L'espansione di Polymarket passa anche dallo sport E il ritorno del betting nel calcio italiano

Negli ultimi giorni è comparso un nuovo sponsor sulla maglia della Lazio. Ed è già una notizia, visti i lunghi periodi di vuoto sul petto di quella divisa - figurarsi quando la partnership riguarda uno dei marchi più discussi e controversi del momento a livello globale: Polymarket. Una realtà americana che si presenta come "il più grande mercato predittivo al mondo", accompagnata da polemiche quotidiane sul suo funzionamento. A volte restituisce curiosità e notizie surreali - come l’ultimo caso degli sbalzi improvvisi di temperatura a Parigi e di un termometro manomesso con un phon. Altre volte, invece, entrano in gioco le ricadute sulla macroeconomia e le ombre politiche, se non altro per la presenza di Donald Trump Jr tra gli advisor attraverso 1789 Capital, il board condiviso con Intercontinental Exchange ovvero la società che controlla Wall Street e i legami del founder e CEO, Shayne Coplan, con la Casa Bianca.

La patch di Polymarket ha debuttato sulla maglia biancoceleste nello scorso turno di campionato, in occasione di Napoli-Lazio, ed è riapparsa mercoledì nella semifinale di ritorno di Coppa Italia contro l’Atalanta. Una presenza a cui, piaccia o meno, ci abitueremo, frutto di una sinergia destinata a durare almeno due anni. Eppure Polymarket, ad oggi, è una piattaforma illegale nel mercato italiano. O meglio, non pienamente utilizzabile. Ed è anche l’ennesimo segnale dell’incursione del mondo del betting nel calcio italiano, al netto dell’ormai quasi dimenticato Decreto Dignità del 2018, che era stato istituito proprio per contrastare le sponsorship delle agenzie di scommesse nello sport.

Cos’è Polymarket e come funziona

Di Polymarket si parla ovunque. Soprattutto dopo le elezioni presidenziali americane del 2024, che ne hanno amplificato visibilità e volumi, trasformandola da nicchia crypto a fenomeno globale. Ma la piattaforma era già emersa - e continua a essere al centro del dibattito - in contesti molto diversi: dalle oscillazioni del prezzo del petrolio alle crisi politiche, dai teatri di guerra fino alle decisioni delle banche centrali. E anche per episodi più borderline, o assurdi: scommesse su precipitazioni e temperature nelle città, su piccoli momenti della quotidianità come il numero di auto che attraversano un incrocio oppure le persone che entrano in un luogo pubblico, fino a eventi improbabili e scenari estremi.

Polymarket non è un bookmaker tradizionale, ma un mercato predittivo, cioè uno spazio in cui gli utenti comprano e vendono probabilità. Funziona come un mercato finanziario: ogni evento diventa una domanda sul futuro e il prezzo delle quote riflette la probabilità percepita. Non si tratta solo di puntare, ma di "trarre profitto dalla tua conoscenza facendo trading su eventi futuri", come chiarisce il claim con cui Polymarket stesso si presenta su Google. La differenza con le scommesse classiche è strutturale: è una piattaforma basata su blockchain, quindi priva di un operatore centrale, in cui tutto è gestito tramite smart contract e transazioni in stablecoin. In teoria, dunque, un sistema più trasparente e decentralizzato. In pratica, un modello ibrido tra finanza e scommesse, che rende difficile definirlo e ancora di più regolamentarlo. Ed è proprio questa ambiguità, oltre alle inevitabili questioni etiche, ad alimentare il dibattito.

@cbsmornings The night before the U.S. military captured #Venezuelan dictator Nicolás #Maduro and his wife, Cilia Flores, somebody, somewhere placed an extremely well-timed bet on the prediction markets site #Polymarket original sound - CBS Mornings

Da un lato, c’è chi lo definisce uno strumento avanzato per aggregare informazioni e prevedere il futuro meglio di sondaggi e analisti. Dall’altro, crescono i dubbi sulle tante operazioni di insider trading che si sono segnalate sulla piattaforma, dove la possibilità di manipolare eventi o informazioni può trasformarsi in una fonte di enormi guadagni. È il caso, ad esempio, delle puntate sull’operazione che ha portato alla cattura del presidente Maduro in Venezuela: nelle ore prima dell’intervento militare statunitense, alcuni account, collegati poi a ufficiali dell’esercito in possesso di informazioni, avevano scommesso decine di migliaia di dollari su tale scenario. Nel mondo sportivo Polymarket ha chiuso accordi ufficiali con MLB, MLS, NHL, UFC e La Liga.

La situazione legale in Italia

Anche sul piano normativo, il quadro è frammentato. Polymarket è accessibile in molti Paesi, ma è stato limitato o bloccato in diverse giurisdizioni europee, dove viene spesso assimilato al gioco d’azzardo non autorizzato. In Italia, la situazione è ambigua: la piattaforma è visibile, ma le funzioni di trading risultano non disponibili per gli utenti, perché attività di questo tipo rientrano nelle norme del gioco d’azzardo e richiedono una licenza ADM (Agenzia delle Dogane e dei Monopoli), che Polymarket non possiede. Il sito non è quindi realmente utilizzabile nel nostro Paese, se non attraverso l’uso di reti VPN. In questi mesi, però, sembra muoversi qualcosa dietro le quinte.

