
A che punto siamo con il progetto Wembanyama? Al punto da avere già il nuovo volto della NBA
La regular season NBA si è appena conclusa, ma i Playoffs stanno per iniziare. Tra le sedici squadre rimaste in gioco, una delle più ambiziose sono i San Antonio Spurs, storica franchigia texana reduce da quasi vent’anni di dinastia, capace di accumulare cinque titoli in sei apparizioni alle Finals tra 1999 e 2014. La compagine dell’Alamo, oltre a vincere, si è da sempre contraddistinta per una costruzione del roster variegata, investendo su un pionieristico lavoro di scouting mirato a raccogliere i migliori talenti anche al di fuori degli Stati Uniti.
Sotto l’egida di un’icona come coach Gregg Popovich, divenuto President of Basketball Operations nel 2025 dopo ventinove stagioni da allenatore, si è raccolto un vero e proprio melting pot cestistico. Tra gli europei si sono contraddistinti negli anni atleti come Anthony Parker, Boris Diaw e Marco Belinelli, al pari di sudamericani quali Manu Ginobili, Tiago Splitter e Fabricio Oberto, fino a reclutare un aborigeno australiano ai margini della Lega come Patrick Mills. Ora si è passati al livello successivo.
Sebbene si tratti di leggende del gioco, sin qui il peso intero della franchigia si è sempre sostenuto su superstar americane. Tim Duncan, seppur nato nelle Isole Vergini, ha vinto il bronzo con gli Stati Uniti ai Giochi Olimpici di Atene 2004. Prima di lui, e insieme a lui, c’è stato David Robinson, soprannominato L’ammiraglio per il proprio passato nella Marina Militare statunitense. Più di recente, anche se per meno di quanto si pensasse, lo scettro è passato dalle giganti mani di Kawhi Leonard, californiano. Adesso è il turno di Victor Wembanyama, nato a Le Chesnay, nella regione Ile-de-France, 20 km a ovest di Parigi. Il volto attuale dei San Antonio Spurs, il prossimo volto della NBA, specialmente dopo una stagione come questa.
Wembanyama è già un MVP, o quasi
In NBA, il Most Valuable Player, o MVP, viene assegnato al giocatore che più si contraddistingue nel corso delle 82 partite di regular season per impatto positivo sulla propria squadra. Per questo viene spesso assegnato alla migliore individualità dell’élite di ciascuna Conference, dipendendo anche dal numero di vittorie. Sotto la leadership di Wembanyama, i San Antonio Spurs hanno vinto ben 62 partite, ottenendo il secondo miglior record della Lega, dietro solo di due gare agli Oklahoma City Thunder campioni in carica e addirittura sopra i Detroit Pistons, giovane gruppo che ha dominato la Eastern Conference.
Non solo San Antonio ha interrotto un digiuno dai Playoffs durato sei stagioni, ma ha vinto più di 60 partite per la prima volta dal 2017, chiudendo quella che è la terza miglior regular season nella storia della franchigia texana in termini di record. L’impatto di Wembanyama è stato palpabile in primis nella metà campo difensiva, dove ha chiuso la sua terza stagione di fila su altrettanti anni in NBA con oltre tre tiri stoppati a partita, leader assoluto della Lega. Per capire quanto sia impressionante, il secondo nella classifica delle stoppate, il connazionale Alex Sarr in forza ai Washington Wizards, gira a 2.0 di media. Solo Marcus Camby e Dikembe Mutombo, vincitori del premio di Difensore dell’Anno rispettivamente per una e quattro volte, hanno guidato la NBA per tre anni di fila in stoppate.
Ma la sua forza non è solo quella di sporcare tiri ad altezze disumane sfruttando i 224 centimetri, se non di più, che madre natura gli ha donato. La sua vera qualità è quella di possedere tali leve smisurate senza perdere nulla in agilità, muovendosi come un esterno e riuscendo quindi a marcare attaccanti più veloci. Il suo impatto a tutto tondo si può calcolare con una statistica, chiamata On/Off, che misura la differenza di rendimento di una squadra quando un giocatore è in campo rispetto a quando è fuori, proiettando i numeri su 100 possessi per mettere tutti sullo stesso livello. Gli Spurs, con Wembanyama in campo, concedono 12.3 punti in meno per 100 possessi rispetto a quando è fuori, miglior dato in assoluto nella Lega.
