
Dietro le quinte del Giro d'Italia 2026 Abbiamo seguito da vicino la 19a tappa da Feltre ad Alleghe
Sports
01 Giugno 2026
01 Giugno 2026
Fotografo
Maurizio Borserini
Maurizio Borserini
Quando arrivo a Feltre la mattina, sono da poco passate le dieci. Il centro e il villaggio sono pieni di gente in rosa, i bambini radunati davanti alle scuole con cappellini e palloncini, bar già pieni di persone e calici. Poco distante dalle mura, le stesse sotto cui si corre la 24 Ore, i pullman delle squadre, schierati vicino ai van e alle auto di addetti ai lavori e sponsor. Mancano un paio d’ore alla partenza della diciannovesima tappa del Giro d'Italia 2026.
Quella tra Feltre e Alleghe, con arrivo ai Piani di Pezzè, è stata una delle frazioni più attese della Corsa Rosa di quest’anno. Noi abbiamo avuto l’occasione di viverla insieme a Kometa, azienda agro-alimentare attiva nella lavorazione e trasformazione di carni suine e avicole, che è partner del Giro d'Italia (oltre che di Tirreno-Adriatico e Milano-Sanremo) e sponsor del Team Polti VisitMalta, la squadra fondata da Ivan Basso e Alberto Contador. Sul van con noi ci sono anche i due ospiti d’eccezione del giorno: l’ex campione olimpico Igor Cassina e la snowboarder Lucia Dalmasso, bronzo a Milano Cortina 2026.
La parte più esclusiva dell’esperienza è in tutto ciò che si muove intorno ai corridori, dietro la gara stessa. Perché ciò che vediamo in televisione è una parte, quella agonistica, ma intorno c'è un universo conosciuto quasi esclusivamente dagli addetti ai lavori. Per tre settimane infatti il Giro attraversa l'Italia con un esercito itinerante. Montare, smontare, ripartire, ogni giorno, con più di duemila persone tra squadre, staff, sponsor, giornalisti, tecnici, forze dell'ordine; e circa 150 mezzi tra ammiraglie, moto, medici e regolatori, senza contare Giro E e Carovana, che si muovono con anticipo. Per un giorno, anche noi siamo dentro questo vortice.
Come funziona la macchina organizzativa del Giro
Feltre ha respirato il Giro da giovedì sera, con la Notte Rosa in piazza Maggiore tra eventi e locali aperti fino a tardi. Tra gli ospiti c’è stato anche Peter Sagan, di casa da queste parti, oltre che ambassador Sportful e protagonista di una social ride con Team Tudor. La mattina l’atmosfera e il calore della festa sono ancora lì. Raggiunto lo spazio di Kometa, davanti al bus del Team Polti VisitMalta c’è Ivan Basso, uno che il Giro l’ha vinto due volte. Ora segue la corsa e il lavoro della sua squadra, a volte personalmente sull’ammiraglia. Davanti invece sono disposte le bici della squadra, che si lasciano ampiamente guardare e fotografare dai passanti. Sono le AURUM MAGMA AU109, realizzate insieme a StoneX Bullion e con dettagli in foglia d'oro 24 carati.
La giornata si avvia con il solito rituale. Prima ha preso il via il Giro-E, la corsa riservata alle biciclette elettriche, e poi la Carovana, il convoglio commerciale che precede i corridori, distribuendo gadget e intrattenimento. Sono decine i partner che sfilano come sponsor, fornitori o licenziatari, oltre a quelli delle maglie. Alle 11 si apre liturgicamente il foglio firma, dopodiché la corsa è prossima allo start, alle 12:30 circa. Dall'uscita da Feltre il nostro van segue i corridori per un breve tratto, prima di iniziare un lungo inseguimento parallelo. Mentre il gruppo affronta il percorso, si taglia su strade diverse per anticipare alcuni passaggi: il Passo Duran, la Forcella Staulanza e la salita finale. Ed è qui che entra in scena uno degli oggetti più iconici del Giro: il Garibaldi.
Il Garibaldi, la Bibbia del Giro d'Italia
Sul van c'è un piccolo schermo per seguire gli sviluppi della corsa. Per muoversi intorno al tracciato, invece, lo strumento che si consulta in continuazione è il Garibaldi. Definirlo semplicemente un road book sarebbe riduttivo: è la Bibbia del Giro d’Italia. Una guida, uno stradario, un archivio storico, per molti anche un pezzo da collezione. Un’istituzione. Le prime pagine raccolgono organigrammi, pass, informazioni e riferimenti dell'organizzazione; poi le planimetrie, i dettagli sulle squadre, le classifiche, gli sponsor e gli indirizzi dei Quartier Tappa; quindi, il vero cuore del Garibaldi: la ventina di pagine dedicate a ciascuna tappa, con percorso, altimetria, viabilità, punti di accesso, mappe e tempi di percorrenza previsti.
