L'artista dietro i caschi di Charles Leclerc Intervista esclusiva ad Adrien Paviot

Tra tutti i cambiamenti che la Formula 1 sta attraversando, ce n’è uno che riguarda in modo particolare i piloti. Si potrebbe pensare che sia legato ai nuovi regolamenti e a come stiano cambiando il loro stile di guida. In realtà no. Stiamo parlando dei caschi e di come cambino da stagione a stagione, senza contare quante volte viene indossato un casco speciale durante l’anno. Un tempo erano il modo più semplice per riconoscere un pilota. Una volta scelto il design all’inizio della carriera, era difficile, se non impossibile, cambiarlo. Oggi lo scenario è completamente diverso, con team e sponsor coinvolti nelle discussioni su quante volte un pilota debba cambiare casco. "Se ci sono otto caschi speciali all’anno allora non sono più speciali – dice Adrien Paviot, designer francese con base a Parigi che lavora con piloti di F1, tra cui Charles Leclerc, da oltre un decennio –. Diventano semplicemente un altro casco. Credo che dovremmo sfruttare al massimo le proprietà quasi magiche dei caschi speciali”.

Chi disegna il casco di Charles Leclerc?

La carriera di Paviot in Formula 1 inizia nel 2012 con Romain Grosjean, un amico prima che un cliente. Ciò che non immaginava è che pochi anni dopo, nell’ambito della collaborazione con Red Bull, si sarebbe trovato a lavorare con un adolescente olandese che stava scalando rapidamente le gerarchie del motorsport, destinato a diventare il suo secondo cliente in F1: Max Verstappen. “Red Bull mi chiamò per dirmi che avevano ingaggiato un nuovo talento in Formula 3, tale Max Verstappen, e mi chiesero di disegnare il suo casco – ricorda Adrien –. Solo un anno dopo era già in Formula 1, diventando così il mio secondo cliente. Un cliente davvero importante. All’epoca non mi rendevo conto di quanto fosse grande la cosa, ma diventò subito piuttosto significativa. Aveva 16 o 17 anni. Ricordo di averlo incontrato una volta ad Austin nel paddock. Era il terzo pilota e si trovava lì per vedere come funzionava un weekend di gara. Salì in macchina per la prima volta a Suzuka la settimana dopo, o forse due settimane dopo. Era davvero giovanissimo. Ricordo di essere andato a parlargli: era solo un ragazzino seduto fuori dall’hospitality Red Bull. Per me fu facile, perché avevo già realizzato circa 50 caschi per i piloti dei junior team nel corso degli anni. Era uno dei tanti. Non era la prima volta che succedeva. La cosa folle è che lo rivedrò quest’anno perché parteciperò alla 24 Ore del Nürburgring insieme a lui”.

L’evoluzione del casco di Leclerc in Ferrari

Ad oggi Adrien ha lavorato con sette piloti di F1: Romain Grosjean, Max Verstappen, Isack Hadjar, Yuki Tsunoda, Kevin Magnussen, Pierre Gasly e Charles Leclerc. Il rapporto con il pilota della Ferrari è il più solido, dato che collaborano fin dal debutto del monegasco in F1 nel 2018 con Sauber. “Charles non ha mai davvero saputo cosa volesse – spiega Adrien –. All’inizio è stata una sfida. Quando cercavamo di trovare il suo stile preferito, la sua prima richiesta fu quella di avere caschi molto complessi. Per questo nei suoi primi anni in Ferrari aveva caschi rossi, neri e bianchi ricoperti di pattern. Stavamo cercando il suo stile. Un giorno gli suggerii di provare un casco completamente bianco. Disse che non pensava gli sarebbe piaciuto: sarebbe stato troppo simile a quello di Sebastian Vettel, suo compagno di squadra all’epoca. Così siamo andati nella direzione opposta, con design molto complessi. Poi un giorno stavo lavorando e per errore ho cancellato metà dei livelli del design. Ho pensato: ‘Non male’. Ho fatto uno screenshot e gliel’ho inviato chiedendogli cosa ne pensasse. Mi ha risposto: ‘Wow, mi piace!’. Era esattamente l’opposto di quello che avevamo pensato nei due anni precedenti. Così siamo passati da caschi molto complessi a caschi molto semplici”.

Come nasce il design di un casco di Formula 1?

