
Come i Louis Vuitton Trophy Trunk sono diventati un simbolo della F1 E non solo
Nel 1859, cinque anni dopo l’apertura del suo primo store a Parigi, Louis Vuitton opta per una scelta strategica, cioè acquistare un terreno ben collegato alla capitale grazie alla nuova linea ferroviaria e allo stesso tempo abbastanza vicino alla Senna da facilitare il trasporto del legno necessario alla produzione dei bauli. La meta è Asnières-sur-Seine, che diventerà casa dell’atelier Vuitton ma soprattutto pilastro creativo fondante per la crescita dell’azienda generazione dopo generazione. Fast forward a oltre un secolo e mezzo dopo, un baule di Louis Vuitton è stato utilizzato per svelare la Coppa del Mondo in occasione della finale della World Cup 2026 tra Spagna e Argentina, di fronte a quasi 81,000 spettatori e a un’audience globale composta da svariati milioni di persone. Come è successo?
La prima Louis Vuitton Cup
Il marchio di Louis Vuitton nel tempo si è espanso, ha ampliato le proprie aree di competenza fino a distinguersi come una maison d’alta moda e un punto di riferimento globale. Alle mille innovazioni d’avanguardia si sono così susseguite anche partnership strategiche per aumentare visibilità e commercializzazione dei prodotti, andando a toccare così anche il mondo dello sport. In maniera, come al solito, tutt’altro che casuale. Quale competizione poteva infatti adattarsi meglio a un’azienda nata dall’innovazione di bauli da viaggio, se non una in barca? Nel 1983 nacque infatti la prima collaborazione tra America’s Cup e Louis Vuitton, prima assoluta della maison per un evento sportivo.
Questa sponsorizzazione diede vita alla prima, storica Louis Vuitton Cup di Newport, nata dal contratto stipulato tra la Royal Sidney Yacht Squadron e Paul Madden, uno dei soci del New York Yacht Club, che si mise in contatto con la maison francese. La competizione velistica, esistente tutt’oggi, serve a selezionare lo sfidante (challenger) destinato a gareggiare contro il detentore dell’America’s Cup. Il marchio francese si occupò, oltre che di agire da sponsor, di fornire un trofeo ai vincitori, usanza che si è prolungata poi negli anni pur andando incontro a svariate interruzioni.
Dopo il ritorno alla trentasettesima edizione di Barcellona nel 2024 come Title Partner del trofeo più antico dello sport mondiale, però, la Louis Vuitton Cup si terrà anche nel 2027 a Napoli, tappa facente parte della prima edizione in assoluto in Italia dell’America’s Cup. Il vincitore diventerà il challenger del Royal New Zealand Yacht Squadron, campione in carica.
Nascita e design dei bauli sportivi
Con il tempo, l’America’s Cup non si è limitato a restare un semplice partner per la maison francese, ma ha stipulato un patto per la realizzazione di bauli per la conservazione dei trofei. Il primo Trophy Trunk risale al 1988, dal design molto semplice in pelle Epi blu, che diventerà rossa nell’edizione del 1992. Sebbene l’attenzione alla tradizione e al passato sia infatti il tratto distintivo di Louis Vuitton, la parola ripetitività non fa parte del dizionario dell’atelier Asnières: ogni baule per i trofei sportivi è sempre diverso dal precedente. Anche in era moderna, dove le partnership si sono ampliate ben oltre quelle talassiche.
Gli unici tratti in comune che si possono riscontrare nei più recenti Trophy Trunk riguardano l’estetica del rivestimento nel classico Monogram ideato da Georges Vuitton, con i tre simboli floreali e le lettere LV intrecciate su un fondo che recupera la palette di colori della precedente intelaiatura Damier. Sebbene si tratti di un elemento ricorrente, questa estetica si distingue in realtà per essere un tratto distintivo dei bauli Louis Vuitton, dal momento che questi motivi sono stati concepiti proprio a fine Ottocento dall’atelier per arginare il commercio di riproduzioni farlocche.
A far sembrare marginale questa caratteristica contribuisce però l’altro elemento comune dei Trophy Trunk: le strisce diagonali sulla facciata esterna per ciascuno dei due pannelli destinati ad essere aperti per rivelare il trofeo. Spalancando le ante e piegandole verso l’interno, le due fasce creano una V con il trofeo al centro, iniziale sia di Vuitton sia di Victory, vero e proprio logo collegato in maniera geniale al motto Victory travels in Louis Vuitton.
