Gli oratori, culla del calcio italiano Una riflessione su un luogo magico che oggi non esiste più

La nostalgia può essere una trappola. È facile convincersi che un tempo la vita fosse più semplice. Prendiamo il calcio, per esempio. In Italia, quando si cerca di spiegare il motivo per cui gli Azzurri abbiano mancato la qualificazione a tre Mondiali consecutivi, uno dei luoghi comuni più ricorrenti è che i bambini non giochino più per strada e che, di conseguenza, abbiano perso la passione per il calcio. È un modo elegante per dire che oggi i ragazzi passano troppo tempo tra videogiochi e TikTok. Non è del tutto vero.

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Foto: Alberto Castellano - Milano

Sì, è sempre più raro vedere bambini giocare a calcio davanti alla chiesa o nella piazza del paese. Eppure, come tutti i luoghi comuni, anche questo contiene un fondo di verità. In questo caso, è impossibile ignorare il fatto che in Italia i bambini non trascorrano più i pomeriggi all'oratorio come una volta.

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Foto: Emanuele Mattia D'Angelo - Catania

Quei luoghi rappresentavano qualcosa di speciale. Prima dell'arrivo dei telefoni cellulari e dei social network, l'oratorio era il posto migliore in cui sparire per ore senza che la famiglia si preoccupasse. Passavamo interi pomeriggi con il pallone tra i piedi, provando qualsiasi giocata ci venisse in mente: partite a undici su un campo regolamentare, cinque contro cinque sul cemento oppure sfide di calcio a un tocco con porticine improvvisate. A dire il vero, non importava chi fossero gli avversari o i compagni di squadra, purché il pallone continuasse a rotolare e la mente fosse libera da qualsiasi distrazione.

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Foto: Fabio Monaco - Napoli

Era un modo per affinare la tecnica, imparare le regole e capire come stare all'interno di un gruppo. Tutte lezioni che si sarebbero rivelate preziose più avanti nella vita, soprattutto per chi avrebbe poi intrapreso la carriera da calciatore. Oggi tutto questo è andato perduto. È il segno dei tempi: le possibilità sono semplicemente molte di più rispetto al passato.

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Foto: Giacomo Ricciardi - Roma

Anche per chi ama il calcio. Una volta il metodo più semplice per vivere questa passione era giocare, e proprio perché non c'erano alternative tutti i bambini finivano per ritrovarsi sullo stesso campo. Oggi, naturalmente, si può ancora giocare a calcio, ma lo si può anche guardare, seguire e leggere. Inoltre è molto più facile avvicinarsi anche ad altri sport. Un pallone che rimbalza davanti a te non è più l'attrazione principale. Restano soltanto luoghi che, lentamente, vengono lasciati al degrado e all'oblio.

Questo articolo è stato pubblicato originariamente in francese su Views Magazine 006

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