoi, hospitality, aree VIP, illuminazione, infrastrutture per i broadcaster, terreno in erba ibrida – in vista dell’ultima finale di Champions League.
Regno Unito e Irlanda - Euro 2028
Prima dell’appuntamento italo-turco, gli Europei passeranno da Inghilterra, Scozia, Galles e Irlanda. Euro 2028 si giocherà in nove stadi, tra strutture già allineate agli standard UEFA e piani più recenti di investimento. Dal quartier generale di Wembley al Tottenham Hotspur Stadium di Londra, da Hampden Park a Glasgow al National Stadium of Wales di Cardiff e all’Aviva Stadium di Dublino, fino a St James' Park a Newcastle e alla nuova casa dell’Everton sul Merseyside di Liverpool. E ancora: a Manchester l’ampliamento della North Stand dell’Etihad ha già portato la capienza oltre i 60mila posti, all’interno di un progetto che comprende anche nuove strutture commerciali e per l’ospitalità; mentre a Birmingham il restauro di Villa Park farà superare quota 50mila come capienza totale.
C’è infine un progetto che ha perso la sua corsa contro il tempo: Casement Park, stadio di Belfast incluso nel dossier iniziale, che è uscito dal progetto per l’Europeo dopo anni di ritardi e un forte aumento dei costi previsti. Nel settembre 2024 il governo britannico ha rifiutato di finanziare la ricostruzione nei tempi richiesti per Euro 2028, ritenendo troppo alto il rischio di non completarla in tempo. Il comitato organizzatore ha rivisto dunque il calendario del torneo, che si giocherà in nove sedi anziché dieci.
Il Mondiale itinerante del 2030
Passando dagli Europei al Mondiale, aumentano le dimensioni dell’impegno e, nel caso del 2030, anche le distanze geografiche. L’edizione del centenario coinvolgerà sei Paesi su tre continenti: il torneo principale si disputerà tra Spagna, Marocco e Portogallo, cui si aggiungono tre partite celebrative in Argentina, Uruguay e Paraguay.
Il dossier iniziale prevedeva undici impianti spagnoli, sei marocchini e tre portoghesi, ma la selezione delle sedi è in aggiornamento. In Spagna, Malaga e A Coruña hanno rinunciato, mentre Valencia e Vigo stanno cercando di entrare. La prima punta sul Nou Mestalla, da circa 70mila posti, dopo un’interminabile storia di lavori interrotti. A Saragozza è invece in costruzione la Nueva Romareda, da oltre 43mila posti, con l’obiettivo di accogliere nuovamente il Real Zaragoza nella stagione 2027/28. Intanto il Camp Nou di Barcellona punta ai 105mila spettatori attraverso un rifacimento, anche questo segnato da ritardi e finanziamenti aggiuntivi; mentre il ristrutturato Bernabéu di Madrid è l’argomento principale per la candidatura spagnola alla finale.
Proprio sulla finale si concentra la competizione con il Marocco, dove sta sorgendo il Grand Stade Hassan II: 115mila posti, un progetto di Populous e Oualalou+Choi che consegnerà a Casablanca il più grande stadio di calcio al mondo. Il Paese ha usato la Coppa d’Africa 2025 come test, con cinque dei sei impianti previsti per il Mondiale che hanno ospitato il torneo continentale. Il Prince Moulay Abdellah di Rabat è stato ricostruito, arrivando a circa 69.500 posti; quello di Tangeri è stato ampliato fino a 75mila; completano il programma gli impianti di Agadir, Marrakech e Fes. Sullo sfondo, una tematica sociale: gli investimenti in stadi, aeroporti e ferrovie hanno alimentato il conflitto sulle priorità della spesa pubblica, esploso nel 2025 nell’ondata di proteste giovanili riassunte dallo slogan “meno stadi, più ospedali”.
Il Portogallo porta tre strutture già disponibili: l’Estádio da Luz del Benfica e il José Alvalade dello Sporting a Lisbona, più il Dragão di Porto, tutti parte di quanto edificato per Euro 2004. L’iter si compone principalmente di adeguamenti e restauri, senza stadi da costruire da zero.
In Sudamerica, infine, si passerà dal Monumental di Buenos Aires e dal progetto del nuovo stadio ad Asunción; il progetto più simbolico e suggestivo, però, è il Centenario di Montevideo. Per lo storico teatro della finale del 1930 la federazione uruguaiana ha presentato un progetto di rinnovamento con cui adattarlo agli standard contemporanei, mostrando come anche una sola partita di FIFA World Cup possa rappresentare un’occasione per investire su un impianto.
