Max Sirena e quella ossessione chiamata America's Cup L'AD di Luna Rossa ci racconta la sua Road to Naples 2027

Per Max Sirena, Amministratore Delegato di Luna Rossa, quella che si disputerà a Napoli nel 2027 non può essere una America’s Cup come le altre. Sarà la nona della sua carriera, dopo due vittorie conquistate con altri team e una lunghissima rincorsa con Luna Rossa, e sarà soprattutto la prima volta in Italia.

La scorsa settimana abbiamo contattato Max con una videochiamata, e dall’altra parte c’era il rumore del vento e i riflessi del sole sulle onde. Lo abbiamo trovato in mare, ovviamente, impegnato insieme al team in una sessione di allenamento. È un’immagine che introduce il momento che sta vivendo Luna Rossa: a meno di un anno dalla 38esima America’s Cup, ogni giorno è buono e importante per avvicinare il grande obiettivo. Ogni minuto è prezioso, quando ci si avvicina a una competizione "in cui conta solo vincere" e in cui si insegue qualcosa che lo stesso Sirena definisce "un’ossessione".

L’appuntamento di Napoli, nelle sue parole, va ben oltre la dimensione sportiva. Max parla di "obbligo di vincere", di responsabilità verso l’Italia, di tecnologia, industria, immagine del Paese e di un progetto che va ben oltre la sfida velica. Fino a che la conversazione arriva a un punto che svela nitidamente il suo rapporto con tutto ciò. "Per me questo lavoro e l’inseguimento di questi grandi obiettivi sono come una droga".

Manca ancora un anno, insomma, ma la Road to Naples 2027 è già entrata nel vivo. Un percorso che è passato dall’incoraggiante vittoria nella Preliminary Regatta Sardinia di Cagliari del mese scorso, e destinato a culminare il prossimo anno nel Golfo di Napoli, dove Luna Rossa proverà a conquistare la sua prima brocca d’argento, inseguita per quasi trent’anni. "Sogno di vedere la reazione di Patrizio Bertelli il giorno in cui riuscirà ad averla finalmente tra le mani". Prima, però, c’è ancora un anno di lavoro per provare a trasformare quell’ossessione in una vittoria.

Verso Napoli

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La Preliminary Regatta in Sardegna è stata il primo banco di prova del nuovo ciclo di America’s Cup e, soprattutto, il primo assaggio di ciò che attende Luna Rossa davanti al pubblico di casa. "Cagliari aveva grande rilevanza per noi, per diversi motivi. Era la prima regata, e regatavamo in casa. C’era tanta aspettativa, da parte del pubblico e della stampa, e siamo stati bravi a trasformare tutto ciò in energia positiva". È un punto che tornerà più volte, il tema delle aspettative: non come un peso, ma come una conferma del valore del progetto. "Non si creano mai aspettative del genere su un team o su un giocatore su cui non scommetteresti una cena", dice. "Se tanta gente confida in noi, anche a livello mediatico, vuol dire che siamo nella condizione di poter vincere. La parte difficile e stimolante, poi, sta proprio nel trasformare tutto ciò in una spinta".

Cagliari ha restituito un’indicazione entusiasmante su quello che potrebbe circondare la regata nel Golfo di Napoli. "La partecipazione è stata pazzesca, oltre ogni previsione. Mi aspettavo tanta gente, ma non decine di migliaia di persone e tutto quel calore. C’era un’atmosfera speciale, che a Cagliari non avevamo mai visto e che, in generale, non so se abbiamo mai sperimentato in un evento velico. C’era più gente alla premiazione della regata preliminare di Cagliari che alla premiazione della Coppa America 2024 a Barcellona. Possiamo soltanto immaginare che atmosfera da brividi ci sarà a Napoli".

Il fatto di regatare in casa, però, non cambia soltanto la cornice, ma anche il rapporto con lo stesso pubblico. "Un po’ come si dice nel calcio: quando giochi in casa, giochi in dodici. Ecco, noi avremo un velista in più a bordo se riusciremo a creare una connessione forte con il pubblico, e il modo migliore per riuscirci ovviamente è vincere". Poi però torna subito concreto. "Nel momento della regata, comunque, il pubblico sta fuori. A bordo ci siamo noi, e ognuno ha il proprio compito".

