Il basket a Roma è entrato in una nuova era Da NBA Europe alla rilocalizzazione della Vanoli Cremona, tutto quello che c'è da sapere

Il basket a Roma non è più quello di un tempo. I ricordi dei titoli vinti negli anni '80, così come quelli più recenti delle finali Scudetto 2008 e 2013, iniziano ormai ad escludere le generazioni più giovani e a sembrare piuttosto datati. Soprattutto dopo il fallimento della Virtus Roma (2020), che da sei anni ha relegato la capitale ai margini del grande basket. Oggi, però, lo scenario appare in rapida evoluzione. Non solo e non tanto per il possibile ritorno in A2 della Virtus, attualmente impegnata nei playoff di Serie B, quanto per i movimenti che da mesi animano il paesaggio, dietro le quinte. Fondi e investitori americani, dirigenti NBA, nuove cordate imprenditoriali, perfino Luka Doncic: tutti accomunati dall’interesse verso la nascita di un nuovo club cestistico nella città eterna. O come direbbero oltreoceano, una nuova franchigia, visto che sullo sfondo c’è NBA Europe, la lega che Adam Silver e soci puntano a lanciare entro il 2028 insieme a FIBA e forse Eurolega.

Sul nuovo torneo targato NBA per ora ci sono tante ipotesi e poco di certo. Giusto i contorni del disegno e qualche punto fermo - ma tra questi, la volontà di avere proprio Roma tra gli avamposti iniziali. La capitale rappresenta infatti uno dei mercati più appetibili e allo stesso tempo più inesplorati del basket europeo: una città globale, dal forte appeal internazionale, con una tradizione cestistica ma al momento senza un club pronto per essere integrato. È dentro questa cornice - e su questo fertile terreno di conquista - che si inseriscono diverse realtà e dinamiche: il trasferimento del titolo sportivo della Vanoli Cremona, la cordata guidata da un ex dirigente NBA (Donnie Nelson), la concorrenza ancora tutta da capire di un altro soggetto americano (Paul Matiasic) e la volata per il PalaEur; ma anche le resistenze della Virtus, che la Serie A sta provando ad avvicinarla con i risultati sul campo, e quindi il nodo infrastrutture, destinato a tenere banco nei prossimi mesi. Un mosaico ancora fluido e distante dalla definitiva composizione, da cui emergerà la rinnovata geografia della pallacanestro romana.

Perché Roma è strategica per NBA Europe

Il modello NBA Europe è stato impostato dai vertici della lega cestistica statunitense come torneo semi-aperto e concorrente a Eurolega, con l’importazione di una parte del sistema made in USA: sedi e investitori permanenti, centralizzazione commerciale, infrastrutture moderne, dimensione globale del prodotto. Col passare dei mesi, anche grazie alla mediazione di Eurolega e del suo nuovo CEO Chus Bueno, il progetto si è avvicinato però all’ecosistema esistente, e oggi lo scenario più realistico sembra una convivenza tra i due mondi, più che una frattura. Fatto sta che quando NBA e FIBA hanno iniziato a delineare concretamente tutto ciò, Roma è stata menzionata fin da subito tra le città strategiche da cui avviare l’espansione. Per ragioni sportive, ma non solo: anche di immagine, commerciali, demografiche, di prospettive. E perchè plasmare da zero, dopotutto, presenta anche dei vantaggi.

A differenza di Milano, Atene o Istanbul, non esiste una società già stabilmente nell’orbita Eurolega, con una struttura consolidata, un’identità europea, e quindi qualcuno - dentro o intorno al club - da convincere. Ed è proprio questo vuoto, paradossalmente, a rendere Roma così interessante. Non sorprende che la FIP (Federazione Italiana Pallacanestro) guardi con favore al ritorno di una grande squadra nella capitale, anche in ottica internazionale. I tempi, però, stringono e non poco. L’idea è riportare subito Roma in Serie A, costruendo una realtà economicamente solida e già predisposta per sviluppi fuori dai confini, tra wild card continentali e prospettive legate a NBA Europe. Per l’urgenza dettata dalle circostanze, la pista più percorribile è il trasferimento di un titolo sportivo da un’altra città, operazione che accelererebbe drasticamente i tempi rispetto a una risalita tradizionale sul campo.

