Il Bosco dello Sport rivoluzionerà Venezia Un nuovo stadio per il calcio e un'arena da 10000 spettatori per il basket

Sono giorni di fermento nel panorama sportivo veneziano. La squadra di calcio è da quasi tre mesi al comando della Serie B, ed è a pochi passi dalla promozione in Serie A. Nel basket, invece, la Reyer è in volata per il terzo posto in regular season, pronta poi a tuffarsi in una nuova era, al termine dei playoff. Che saranno gli ultimi al PalaTaliercio, poi il trasloco verso una dimora nuova di zecca, all’interno di uno spazio dove nel 2027 dovrebbe essere inaugurato anche lo stadio calcistico. È proprio qui infatti, sul piano infrastrutturale, che le traiettorie dei due club si incontrano, pur con timeline sfalsate. Nel Bosco dello Sport, che sta avvicinando la città a un salto di qualità atteso da tempo, e che finalmente sta per passare dai render e dalle carte dei progetti, alla luce del sole.

Il Bosco dello Sport

Già dal nome si intuiscono gli attributi di quest’area a Tessera, vicino all’aeroporto Marco Polo. Il verde e lo sport, con tanto altro intorno. I nuovi impianti, stadio e palazzetto, sono incastonati infatti in un disegno ricco di vegetazione con oltre 70 ettari green per un totale di 80mila alberi e arbusti presenti nell’area. Questi elementi sono studiati per tenere insieme sport professionistico e pratica quotidiana. Nel progetto firmato Marazzi Architetti si parla infatti di cittadella dello sport con aree commerciali, servizi e accessibilità. Oltre alle strutture destinate al calcio, rugby e attività indoor (basket, pallavolo e altre attività, sportive e non), nel masterplan troviamo una piazza per eventi outdoor, un’area pensata per le famiglie e i più giovani, campi da tennis e padel, aree per lo skate e lo street basket, negozi e attività commerciali. Un grande polo in cui si respira sport insomma, vicino all’aeroporto internazionale e pensato anche in funzione di nuovi collegamenti ferroviari tra Mestre e Trieste.

E così, in una città che va avanti da tempo con impianti di grande tradizione ma con evidenti limiti strutturali, il progetto è un rinnovamento urbanistico necessario, un tentativo di accompagnare la crescita del calcio e del basket locali, e allo stesso tempo anche di attirare un nuovo flusso di eventi, concerti e attività pubbliche. D'altronde il Bosco dello Sport è edificato su un ingente investimento: quasi 95 milioni di euro di contributo PNRR per stadio, urbanizzazioni interne e aree verdi, dentro un’operazione che il progetto di Marazzi quantifica in 335 milioni complessivi. Venezia sta riuscendo così a fare quel passo atteso per decenni, e impantanato tra dibattiti, attese, ipotesi, rinvii. Dotarsi di un’infrastruttura contemporanea e all’altezza delle ambizioni delle sue realtà, crescenti oltre che degna anche dello status turistico di cui gode la città, del suo appeal internazionale di grande valore.

Il nuovo stadio del Venezia

Se il Bosco dello Sport è la cornice, lo stadio ne rappresenta il punto nevralgico. Non solo perché sostituirà definitivamente il Penzo come casa del Venezia FC, ma perché ridefinirà anche il ventaglio di possibilità dentro e fuori dal campo. Il progetto firmato da Populous - che insieme a CAA ICON ha supportato il club nel percorso condiviso con il Comune di Venezia sul progetto del nuovo stadio, a seguito della recente aggiudicazione del bando per la concessione della gestione dello stesso - segue una logica ormai consolidata: trasformare lo stadio in uno spazio attivo 365 giorni l’anno, capace di generare valore oltre i novanta minuti e i matchday. In quest’ottica nasce la partnership con Elevate, agenzia internazionale di sport ed entertainement che supporterà il club nelle attività premium e di sponsorizzazione. E sempre in questa dimensione rientra l'accordo pluriennale con Curva, realtà internazionale specializzata in merchandising e sviluppo prodotto.

