Ai Mondiali servono ancora le theme songs? Sì, il ritorno di Shakira è stato un gran bel flop

Niente più di un Mondiale di calcio riesce ad alimentare l'immaginario collettivo di interi popoli. Certo, ogni generazione vive questa manifestazione in maniera diversa e, di conseguenza, diverso sarà anche il modo in cui i ricordi di un Mondiale rimarranno impressi nella memoria di ciascuno. Ma è certo che il Mondiale possiede un potere speciale rispetto alle altre competizioni globali, anzitutto per la portata dell’evento: una competizione che si ripete una volta ogni quattro anni e che riunisce, seppur in maniera talvolta un po’ grossolana, le più disparate (qualcuno oggi direbbe esotiche) nazionali del pianeta. A ciò si aggiungono flussi turistici a dir poco clamorosi, che in questa inusuale edizione itinerante nel Nord America, tra Stati Uniti, Messico e Canada, stanno colorando le strade di ogni città ospitante.

Ma soprattutto — e questo dipende naturalmente dal Paese da cui si proviene e dal modo in cui si vive la stagione —, ad esempio in Italia, il Mondiale coincide con l’inizio dell’estate e quindi con quell’ondata di spensieratezza che caratterizza quei mesi. Una spensieratezza che magari a trent’anni non è più la stessa di quando si viveva il Mondiale a dodici, ma che riesce comunque a far riaffiorare ricordi di quando eravamo più giovani. Ed è proprio per questo che la magia rimane, così come giustamente rimangono integre tutte le aspettative prima del fischio iniziale del Mondiale.

Il fallimento Shakira 2.0

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Un ingrediente che nel corso degli ultimi 36 anni è spesso stato fondamentale affinché un Mondiale diventasse memorabile è stata la componente musicale. Se il Mondiale del 2010 rappresenta probabilmente l’apice di questo fenomeno, grazie addirittura a due brani capaci di lasciare il segno — prima Waka Waka di Shakira e poi Wavin’ Flag di K’naan, che fungeva da official Coca-Cola song —, per questo Mondiale il tanto atteso ritorno di Shakira, insieme a Burna Boy nel brano Dai Dai, si è già rivelato un flop. Con questo non vogliamo esprimere un giudizio sulla qualità tecnica o contenutistica della canzone, anche se, a dire il vero, anche su questo avremmo qualcosa da dire. E, a proposito, se volete approfondire l’argomento, Ultimo Uomo ne ha parlato egregiamente in un suo articolo.

La scarsa rilevanza assunta dalla theme song, così come il mancato clamore — con relativo effetto nostalgia — suscitato dal ritorno di Shakira, possono però rappresentare un buon pretesto per osservare come le canzoni ufficiali dei grandi eventi sportivi si stiano progressivamente svuotando dell’importanza e dell’impatto culturale che un tempo possedevano. Potete dormire sonni tranquilli: niente di particolarmente sconvolgente. Le criticità di questo Mondiale a stelle e strisce sono ben altre.

Theme song ai Mondiali: un fenomeno anche italiano

Il Mondiale 1990 in Italia segna una svolta importante per la dicotomia tra Mondiale e tracce musicali: per la prima volta c’è una soundtrack ufficiale per la competizione. Un’estate italiana di Gianna Nannini diventa la soundtrack ufficiale FIFA e, come se non bastasse, anche la BBC (principale emittente UK del torneo) adotta una canzone italiana tutta sua, ovvero Nessun dorma di Pavarotti. Da quel momento la FIFA iniziò a commissionare un brano ufficiale per ogni Mondiale, stravolgendo di fatto il paradigma iniziale di lì a poco. Se infatti la theme song del Mondiale del 1990 rimane ancora oggi apprezzatissima, con La Copa de la Vida di Ricky Martin per il Mondiale del 1998, per ritrovare la prossima grande hit bisogna sorvolare tre edizioni, fino appunto a Waka Waka, seguita dal successo tutto sommato discreto di We Are One di Pitbull e Jennifer Lopez per il Mondiale 2014 in Brasile.

Ma dopo Waka Waka, che porta con sé un successo globale (i 4,5 miliardi di visualizzazioni su YouTube sono un dato folle), si segna un’inversione di rotta che porta la canzone dei Mondiali a essere, definitivamente, non più un inno identitario del Paese ospitante, bensì una canzone fatta di suoni onomatopeici, ritornelli a dir poco sufficienti ed esclamazioni universalmente comprensibili - ciò vuole che al contempo siano vuone di significato. Torniamo qui a We Are One o, ancora più attuale, al Dai Dai del Mondiale 2026. Seguono alcuni estratti dalle tracce: 

We Are One: Show the world we are one (One, love, life) / Ole ole ole ola / Ole ole ole ola / Ole ole ole ola / Ole ole ole ola

Dai Dai: What broke you once made you strong / Dai dai, ikou, dale, allez, let’s go / Dai dai, ikou, dale, allez, let’s go / Come follow your desire

La rilevanza delle theme songs oggi

Il Mondiale che si sta disputando in questi giorni negli Stati Uniti ci sta dando un'ottima risposta anche sul tema delle theme song: le Nazionali stanno di fatto oscurando quella ufficiale della FIFA, creando momenti ad hoc per le proprie tifoserie. Abbiamo visto i calciatori inglesi commuoversi sotto il settore occupato dai propri sostenitori sulle note di Wonderwall, oppure quelli statunitensi intonare, a qualificazione già raggiunta, Take Me Home, Country Roads nella cornice del Lumen Field di Seattle. E, d'altronde, come non immaginarsi un momento così patriottico in un Mondiale che si gioca negli Stati Uniti?

Il collegamento è solo parziale, perché non è la prima volta che una canzone inattesa assume uno status quasi ufficiale, soppiantando quella designata: basti pensare al 2006 e a Seven Nation Army. Ma qui il discorso è più ampio. Questi momenti, diventati virali soprattutto sui social, e non soltanto davanti agli occhi dei presenti allo stadio, dicono come ci sia sempre meno bisogno di una theme song nella quale riconoscersi collettivamente.

Soprattutto se si considera un Mondiale che, fino a questo momento, ha fatto ben poco per favorire una reale connessione tra i popoli, anche a causa delle scelte dell'amministrazione Trump. Forse, allora, è giusto non cercare rifugio nell'ennesima canzone ufficiale che, attraverso i classici cliché del brano da Coppa del Mondo, prova a invocare unità e fratellanza; rileggere un verso di We Are One (Theme Song di un Mondiale disputatosi solamente 12 anni fa) per rendersi conto di quanto quelle parole possano apparire svuotate di significato: «Show the world where you're from, show the world we are one».

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