Ed ecco che qui entra in scena Cremona. Dopo mesi in cui l’opzione Trieste sembrava la più concreta, il soggetto cedente si è spostato ora verso la Lombardia, dove l’ormai storica Vanoli è ai titoli di coda. Il club nei giorni scorsi ha ufficialmente annunciato il trasloco nel Lazio, avallato dalla FIP: un passaggio che segnerà, insieme, la nascita di una nuova squadra romana e anche la fine di uno dei modelli più peculiari della pallacanestro italiana degli ultimi anni.

Donnie Nelson e gli investitori americani

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A guidare il nuovo progetto romano c’è Donnie Nelson, figlio di Don ovvero uno dei coach più vincenti di sempre dello sport americano. Stiamo parlando di dirigente NBA e per oltre vent’anni figura centrale dei Dallas Mavericks, dove ha contribuito tra le altre cose all’arrivo di Dirk Nowitzki prima, e Luka Doncic poi. Attorno a lui si è formata una cordata che comprende anche Rimantas Kaukenas, ex giocatore di Siena e della Nazionale lituana, mentre lo stesso Doncic sarebbe coinvolto nel progetto come socio di minoranza - e come nome che, inevitabilmente, ha amplificato l’attenzione attorno all’operazione oltre la dimensione del basket italiano. Per riportare Roma in prima categoria già nel 2026 si passa dal trapasso del titolo della Vanoli, che getta le basi per una società con ambizioni ben più ampie. L’orizzonte è NBA Europe, passando dalle competizioni continentali - primo step: una wild card in EuroCup - per posizionarsi nell’ecosistema europeo.

Il trasferimento della Vanoli Basket Cremona a Roma

Come detto, se da una parte nasce una nuova realtà, dall’altra tramonta definitivamente un ciclo storico del basket lombardo. Cremona, società costruita attorno alla figura di Aldo Vanoli, negli ultimi vent’anni è cresciuta fino a consolidarsi in Serie A e arrivare alla vittoria della Coppa Italia nel 2019. Un progetto che ha sempre mantenuto una dimensione quasi familiare, sostenuta dall’investimento dello stesso Vanoli e lontana dai budget delle piazze più ricche; anzi restia ad avvicinarsi, come ha confermato a suo tempo la rinuncia alle coppe europee, dopo il sorprendente secondo posto in campionato nel 2019.

Negli ultimi anni, come ha raccontato lo stesso Vanoli nel comunicato di congedo, mantenere Cremona ad alto livello è diventato sempre più complicato. La ricerca di nuovi investitori che volessero puntare sulla permanenza in città - "purtroppo", aggiunge - non ha prodotto una svolta, e il trasferimento a Roma viene descritto come unica opzione percorribile. Un passaggio di consegne che, oltre alle implicazioni sportive, ha un forte valore simbolico. Si parla infatti di una realtà provinciale che fatica a sostenere il basket contemporaneo e cede il passo all’avvento di capitali e progetti internazionali: piacciano o meno, sono i tempi che corrono.

Il nodo PalaEur e le infrastrutture

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Il ritorno del grande basket nella capitale, comunque, passa prima di tutto dal tema impianti. Non soltanto perché NBA Europe guarda a strutture multifunzionali e in linea con gli standard moderni come condicio sine qua non, ma perché negli ultimi mesi proprio le arene cittadine sono diventate uno dei principali terreni di scontro attorno al nuovo equilibrio locale. Il fulcro della contesa è il PalaEur, impianto da oltre 11mila posti a sedere, al centro delle strategie dei soggetti coinvolti. La cordata guidata da Nelson aveva individuato nell’arena la casa ideale per il progetto, ma parallelamente si è mosso anche Paul Matiasic, diventato rapidamente il primo ostacolo da superare.

Chi è Paul Matiasic

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Avvocato-imprenditore americano e figura già attiva nel basket europeo attraverso Cotogna Sports Group, Matiasic è proprietario di Pallacanestro Trieste, società che è stata indiziata a lungo per la possibile relocation in direzione Roma, prima di schiantarsi contro forti resistenze anche all’interno del proprio consiglio d’amministrazione. Cotogna Sports Group ha comunque formalizzato un’offerta economicamente molto importante per assicurarsi la disponibilità del PalaEur nella stagione 2026/27, inserendosi con prepotenza dentro il nuovo scenario romano, anche se la posizione di Matiasic resta difficile da interpretare. Non è chiaro infatti fino a che punto l’obiettivo sia costruire una realtà cestistica nella capitale, partendo dalla sua Trieste, oppure sedersi ad altri tavoli. Magari entrare indirettamente nel progetto di Donnie Nelson, o con altri soggetti ancora non usciti alla scoperto: c’è chi parla della retrocessa Sassari, di Scafati, di Varese con l’ingresso di RedBird. Come? Partendo dal presidiare strategicamente il PalaEur, uno degli impianti italiani più importanti in vista degli sviluppi legati a NBA Europe, e il resto si vedrà.

