
Il 2026 sarà l'anno dei blank vintage? Alla riscoperta degli archivi dei brand sportswear
PUMA, Nike, adidas, ma anche marchi sportswear minori, hanno a catalogo almeno una linea Teamwear, ovvero una selezione di kit “blank” disponibili per club amatoriali che vogliono giocare senza una vera sponsorizzazione, acquistando semplicemente uno stock da terzi con il logo di un brand noto sulla maglia. Per fare un esempio concreto, la linea Teamwear di Nike offre diversi template preimpostati, come Challenge V, Premier II, Striped Division IV, che permettono a chiunque di acquistarli e personalizzarli con il proprio branding.
La diffusione dei kit Teamwear
Talvolta anche squadre di Seconda Divisione utilizzano kit Teamwear. Si tratta di club che appartengono a un livello basso (a livello di tier) dei brand sportswear: il marchio non si impegna a realizzare o fornire un design ad hoc, limitandosi a offrire template standard. Restando ancora su Nike, ci sono diversi esempi nell’ultimo decennio in Europa, come il Cluj (club rumeno con un accordo Nike che riguarda solo la distribuzione dei kit, non una sponsorizzazione diretta). Analogamente, il Maccabi Haifa con adidas rappresenta un caso simile. Ci sono moltissimi esempi di questo tipo tra i campionati secondari europei o in Seconde e Terze Divisioni, come ad esempio il Benevento con Nike, che prosegue dalla stagione 2021/22.
Prima degli anni Duemila - e dunque prima che si verificasse un appiattimento in termini di design, che ha interessato sia le maglie da gioco sia quelle da allenamento, con la scomparsa di colori e tonalità sgargianti, ma soprattutto di quella creatività che si esprimeva senza alcun freno sulle maglie da gioco - le linee Teamwear (sostanzialmente i cosiddetti blank vintage), all’epoca, avevano la fortuna di subire l’influenza dello splendore estetico degli anni Ottanta e Novanta e, al contempo, di influenzare i design dei kit di quei due decenni. Certo, esistono ancora alcuni casi irrisolti: forse non sapremo mai se prima sono nati i template poi prestati alle squadre, o se, grazie alla fama conquistata da un design creato appositamente per una squadra, l’anno successivo esso diventava un template da catalogo per il brand.
Perché il 2026 sarà l'anno dei blank vintage
Fatto sta che, data la scomparsa di questo genere di kit e il compimento praticamente dei 30 anni di alcuni dei più celebri dell’epoca, i blank vintage nel 2026 e negli anni a venire potrebbero diventare potenzialmente oggetti di desiderio ambiti dai collezionisti di kit di calcio. Si tratta di un discorso che quasi va in parallelo con quanto avevamo affrontato in questo articolo, parlando del fatto che le maglie delle community potranno un giorno trasformarsi in pezzi da collezione. Ma perché? La risposta è semplice: le maglie delle community, così come alcuni blank vintage decorati unicamente con stampe di club amatoriali, sono dei veri e propri one-off, ovvero articoli mai messi in vendita e realizzati appositamente per eventi sportivi, come un torneo cittadino o un campionato regionale di basso livello.
Potrebbe essere una previsione plausibile, perché, se così fosse, le maglie da calcio blank seguirebbero una traiettoria simile a quella delle t-shirt vintage. Molte delle più costose, single stitch, rare o semplicemente apprezzate dal punto di vista del design, sono caratterizzate da grafiche legate a eventi benefici, festival di musica jazz, motoraduni e simili. Allo stesso modo, i capi appartenenti alla sfera del workwear - pensiamo alla macrosfera vintage di Dickies e Carhartt - spesso hanno un ricamo con il nome dell’operaio che li indossava, e questo potrebbe fare da parallelismo con i numeri di maglia sui blank vintage: chissà quali erano i cognomi dei giocatori, a chi apparteneva quel capo, un alone di mistero che conferisce un’aura unica a questi capi.
I migliori blank vintage e da dove deriva la loro fama
Tra i blank vintage degli anni ’90 più celebri ci sono quelli firmati Uhlsport, ABM, PUMA, Nike, adidas e Nr, ma soprattutto Lotto, probabilmente il brand più sottovalutato di tutti. Inutile dire che tra i blank vintage più ricercati ci sono quelli da portiere, contraddistinti dal rinforzo sotto i gomiti, e anche in questo caso Lotto ha saputo distinguersi. In aggiunta, i blank vintage sono un modo per rispolverare sogni del passato e provare ad avvicinarsi esteticamente a kit oggi diventati introvabili, come quelli di Jorge Campos, oppure quelli indossati dallo storico portiere del Napoli, Pino Taglialatela, che, a proposito di kit da portiere, ne sapeva davvero qualcosa.
C'è quindi, da una parte, sempre lo spettro della nostalgia, e dall'altra l'urgenza di archiviare pezzi davvero unici nel loro genere, che rappresentano anche un luogo sicuro, una vera comfort zone dove trovare rifugio dalla scarsa creatività che si nota nelle Teamwear di oggi.
Ma infine, per rispondere alla domanda: da dove deriva la loro fama? È inevitabile menzionare il lavoro di realtà come systemarosa o Saturdays Football, che, con una lungimiranza propizia, hanno saputo scovare in anticipo il potenziale inespresso delle blank vintage, svolgendo un’impeccabile attività di ricerca e comprendendo come questi capi funzionino incredibilmente bene anche a livello di styling.
















