Per creare un paragone con qualcosa di meno astratto, San Antonio con lui in campo è la migliore difesa NBA, anche meglio di quella dei Thunder, mentre quando non gioca o si siede in panchina scende al 23esimo posto, tra le peggiori dieci difese della Lega. Aggiungete a questo 25 punti di media in appena 29.2 minuti di gioco, tirando e segnando con costanza da dietro la linea dei tre punti ma allo stesso tempo svettando su tutti sotto i tabelloni, e si otterrà un candidato MVP. La lotta con Shai Gilgeous-Alexander e Nikola Jokic è serrata, ma mai dire mai. Ricordando che comunque Wembanyama ha appena 22 anni, è giovanissimo, solo alla sua terza stagione e ai primissimi Playoffs in carriera. Il margine di miglioramento è smisurato.
L’impatto mediatico globale
In questi giorni la NBA ha fatto uscire la classifica delle jersey più vendute in stagione. Come al solito, a dominare la scena sono i mercati più grandi e più ricchi, con Stephen Curry al primo posto, Jalen Brunson al terzo e LeBron James al quinto, rispettivamente San Francisco, New York e Los Angeles. Al secondo posto è da segnalare il primo europeo, Luka Doncic, il quale però a propria volta è compagno di James ai Lakers e ha vissuto un exploit dopo lo scioccante scambio avvenuto nel 2025, volando da Dallas a L.A. Per la prima volta in carriera Wembanyama ha toccato la top-5, accontentandosi di un ottimo quarto posto. Tutt’altro che scontato per un giocatore che non è statunitense o canadese comparire così in alto in questa classifica. Nikola Jokic, per esempio, è decimo, mentre Giannis Antetokounmpo già nel 2025 era fuori dalla top-10. E non è un evento isolato.
La NBA investe moltissimo sui nuovi mezzi di comunicazione in alternativa alla televisione. Nell’ultimo media rights deal firmato, un contratto del valore di 76 miliardi di dollari spalmati su undici anni, rientrano accordi con ESPN/ABC, NBCU e soprattutto Amazon Prime Video, che si occuperà di trasmettere queste prime fasi di Playoffs. Le partnership si estendono a Peacock, ESPN+, Paramount e YouTube TV, senza dimenticare il servizio che la Lega stessa propone, NBA League Pass. Poter usufruire di questi contenuti anche su smartphone è un vantaggio senza eguali per i provider, e la NBA ci ha investito molto, svolgendo anche un ottimo lavoro di promozione soprattutto sui social media.
L’account NBA di Instagram ha oltre 90 milioni di follower, quello NFL non arriva a 33 milioni, facendo un impietoso confronto. Tra le grandi Leghe sportive americane, sette delle prime dieci squadre per seguito sui social media appartengono alla NBA. In questo immenso lavoro di marketing e promozione digitale, i contenuti legati a Victor Wembanyama sono i secondi più guardati in assoluto sugli account NBA, ben 2.43 miliardi di visualizzazioni in questa stagione, dietro soltanto ai 2.85 miliardi di LeBron James.
Perché piace Wembanyama?
Victor Wembanyama si contraddistingue da ogni altra superstar passata in NBA perché riesce a fare colpo sul grande pubblico restando sé stesso. Non vuole isolarsi come Tim Duncan, citando un nome comune a San Antonio che nelle valutazioni postume della sua carriera risente ancora della scarsa popolarità, né mira alla spettacolarizzazione, come un LeBron James. Wembanyama è la stessa persona sia quando avvia un appello su X chiedendo quali siano i migliori luoghi a New York dove giocare a scacchi, ritrovandosi in mille ritratti dei passanti a Washington Square mentre studia la prossima mossa contro uno sconosciuto, sia quando prende parola in conferenza stampa contro le violenze perpetrate dalla Immigration and Customs Enforcement a Minneapolis, dichiarandosi inorridito nonostante le indicazioni di mantenere più cautela da parte delle PR.