World Cup e Pallone d’oro
L’influenza di Louis Vuitton sul mondo dello sport è stata coronata dall’apparizione sul palcoscenico della World Cup. In occasione dell’edizione 2026 negli Stati Uniti, ad aprire il baule dalla V dorata sono stati Carlos Alcaraz e Jung Ho-Yeon, entrambi vestiti da capi della Maison parigina realizzati per l’occasione. Si tratta di un punto di arrivo a causa dell’audience, tra le più elevate degli ultimi anni, ma rappresenta in realtà una tappa nel cammino che FIFA e Louis Vuitton hanno deciso di intraprendere insieme ormai sin dall’edizione del 2010.
Alla quinta edizione di fila, il Trophy Trunk è così diventato un’icona globale promossa anche a livello di immagine, compiendo il passo definitivo da elemento funzionale a protagonista di un momento mediatico. Una semplice questione di tempo, dal momento che i bauli dell’atelier di Asnières sono ormai ospite fisso delle più galanti cerimonie del mondo del calcio, come quella dell’assegnazione del Pallone d’Oro. Louis Vuitton si occupa infatti del contenitore del trofeo ormai dal 2023, con una duplice produzione in ciascuna occasione, sia per quello maschile che per quello femminile. Particolarmente suggestiva la prima apparizione in casa, a Parigi, dove sono stati premiati Lionel Messi e Aitana Bonmatí.
Il radicamento nella Formula 1
Victory travels in Louis Vuitton, come è stato per la vela, è una tagline che presuppone movimento, il viaggio, il passaggio da un punto di partenza a uno di arrivo. Per questo motivo, quello con la Formula 1 è un intreccio perfetto, seguendo lo stesso concept ideato per la vela. A partire dal 2025, il brand parigino ha stretto un accordo decennale come Title Partner della massima competizione automobilistica al Mondo, definendo quella che sino a quel momento era stata una collaborazione solo sporadica.
Il primo baule realizzato per un Gran Premio risale infatti al 2021, a Monaco, dal design accattivante in monogrammi rossastri e con una V bicolore come la bandiera del Principato di Monaco. Dopo questa tradizione prolungata e dopo il lancio ufficiale in Australia nella passata stagione, a partire dall’edizione corrente la scelta è quella di presentare un Trophy Trunk differente in occasione di ciascun Gran Premio, sul quale applicare una placca con le iniziali del nome del vincitore della gara.
Australian Open, Roland Garros e Coppa Davis
Carlos Alcaraz possedeva già una discreta dimestichezza con i bauli dell’atelier di Asnières, non tanto perché è Brand Ambassador dell’azienda parigina, ma perché ne aveva già aperto uno appena a febbraio scorso, dopo aver superato Novak Djokovic in finale all’Australian Open. Louis Vuitton è infatti provider dei Trophy Trunk del torneo dal 2023 e da tre edizioni consecutive si occupa di realizzare sia lo scrigno del premio maschile, sia di quello femminile. Il design dei pezzi unici realizzati in occasione del torneo è uno dei più peculiari, a partire dalle strisce della V totalmente bianche, che imitano quelle delle linee di demarcazione del campo, alla fodera in totale microfibra blu, ulteriore omaggio al torneo e ai suoi colori, sulla quale spicca il logo AO all’altezza del coperchio.
Il tennis, forse più di ciascun altro sport, si presta all’estetica e all’eleganza dei bauli artigianali di Louis Vuitton, che un po’ a sorpresa non ha ancora però stretto un accordo a lungo termine in casa in occasione del Roland Garros, optando per collaborazioni sporadiche. L’atelier ha infatti fornito i Trophy Trunk per le edizioni 2017 e 2018, seguendo lo stesso concept dell’Australian Open ma cambiando il colore della fodera dal blu al terracotta tipico della superficie del Torneo parigino, in questo caso senza esporre il logo in bella vista.
Logo che, invece, è stato posizionato al centro del coperchio della prima travel case realizzata per contenere la Coppa Davis nel 2019, quando fu annunciata una collaborazione della durata di quattro anni che si è prolungata senza interruzioni fino a oggi. Anche perché in questo caso il lavoro di Louis Vuitton è diventato immediatamente un instant classic: il baule è stato realizzato in una forma circolare in modo da diventare l’ultimo anello della gigantesca base a cerchi concentrici sulla quale poggia il trofeo.
