Storia ed estetica della Puskás Aréna Lo stadio della finale di Champions League 2025/26

L’ultimo atto della UEFA Champions League 2025/26 si terrà alla Puskás Aréna di Budapest. Paris Saint-Germain e Arsenal si contenderanno la Coppa dalle Grandi Orecchie in una finale ospitata in una cornice speciale che da tempo aspettava questo evento. Ci troviamo a Zugló, quattordicesimo distretto della capitale ungherese situato ad est del Danubio. Con i suoi oltre 67 mila posti è lo stadio più grande dell’Europa Centrale, nonché elemento di continuità tra passato e presente della nazione. Oggi meraviglia architettonica, questo impianto dalla storia lunga e travagliata prosegue la tradizione del Népstadion, demolito nel 2016 per far spazio alla nuova arena, dentro la quale c’è ancora una parte dell’antica anima.

Storia della Puskás Aréna

Uno dei motivi principali che ha portato alla costruzione di un nuovo stadio a Budapest è stata l’ossessione del governo ungherese di entrare nel circuito del grande calcio europeo e non solo. L’Ungheria si è infatti candidata ad ospitare gli Europei del 2004, del 2008 e del 2012 senza mai riuscirci, prima di avere finalmente una struttura all’altezza. Nel corso degli anni governi e federazioni statali si sono esposti in prima persona per gli innumerevoli progetti presentati, intuendo le potenzialità che uno stadio all’avanguardia avrebbe avuto anche in ambito diplomatico con i Paesi UE. Effettivamente, il 6 novembre 2024 ha avuto luogo all’interno dell’arena il Vertice della Comunità politica europea, seguito da una riunione informale dei capi di Stato il giorno dopo.

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Di proprietà della Federcalcio ungherese, la Puskás Aréna ha avuto una lunga gestazione. Il disegno originale è stato premiato nel 2014 dal rinomato sito Stadiumdb.com e prevedeva una pista d’atletica sopraelevata ed una vista sullo skyline cittadino. I costi di realizzazione di questa splendida struttura hanno incontrato numerose lievitazioni, dovute a stime iniziali inesatte ed un periodo di forte inflazione in Ungheria. Ciò ha portato a numerose modifiche finali, in modo da tagliare quanto più possibile elementi superflui che rendessero più sostenibile il conto definitivo, che rimane ancor oggi sconosciuto. La volontà dell’ex Primo Ministro Viktor Orbán di costruire uno stadio d’atletica a parte, per una potenziale candidatura per i Giochi Olimpici estivi, hanno fatto sì che la Puskás Aréna diventasse specificatamente un impianto adibito al calcio.

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Solo nel 2017 i lavori hanno avuto inizio, proseguendo in maniera serrata grazie allo sforzo di mille operai al giorno e concludendosi in meno di tre anni. La partita inaugurale si è tenuta il 15 novembre 2019 tra la nazionale ungherese e quella uruguaiana, su spinta del presidente della comunità ungherese di base a Montevideo. Inizialmente sarebbe dovuta inoltre essere la partita d’addio al calcio di Zoltán Gera, giocatore magiaro con 97 presenze con la maglia del proprio Paese. Il calciatore però, ritiratosi ufficialmente già un anno e mezzo prima, si è visto costretto a dare forfait per la scarsa condizione fisica, limitando il congedo ad un cerimoniale in apertura di gara.

La prima grande serata europea è stata quella della Supercoppa Europea del settembre 2020, seppur abbia avuto un sapore agrodolce per via delle limitazioni al numero di spettatori, dovute al periodo pandemico del COVID-19. L’estate seguente, però, alla Puskás Aréna si sono disputate quattro gare dell’Europeo itinerante, raggiungendo un’assegnazione bramata da tempo. Nel 2023 è stato poi tempo della finale di Europa League vinta dal Siviglia contro la Roma ai calci di rigore.