È la stessa persona che nell’estate 2025 si è ritirata per una decina di giorni in Cina, comparendo in foto virali di fronte al ritratto di Mao Zedong e trascorrendo quietamente del tempo nel Monastero Shàolín di Zhengzhou, per poi tornare in Texas e allenarsi con Kevin Garnett, forse la stella più agonisticamente violenta passata per la Lega. È tra i volti più popolari dei social media NBA, ma allo stesso tempo evita dichiaratamente la sovraesposizione allo schermo, preferendo portare sempre con sé un libro - possibilmente fantasy e di Brandon Sanderson - per evadere dal mondo reale e attutire lo stress mediatico. Un’abitudine che si estende dai tempi dei Metropolitans 92 anche allo spogliatoio, sebbene alcuni compagni e avversari, come Nikola Jokic, fatichino a comprenderla.
Nike e il brand Alien
A contraddistinguere il parigino è quindi anche un’estrema attenzione per la propria immagine. Wembanyama è un grande appassionato di moda, e durante il doppio appuntamento parigino delle Global Games nel 2025 ha guidato il proprio compagno di squadra, il veterano Chris Paul, a scoprire la fashion week. Già nel 2024 è diventato ambassador di Louis Vuitton, marchio francese che in quell’anno ha infoltito il proprio roster in vista dei Giochi Olimpici di Parigi, dei quali l’azienda madre LVMH è stata partner. Wembanyama e la Francia hanno ottenuto un argento, cadendo solo contro le triple di Stephen Curry, che ha consegnato l’oro agli Stati Uniti.
Ma Wembanyama soprattutto ha scelto Nike, che ha svolto un lavoro promozionale geniale per il lancio, avvenuto a maggio 2024, della prima signature shoe del giocatore, la Nike Air Zoom Hustle 2, parte della collezione Greater Than. All’altezza del tallone, tra le peculiarità, è riconoscibile il volto di un alieno. The Alien, divenuto poi il suo soprannome, deriva dall’appellativo scelto da LeBron James davanti ai microfoni addirittura a ottobre 2022, dopo una prestazione da 37 punti del francese con i Metropolitans 92 alla quale The King aveva assistito. Nike ha trasformato quelle due parole in un’icona, creando tra l’altro un ponte tra il giocatore NBA più riconoscibile dell’ultimo quarto di secolo e quello che promette di diventare il nuovo volto della Lega. La sezione francese del marchio si è mossa in anticipo a maggio 2023, presentando a un Draft lottery party dei cappellini con la faccia di un alieno simili a quelli che i giovani appena selezionati al Draft NBA indossano sul palco con il logo della nuova squadra.
E soprattutto ha dato il meglio di sé con un video promozionale fatto uscire l’8 aprile 2024 in occasione dell’eclissi solare, presentando il logo alieno con dei cerchi nel grano in quello che è un capolavoro di live marketing. Un ultimo, originale slancio è arrivato infine sempre a Parigi, cavalcando questa linea fantascientifica. Ad aprile 2024, un mese prima del lancio della signature shoe, il marchio statunitense ha organizzato a Palais Brongniart, nella capitale francese, l’evento Nike On Air, presentando creativamente 40 atleti che in estate avrebbero preso parte ai Giochi Olimpici. Il main event consisteva nel rivelare una collezione chiamata A.I.R, Athlete-Imagined Revolution, incentrata sull’esposizione di modelli di calzature futuristici per tredici atleti. Tra questi nomi, Victor Wembanyama ha svettato sugli altri con un modello ideato dall’AI e realizzato su misura con una stampante 3D, esposto durante i Giochi a Centre Pompidou. Svettato perché le dimensioni della scarpa, taglia 57, hanno contribuito a valorizzare il design unico, simile a quello di una navicella spaziale.
