
Tutti hanno qualcosa da dire sul corpo di Serena Williams Corpo che è la macchina e l'arma dell'ex tennista
Sono passati ormai quasi quattro anni pieni da quando Serena Williams ha annunciato il ritiro, passando alla storia come la tennista più vincente dell'Era Open, raggiungendo 23 Slam in carriera in singolo, nonché guadagnandosi lo status di GOAT per definizione stessa. Perché come nessuna prima e (sin qui) dopo di lei ha saputo mescolare i successi sul rettangolo al successo al di fuori, dove porta avanti dal 2003 una partnership con Nike, tanto remunerativa che a lei è stato intitolato il più grande HQ al mondo del brand, un palazzo largo 140 campi da tennis ideato da Skylab e stanziato in Oregon.
Uno dei tanti traguardi raggiunti, tra i quali figura l'apertura di numerosi brand a proprio nome, nonché di Serena Ventures, la propria società di venture capital designata a investire in startup avviate da gruppi socialmente sottorappresentati, afroamericani e latinoamericani, con particolare attenzione alle donne imprenditrici. La popolarità l'ha portata addirittura a comparire sui passi di una Crip Walk durante l'esibizione di Kendrick Lamar all'Halftime Show del Super Bowl 2025 di New Orleans.
E ancora al Super Bowl, ma a febbraio 2026, in formato di commercial per Ro, società di telemedicina che con la tennista ha stretto una partnership per la promozione di farmaci GLP-1 per la perdita di peso, e della quale il marito Alexis Ohanian è socio. Non l'annuncio di un potenziale ritorno che tutti si aspettavano, ma ennesimo momento unico nella vita di Serena Williams, tornata a fare rumore a causa di quella che per lei, da sempre, è stata un'arma a doppio taglio: il proprio corpo.
Il ritiro
Serena Williams si è ritirata ufficialmente nel 2022, anticipando la decisione tramite un annuncio ad agosto su Vogue America, apparendo sulla copertina dall'alto di un abito Balenciaga celeste coordinato a orecchini di Alta Gioielleria Bulgari a tema marino. Un'iconografia simbolica, dove sulle spalle di una statuaria leggenda poggia una carriera che si è estesa per 27 anni, lunga quanto lo strascico poggiante sulla sabbia delle spiagge della Florida, e sorretto all'estremità dalla prima figlia, Olympia, Omega della sua vita tennistica tanto quanto Alfa di un nuovo inizio nella sfera famigliare.
Nelle sue parole per il periodico, la rivelazione che avrebbe lasciato il tennis al successivo US Open appena un mese dopo, uscendo al terzo turno, ma non prima di aver scioccato ancora una volta il mondo, eliminando la testa di serie numero due Anett Kontaveit e ribadendo a tutti che quello fosse ancora il suo torneo. L'apice di un farewell tour iconico quanto l'ultimo outfit ideato in collaborazione con Nike e ispirato al pattinaggio di figura, un corpetto nero come il cielo di Flushing Meadows con taglio a V complementare a una gonna a sei strati - sei, come i US Open conquistati, eguagliando il record di Chris Evert - dotato di cristalli ricamati a mo' di stelle.
Gli stessi della giacca sportiva, con strascico staccabile, indossando la quale si è presentata al pubblico di casa, mettendo in risalto le proprie NikeCourt Flare 2 impreziosite da 400 diamanti a marchio Serena Williams Jewelry, incastonati sullo Swoosh e in modo da formare le proprie iniziali e le parole QUEEN e MAMA sui deubré dei lacci. Espressione perfetta di un dualismo caratterizzante il finale di carriera e la scelta del ritiro, il cui veicolo si può riconoscere ancora una volta in una unicità stilistica che ha contraddistinto la tennista da sempre.
Il ritorno
Ritiro avvenuto per scelta personale, ovviamente, ma soprattutto a causa del proprio corpo, arrivato stremato a 41 anni sorreggendo il peso e la riabilitazione da una miriade di infortuni grazie a una minuziosa cura dei dettagli e degli allenamenti, mescolando esercizi strutturali in palestra con running e Pilates per una vita intera. Una parola, "ritiro", che non è mai piaciuta però a Serena Williams, la quale per sua ammissione l'ha sempre vista intrisa di un significato transitorio, fluido e in evoluzione, non definitivo.
Una difficoltà nel dire addio che l'headline di quella copertina stessa di Vogue manifesta, ma confermata anche dalla silenziosa iscrizione al pool dei test antidoping ITIA a ottobre 2025, superati in modo da renderla eleggibile per un potenziale ritorno già da fine febbraio 2026, stando ai sei mesi richiesti dai protocolli WADA. Le sigle indicano due organi tennistici responsabili della salvaguardia dell'integrità di gioco nel tennis, dai quali atleti e atlete devono necessariamente passare prima di competere a livello agonistico. Dopo questa procedura, Serena Williams non figura più come un'atleta ritirata.
