Amazon avrà la sua franchigia NBA a Seattle? Il possibile ritorno dei SuperSonics interessa anche a Jeff Bezos

La NBA da tempo sta valutando un'espansione, e sembra che sia finalmente giunto il momento. Tra il 24 e il 25 marzo, il Board of Governors NBA - l’insieme dei proprietari della franchigie - si riunirà per votare sull’ampliamento da trenta a trentadue squadre, prevedendo un nuovo assetto a partire dalla stagione 2028/29. Le città confermate, già da tempo in pole position, sono Las Vegas e Seattle.

Sulla prima non si può dire ancora molto riguardo ai dettagli. Si tratta di un mercato fiorente: vi sono nati nel 2017 i Golden Knights, squadra di NHL; i Raiders (NFL) si sono stanziati lì dal 2020, mentre MGM Resorts nel 2017 ha comprato le allora San Antonio Silver Stars per trasformarle in Las Vegas Aces, una delle squadre più blasonate della WNBA. Anche la MLB arriverà in Nevada nel 2028. Ma la maggiore Lega di pallacanestro maschile americana ha solo poggiato la punta del piede a Sin City con la Summer League e le fasi finali di NBA Cup, perciò si parla di un ecosistema tutto da scoprire. A Seattle, invece, la pallacanestro affonda radici profonde, sebbene manchi una degna rappresentanza dall’ormai lontano 2008, quando gli allora SuperSonics - squadra di culto nella storia NBA e titolari di un titolo vinto nel 1979 - divennero Thunder, spostando la nuova sede a Oklahoma City.

Il ritorno dei Seattle SuperSonics

Pochi dubbi su quale sarà il nome della nuova (per modo di dire) franchigia. Quello dei SuperSonics non è solo un marchio, ma il marchio della città più grande dello Stato di Washington. Questo nickname, scelto quando la franchigia è stata fondata nel 1966, nasce da un progetto della Boeing, azienda specializzata nella produzione di velivoli fondata a Seattle, denominato Supersonic Transport - nei piani, un aereo da trasporto supersonico. Sebbene il velivolo non abbia mai solcato i cieli statunitensi a causa degli eccessivi costi di produzione, la memoria è rimasta impressa su quello che è divenuto il primo logo della franchigia, un razzo tracciante una traiettoria visibile attorno a una palla da basket che ingloba lo Space Needle, la torre e il simbolo della città di Seattle.

Già pronti anche i colori, i quali nascondono un concept capace di racchiudere tanto la storia quanto l’ecosistema di Seattle. Il verde, il primo e originale, passato negli anni da una tonalità più scura al verde smeraldo (Pantone, 567 C) per rappresentare le sconfinate foreste che circondano l’area - non a caso viene definita Emerald City. E il successivo giallo (Pantone, 137 C), richiamo alla Corsa all’oro del Klondike del diciannovesimo secolo che ha investito la città, centro nevralgico di partenza dei cercatori - portando alla creazione di un Parco Storico Nazionale diviso tra Alaska e Washington State, al confine con il Canada. Non esiste motivo al mondo per non replicare ogni singolo dettaglio di una franchigia scomparsa lasciando un vuoto incolmabile nella tradizione sportiva cittadina, nonostante le gioie portate dai Seahawks, vincitori del Super Bowl 2026. E che, nonostante si parli di quasi venti anni fa, gode ancora di una rappresentanza fortissima nella NBA attuale.

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A Seattle ha giocato Kevin Durant nel suo anno da rookie, superstar al momento in forza ai Houston Rockets, il cui contratto scadrebbe esattamente nel 2028, giusto in tempo per l’espansione. Gary Payton II, nativo della città e figlio dell’omonima leggenda dei Sonics, ha già annunciato che richiederà immediatamente il trasferimento se la franchigia dovesse tornare. Anche stelle come Paolo Banchero e Dejounte Murray hanno spesso partecipato a tornei amatoriali nell’area, della quale sono nativi, creando legami con nomi di culto locali del passato come Jamal Crawford, Brandon Roy, Jason Terry, Nate Robinson e Rodney Stuckey.

I costi sono l’unico ostacolo

Nel luglio 2006, quando i SuperSonics furono venduti con un accordo preliminare, la cifra dell’acquisto recitava $350 milioni. Adesso, tutto è cambiato. I Phoenix Suns nel 2025 sono passati a Mat Ishbia per quattro miliardi, mentre nel 2025 si sono toccate cifre da record per le due franchigie più titolate della NBA, Celtics e Lakers, vendute rispettivamente a sei e dieci miliardi di dollari - quest’ultimo record assoluto. I Trail Blazers di Portland, tra gli ultimi dieci mercati in termini di incassi, hanno avuto una valutazione di oltre quattro miliardi. Il costo stimato delle offerte per le due nuove franchigie si aggira tra i sette e i dieci miliardi di dollari, implicando dunque una quota di settanta milioni solo per un socio di minoranza che voglia rientrare nell’affare acquistando il minimo dell’1% richiesto dalla NBA.