L'origine del nome Garibaldi contribuisce al suo aspetto folkloristico. L’interpretazione più gettonata sostiene che fu il giornalista Nando Martellini a chiamarlo così per primo, dopo aver chiesto a un collega di passargli "quel libro con su Garibaldi". La figura di Giuseppe Garibaldi era nelle pagine iniziali dell’edizione 1961, anno del centenario dell'unità. C’è anche una lettura metaforica, più romantica: come Garibaldi contribuì a unificare l’Italia, così il Giro continua ogni anno ad attraversare da nord a sud il Paese, collegando territori, città e comunità.
Cos'è Radio Corsa: il sistema nervoso del Giro
Se il Garibaldi è la mappa del Giro, Radio Corsa ne è il sistema nervoso. Si sente per la prima volta pre-partenza, e da quel momento è onnipresente sul van Kometa, così come su tutte le ammiraglie e gli altri mezzi al seguito. Non è una radio per il pubblico, è lo spazio interno delle comunicazioni, che vengono trasmesse in italiano prima e in inglese poi. Aggiorna tutti, senza sosta, sull'andamento della tappa: chi è in fuga, quanti secondi di vantaggio ha sugli inseguitori, dove si trova il gruppo Maglia Rosa, se c'è stata una caduta, un ritiro o un problema. E coordina anche le attività e i movimenti di tutta la carovana. A far rispettare l'ordine ci pensano i regolatori ufficiali, che al Giro d'Italia 2026 sono quattro, tutti ex atleti: Paolo Longo Borghini, Enrico Barbin, Damiano Cima e Salvatore Puccio. Si muovono in moto e intervengono quando è necessario gestire il traffico interno, evitare situazioni pericolose o correggere il posizionamento dei mezzi.
Poi ci sono le ammiraglie, probabilmente il simbolo più riconosciuto del ciclismo, dopo le bici. A bordo si trovano i direttori sportivi, che seguono la corsa sugli schermi e parlano con gli atleti; e dietro di loro i meccanici, seduti tra ruote di scorta, bici supplementari, integratori e il necessario per reagire al meteo come mantelle, maglie e borracce termiche oppure sacchette di ghiaccio. Partono dal fondo, ma la loro posizione può cambiare durante la giornata, quando ci sono delle fughe. Parallelamente si muove un’ammiraglia secondaria per ogni squadra, appostata nei punti strategici per i rifornimenti.
Il Giro d'Italia come grande operazione logistica
La diciannovesima tappa era tra le più promettenti del Giro 2026. Centocinquantuno chilometri e quasi cinquemila metri di dislivello distribuiti tra Passo Duran, Coi, Forcella Staulanza, Passo Giau ovvero la Cima Coppi di quest’anno, Passo Falzarego e l'ultima salita verso i Piani di Pezzè. Con un arrivo inedito che ha riportato la memoria di alcuni al 1992, quando un giovanissimo Marco Pantani firmò qui una delle sue prime imprese, nel Giro d'Italia Dilettanti.
Quando noi arriviamo ad Alleghe, la fase decisiva è dietro l’angolo. Lasciamo il van e raggiungiamo in cabinovia i Piani di Pezzè, con il lago sotto, le montagne che riempiono l'orizzonte, e l’elicottero che segna l’avvicinarsi dei corridori. La tappa è stata animata da una lunga fuga e dalla caccia di Giulio Ciccone alla Maglia Azzurra. L'abruzzese della Lidl-Trek è senza dubbio il protagonista del giorno, con i suoi sprint per i punti di ogni Gran Premio della Montagna, oltre che una feroce lite con Rubio, che gli valgono il titolo di miglior scalatore, sottratto a Jonas Vingegaard. Sul finire, però, a Ciccone si è accesa la spia della riserva, e da dietro è spuntato Sepp Kuss (Team Visma - Lease a Bike), vincitore della tappa.
Una volta terminata la frazione, il Giro torna rapidamente ad essere un’enorme operazione logistica. Radio Corsa comunica gli ultimi aggiornamenti, i mezzi iniziano a defluire e passa anche la moto di Fine Corsa, la coda ultima del carrozzone. Scendendo a valle incrociamo alcuni corridori che, terminata la fatica, stanno pedalando tranquillamente verso i pullman, chiacchierando con compagni di squadra e colleghi. Nel giro di qualche ora gran parte delle strutture temporanee verranno smontate, e l'intera macchina organizzativa - insieme agli atleti e alle rispettive squadre - si sposterà verso la fermata successiva, Gemona del Friuli. E così via, tappa dopo tappa, da oltre un secolo.