
La finale di Conference League si giocherà nello stadio simbolo della DDR Alla scoperta della Red Bull Arena di Lipsia
Lipsia è la città che ospiterà la finale 2026 di UEFA Conference League tra londinesi del Crystal Palace e i madrileni del Rayo Vallecano. Un primo appuntamento per entrambe che si svolgerà in una venue impregnata di vicende passate. Oggi un'arena moderna, costruita in occasione dei Mondiali 2006, rimpiazza un precedente stadio, vivace testimone di una parte di storia. Gioiellino della Germania Est, il Zentralstadion è stato a suo tempo l’impianto tedesco più grande di tutti, utilizzato come strumento di propaganda dal governo orientale. Dopo periodi di declino e semi abbandono è rinato tante volte, fino ad essere oggi casa del RB Lipsia , diventando palcoscenico europeo. Dopo questa finale questo stadio costruito in una sorta di cratere artificiale aggiungerà un’altra pagina alla sua longeva ed intensa storia.
Le origini dello stadio
La storia sportiva del sito dove oggi sorge la Red Bull Arena inizia addirittura nel 1867, quando il TSV Lipsia, neonata società, inaugura un centro polisportivo nei Prati di Francoforte, ubicati nel quartiere Zentrum-Nordwest di Lipsia. Qui nel corso degli anni l’area va arricchendosi di impianti e palestre, fino a quando un piano regolatore modifica il territorio con la creazione di un bacino fluviale artificiale completato nel 1920. Nel 1927, in piena Repubblica di Weimar, viene presentato il primo progetto per lo sviluppo nei medesimi Frankfurter Wiesen di una serie di strutture comprendenti uno stadio, che però non si concretizzeranno. Riproposto negli Anni ‘30, il piano viene messo in stand-by da Adolf Hitler, almeno fin dopo lo svolgimento delle Olimpiadi di Berlino del 1936, a cui un grosso impianto nella città di Lipsia avrebbe potuto rubare la scena. Al suo posto, in onore del Führer, viene intanto inaugurata una Piazza d’Armi, luogo di adunate del Partito nazista. Nuovi prospetti costruttivi vengono presentati nel 1939 dal professor Werner March, già architetto dell’Olympiastadion di Berlino: egli è il primo a pensare ad uno stadio dalla capienza record ma stavolta la battuta d’arresto è data dallo scoppio della Seconda Guerra Mondiale.
Zentralstadion: la nascita del mito
Passano anni ed intenzioni, nelle aree attigue dal 1948 si iniziano a costruire una piscina, una pista da hockey ed altre strutture. Poi si arriva al 4 agosto 1956, giorno in cui viene qui inaugurato il Zentralstadion, completato su direzione di Karl Souradny che riprende intelligentemente alcuni dei propositi di March. Lo stadio è stato realizzato in soli 15 mesi di lavoro, grazie allo sforzo di un’incalcolabile quantità di volontari non retribuiti tra cittadini e soldati. Costruito nella conca di una collina alta 23 metri e larga 100, costituita dalle macerie dei palazzi del centro cittadino devastati durante il periodo bellico, questo impianto ricavato dentro quello che sembra un vulcano artificiale diventa subito un’attrazione per la sua maestosità. Il soprannome, immediatamente evocativo, è Stadion der Hunderttausend, lo Stadio dei Centomila, che al tempo lo rendono il più grande d’Europa dopo il Velký Strahovský Stadion di Praga e a pari merito con il Camp Nou di Barcellona.
L'evento con cui viene inaugurato è il Festival dello Sport e della Ginnastica della DDR ed il match calcistico quello tra il Sportclub Wismut Karl-Marx-Stadt e la Honvéd di Ferenc Puskás. Inizialmente viene invitato il Kaiserslautern campione di Germania Ovest ai cui giocatori, la maggior parte campioni del mondo con la Nazionale due anni prima, non viene però concesso il visto. La costruzione monumentale è strumento formidabile di propaganda per la Repubblica Democratica Tedesca, stato che disegna i confini della Germania Est fino al 1990. Qui, oltre a partite di calcio ed altri eventi sportivi, avvengono raduni e parate celebrative del governo, che fa di Lipsia il suo polo di riferimento. Un derby di Oberliga tra Rotation e Lokomotive raggiunge le 100 mila presenze, un match di qualificazione della DDR contro la Cecoslovacchia fa registrare 110 mila spettatori.
Il declino e la ricostruzione dello stadio
Una grande opera di ristrutturazione avviene nel 1977, poi con la Riunificazione l’utilizzo poco continuo dell’impianto, quasi mai in grado di riempirsi, diventa presto un onere per le casse del governo sovietico, con costi di mantenimento esagerati rispetto all’uso effettivo. Eppure proprio al Zentralstadion si sarebbe dovuta svolgere una gara simbolica tra le due Germanie, poi annullata per scongiurare tensioni. Conseguentemente alla parabola discendente delle squadre cittadine, vengono gradualmente chiusi alcuni settori dell’enorme struttura a pianta ovale, con un inevitabile deterioramento degli spalti, non coperti da un tetto. Arrivato alla soglia del terzo millennio in condizioni sempre più critiche fu attuata la demolizione di quello che è ormai diventato uno scheletro architettonico, ingombrante e con vegetazione spontanea che cresce dappertutto.
