
Nessuno è perfetto come Roberto Baggio in C.P. Company Il Divin Codino torna a Bologna
Ci sono immagini che appartengono a un’epoca e altre che, anche a distanza di anni, continuano a costruire un immaginario. Quelle di Roberto Baggio con indosso C.P. Company appartengono a entrambe le categorie. Per la campagna Fall/Winter 2026, il brand bolognese ha scelto il Divin Codino come protagonista, riportandolo dentro uno spazio che più di ogni altro racconta la propria storia: il suo archivio. Non è soltanto un'operazione nostalgica, ma un incontro tra due storie che hanno in comune Bologna e un'idea precisa di identità. Da una parte un brand nato in città nel 1971, dall'altra uno dei calciatori italiani che proprio a Bologna ha trovato un nuovo capitolo della propria carriera.
È il 1997 quando Baggio arriva al Bologna. Dopo gli anni alla Juventus, il passaggio al Milan e una fase in cui la sua carriera sembra aver perso parte della centralità che l'aveva accompagnata fino a quel momento, Bologna diventa una sorta di punto di ripartenza. L'obiettivo è chiaro: tornare protagonista e conquistarsi un posto in Nazionale per il Mondiale di Francia 1998. La stagione prende così la forma di una missione personale. Baggio segna, ritrova continuità e riporta al centro della scena un giocatore che sembrava essere diventato improvvisamente fuori tempo. E lo fa anche attraverso un gesto destinato a diventare parte della sua iconografia: all'inizio della stagione si rasa completamente i capelli.
Per una figura riconoscibile in tutto il mondo proprio grazie al suo codino, la scelta ha qualcosa di radicale. Il nuovo look elimina uno degli elementi più immediatamente associati alla sua immagine e restituisce un Baggio diverso, quasi più essenziale. Le fotografie di quella stagione sono infatti tra le poche in cui il calciatore appare senza il suo celebre codino. Un dettaglio estetico che diventa il simbolo di un momento preciso della sua carriera.
È anche per questo che il ritorno di Baggio a Bologna nell'archivio di C.P. Company funziona al di là della semplice celebrazione di un'icona sportiva. L'archivio non è soltanto un luogo in cui conservare il passato, ma uno spazio in cui le immagini, i vestiti e le persone possono cambiare significato nel tempo. Le Goggle, i capi storici del brand e il volto di Baggio costruiscono così un cortocircuito tra diverse forme di memoria italiana. Da Bologna a Bologna, quasi trent'anni dopo.