Alla fine, Donald Trump è riuscito a prendersi il Mondiale 2026 La guerra in Iran rischia di sconvolgere il torneo

L’attacco militare condotto da Stati Uniti e Israele contro l’Iran rischia di avere delle conseguenze dirette anche sul Mondiale 2026 in programma la prossima estate tra Stati Uniti, Messico e Canada. Molto banalmente: l’Iran riuscirà a partecipare ad un evento organizzato dalla stessa nazione che l’ha bombardata? E poi: è corretto che il Mondiale di calcio, uno degli eventi sportivi più seguiti al mondo si tenga sul suolo di una nazione che oltre ad aver adottato una delle politiche anti-immigrazione più intolleranti e segreganti della sua storia, in meno di un anno ha violato la sovranità territoriale di Iran e Venezuela oltre che bombardare la Nigeria?

Tregua olimpica e perché gli Stati Uniti difficilmente subiranno sanzioni

Partiamo dal secondo quesito. Tecnicamente l’attacco è avvenuto all’interno della finestra temporale della tregua olimpica, un appello per lo più simbolico approvato dall’ONU con cui, riassumendo il concetto all’osso, si chiede la sospensione delle attività belliche in concomitanza di un evento olimpico. Per Milano Cortina 2026, la tregua olimpica è stata calendarizzata dal 30 gennaio al 15 marzo 2026, coprendo i sette giorni precedenti l'inizio dei Giochi Olimpici Invernali, la durata dei Giochi e Paralimpiadi, e i sette giorni successivi alla chiusura. Difficilmente gli Stati Uniti verranno puniti dal Comitato Olimpico, principalmente perché negli States si terrà la prossima edizione dei Giochi Estivi (Los Angeles 2028) e nel 2034 i Giochi Invernali torneranno nello Utah.

FIFA, Trump e Infantino: quali equilibri politici?

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A dire la verità non c’è nemmeno il rischio o la possibilità che la FIFA tolga l’organizzazione del torneo agli Stati Uniti, sia per questioni economiche, per via degli introiti già generati dalla vendita dei biglietti e dei diritti televisivi, sia per questioni politiche per via della vicinanza tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il presidente della FIFA Gianni Infantino. Un rapporto che sino ad oggi ha portato ad una serie di favori di facciata: Infantino ha premiato Trump lo scorso 5 dicembre con il FIFA Peace Prize, un surrogato del Nobel per la Pace, mentre Trump ha deciso di includere la FIFA nel Board of Peace, l’organizzazione fondata da Trump per promuovere la pace nelle aree belliche.

L’Iran è qualificato: cosa succede ora?

L’Iran è una delle 42 squadre su 48 totali che attualmente hanno ottenuto la qualificazione al Mondiale. Team Melli è stato sorteggiato nel Gruppo G insieme a Belgio, Egitto e Nuova Zelanda. La prima partita è in calendario il 16 giugno contro la Nuova Zelanda al SoFi Stadium di Inglewood, nella seconda partita del girone l’Iran giocherà contro il Belgio il 21 giugno sempre a Inglewood mentre l’ultima sfida contro l’Egitto è in programma nella notte italiana del 27 giugno a Seattle. Al momento esiste lo scenario per cui Iran e Stati Uniti possano affrontarsi ai sedicesimi di finale qualora entrambe le squadre dovessero chiudere i rispettivi giorni al secondo posto.

A prescindere da questa situazione, la vicenda va affrontata da più punti di vista. La prima, se vogliamo definirla così, è burocratica. Già prima del bombardamento cominciato nella notte italiana tra venerdì e sabato, i cittadini iraniani non erano autorizzati ad entrare negli Stati Uniti per via del travel ban imposto dal presidente Donald Trump e nonostante lo stesso documento contempli l’opzione dell’ingresso nella nazione per chi deve disputare manifestazioni sportive, segnala The Athletic che a dicembre 2025 in occasione dei sorteggi a diversi funzionari della federcalcio iraniana non erano stati concessi i visti necessari. Ora la stessa federazione, tramite le parole del presidente Mehdi Taj, ha fatto intendere che al momento è difficile che l’Iran possa partecipare ma "saranno i vertici dello sport a prendere una decisione in merito". Nel frattempo la FIFA ha ribadito la volontà di far disputare il torneo con le squadre attualmente qualificate.

Il Mondiale 2026 sarà il più politicizzato di sempre?

La seconda riflessione ha una radice umanistica. Sino ad ora avevamo scritto che il Mondiale 2026 sarà decisivo per gli Stati Uniti nella misura in cui questo torneo può essere decisivo per la definitiva espansione del calcio negli States, con la promozione del soccer da sport secondario a fenomeno di massa alla stregua di quanto accade in Europa. I nuovi risvolti geopolitici cambiano però il punto di vista mettendo il Mondiale 2026 sullo stesso piano del Mondiale fascista del 1934 e quello argentino del 1978: manifestazioni organizzate ad hoc per essere uno strumento di propaganda che copre le attivitò politiche del Governo. All’orizzonte non sembra esserci un cambio di rotta per l’amministrazione Trump, destinata a proseguire su una politica aggressiva in qualsiasi campo, e allora nessuno può confutare la tesi che il Mondiale 2026 sarà il più politicizzato di sempre. Una sensazione che avevamo già vissuto nell'estate 2025 in occasione del Mondiale per Club e che oggi si è rafforzata di fronte all'ipotesi più che concreta per cui una nazionale regolarmente qualificata al torneo non potrà partecipare per gli effetti dei bombardamenti esercitati da uno dei paesi organizzatori è più concreto che mai.