L’assegnazione dei Mondiali 2006 alla Germania è in questo senso un’opportunità di rilancio per la città di Lipsia e per l’area del vecchio Zentralstadion, sulle cui ceneri si decide di costruire un nuovo impianto esclusivamente ad uso calcistico da circa 42 mila posti, unica sede dell’ex Germania Est per la Coppa del Mondo. Già nel 2002, a cantiere aperto, viene svolta una rassegna di ginnastica artistica che precede il completamento dei lavori, avvenuto nel 2004. Le prime gare ufficiali di calcio, sport per cui era stata prevalentemente pensata la nuova arena, sono quelle della Confederations Cup del 2005, anticipanti le gare mondiali. Saranno cinque le gare qui disputate della FIFA World Cup 2006.
La nuova era della Red Bull Arena
Un secondo periodo di complicazioni viene attraversato al termine del Mondiale, in mancanza di un club di rilievo a Lipsia che possa sfruttare a pieno l’impianto nuovo di zecca, nuovamente caduto in disuso. Dopo un iniziale pensiero di cessione, il proprietario dello stadio, Michael Kölmel, favorisce in prima persona la ricerca di investitori solidi nel calcio locale, trovando nella Red Bull il partner ideale. Con la fondazione del Red Bull Lipsia, il nuovo Zentralstadion diventa terreno di casa del club dopo una prima stagione di transizione in un altro impianto. Nel 2010 Red Bull acquisisce i diritti di denominazione dell’impianto ed una concessione trentennale, tramutata in definitiva acquisizione nel 2016. Nel frattanto, il 5 giugno 2013 in questo stadio si svolge la partita d’addio di Michael Ballack, leggenda del calcio tedesco originario della Sassonia, Stato federato di cui Lipsia fa parte. Oggi la Red Bull Arena è ormai diventata una habituée alle competizioni UEFA, visti i grandi risultati raggiunti dal club che praticamente ogni anno raggiunge i maggiori tornei internazionali, a cui vanno aggiunte quattro partite ospitate durante Euro 2024.
L’architettura della RB Arena
La Red Bull Arena, come detto, sorge sullo storico terrapieno del vecchio Zentralstadion di cui, dall’alto, sembra si veda ancora lo scheletro. Sempre la vista aerea mostra la centralità dell’impianto nell’area, in modo analogo a quanto accade per il San Nicola di Bari o l’ex Stadio Delle Alpi a Torino. La pianta rettangolare, dagli angoli vistosamente smussati, presenta una copertura totale divisa in quattro sezioni. Sul tetto della struttura portante corrono, da una parte e dall’altra, due capriate ad arco inclinate verso l’esterno e sostenute da cavi. La formidabilità del tetto sta anche nel suo sistema d’illuminazione integrato e nella qualità acustica che genera all’interno dell’arena. L’iconico campanile posto al principio della collinetta, già presente nel 1956, è stato inoltre preservato in ottime condizioni.
Gli studi di architettura Wirth+Wirth, Glöckner e Körber, Barton, Fahle sono stati gli attori protagonisti del progetto dello stadio, orchestrati dalla direzione commerciale di Wirth+Wirth. La progettazione della struttura del tetto e l'analisi strutturale sono state curate da IPL Ingenieurplanung Leichtbau, mentre la progettazione di dettaglio è stata realizzata da Zech Planungs GmbH Leipzig. Il piano sviluppato qualche anno fa è quello di un ampliamento della capienza in modo tale da raggiungere quota 57 mila spettatori, ma ad oggi si è proceduti ad un semplice rinforzo della struttura.
Lipsia si prepara alla sua prima finale UEFA
Quella di quest’anno sarà la prima finale di sempre ospitata dalla città di Lipsia. La struttura ha da tempo tutte le carte in regola e i requisiti necessari per ospitare tali eventi, essendo in categoria 4 UEFA. La capienza verrà ridotta da 47800 posti, utilizzabili nelle competizioni nazionali, ai circa 45 mila autorizzati per i match internazionali. Sempre seguendo le direttive dell’UEFA, il nome dello stadio cambierà per questa occasione da Red Bull Arena a Leipzig Stadium.
Come raccontato in apertura, la quinta finale di Conference League vedrà confrontarsi Crystal Palace e Rayo Vallecano, due club alla loro primissima storica finale europea. Il fermento è grande e coinvolge due squadre poco abituate ad attrarre i riflettori su di sé, soprattutto per le città di provenienza: il Palace trova sede nel sud di Londra, in quella che è una megalopoli calcistica dove Chelsea ed Arsenal godono di rinomata fama globale. Se proprio va male, c’è il Tottenham, vincitore dell’Europa League 2025, oppure il West Ham che conquistò la Conference League nel 2023. Situazione analoga, se non ancor più difficile, per il Rayo Vallecano, radicato nel quartiere madrileno di Vallecas, schiacciato tra il club più famoso al mondo, il Real Madrid, e un recente gigante internazionale come L’Atlético Madrid. Ecco, per la prima volta in oltre 120 anni di storia futbolera di Madrid, il Rayo è l’unico club della capitale spagnola ancora in corsa per un trofeo europeo. E Lipsia, in quanto destinazione finale di un percorso epico, è stata messa nel mirino da mesi dai tifosi del Rayo, tanto da menzionarla anche in un coro-tormentone sulle note di CAFé CON RON di Bad Bunny dove si chiede a Isi Palazón, giocatore simbolo, di portarli a Lipsia.