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Dal punto di vista architettonico, l’impianto è pensato per mantenere un forte legame con il contesto lagunare, soprattutto grazie alla facciata composta da elementi verticali che richiamano le bricole ovvero le strutture e i pali in legno sui canali veneziani. Per il resto, la struttura si ispira agli standard internazionali: copertura integrale per essere utilizzabile in ogni stagione, circa 18.500 posti a sedere che diventano 24.000 per eventi extra-sportivi, ampi spazi pensati per ampliare l’esperienza e quindi i ricavi, tra cui skybox, aree hospitality, centro congressi, museo del club, palestra, strutture mediche, cucine e negozi.

È evidente il cambio di scala rispetto al Penzo, un impianto iconico e unico per posizione, ma che non poteva più sostenere le ambizioni di un club che guarda stabilmente alla Serie A. Il nuovo stadio sta diventando infatti, nel sistema calcio contemporaneo, una condizione sempre più necessaria per essere competitivi, e non a caso il Venezia partecipa direttamente all’investimento, con circa 33 milioni di euro destinati ad aree di proprio interesse e alle personalizzazioni della struttura. La prova di un coinvolgimento che va oltre la semplice gestione. L’inaugurazione secondo i cronoprogrammi, fin qui rispettati, più recenti dovrebbe avvenire entro fine 2027.

Allo stesso tempo, come anticipato, l’impianto è pensato per non essere esclusivamente calcistico. L’omologazione per il rugby internazionale e la possibilità di ospitare concerti e grandi eventi sono coerenti con l’obiettivo di una programmazione più ampia, in un’area capace di attrarre pubblico anche al di fuori delle partite. Anche qui, una dinamica ormai ricorrente a diverse latitudini: aumentare i giorni e le funzioni di utilizzo per rendere sostenibile l’investimento e trasformare questi spazi in poli di intrattenimento. In tutto ciò, ad oggi resta un solo elemento da chiarire: la scelta del nome, sottoposta di recente anche a un sondaggio popolare con San Marco in testa.

La nuova arena della Reyer

Se per il calcio si tratta ancora di un work in progress, per il basket la nuova struttura è quasi realtà. L’arena destinata alla Reyer è il tassello più avanzato dell’intero Bosco dello Sport, e anche quello che rende più immediata la percezione di cosa significhi, concretamente, questo progetto. Dopo anni passati tra Misericordia, poco più di 1.000 posti a sedere, e Taliercio, 3.500, il club si prepara a entrare immediatamente in una dimensione diversa. Sia in termini di capienza che di prospettiva.

L’arena potrà ospitare più di 10.000 spettatori, una cifra che da sola racconta il salto rispetto al passato. Le immagini degli ultimi mesi ritraggono una struttura ormai definita all’esterno, con i lavori interni in fase avanzata. L’obiettivo è renderla operativa già a settembre, con l’ambizione di ospitare presto eventi di primo piano nel panorama cestistico nazionale, Final Eight di Coppa Italia in primis. E come nel caso dello stadio, anche qui la flessibilità è un tema centrale: la struttura è pensata per essere polifunzionale, adattabile a contesti molto diversi - oltre alle partite di basket, anche quelle di pallavolo (Conegliano), eventi tennistici indoor, concerti, grandi manifestazioni.

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Per la Reyer, comunque, il significato è prima di tutto sportivo. Avere finalmente una casa adeguata agli standard europei è una condizione quasi obbligata per alimentare ambizioni più alte. Ed era ora, si può dire, dopo che negli ultimi anni il club ha costruito una presenza stabile nelle competizioni europee, passando dalla Champions League all’EuroCup, e puntando adesso la milestone più importante: l’Eurolega. Che chiede prima di tutto un contesto infrastrutturale all’altezza, e il resto si vedrà. L’impianto insomma, più che un semplice upgrade logistico, è uno snodo cruciale nel processo di crescita del club. Va anche detto che un impianto da oltre 10.000 posti non si riempie in automatico, soprattutto in un contesto come quello veneziano. Servirà tempo, continuità e magari uno o due grandi appuntamenti per attrarre un nuovo pubblico. Un disegno che, in fondo, sintetizza bene il senso del Bosco dello Sport: aprire nuovi spazi, e con essi possibilità che prima, semplicemente, non esistevano.