L’offerta da cinque milioni di euro - quattro per l’affitto e uno per l’ammodernamento, per un totale dieci volte superiore a quanto messo sul tavolo da Nelson e soci - ha attirato attenzioni e interrogativi. Matiasic spiega che l’onerosità dell’offerta sia anche una forma di garanzia sull’impegno a lungo termine, mentre la cordata rivale prepara un ricorso per vizi di forma nell’offerta di Cotogna Sports Group, e un rilancio per rendere la propria proposta quantomeno competitiva. La vicenda è in evoluzione e dovrebbe consegnarci a breve delle risposte. Nel frattempo, in ogni caso, conferma quanto il PalaEur e il basket a Roma siano oggi percepiti come asset di prospettiva.

Ciò detto, il discorso sugli impianti non si esaurisce con il PalaEur. L'amministrazione locale ha reso noto che chi ne resterà fuori avrà comunque a disposizione il PalaTiziano, struttura storicamente legata al basket romano ma con una capienza limitata a 3.500 posti circa, appena sufficienti per la soglia minima richiesta dalla Serie A. Non un’opzione particolarmente allettante, insomma, se non come possibile ponte. All’orizzonte infatti c’è il progetto di copertura e ottimizzazione del Centrale del Foro Italico, che dovrebbe trasformarsi in un’arena moderna e multifunzionale capace di accogliere 13mila spettatori. Un impianto che stravolgerà la scena dello sport indoor a Roma. Anche dal punto di vista infrastrutturale, insomma, il puzzle deve ancora comporsi, a maggior ragione considerando che le realtà in arrivo dall’esterno devono trovare il proprio posto in un incastro con chi a Roma attualmente occupa gli spazi, pur senza la pretesa di rivolgersi nell’immediato al grande pubblico.

Virtus Roma e la battaglia per il futuro del basket capitolino

Attorno ai progetti internazionali e alle nuove cordate continua a muoversi in città anche il sottobosco storico della pallacanestro locale. La Virtus Roma 1960, nata sulle ceneri della vecchia Virtus dopo il fallimento, sta provando a costruire il proprio percorso attraverso la risalita sul campo; mentre la Luiss Roma Basketball negli ultimi anni si è consolidata come una delle realtà più particolari del panorama nazionale, capace di intrecciare sport universitario, formazione e dimensione professionistica. Il ritorno di investitori stranieri e l’orizzonte NBA Europe si calano dunque in un contesto che, nonostante anni di marginalità ai massimi livelli, non ha mai smesso davvero di produrre e respirare basket.

Il presidente della Virtus, Massimiliano Pasqualini, rivendica il valore del percorso sul campo, distinguendolo da dinamiche basate sull’acquisizione di titoli sportivi e trasferimenti societari. Un tema che accompagna da tempo - oggi più che mai - il basket italiano, e che inevitabilmente riemerge in questa nuova fase capitolina. "Noi siamo la storia e vogliamo onorarla sul campo", spiega. "Non capisco la logica di alcune scelte, anche perché noi stiamo per annunciare l’ingresso di un importante socio straniero e di un progetto che vuole riportare presto la Virtus in serie A, là dove le compete. Il resto non è sport, ma una compravendita lontana dalla tradizione e dallo spirito di appartenenza che stiamo provando a far rinascere a Roma". Anche di fronte all’ipotesi di un possibile rilevamento del suo club, emersa nei mesi scorsi, il presidente ha risposto con un no categorico: "La Virtus Roma non sarà mai un satellite di altre società, come Cremona o Trieste. È più di una squadra di basket, é parte della storia della città".

La dimensione in cui si sta muovendo oggi la capitale, però, appare diversa rispetto al passato. Non solo quello recente. L’interesse di investitori internazionali, il coinvolgimento di figure legate all’NBA e il peso assunto da Roma dentro il progetto NBA Europe stanno progressivamente cambiando scala al basket cittadino. Il processo è ancora in piena evoluzione, ma dopo anni di vuoto è impossibile non respirare una nuova energia, che sta riportando la città e il suo popolo cestistico al centro di intriganti prospettive. Anche se, per prendere il volo, tutto ciò dovrà stritolare la bella storia di Cremona, e magari i sogni della Virtus Roma o la permanenza a casa della Pallacanestro Trieste.

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