
adidas ha conquistato le passerelle di Parigi Sì, si vede che il Mondiale 2026 è alle porte
La Fashion Week parigina si è appena conclusa e, tra i vari big brand che ci si aspetterebbe di vedere dominare le passerelle nell’attesissimo fermento della moda, il dominio incontrastato di adidas era qualcosa, a pensarci a posteriori, piuttosto pronosticabile. Infatti, sia Yohji Yamamoto (ovviamente con la linea Y-3, che per anni è stata una protagonista assoluta nella costruzione di un legame tra moda e calcio, dalle collaborazioni con il Real Madrid agli inviti di Zinedine Zidane in front row alle sfilate del brand), sia Willy Chavarria (uno dei principali collaboration designer del momento per adidas) ci hanno fatto rivivere, per un attimo, la golden age firmata Gosha Rubchinskiy, riportandoci di fatto a quasi un decennio fa.
La citazione a Gosha Rubchinskiy non è affatto casuale: al di là della coincidenza del co-branding con adidas, ciò che risulta più degno di nota è la similitudine tra i momenti storici. Quando Gosha Rubchinskiy uscì con la collezione FW17 (sì, quella che consacrò l’estetica sporty post-soviet), all’orizzonte c’era un Mondiale di calcio - così come oggi; allora Russia 2018, oggi Nord America 2026. Insomma, un Mondiale rappresenta un momento di visibilità gigante per tutti, ma soprattutto per brand e designer: un grande palcoscenico su cui "farsi vedere" e lanciare messaggi. E sia Willy Chavarria che Yohji Yamamoto sembrano averlo captato alla perfezione.
La vecchie generazioni della moda valgono ancora
Dunque, anche se questa Fashion Week sembra di fatto aver confermato il cosiddetto Millennial Optimism, ovvero un cambio generazionale nella moda (Jonathan Anderson, Grace Wales Bonner, Matthieu Blazy, Rachel Scott), nel racconto dell’intreccio tra moda e sport la risposta è stata diversa: i veri portabandiera sono stati Willy Chavarria e Yohji Yamamoto (rispettivamente 58 e 82 anni). Quest’ultimo, peraltro, non si è limitato unicamente al calcio con la reissue del famoso Beast Pack, ma ha esteso la propria visione anche ad altri ambiti sportivi, arrivando a realizzare una collezione per il team Mercedes-AMG Petronas, anticipata nell’aria dai numerosi spoiler emersi di recente. Ma insomma, sono stati due veterani a ricordarci che quando il calcio è alle porte, più particolarmente un Mondiale, il mondo si adegua ad esso, anche quello della moda.
Un decennio di moda e calcio, da Gosha Rubchinskiy a Willy Chavarria
Scorrere le immagini del défilé di Willy Chavarria incapsula (quasi) un decennio di dialogo tra calcio e moda, che parte idealmente da Gosha Rubchinskiy e prosegue fino al brand del designer messicano, diventato nelle ultime fashion week parigine la hottest big thing. Con Marcelo in passerella, adidas Predator ai piedi di alcuni modelli e il pallone Trionda sotto il braccio di altri, la distanza tra questi capi, linee e volumi con quelli della celebre collaborazione Gosha per adidas FW17 appare davvero sottilissima. Una linea che, ovviamente, si fa meno sottile se si tengono in considerazione i connotati culturali: la collezione di Gosha attingeva ed era associata all’estetica post-sovietica, mentre quella di Willy presenta dettagli estetici (colori, font) profondamente ed esplicitamente legati al retaggio di un Paese appartenente a un altro continente. Così come se si inseriscono i capi di Willy Chavarria all'interno dello show latino messo in scena, appaiono in un contesto opposto rispetto a quello di Gosha Rubchinskiy. Ma se si mettono a confronto unicamente i capi, la differenza sostanziale è minima.
Se il Mondiale 2026 sarà un momento atteso anche per i numerosi risvolti politici che abbiamo più volte analizzato, quello di Willy Chavarria rappresenta un messaggio altrettanto significativo: il Mondiale, e il calcio in generale, dovrebbero essere occasioni ed espedienti per unire. Già di per sé, questa edizione (che si giocherà tra Stati Uniti, Canada e Messico) ha come prerogativa e potenziale quello di avvicinare Paesi politicamente distanti attraverso lo sport più unificante al mondo.
Dall’americano simbolo della black culture Kendrick Lamar al brasiliano Marcelo, tutti indossano Willy Chavarria: l’amore universale era il messaggio del musical che ha animato la Fashion Week parigina e addolcito e reso interessante l'attesa al Mondiale del 2026.


















































