In Formula 1 anche dormire è una questione di performance Come Eight Sleep sta cambiando la preparazione dei piloti

Formula 1 è da sempre sinonimo di velocità, coraggio e adrenalina. Ma oggi la performance non è più definita soltanto da ciò che accade in pista. Un numero sempre maggiore di fattori è diventato parte integrante tanto della gara quanto della preparazione, e il sonno sta assumendo un ruolo sempre più centrale. Non è certo la prima cosa a cui si pensa quando si parla di Formula 1, eppure i piloti prestano oggi più attenzione che mai non solo a quanto dormono, ma soprattutto alla qualità del loro sonno. Il riposo è diventato un altro strumento di performance, capace di fare la differenza da un weekend di gara all'altro.

È in questo scenario che entra in gioco il concetto di sleep fitness. Tra le aziende che aiutano gli atleti a ottimizzare il proprio recupero notte dopo notte c'è Eight Sleep. Fondata nel 2014, l'azienda si è affermata come uno dei principali protagonisti nel settore della tecnologia applicata al sonno e alla performance, sviluppando soluzioni pensate per aiutare le persone a riposare meglio e in modo più costante. Oggi questa esperienza è arrivata anche in Formula 1, con Eight Sleep che ricopre il ruolo di Official Partner dell'Aston Martin Aramco Formula One Team.

Al centro di questo approccio c'è The Pod, il sistema intelligente per il sonno di Eight Sleep, pensato per trasformare il riposo in un altro elemento misurabile della performance. Combinando regolazione della temperatura, monitoraggio del sonno e insight personalizzati, il sistema crea un ambiente che si adatta al corpo durante tutta la notte. L'obiettivo è semplice ma ambizioso: aiutare gli utenti a dormire meglio e potenzialmente ottenere fino a un'ora di sonno in più ogni notte. Grazie all'ecosistema connesso di The Pod e alla sua app dedicata, il sonno diventa qualcosa che può essere monitorato, compreso e ottimizzato, proprio come qualsiasi altro aspetto della preparazione di un atleta.

Per approfondire il ruolo di The Pod e capire come il sonno sia diventato una componente sempre più importante della performance di un pilota di F1, abbiamo incontrato Jak Crawford, terzo pilota Aston Martin, alla vigilia del Gran Premio d'Italia di Monza. “Sì, dormire è sicuramente molto importante”, ci racconta quando gli chiediamo quanto sia importante il sonno nella preparazione di una gara. “Credo che lo sia soprattutto per l'allenamento. Quando affronti settimane di allenamento molto intense e cerchi di costruire massa muscolare, dormire bene è fondamentale per recuperare nel modo giusto. Quindi sì, è davvero importante. Cerco sempre di dormire otto ore, indipendentemente da tutto. E poi mi piace molto dormire”.

“Mi piace andare a letto presto, di solito intorno alle nove. Se posso dormire più di otto ore, ne approfitto volentieri. Dalle nove alle sette sarebbe perfetto, ma durante i weekend di gara è un po' più complicato. Soprattutto perché è difficile andare a dormire presto. Di solito si rimane in circuito fino a tardi, magari ci sono eventi serali, oppure si finisce per andare a cena alle otto o alle nove. Quindi è normale andare a letto più tardi. Per fortuna, però, il modo in cui sono organizzati i weekend di F1 fa sì che non si debba arrivare in circuito troppo presto. Questo permette comunque di riuscire a dormire otto ore decenti”.

Quello che molti fan non considerano è che le esigenze di un calendario globale di F1 vanno ben oltre ciò che accade in pista. Con gare disputate in continenti e fusi orari diversi, i piloti devono continuamente adattare le proprie abitudini e il proprio ritmo biologico all'ambiente che li circonda. Adeguare il proprio ciclo del sonno all'orario locale di ogni Gran Premio è quindi diventato un elemento essenziale per riuscire a essere riposati, concentrati e pronti a performare.

“Quando viaggi, soprattutto se vuoi evitare il jet lag, è sempre importante pianificare in anticipo”, continua a spiegare Jak. “Cerchiamo di prepararci molto quando viaggiamo negli Stati Uniti, oppure più a est, in Asia o in Australia, perché in quei casi è ancora più importante e il jet lag può farsi sentire. Bisogna quindi iniziare ad adattare in anticipo l'orario in cui si va a dormire, così da ridurre il più possibile il deficit. È importante farlo ogni volta che si può. La cosa più importante, però, è dormire quando si sente di averne bisogno, perché è questo che conta davvero. Se durante il giorno provi a resistere alla stanchezza, può essere molto dura. Per questo cerco sempre di dormire quando sento che il mio corpo ne ha bisogno”.

I piloti sono costantemente alla ricerca di nuovi modi per guadagnare quel decimo di secondo in più in pista. In Formula 1 non si può trascurare nulla, soprattutto quando si parla di preparazione fisica, concentrazione e riflessi. Imparare a dormire meglio, capire di cosa ha bisogno il proprio corpo e gestire ogni possibile variabile è quindi diventato un altro elemento fondamentale della preparazione di un pilota moderno. “Sì, è un marginal gain”, conferma Jak, avvalorando questa teoria. “Non è qualcosa che da solo può cambiare tutto, ma ogni piccolo dettaglio può aiutare. Magari non te ne accorgi nemmeno nell'immediato, ma potresti renderti conto di avere molta più energia durante quella settimana o nel corso di quel mese. Sul lungo periodo, la differenza si sente sicuramente”.

Continua a leggere