Sebbene la tennista abbia smentito qualunque speculazione su un comeback, anche solo per un'esibizione, si tratta di un iter burocratico che non avrebbe senso svolgere a meno che non si pianifichi di competere nel giro di qualche mese, poiché piuttosto invasivo. Chiunque sia iscritto al pool deve comunicare agli organi la propria posizione nel corso della giornata, e i test possono avvenire senza preavviso anche la mattina molto presto. Non proprio una passeggiata di salute, e tra l'altro tema sensibile per Serena Williams stessa, visti i trascorsi con gli organi antidoping americani dopo il ritorno dalla prima gravidanza - la tennista è arrivata a critiche pubbliche a causa di test ripetuti con frequenza anormale rispetto alle altre colleghe, tacciando di discriminazione la preposta agenzia statunitense.
Nuovo corpo, nuova era
La carriera di Serena Williams si può racchiudere in una parola: empowerment, attraverso il proprio corpo, quello che lei stessa ha definito la propria arma e la propria macchina. Ha vinto l'Australian Open 2017 nonostante fosse incinta da già due mesi, resistendo ai quaranta gradi di Melbourne senza battere ciglio per superare il record di 22 titoli del Grand Slam vinti da Steffi Graf. Regina in campo e madre fuori, un connubio da lei voluto e da lei reso possibile solo per mezzo di una struttura fisica unica che sempre lei ha deciso di mantenere tale, per quanto non conforme ai canoni richiesti dal mondo del tennis femminile.
A suon di mazzate alla pallina imbracciando la propria Wilson, Serena Williams ha abbattuto negli anni critiche e pregiudizi, come quello richiesto alle giovani tenniste di poter entrare in abiti di taglia 40, preso in giro apertamente e ovviamente mai rispettato, mantenendo la propria massa muscolare invariata per poter imprimere ai colpi maggiore potenza, senza perdere allo stesso tempo nulla in esplosività in fase di corsa. L'opposto della sorella, Venus, anche lei grande campionessa, ma dal corpo più longilineo e canonico, che però dalla rivalità di famiglia è uscita con più sconfitte che vittorie.
Una carriera nella quale si annoverano anche quattro ori olimpici, e che comunque non è bastata a risparmiarla nemmeno in tarda età dal body shaming. Come quello praticato da parte dell'ex tennista romeno Ion Țiriac, che nel 2021 le ha intimato di ritirarsi per decenza a causa dell'eccessivo peso corporeo, portando a una risposta diretta da parte della campionessa americana, accusando l'uomo di razzismo e sessismo. Una reazione, giustificatamente, di rabbia, il sentimento che l'ha accompagnata per tutta la carriera, infinito combustibile per il motore di quella macchina che ha trasformato in un'arma tennistica di distruzione di massa, vincendo quanto mai nessuna prima di lei.
Si è affermata con forza come paladina della body positivity, reagendo per una vita intera veementemente a una società che ha tentato in ogni modo di imporre un'ortodossia del corpo femminile, smantellata da lei stessa come semplice costrutto sociale. Proprio per questo, ha generato rumore la sua scelta di utilizzare farmaci agonisti del recettore GIP/GLP-1, dichiarata già ad agosto 2025 e culminata in quel commercial per Ro dell'ultimo Super Bowl.
La decisione è arrivata dopo la nascita della seconda figlia, Adira, nell'agosto 2023. Serena Williams - per sua stessa ammissione, ancora su Vogue - si è trovata a faticare più del solito per perdere peso nonostante la solita routine, decidendo così di passare all'utilizzo di Zepbound, farmaco applicato nel trattamento del diabete di tipo 2 e dell'obesità grave, combinato ad allenamenti specifici per non perdere massa muscolare. Tra gli effetti benefici riportati dalla tennista ci sarebbe una riduzione massiccia di colesterolo, la cui concentrazione nel sangue sarebbe scesa del 30% rispetto al 2021 - sebbene non esista correlazione documentata tra questo effetto e l'uso del farmaco -, oltre alla diminuzione del peso corporeo, soddisfacendo così i due obiettivi che Serena Williams si era posta, e cioè l'alleggerimento delle ginocchia e l'uscita dalla categoria di rischio cardiovascolare. Una pratica, quella del GLP-1, sempre più comune nel mondo dello spettacolo americano, affiancato a nomi che vanno da Oprah Winfrey a Charles Barkley, ma non priva di controindicazioni.