NBA Europe e il futuro del basket
La Lega presto non sarà più solo americana, ma globale. L’NBA, sotto la guida del commissioner Adam Silver, ha avviato una collaborazione con FIBA per la creazione di una nuova lega nel Vecchio Continente, un progetto ambizioso rientrato sotto il termine ombrello di NBA Europe. Quello che si prospettava come l’ennesimo potenziale scontro con la realtà già presente, EuroLeague Basketball, secondo gli ultimi sviluppi potrebbe rivelarsi una partnership per includere il maggior numero di squadre blasonate possibili - molte delle quali hanno una licenza pluriennale attiva in Eurolega che possono annullare solo pagando una pesante penale. Sotto il nuovo CEO, Chus Bueno, più flessibile nei confronti di NBA Europe, EuroLeague si è aggiornata, facendo dei passi in avanti verso la trasformazione dei club presenti in franchigie, nel tentativo di rendere più sostenibile investimenti finanziari nella pallacanestro europea.
Al di là di come andrà, un progetto del genere richiede un flusso di cassa enorme. Si parla di tasse d’ingresso tra i 250 e i 500 milioni di dollari per i soci fondatori di NBA Europe, cifre assolutamente fuori scala per i proprietari dei club di pallacanestro. Per questo la strategia è stata quella di coinvolgere investitori noti che già abbiano presente l’ecosistema locale e le sue logiche. Prendendo già solo Milano, uno degli avamposti puntati da NBA Europe, il coinvolgimento di RedBird Capital nel progetto è cosa certa. Il fondo, guidato da Gerry Cardinale, è proprietario di AC Milan, per il quale si sono vagliate possibilità immense che variano dalla creazione di una polisportiva a una partnership strategica con la Pallacanestro Varese, fino a nominare addirittura una collaborazione con Inter - e Oaktree, altra proprietà americana.
Per introdurre uno stravolgimento così invasivo non basta però una strategia, servono dei test e degli ambasciatori. Chi meglio di Victor Wembanyama si presta a questo ruolo? Già alle Paris Games del 2025, due partite di regular season NBA giocate nella capitale francese da San Antonio Spurs e Indiana Pacers, tutto il potenziale dell’enfant prodige è stato scatenato. La sua faccia ha tempestato ogni appiglio degli Champs-Élysées, è stato inserito in molteplici iniziative locali, ha partecipato più volte alla fashion week e soprattutto ha spopolato sui social grazie a un video in cui palleggia sul campo del Paris Saint-Germain. Questo contenuto ha raccolto oltre 39 milioni di visualizzazioni su Instagram in pochi giorni, diventando il quinto post più visto della stagione sull’account Instagram NBA, dimostrando al mondo - e soprattutto ai vertici della pallacanestro europea - la smisurata abilità promozionale della Lega americana.
L’affluenza, in termini di presenza alla Accor Arena e di connessione sui dispositivi streaming che trasmettevano gli incontri, si è rivelata da record. La presenza di Wembanyama alla partita del Paris Saint-Germain non è stata inoltre casuale, bensì parte di una strategia più ampia che ha previsto l’incontro di Silver con Nasser Al-Khelaïfi, presidente del fondo sovrano Qatar Investment Authority e del club calcistico. Il ruolo di quest’ultimo a Parigi sarà fondamentale per NBA Europe. Nel 2027 e nel 2028, le Global Games torneranno nella capitale francese, aggiungendo anche Manchester come tappa per la prossima stagione. In questo 2026 si sono visti due incontri rispettivamente a Berlino e Londra, coinvolgendo altri volti noti al pubblico locale come i fratelli tedeschi Franz e Mo Wagner degli Orlando Magic o lo spagnolo Santi Aldama dei Memphis Grizzlies. Se già così la sincrasi tra pallacanestro americana ed europea si è portata in uno stadio tanto avanzato, l’assurgere imminente di Victor Wembanyama a volto della NBA potrebbe rivelarsi il passo determinante verso la commercializzazione di una vera e propria ibridazione.
























