Per Luna Rossa, in ogni caso, il legame con il pubblico è un tema centrale già da tempo. "Portiamo un nome importante: anche se non abbiamo mai vinto la Coppa America, siamo probabilmente il team più popolare al mondo, insieme a Team New Zealand. Dobbiamo sempre ricordarci che essere in Luna Rossa è un privilegio: c’è la fila là fuori per farne parte. Viviamo un’opportunità e dobbiamo sfruttarla, anche perché ci sono treni che passano raramente in una carriera professionale". Ed è proprio questa sensazione che, nel bene e nel male, accompagnerà Luna Rossa verso Napoli 2027: la consapevolezza che un’occasione del genere potrebbe non ripresentarsi presto.

L’ossessione

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L’America’s Cup ha anche un lato spietato. Max Sirena lo ripete più volte durante la chiamata: "è un mondo super-competitivo in cui conta solo vincere", non esiste un secondo posto da celebrare, e forse è anche per questo che la sconfitta di Barcellona del 2024 continua ancora oggi ad accompagnare i suoi ricordi e l’avvicinamento al 2027. "Nello sport, nel 99% dei casi, perdi. Purtroppo o per fortuna è così. Anche se vai a guardare le carriere più straordinarie nella storia dello sport, come quella di Michael Jordan, o quella dei grandi tennisti, si perde la maggior parte delle volte. Luna Rossa però non è un team che si presenta alle regate tanto per partecipare: punta sempre all’obiettivo più alto. E quando hai l’opportunità di lavorare per un team così, che fa di tutto per performare al meglio e provare a vincere, si ripensa tanto alle sconfitte per non ripetere gli errori e migliorare".

Nelle dichiarazioni degli ultimi mesi, del resto, Sirena non ha mai mostrato di voler abbassare l’asticella, anzi. "Lo ripeto: è un obbligo vincere. Dobbiamo vincere. Perché regatiamo in Italia e perché non siamo ancora riusciti a portare a casa questa Coppa. Credo che sia importante da un punto di vista sportivo, storico, sociale, economico, politico. Viviamo un momento abbastanza buio e noi italiani tradizionalmente abbiamo bisogno di aggrapparci all’eroe del momento, che sia uno sportivo o un personaggio pubblico. E poi ora che l’Italia non gioca nemmeno i Mondiali di calcio - che sono sempre stati un momento sociale fondamentale per la coesione del Paese - sentiamo questa responsabilità, ed è una motivazione in più".

È una responsabilità che, nelle sue parole, va oltre il risultato della regata. Luna Rossa rappresenta infatti anche l’Italia industriale e tecnologica. "La Coppa America è una sfida tra nazioni, non è solo una regata tra Yatch Club. Ed è una sfida tecnologica di altissimo livello, a cui partecipa l’intera Nazione. Il 90% di quello che c’è sulla barca è italiano, e in un certo senso è un biglietto da visita della nostra tecnologia nel mondo. Noi italiani da sempre siamo bravissimi a raccontare tutto quello che non funziona, ma abbiamo anche tantissime cose che funzionano, e bene, di cui si parla troppo poco. Non solo l’arte, lo stile, la moda, l’architettura o la gastronomia: anche nella tecnologia l’Italia è avanzatissima. Per questo dico che abbiamo una responsabilità nei confronti degli italiani, anche dal punto di vista industriale: per quello che rappresentiamo".

Poi la conversazione torna su un piano più personale. Dopo nove America’s Cup, due vittorie e una carriera trascorsa inseguendo quella brocca d’argento, Sirena ci racconta che, senza avere il fuoco sacro dentro, tutto questo non sarebbe possibile. "Lo fai solo se sei motivato, altrimenti non c’è stipendio o premio che giustifichi l’impegno necessario per provare a vincere una Coppa America. Siamo privilegiati, facciamo un lavoro che amiamo, ma comporta anche tantissimi sacrifici personali e familiari. Si lavora ogni giorno, tutto il giorno, per far andare una barca più veloce di un decimo di nodo rispetto al giorno prima. È una di quelle professioni in cui, senza una fortissima motivazione, non vai avanti. Ed è così che diventa un’ossessione. Ci sono giorni che non vanno come vorresti e puoi fare solo una cosa: continuare a lavorare, spingere, e inseguire quella che è la gratificazione di una vita. Io ho avuto la fortuna di vincerla due volte e di andarci vicino in altre due occasioni, ma non l’ho mai vinta con Luna Rossa e con la bandiera italiana".