Arabia Saudita - Mondiale 2034
Quattro anni dopo il Mondiale tornerà in Medio Oriente, dove il programma prevede una trasformazione radicale del patrimonio calcistico saudita che ad alcuni ricorderà – per ovvi motivi, non solo geografici – quanto visto prima di Qatar 2022. Al momento della candidatura il dossier comprendeva quindici stadi distribuiti tra Riyadh, Jeddah, Al Khobar, Abha e NEOM: quattro impianti da rinnovare, tre nuove strutture già in costruzione e otto progetti esistenti soltanto sulla carta.
Il cuore del torneo sarà il King Salman International Stadium di Riyadh, con i suoi 92mila posti e apertura prevista nel 2029. Questa la proposta inoltrata inizialmente alla FIFA per la cerimonia d’inaugurazione e la finale. A NEOM, invece, il dossier immagina – e noi, riusciamo? – un impianto su The Line che sembra arrivare dal futuro, con il terreno di gioco sospeso a 350 metri dal suolo. Solo il tempo ci dirà se tutto ciò vedrà mai la luce del sole, e con il passare del tempo stanno crescendo le perplessità.
Sono tutti progetti legati allo sviluppo di nuove destinazioni urbane e turistiche, e che affidano all’architettura e agli eventi sportivi una parte della promozione globale dell’Arabia Saudita. Il perimetro è noto: la trasformazione economica promossa dal governo e dal suo programma Vision 2030, con sport, turismo e intrattenimento inquadrati alternative, sul lungo periodo, agli introiti legati a fonti di energia non rinnovabili. La prima scadenza, comunque, è molto più vicina del 2034: l'anno prossimo il Paese ospiterà la Coppa d’Asia 2027, che transiterà per otto stadi e permetterà di sperimentare una parte di impianti, trasporti e logistica in allestimento per il Mondiale.
Coppa d’Africa 2027
Allargando la prospettiva oltre Mondiali ed Europei, una delle corse più serrate - non è una notizia - è quella di Kenya, Uganda e Tanzania verso la Coppa d’Africa 2027, in programma dal prossimo 19 giugno al 17 luglio. La prima edizione organizzata da tre Paesi, che riporterà il torneo in East Africa dopo più di mezzo secolo e la cui candidatura si chiama Pamoja, “insieme” in swahili, stesso nome già utilizzato per il CHAN 2024. L’organizzazione condivisa lega il calcio alla promozione e alla cooperazione regionale, sostenute dai tanti recenti investimenti in stadi e infrastrutture.
In Kenya il progetto simbolo è il Talanta Stadium di Nairobi, 60mila posti, affiancato dall’adeguamento dello storico complesso di Kasarani. L’Uganda sta ammodernando il Mandela National Stadium nell’area di Kampala, affiancandogli il nuovo Hoima City Stadium e l’Akii-Bua Olympic Stadium di Lira, che invece è ancora in costruzione. La Tanzania, infine, punta sul Benjamin Mkapa Stadium di Dar es Salaam e sui nuovi impianti di Arusha e Zanzibar. In tutti e tre i Paesi, dove più e dove meno, è una discreta corsa contro il tempo, nonostante il CHAN 2024 rappresentasse per la CAF una garanzia su impianti e tempistiche.
Brasile - Mondiale femminile 2027
L’ultimo caso è in Brasile, dove l’anno prossimo arriva il Mondiale femminile, per cui si sfrutterà soprattutto quanto investito in precedenza per altri eventi sportivi. L’edizione sarà distribuita tra otto città - Rio de Janeiro, Sao Paulo, Brasilia, Belo Horizonte, Salvador, Fortaleza, Porto Alegre, Recife - e poggerà su otto impianti già utilizzati per il Mondiale maschile del 2014, tra cui il Maracanã, il Mineirão e l’Arena Corinthians. A questa eredità si aggiunge, soprattutto per Rio, quella delle Olimpiadi 2016, che avevano favorito gli investimenti in infrastrutture, ricettività e trasporti.
Tutto ciò torna così al servizio di un nuovo evento, che presenta ovvie esigenze di aggiornamento, ma senza dover ripartire dalla costruzione degli impianti e con il vantaggio di poter distribuire il torneo tra città già attrezzate. La prospettiva è interessante e riguarda anche i Paesi oggi impegnati nei cantieri, tra cui l’Italia, con una domanda sullo sfondo. Quali altri grandi appuntamenti riusciranno a ospitare, una volta passata la scadenza per cui sono stati costruiti tutti questi nuovi stadi? Dalla risposta passerà una parte del senso di questi investimenti.