Ora che sono sulla stessa lunghezza d’onda, i due si parlano una sola volta a novembre prima dell’inizio della stagione, raccogliendo idee e sviluppando un modello per l’anno successivo. Tuttavia il vero processo inizia con Ferrari, che invia ad Adrien tutte le linee guida sugli sponsor: quanto grandi debbano essere le patch, in quali colori possano essere applicate e dove possano essere posizionate. Poi bisogna considerare il colore della visiera, delle viti e dell’imbottitura interna. Una volta stabilite queste linee guida, i piloti sono liberi di esprimere la propria personalità, a patto che non includano riferimenti espliciti a politica, sesso e qualsiasi altro elemento che possa risultare controverso. È durante queste discussioni che un pilota può fare richieste, come quella fatta da Leclerc per la stagione 2026 ovvero aggiungere un tocco di azzurro. Il terzo passo è decidere quali Gran Premi richiederanno un casco speciale, con richieste che possono arrivare sia da Ferrari sia da Leclerc.

Il Gran Premio di Monaco è sicuramente una di queste occasioni, essendo la gara di casa di Leclerc, come spiega Adrien: “Nel 2022 abbiamo realizzato un casco rosso nella parte superiore e bianco in quella inferiore per richiamare la bandiera del Principato di Monaco. Ricordo di aver pensato che fosse il miglior casco che avessi mai realizzato. È simile al casco di Senna. È bello. È iconico. Anche un bambino di otto anni potrebbe disegnarlo. Per me era uno spreco usarlo solo una volta, anche se si trattava del Gran Premio di Monaco. L’anno successivo ho fatto pressioni su Charles perché diventasse il suo casco fisso. Charles fece un sondaggio su Instagram e quel casco perse per appena l’1% su oltre un milione di voti, ma due anni dopo Charles ha deciso di adottare quel design”.

Le regole FIA per i caschi in Formula 1

Questa è la parte artistica. Ma qual è il processo burocratico per approvare o rifiutare un casco? “Io parlo con Charles solo una volta all’anno – spiega Adrien –. Quindi prima discuto con lui. Poi realizzo il casco. Poi lo invio a Olivier, il manager di Charles. È la persona che lavora sotto Nicolas Todt. Da quel momento in poi gestisco tutto tramite Olivier. Gli mando il casco e lui ne parla con Charles. Poi otteniamo l’approvazione da Ferrari. Olivier gestisce questo processo con Ferrari. Non cambia mai. Che sia un casco standard o uno speciale. L’unica differenza è che per il casco standard c’è una discussione iniziale con Charles. Una volta pronto, non dobbiamo inviarlo alla FIA per l’approvazione. Dobbiamo solo rendere il numero ben visibile. Tutto qui. Il primo controllo tecnico avviene al primo Gran Premio della stagione. Lì un rappresentante Ferrari viene nel garage per controllare tute, abbigliamento e caschi. Se non sono soddisfatti di un casco ne parlano con il manager e, se non vogliono utilizzarlo, semplicemente non lo useranno. Fine della storia”.

I caschi di Leclerc come oggetti da collezione

Durante la nostra conversazione Adrien ha mostrato una convinzione assoluta su due temi. Il primo: i caschi sono opere d’arte“Sì, decisamente. So quanto tempo passo su ogni progetto e so quanto ogni design sia unico. So anche quanto tempo impiega un pittore a dipingerli. Quindi sì, è sicuramente arte. Esistono anche molte repliche non ufficiali. Per esempio, so per certo che esistono solo due caschi Lightning McQueen che ho creato nel 2022 per Grosjean: uno si trova al quartier generale Pixar a San Francisco e l’altro nel salotto di Romain Grosjean per i suoi figli. Lo stesso vale per Leclerc: ho visto repliche non ufficiali del casco speciale che indossò per il 1000° Gran Premio della Ferrari o di quello giallo che portò a Monza nel 2023”.

Un’altra cosa di cui Adrien è certo è che, nonostante il suo lato imprenditoriale e creativo, Leclerc non disegnerà mai da solo un casco: “No, la cosa più folle è che Charles può provare tantissime cose che ama, come l’abbigliamento e il gelato. Ha l’opportunità di vivere il mondo dei brand e del business, ma quando si tratta del suo casco si perde anche con una sola linea. Ogni volta che c’è un evento dice: ‘Non lo so, forse’, ma non credo che lo vedrò mai progettare un casco da solo”.