La custodia della Webb Ellis Cup
Se l’immagine di tennis e Formula 1 viene già associata al lusso e al mondo dell’alta moda, nell’immaginario comune il rugby viene percepito come uno sport molto più vicino alle masse anche a causa della propria natura cruda e aggressiva. In realtà, le sue origini sono molto meno popolari di quanto si pensi, legate ai ricchi ambienti collegiali britannici di fine Ottocento. Anche per questo motivo, la realizzazione dell’elegante trophy case per la Webb Ellis Cup, in occasione della Rugby World Cup del 2015, non è stata casuale, dando vita a una custodia dal design tutto verticale.
E non è stata nemmeno un caso isolato. In occasione dell’edizione 2023 della Coppa del Mondo in Francia, Louis Vuitton è tornata sui campi da rugby con l’ennesimo pezzo unico, dal design ancora sviluppato in altezza ma sempre più ricco di dettagli. In maniera simile alle custodie viste agli Australian Open, infatti, sono tornate la fodera blu - uno dei colori del torneo - con tanto di logo sul coperchio. Per la prima volta in assoluto, però, una delle strisce diagonali della V sui pannelli recuperava l’esatto colore della sezione interna del baule, allo stesso modo ponendosi in contrasto con l’altra metà rossa - entrambe contornate di bianco. Infine, sulla superficie esterna è stato inciso in numeri romani un quindici, per rappresentare il numero di giocatori in campo per squadra durante la competizione.
Le collab più moderne con NBA e League of Legends
Victor Wembanyama, a un passo dal suo primo trofeo NBA nella passata stagione, è diventato nel 2024 brand ambassador di Louis Vuitton. Il brand francese, però, ha già incrociato il proprio percorso di crescita con la Lega di pallacanestro americana tra 2020 e 2023 sotto la supervisione di Virgil Abloh, rilasciando due capsule collection e un terzo drop speciale in occasione del settantacinquesimo anniversario NBA. Tra i primissimi prodotti realizzati da LVMH, anche il travel case del Larry O’Brien Trophy, caratterizzato da una cura maniacale per la realizzazione a mano delle strisce di colore laterali, dove un bianco predominante è contornato di rosso e blu (presente anche nella fodera), recuperando la palette del logo NBA. Logo - nella versione del settantacinquesimo anniversario - presente anche sul coperchio, mentre il disegno di una palla da basket che contiene le iniziali LV figura su uno dei pannelli frontali.
Se quella con la NBA è la partnership più moderna con un gigante sportivo globale, la più futuristica è senza dubbio quella con League of Legends in occasione delle World Championships del videogioco tenutesi nel 2019 a Parigi. L’atelier di Asnières in questa occasione si è superato, non tanto per una presenza più cartoonesca e contemporanea del logo in linea con le grafiche del multiplayer, ma per le inserzioni in LED, alla prima assoluta. Al momento del reveal, infatti, cinque pannelli luminosi si sono aperti automaticamente sollevando il trofeo in un gioco di contrasti tra buio e luce.
L’unicità di Parigi 2024
Ai Giochi Olimpici e Paralimpici di Parigi del 2024, LVMH si è presentata come Premium Partner, realizzando una delle sue opere più uniche per un evento sportivo. Attingendo a una lunga tradizione, che ha visto i bauli dell’atelier trasformarsi in veri e propri armadi per il trasporto di scarpe, sigari e oggetti per la toelettatura, Louis Vuitton ha dato vita al trunk per le medaglie, dotato di decine di cassetti in ben quattro colonne. Oltre a questo, il marchio francese è stato incaricato anche di realizzare la custodia per le torce, unica in questo caso per la decorazione estetica scelta, con il motivo reticolato Damier al posto del Monogram.
Considerando quelle con FIFA e Formula 1 come partnership continuative, questa rappresenta dal punto di vista temporale l’ultima collaborazione tra la maison e un ente sportivo. Una tradizione talmente lunga da aver dato vita a un libro con oltre centoventicinque illustrazioni sui Trophy Trunk di Louis Vuitton, curato dallo scrittore e giornalista francese Olivier Margot.























































