
Orologio svizzero - Un giorno con Manuel Akanji Abbiamo accompagnato il difensore dell'Inter in Fashion Week
Per l’ultimo episodio di Extratime, il format video firmato nss sports, abbiamo scelto di passare un’intera giornata con Manuel Akanji, accompagnandolo nel suo debutto assoluto come ospite alla fashion week. Lo abbiamo seguito lungo tutto il suo percorso, dagli show di Saul Nash e Domenico Orefice, che hanno vestito il calciatore con l’ausilio dello stylist Brian Gallo per questa sua prima volta nel mondo della moda. Dal fitting delle 13:30 ci siamo diretti allo show di Saul Nash. Manuel ci ha raccontato che per lui si trattava di una primissima volta alla fashion week, anche perché da quando è a Milano è la prima occasione in cui ha avuto la possibilità di parteciparvi: Basilea prima, Dortmund poi e infine Manchester non sono esattamente città avvezze alle fashion week.
Ora che ha avuto l’opportunità, Akanji non vedeva l’ora di vivere questo momento. Ci racconta: «Se non fossi qui in van, in direzione dello show di Saul Nash, probabilmente ora sarei sul divano a riposare». Di fatti lo abbiamo incontrato solamente due giorni prima di Inter–Arsenal, partita fondamentale per evitare i playoff di Champions League, competizione da cui successivamente i nerazzurri sono usciti sconfitti. È proprio dall’emozione per questa sua prima volta che iniziamo a parlare di moda, inevitabilmente passando dai circuiti dello spogliatoio nerazzurro. Ci dice: «Il calciatore che si veste meglio tra i miei compagni di squadra è Marcus Thuram: lo vedo sempre in tuta, non l’ho mai visto vestito "bene" durante partite o allenamenti, eppure so che Marcus si veste bene. Quando invece giocavo al Manchester City, per esempio, Rúben Dias non l’ho mai visto arrivare a un allenamento in tuta: è sempre stato quello con più attenzione verso la moda».
La conversazione prosegue poi sull’adattamento del calciatore a Milano, raccontandoci della sua felicità sotto diversi aspetti, in primis quello della privacy, ma anche delle opportunità offerte dalla città. «Non ho mai avuto grandi problemi legati alla privacy: nelle squadre in cui ho giocato i fan sono molto abituati a grandi campioni e quindi non mi sono mai sentito sovraesposto. So, ad esempio, di molti giocatori del Liverpool che sono costretti a vivere a Manchester per questioni di privacy. Qui a Milano, invece, la venerazione nei confronti dei calciatori è più alta e mi capita spesso che mi chiedano delle foto». Tra un cambio look e l’altro, l’appuntamento alla scoperta della collezione in showroom da Etro e un saliscendi infinito sul van che ci traghetta ovunque Manuel desideri, lui ci parla della sua passione per gli orologi.
«Sono un grandissimo appassionato di orologi: Patek Philippe, Rolex, Audemars Piguet. Ho tanti amici che li comprano anche semplicemente come investimento, quindi ho iniziato a farlo anche io. Ricordo ancora che il primo orologio che ho comprato è stato un Rolex Submariner bicolore, in oro bianco e giallo, con quadrante blu: una bellezza». C’è anche questo nella vita di Manuel Akanji: una grande passione per gli orologi, come ogni svizzero che si rispetti. Un oggetto che è anche sinonimo del suo stile di gioco, fatto di precisione e pulizia negli interventi, un vero orologio svizzero. Poi finiamo a parlare del più e del meno, della musica che ascolta, insomma dei suoi gusti a tutto tondo: «Il mio genere musicale preferito è l’afrobeat: Burna Boy, Shokka. Ma prima delle partite, stranamente, non mi carico con questi artisti. Di recente ascolto Lionel Richie, Stuck On You: è una canzone tranquilla e mi calma prima dei novanta minuti».





















