Il backlash sui social
L'accusa di aver contraddetto quasi tre decadi di sacrifici piegandosi a quella che è stata vista non solo come una scorciatoia, ma come una resa alla conformità, non è tardata ad arrivare. Non senza ironia, a pensarci bene. A Serena Williams è stato intimato per una vita intera di perdere peso in nome dei canoni imposti dal mondo dello sport, e ora che quel mondo lo ha lasciato, prendendo quella che secondo lei è la decisione più salutare, nonché quella a cui tutti hanno provato a forzarla per anni, le critiche sono addirittura aumentate.
Ma se può sembrare immediato rispondere a queste domande tagliando corto con un semplice "Her body, her choice", sul piano etico la questione si complica a causa della scelta dei farmaci. Zepbound, quello utilizzato da Serena Williams, ha un principio attivo, la tirzepatide, con un doppio effetto, imitando le funzioni dei due ormoni intestinali GIP e GLP-1 adibiti al rilascio di insulina, inibendo il glucagone e offrendo un senso di sazietà. In parole povere, questi due ormoni fanno da bilancia naturale per la glicemia e il peso corporeo. Con un boost chimico offerto da principi a doppia azione come la tirzepatide, o specifici sul GLP-1 come il semaglutide, alla base dei più famosi Ozempic e Wegovy, regolare i meccanismi della fame - dunque accelerare la perdita di peso - si fa più semplice.
Le implicazioni etiche
Gli effetti collaterali sono numerosi. Questi farmaci sono per esempio approvati dalla Food and Drug Administration statunitense, ma sottoposti a numerose limitazioni in Europa e in Italia. Qui Ozempic può essere commercializzato solamente come trattamento per il diabete di tipo 2, mentre Wegovy e Mounjaro, rispettivamente a base di semaglutide e tirzepatide, per trattare l'obesità, con obbligo di ricetta medica. Questo perché l'utilizzo di tali medicinali può portare a gravi disturbi alimentari nei pazienti che non ne hanno bisogno in nome di canoni puramente estetici, privando nel frattempo di scorte, per esempio, i diabetici.
Questo non ha comunque frenato, dopo le numerose promozioni, un aumento della domanda, sia sul mercato segnalando un +78.7% solo in Italia nel 2024 - sia (illegalmente) fuori mercato, alimentando il rischio di prodotti contraffatti dannosi per la salute, ma venduti senza prescrizione a un prezzo differente rispetto a quello di listino. Quest'ultimo un tema molto delicato, soprattutto in un sistema come quello statunitense dove la sanità è privata, totalmente a carico del singolo cittadino: un aumento della domanda non proporzionale alla disponibilità del bene ha portato a una carenza pericolosa di rifornimenti per i pazienti affetti da patologie specifiche, portando così a un aumento dei prezzi come meccanismo di prevenzione e rendendo il farmaco de facto accessibile soltanto a una porzione elitaria della popolazione.
Una porzione della quale, dal 2025, fa parte anche Serena Williams, parte di un sistema che alimenta la scarsa accessibilità dei medicinali alle classi sociali più povere, già di per sé complicata, e non poco, da intricati giochi di potere esistenti tra case farmaceutiche, grandi aziende e assicurazioni, e figure poco cristalline come quelle dei Pharmacy Benefit Managers, che orchestrano il mercato a piacimento.
Il paradosso di Serena Williams
La premessa sulla quale poggia l'intera questione è solo una: il corpo è la macchina e l'arma di Serena Williams, anche in questo caso, e spetta solo a lei il diritto di manovrarlo. Dopo aver costruito un'immagine pienamente contrapposta a canoni estetici precostituiti, ha intrapreso una strada differente per una scelta prima su base sanitaria, poi imprenditoriale (legittimamente). Il suo messaggio, a livello teorico, non è troppo differente dal precedente. Si tratta di inneggiare alla salute fisica sfruttando ogni mezzo a disposizione, integrando i classici allenamenti con dispositivi medici e tecnologici. Che a livello pratico, però, caratterizzano la classe dominante. Nei fatti, questa linea si rivela meno popolare tra le categorie sottorappresentate sulle quali lei stessa ha deciso di investire, agendo su un mercato tutt'altro che accessibile e acuendo le disparità.
Questo è il paradosso di Serena Williams. La lotta contro la conformità da parte di un modello quasi eroico, in quanto donna e soprattutto donna afroamericana, negli occhi di chi guarda dal basso della catena alimentare finisce con lo svuotarsi di significato nel momento in cui l'agency sul proprio corpo si manifesta da una posizione di superiorità, operando necessariamente a discapito di chi ne è subalterno. A dimostrazione del fatto che, indipendentemente dalla ridefinizione dei rapporti di forza sociali, e in questo caso specifico dalle partnership milionarie o dai record, non esista modo di risparmiare la gogna al corpo femminile. Nemmeno a quello di Serena Williams.






















