Per Sirena, come anticipato, "questo lavoro e l’inseguimento di questi obiettivi sono come una droga". Se gli si chiede quale immagine sogni più di tutte, però, la risposta però non riguarda lui stesso. "Sogno di vedere la reazione di Patrizio Bertelli il giorno in cui riuscirà finalmente ad avere quella coppa tra le mani. Questo è il mio sogno, davvero. Per gli sforzi che ci sono dietro, per tutto il progetto. Negli ultimi anni la vela italiana sta vincendo tanto, e in tutti i migliori team ci sono persone passate da Luna Rossa. Penso che vincere significherebbe scrivere un’altra pagina importante di questa storia".

L’eredità

Al di là dei risvolti competitivi, Napoli ospiterà uno dei più grandi e iconici eventi sportivi del pianeta, con una cornice che tra pubblico, passione e scenario naturale si annuncia senza precedenti. "Sarà un’opportunità pazzesca per Napoli", conferma Max. "Lo dico sempre: la gente non ha davvero idea di quello che vedrà. Non c’è minimamente la percezione della cornice di pubblico che ci attende. E Napoli avrà l’opportunità di raccontarsi per quello che è: uno dei palcoscenici più belli e una delle città più identitarie e culturalmente importanti del mondo".

Nelle ultime settimane Sirena ha potuto osservare da vicino i lavori che stanno interessando l’area di Bagnoli, destinata a diventare il cuore pulsante dell’evento. "Bisogna fare i complimenti, prima di tutto, perché a Bagnoli si sta lavorando giorno e notte, si vuole fare una bella figura. In Italia siamo abituati ad arrivare sempre all’ultimo momento, anche perché ci teniamo a fare le cose per bene, e questa è un’opportunità enorme per Napoli e per l’Italia intera. Sarà un biglietto da visita importante, un po’ come è stato con le Olimpiadi invernali, che sono state un successo sotto ogni punto di vista".

L’eredità, comunque, non si misurerà soltanto nell’immagine. "Il progetto su Bagnoli, la sua bonifica architettonica e industriale, sarà qualcosa di unico. Rimarranno infrastrutture, posti di lavoro, opportunità per il turismo, per il settore industriale e per quello nautico. Non dimentichiamo che il Mediterraneo, e in particolare la Sardegna e le coste tirreniche, ospitano gran parte della flotta mondiale degli yacht". E un discorso simile, in prospettiva, vale anche per il movimento velico italiano, che Sirena considera davanti a un’occasione irripetibile. "La Coppa America è un palcoscenico impressionante dal punto di vista del ritorno mediatico, paragonabile ai più grandi eventi sportivi del mondo. Tanto passerà dal risultato sportivo, certo, ma sarà comunque una grande opportunità per avvicinare nuove persone alla vela, di ogni età ed estrazione".

E quando gli chiediamo cosa ci sia dopo il 2027, Max si defila nuovamente, evita accuratamente di parlare di sé. "Sogno di vincere questa Coppa America, fine. Non mi piace fare programmi a lungo termine, e non è importante quello che farò io, ma quello che farà il team. Credo che sia arrivato il momento storico in cui Luna Rossa si tolga quella soddisfazione che finora è mancata. Ci siamo andati molto vicini nel 2021, ma ora abbiamo tutte le carte in regola per portare a casa il risultato più importante. A quello che verrà dopo per adesso non ci penso". Noi, nel frattempo, possiamo soltanto augurare buon vento a Max Sirena e a tutta Luna Rossa, chiudere la chiamata, e restituirli al mare. Perché da qui a Napoli 2027 ogni allenamento, ogni virata e ogni minuto di preparazione potrebbero fare la differenza.

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