La pallavolo italiana è più grande di una medaglia Democracy of Volleyball: quattro città, quattro identità

Non è arrivato il risultato che speravamo. Ma se c’è una cosa che queste settimane hanno dimostrato è che la pallavolo italiana è molto più grande di una medaglia. È fatta di palazzetti pieni, di generazioni che si tramandano una passione, di città che hanno costruito attorno a questo sport una parte della propria identità. È fatta di chi gioca e di chi guarda, di chi allena e di chi fotografa, di chi vive la pallavolo ogni giorno e di chi la riscopre quando torna al centro della conversazione.

È proprio da qui che è partita Democracy of Volleyball, la fanzine realizzata da nss sports insieme a Erreà. Non dal risultato di una partita, ma da tutto quello che esiste prima e dopo il campo. Un progetto fotografico che ha attraversato Napoli, Modena, Torino e Milano per raccontare quattro modi diversi di vivere lo stesso sport, attraverso lo sguardo di Fabio Monaco, Mattia Bianco, Fabiana Amato e Aria Ruffini.

Quattro città, quattro identità e quattro prospettive che dimostrano come non esista una sola pallavolo italiana. È questa la democracy del titolo: l'idea che la pallavolo appartenga a tutti e che ogni territorio possa trovare il proprio modo di interpretarla. Un concetto che va oltre il campo e che riguarda il modo in cui uno sport riesce a diventare cultura, appartenenza e identità.

Per questo il valore di queste settimane non si misura soltanto attraverso il risultato finale. La pallavolo ha avuto la possibilità di tornare a essere una storia collettiva, di riempire conversazioni e palazzetti, di generare immagini, incontri e nuove forme di racconto. Democracy of Volleyball nasceva proprio per fermare questo momento e guardarlo da un'altra prospettiva. Non per raccontare una singola partita, ma per fotografare quello che rimane quando la partita finisce. La fanzine è ancora disponibile presso nss edicola a Napoli e Milano. Un modo per continuare a raccontare la pallavolo anche oltre il risultato, attraverso le persone, le città e le immagini che ne compongono la cultura. Perché una partita finisce. Una cultura sportiva, invece, continua.

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