Cosa spinge il Calcio Italiano in Australia ad agosto E come arriva a Perth dopo il naufragio di Milan-Como a febbraio

Tra pochi giorni Perth sarà, per una settimana, una Little Italy calcistica. Milan, Inter, Juventus e Palermo sono dirette in Australia per Calcio Italiano, un festival che porta nel Paese tre partite, allenamenti a porte aperte, incontri con vecchie glorie dei club e un ventaglio di attività per il pubblico locale. Si parte il 5 agosto con il derby milanese, tre giorni dopo il derby d’Italia, e l’11 agosto Juve-Palermo, con i rosanero impegnati di mezzo anche contro il Melbourne City. "See the giants of Italian football this August", è questo il claim dell’evento. Più che un torneo o una tournée, un tentativo di creare una finestra estiva, appunto, sul calcio italiano e sulla sua cultura.

La serie di amichevoli arriva pochi mesi dopo il progetto di portare Milan-Como, partita di Serie A, nella stessa Perth, in quelli che sarebbero stati i primi novanta minuti di un top campionato europeo fuori dai confini nazionali. Ora quel ponte si sta materializzando in forma diversa: costruito insieme ai club, nel contesto sportivamente più adatto - le amichevoli estive - e in un formato che anche dal punto di vista commerciale vale la candela. Le tre partite sono infatti il centro del festival, ma non ne esauriscono il programma, che si estende su più giorni ed è pensato per cavalcare l’appeal, la rivalità e la tradizione delle solite tre grandi del nostro calcio. E insieme a loro il Palermo, che porta con sé una dimensione sempre più internazionale, ma anche un legame genetico con la comunità di Perth.

Perché Perth è diventata la nuova destinazione della Serie A

L’Australia non è un territorio inesplorato per il calcio europeo. Negli ultimi anni ha ospitato alcuni dei club più importanti al mondo, scesi in campo contro squadre o selezioni della A-League, oppure in derby del vecchio continente. E spesso la risposta del pubblico ha confermato le potenzialità del contesto: nel 2014 la Juventus affrontava gli All Stars locali davanti a 55mila spettatori, e un anno dopo il Tottenham superava quota 70mila contro il Sydney FC; un record ritoccato nel 2022 da un’amichevole del Barcellona, e destinato a un ulteriore rialzo nei prossimi giorni con Chelsea-Tottenham.

Le prime trasferte italiane sono datate decenni. La Juve ha debuttato in Australia nel 1984, ed è tornata in altre tre estati; Milan e Roma negli anni Sessanta, Novanta e Duemila, e una contro l’altra nel 2024, all’Optus Stadium di Perth. Secondo alcuni dati diffusi dal Governo dell’Australia Occidentale, quella partita ha attirato 57mila spettatori circa, di cui quasi 8mila da altri Stati australiani o regionali, generando un impatto complessivo sull’economia locale da 5.5 milioni di euro. Un successo che ha definitivamente reso Perth una meta ambita dalle grandi della Serie A, anche grazie alla comunità radicata nell’area. L’italiano è la seconda lingua non inglese più parlata nella Greater Perth, dove 117mila persone dichiarano un’ascendenza italiana, pari al 5.5% della popolazione. La cifra sale a 137mila nella Western Australia (5.2%), dove è la prima origine non anglosassone, e supera quota un milione su scala nazionale. Insomma, oltre agli appassionati locali di calcio, un pubblico familiare a cui rivolgersi c’è, ed è una presenza che storicamente ha inciso sull’identità del gioco in Australia, con diversi club - ad esempio Marconi e Perth Azzurri - che sono nati all’interno delle comunità migranti. Anche per questo il calcio italiano guarda con attenzione al mercato australiano.

L’idea di giocare Milan-Como a Perth lo scorso 8 febbraio aveva avuto origine dall’indisponibilità di San Siro a causa della cerimonia di apertura dei Giochi olimpici invernali. La FIGC aveva spinto sull’iniziativa e la UEFA aveva autorizzato in via eccezionale l’operazione, pur ribadendo la sua contrarietà di principio. Il Como stesso aveva difeso pubblicamente l’idea, presentandola come sacrificio necessario "per la crescita e la sopravvivenza della Serie A". Ricordando il divario tra i ricavi globali del campionato e quelli della Premier League, e sostenendo che il calcio italiano non possa limitarsi a proteggere il pubblico tradizionale senza parlare con nuovi mercati.

La proposta, però, aveva scavato un solco all’interno del movimento e dell’opinione pubblica. Si ricordano le parole di Adrien Rabiot, che aveva definito “folle e assurda” l’idea di giocare una partita di Serie A in Australia, nel pieno del calendario e con un viaggio lunghissimo da affrontare. E il tema degli abbonati, prevedibilmente, aveva causato un'infinità di critiche, nonostante l’ad della Lega Serie A, Luigi De Siervo, avesse cercato di legittimare il tutto con un improbabile parallelo con NBA e NFL, leghe capaci di costruire un seguito globale anche attraverso eventi fuori dai confini. Il progetto, in ogni caso, non ha mai visto la luce del sole, per una serie di problemi logistici e probabilmente per l’opposizione interna che ne ha minato le fondamenta.

