
5 scuderie di Formula 1 che non esistono più Avete mai sentito parlare dell'Andrea Moda?
Per quante volte abbiamo sottolineato come la Formula 1 abbia raggiunto una nuova dimensione estetica e commerciale grazie al coinvolgimento di realtà che solo pochi anni fa non condividevano nulla con questo mondo, resta il fatto che il suo prestigio derivi in primis da quelle scuderie che ne hanno scritto la storia. Mentre le livree venivano sacrificate sull’altare delle sponsorizzazioni, cambiando colori e fantasia con rapidità randomica, i nomi delle squadre più importanti invece rimanevano sempre gli stessi entrando nell’immaginario collettivo grazie ai loro successi in pista.
Ma come per ogni sport, anche per la Formula 1 esiste uno zoccolo duro di tifosi nostalgici che ricorda con affetto quelle scuderie che per qualche motivo, principalmente economico, sono scomparse e che comunque sono state in grado di lasciare un segno nella memoria collettiva. Alcune di esse si sono evolute, sullo stile delle franchigie NBA che cambiano nome quando vengono rilocate di città in città pur mantenendo il palmares. Di altre non resta altro che un lontano ricordo
Benetton
Uno dei primi fashion brand a puntare con decisione sulla Formula 1 tanto da acquistare una scuderia, la Toleman. Una rivoluzione colorata in cui la casa italiana invase il paddock con livree sgargianti, che spezzavano la monocromia dell’epoca, riprendendo di fatto quella che era la filosofia dell’azienda. Dai primi esperimenti in verde all’iconica versione gialla sponsorizzata Camel per passare alla versione azzurra resa immortale da Michael Schumacher, campione del mondo nel 1994 e 1995.
Lotus
Sette campionati mondiali costruttori di Formula 1 e sei campionati mondiali piloti tra il 1958 e il 1994. È questo l’incredibile bilancio di Lotus, scuderia che ha segnato la storia della Formula 1 tra gli anni '60 e '70. La scuderia con cui Ayrton Senna rivelò al mondo il suo incredibile talento e con cui nel 1985 vinse, in Portogallo, il primo Gran Premio della sua carriera. Le macchine hanno cambiato colore diverse volte nel corso della storia ma la livrea nera con dettagli in oro oppure bianchi resta il marchio estetico inconfondibile.
Andrea Moda
Nel 1992 la Formula 1 accolse una delle scuderie più folli e improbabili della sua storia: Andrea Moda Formula. Nata dall’idea dell’imprenditore calzaturiero Andrea Sassetti di trasformare il suo brand fashion in una realtà del motorsport, la squadra visse tra monoposto incomplete, piloti senza superlicenza, prequalifiche fallite, problemi logistici e persino l’arresto di Sassetti nel paddock. Un’avventura durata pochissimo, ma diventata leggendaria.
Jordan
Leggenda vuole che Enzo Ferrari, per sminuire i successi delle scuderie britanniche in Formula 1, le definisse garagiste: un termine destinato a entrare nel vocabolario del motorsport per descrivere quei team indipendenti che costruivano le proprie monoposto quasi artigianalmente, partendo spesso da un garage. Eddie Jordan è stato probabilmente il più rock’n’roll dei garagisti della Formula 1, un personaggio fuori dagli schemi che ha fatto dell’irriverenza e della voglia di osare una cifra distintiva del suo team. Lo dimostrò anche attraverso le scelte estetiche, come la rivoluzionaria livrea dorata introdotta nel 1996 e, dal 1997 al 2001, i celebri nose art: decorazioni ispirate alla cultura aeronautica che trasformarono il muso delle Jordan nel tratto più riconoscibile e anticonvenzionale della griglia.
Minardi
@f1retrovids With just 13 laps to go, Badoer's gearbox failed, denying him his first ever Formula 1 points and leaving him in tears. His teammate Marc Gené finished 6th, giving Minardi their first point in 4 seasons. - #f1 #formula1 #f1tiktok #f1retro #motorsport #racing #lucabadoer #minardi #nurburgring #germany #europe #europeangrandprix #1999 #ralfschumacher #deutschland #michaelschumacher #eddieirvine #mikahakkinen Luxury fashion (no vocals) - TimTaj
A proposito di garagisti. Se Eddie Jordan è stata l’anima selvaggia di questa corrente, Gian Carlo Minardi ne ha rappresentato il volto più familiare e genuino. Una dimensione alimentata anche dal ruolo di backmarker della scuderia, quasi sempre relegata nelle ultime file della griglia, ma capace proprio per questo di diventare una presenza familiare nel paddock. Poche risorse, grandi difficoltà e una lunga serie di giovani talenti lanciati nel Circus, da Giancarlo Fisichella a Fernando Alonso. Minardi resta così il simbolo nostalgico di un’epoca più umana della Formula 1, quando anche chi partiva dietro poteva lasciare un segno.





















