Considerando che ad attirare gli investitori nell’area al momento c’è anche la volontà di vendere i Seahawks da parte della famiglia Allen, proprietaria della franchigia con Jody Allen che ricopre il ruolo di trustee dalla morte del fratello Paul Allen (co-fondatore di Microsoft) nel 2018. Il valore dell'affare è stimato tra gli otto e i dieci miliardi di dollari. Le cifre per chiudere un doppio acquisto non si prospettano accessibili a qualsiasi cordata, costringendo eventuali interessati a una scelta solo tra una delle due franchigie. Un aspetto, questo, che potrebbe influenzare il prossimo voto del Board of Governors. Sebbene le stime di mercato proiettino Las Vegas e Seattle potenzialmente tra i primi otto mercati NBA, ampliare il numero di squadre da trenta a trentadue significherebbe ridurre gli incassi collettivi nell’immediato per ciascun membro, aumentando il numero di bocche da sfamare. Per questo non serve solo una proprietà, ma una proprietà che sappia vendere per recuperare le spese iniziali.

Amazon è pronta a prendersi la NBA

Tra i nomi più interessanti emersi per un potenziale acquirente c’è quello di Jeff Bezos, fondatore, proprietario e presidente di Amazon. L’azienda ha già allungato le proprie mani sulla NBA, rientrando nel media rights deal da $76 miliardi spalmato su undici anni che la Lega americana ha stretto con le solite ESPN e ABC, introducendo anche NBC, Peacock e Prime Video in una rivoluzione per fare maggiore spazio allo streaming. Quella in corso è la prima stagione NBA disponibile su Amazon Prime, che ha preso il posto di Warner Bros. Discovery collegandosi al servizio streaming preesistente, League Pass, ottenendo l’esclusiva su 66 partite di Regular Season per undici anni, e per sei stagioni sul torneo Play-In, sui Playoffs fino alle Conference Finals. Ora, per Bezos potrebbe essere giunto il momento di investire direttamente sulla crescita della maggiore Lega cestistica americana.

Quello che secondo Forbes è il quarto essere umano più ricco al mondo ha già uno storico di tentativi di acquisto di franchigie sportive. Nel 2023 è stato accostato ai Washington Commanders, squadra di NFL finita poi in mano a Josh Harris - proprietario anche dei Philadelphia 76ers - che lo ha battuto sul tempo. I motivi per cui Bezos si sia ritirato dall’avanzare un’offerta ufficiale non sono mai stati rivelati, ma tra gli altri ci sarebbe stata l’assenza di collaborazione da parte degli allora proprietari dei Commanders, la famiglia Snyder, incalzata negli anni dagli articoli investigativi di The Washington Post, comprato proprio nel 2013 da una holding del fondatore di Amazon.

Quest’ultimo adesso è stato invece menzionato tra i potenziali acquirenti dei Seahawks e, di conseguenza, accostato alla nuova squadra NBA che potrebbe nascere a Seattle. Si tratterebbe di un mercato potenzialmente remunerativo, un ecosistema già vagliato in passato con un patrimonio cestistico sconfinato alle spalle, ma anche logisticamente vantaggioso. I costi infrastrutturali da sostenere sarebbero infatti minimi, dal momento che la Climate Pledge Arena, complesso multifunzionale della città, già un tempo casa dei SuperSonics, è stata ristrutturata tra il 2018 e il 2021, stringendo accordi con le Seattle Storm di WNBA e soprattutto con i Kraken, la squadra maschile di hockey in NHL.

Gli altri investitori

I Kraken sono gestiti dalla co-owner Samantha Holloway e dal CEO Tod Leiweke. Questi si sono dichiarati negli anni più che favorevoli, nonché interessati, a un ritorno della NBA a Seattle, e si vocifera che possano diventare i leader di un potenziale gruppo locale di investitori. L’inserimento dei nuovi SuperSonics non dovrebbe quindi compromettere l'equilibrio sportivo e commerciale cittadino, ma addirittura implementarlo.

Tra gli investitori interni, invece, una prima simpatia è stata espressa da Earvin “Magic” Johnson, leggenda dei Los Angeles Lakers, che ha dichiarato di volere una maggiore rappresentanza cestistica del nord-ovest degli Stati Uniti, anche a patto di dover contribuire di tasca sua. Solo i Portland Trail Blazers si trovano infatti attualmente nell’area, in Oregon, appena sotto lo stato di Washington. Un ritorno dei SuperSonics darebbe nuova linfa vitale alla regione, permettendo alla NBA di abbracciare per intero i quasi dieci milioni di chilometri quadrati degli Stati Uniti.