L’architettura dell’arena

A sostegno della struttura del tetto vi sono 38 piloni monolitici decorati, alti 40 metri, che richiamano l’antica struttura. Un segno di continuità con il passato è dato anche dal fatto che il vecchio ed il nuovo centro di calcio d’inizio si trovino nella stessa precisa posizione. Inoltre, alcuni materiali della precedente struttura in cemento sono stati incorporati nelle pareti della nuova arena. È stata poi preservata la torre orientale, entrata storica con il caratteristico muro in mattoni.

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All’interno un triplo anello distribuisce al meglio i 67.155 posti a sedere, con seggiolini di colore rosso pensati per avere una visibilità perfetta da tutte le posizioni. Una rete metallica riveste interamente di acciaio inox lo stadio, per 19.500 metri quadri totali. Questo sistema funge da filtro per pioggia e vento, migliorando l’isolamento acustico e sposandosi al meglio con il sistema di illuminazione led serale. Dall’alto la vista è quella di un ovale perfettamente coperto ed al cui centro spicca il rettangolo verde. Nei diversi locali dello stadio, progettato da György Skardelli e costruito da Magyar Építő Zrt. e ZÁÉV Építőipari Zrt, sono accettati esclusivamente pagamenti cashless, mediante touch card e NFC. Non per ultimo, in onore del giocatore ungherese più forte di tutti i tempi trova spazio il Puskás Múzeum, ben curato in ogni dettaglio e la cui visita è fortemente consigliata.

Puskás Ferenc Stadion, lo Stadio del Popolo

Aver costruito un tale impianto è stato un passaggio fondamentale nella storia calcistica ungherese. Farlo nello stesso sito in cui, fino al 2016, si trovava il vecchio stadio nazionale, una responsabilità molto delicata. Questo perché il Puskás Ferenc Stadion, rinominato così nel 2002 dopo essersi chiamato Népstadion (Stadio del Popolo), è stato palcoscenico di casa della Nazionale Ungherese dal 1953. Qui ha giocato indimenticabili partite nel momento di massimo splendore anche l’Aranycsapat, la leggendaria Squadra d’oro ungherese degli Anni ‘50, capace di rimanere imbattuta per 32 gare consecutive giocate nell’arco di quattro anni e vincitrice dell’oro olimpico ad Helsinki 1952.

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Fin dal 1896 Budapest ha avuto l’ambizione di costruire una grande struttura sportiva ma mancanza di fondi, guerre ed indecisioni protrassero la questione fino alla metà degli Anni ‘40. Il pretesto fu dato dal crollo di una tribuna del vecchio stadio del Ferencváros che fortunatamente non provocò morti, avvenuto nel 1947 durante un match austro-ungarico. Il Consiglio dei Lavori Pubblici decise così la costruzione di un degno impianto da 70 mila persone, poi estese a 78 mila, dove sorgeva l’antico ippodromo di Pest. Nel 1948 partirono i lavori che terminarono cinque anni più tardi.

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All’inaugurazione del 20 agosto il presidente del Comitato Olimpico, Avery Brundage, fu fatto sedere in tribuna stampa distante dal “Grande leader del Popolo” Mátyás Rákosi, sovrano assoluto fino al 1956, poiché quest’ultimo non volevo condividere la tribuna con il cittadino di un paese imperialista. Le celebrazioni furono maestose, tra sfilate di atleti, dimostrazioni di ginnasti e la partita di calcio tra Budapest Honvéd e Spartak Mosca. Grandi partite come Ungheria-Inghilterra 7-1, che rimane tutt’oggi la peggior sconfitta nella storia dei Three Lions, eventi polisportivi, concerti delle più grandi band internazionali come l’Hungarian Rhapsody dei Queen hanno avuto luogo in questo stadio denso di storia. Interventi strutturali hanno avuto luogo a più riprese fino a quando, all’alba del nuovo millennio, la sua usura iniziò ad essere piuttosto evidente. In mezzo a diverse ipotesi, fu infine decisa la sua demolizione per lasciar spazio ad una nuova grande arena.

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