Dall’analisi dei registri dell’ADM condotta da Domani, si evidenzia infatti che nel 2025 la piattaforma risultava inibita, ma nell’elenco aggiornato ad aprile 2026 il nome Polymarket non compare più. Un segnale di apertura nel mercato legale italiano? In questo senso, la sponsorship con la Lazio - prima sinergia di questo tipo a livello globale per la piattaforma - sembra più di un indizio. Che senso avrebbe, d’altronde, investire milioni di euro per posizionarsi in un mercato ancora chiuso, senza la prospettiva di un’imminente apertura?

I dettagli dell'accordo Lazio-Polymarket

La genesi del rapporto tra il club e Polymarket affonda le radici in una missione negli Stati Uniti dello scorso dicembre, sempre secondo la ricostruzione di Domani. Presso la sede newyorkese del NASDAQ, a sancire l’avvio dei contatti sarebbero stati Enrico Lotito, dirigente e figlio del patron della Lazio, ed Emanuele Floridi, responsabile dell’area comunicazione del club; con un cruciale ruolo di mediazione dell’imprenditore Salvatore Palella, fondatore di Helbiz che di recente ha rilevato la testata La Sicilia e un pacchetto di quote di ANSA.

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L’accordo tra Lazio e Polymarket, si legge nel comunicato ufficiale, coprirà il finale della stagione in corso e le due annate successive, per un valore complessivo di circa 22 milioni di euro. Con opzione anche per la stagione 2028/29. Un’intesa che posiziona il club romano nella parte medio-alta della classifica di Serie A per ricavi da sponsor di maglia: un salto di qualità rispetto al recente passato, che permette di avvicinarsi ai top club del campionato e rafforzare le entrate commerciali, in una fase in cui gli introiti da sponsorizzazioni hanno un peso sempre più rilevante nei bilanci delle società calcistiche. Il discorso vale doppio nel caso della Lazio, il cui rapporto con lo sponsor di maglia è stato spesso discontinuo.

Cosa dice la legge italiana

"La Lazio è lieta di annunciare la partnership con Polymarket, che diventa Main Sponsor del Club, nonché Official Fan Intelligence & Digital Insight Partner". È così che il club presenta il nuovo accordo: non una piattaforma di trading o di scommesse quindi, ma un attore che opera "tra sport, dati e tecnologia". La definizione, approvata dall’Agcom (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni), suona familiare al pubblico sportivo italiano, dopo anni in cui molte realtà legate al betting hanno abbandonato un posizionamento esplicito e scelto di raccontarsi come canali di informazione, eludendo le regole che avrebbero precluso loro ogni sinergia nel settore.

Quello di Polymarket non è un caso isolato, ma il riflesso di un quadro normativo che in Italia, almeno fino a poco tempo fa, era tra i più restrittivi in Europa. Il Decreto Dignità del 2018 vietava infatti qualsiasi forma di pubblicità, diretta o indiretta, legata al gioco d’azzardo, comprese le sponsorizzazioni nel calcio. Un divieto che, però, è stato aggirato con una certa sistematicità. Le piattaforme di scommesse, come detto, si sono spesso e volentieri travestite da siti di informazione: nomi leggermente modificati, desinenze come .news o .sport, identità visive identiche a quelle dei brand originali. Un escamotage fin troppo evidente - e non meno imbarazzante - anche osservando le partite in tv, tra inserzioni e contenuti che replicano linguaggi e codici del betting, ma senza dichiararlo apertamente. In alcuni casi, questo gioco di maschere è arrivato fino alle maglie da gara - ad esempio l’Inter con Betsson.sport, il Parma con AdmiralBet.news o il Lecce con BetItalyPay.

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La dinamica non è sfuggita alle istituzioni. Lo stesso Ministro dello Sport, Andrea Abodi, ha detto che il Decreto Dignità fosse, "nei fatti, costantemente aggirato". E da questa constatazione è arrivato il cambio di rotta. Di fronte a una norma difficile da applicare, almeno per come era stata scritta, il governo ha scelto nel marzo 2025 di smantellarla, approvando una risoluzione che ha liberalizzato nuovamente la pubblicità per i siti di scommesse autorizzati dall’ADM. Una scelta motivata prima di tutto dalla necessità di sostenere economicamente i club, sempre più dipendenti da tali entrate. Il fenomeno ha dimensioni ben più ampie del calcio italiano. Una ricerca del 2025 di Investigate Europe ha mostrato come il 67% delle squadre nelle principali competizioni europee (296 su 442) abbia almeno un partner legato al betting; e di queste, una su tre espone il brand sulla parte frontale della maglia, mentre quasi la metà dei campionati ha come sponsor principale una piattaforma di gioco d’azzardo o una lotteria. Sono numeri che raccontano un ecosistema in cui le entrate dal mondo delle scommesse sono ormai una colonna portante. Nel vecchio continente come altrove - ad esempio negli Stati Uniti, dove il gambling è in fase di liberalizzazione e dove lo sbarco delle agenzie di scommesse nelle leghe sportive professionistiche ha dato il là a tensioni significative.

In ogni caso Polymarket, almeno per ora, ha dovuto camuffarsi da sito informativo e di analisi dei dati per mettere piede nel calcio italiano, come fatto in precedenza da molte realtà del betting. Ma rispetto ai casi degli ultimi anni, ha aggiunto un nuovo, controverso elemento. Non solo il tema della ludopatia tipico delle agenzie di scommesse, ma anche quello - esplicito e monetizzabile - dell’insider trading e della distorsione del mercato.