Calcio Italiano è molto più di una tournée estiva

E così si è arrivati al festival agostano di Perth. La prima partita sarà il derby di Milano, una sfida di grande attrattiva per il pubblico locale, resa possibile dalla "fortuna che Milan e Inter fossero già dirette nel sud-est asiatico", racconta la vice-premier della Western Australia, Rita Saffioti, che ha origini calabresi. Gli impegni dei rossoneri in Indonesia e dei nerazzurri nell’Hong Kong Football Festival 2026 - che comprende anche la Juventus - "hanno aiutato a inserirci nel tour estivo dei club", spiega Saffioti. Il City Football Group ha invece colto l’occasione per dare vita, in parallelo, all’Anglo-Palermitan Trophy (7 agosto), con protagoniste due squadre del proprio network: Palermo e Melbourne City.

Calcio Italiano non avrà una classifica, né un vincitore. Sul sito ufficiale si presenta come un "festival di più giorni" dedicato al gioco e alla cultura italiana, con un ricco programma “Beyond the Game” che spazia da allenamenti aperti al pubblico a tornei di calcio a cinque, da feste per i tifosi a una “Little Italy” a 360 gradi (cibo in primis) allestita nei pressi dello stadio. E che prevede incontri con alcune legends dei club coinvolti: Fabrizio Ravanelli e Giorgio Chiellini per la Juventus, Christian Panucci e Serginho per il Milan, Javier Zanetti e Christian Vieri per l’Inter, Fabrizio Miccoli e Amauri per il Palermo. Un’ampia esperienza che vuole abbracciare anche chi non acquista un biglietto per lo stadio.

L’ambizione mediatica è quella dei più importanti appuntamenti estivi. In Australia le partite saranno trasmesse da Seven Network, mentre per la diffusione estera sono stati annunciati accordi con broadcaster di più di venti Paesi, tra cui UOL in Brasile, Qiujing in Cina, DAZN in Giappone, L’Équipe in Francia e RTL in Belgio. In Italia, invece, le tre partite saranno visibili su Sky Sport, NOW e DAZN. Gli organizzatori stimano una reach potenziale intorno ai 500 milioni di spettatori nel mondo.

L'Australia può diventare un mercato strategico per la Serie A?

Per Perth, il primo interesse è turistico. Calcio Italiano è stato definito dal Governo come fiore all’occhiello ("crown jewel") del Winter of Unmissable Sport, il programma che concentra durante l’inverno grandi eventi sportivi: che si tratti di rugby come il match di Nations Championship tra Wallabies e Italia oppure due sfide di NRL, di football australiano, di motori con la Perth Super 440 di Supercars, e via dicendo.

L’obiettivo è rendere più attrattiva una stagione tradizionalmente debole per il turismo, attirare visitatori e contribuire alla "diversificazione economica dello Stato", come si legge in un documento governativo. Perth d’altronde è molto lontana da Sydney e Melbourne, ed è una distanza normalmente penalizzante, ma che in questo contesto diventa una leva per convincere i tifosi a volare verso la Western Australia e fermarsi più giorni. Il sito dell’evento offre pacchetti con biglietti, hospitality, hotel ed esperienze sul territorio, presentando la trasferta come una vera football holiday in cui il Calcio Italiano è il motivo del viaggio, e la regione ciò che dovrebbe allungarlo.

Per i club, invece, c’è una domanda alimentata dalle già citate radici storiche e culturali. Rita Saffioti ha ricordato che "la prima, la seconda e ormai anche la terza generazione di italiani in Australia continuano a tramandare l’amor" per le squadre di nonni e bisnonni. Il Milan è alla terza visita in fila dopo 2024 e 2025, con una fanbase locale ormai fidelizzata e abituata a incontrarlo. La Juve arriva con il Summer Tour powered by Jeep, e con tre Official Fan Club e altrettante Academy - una proprio a Perth - pronte a unirsi. L’Inter invece è all’esordio in Oceania, ma ha quattro Inter Club e due Academy nel paese. Il Palermo infine, come si legge in una nota dei giorni scorsi, parte con "una mission: costruire un ponte tra la nostra città, la Sicilia e le migliaia di persone che vivono nel Western Australia e continuano a mantenere un forte legame con le proprie radici. (...) L’intera comunità siciliana e italo-australiana, le famiglie di emigrati, le nuove generazioni nate in Australia e tutti coloro che continuano a riconoscersi nei valori, nei colori e nelle tradizioni della Sicilia". Un insieme che nei prossimi giorni, tra l’altro, potrà riunirsi alla Festa Siciliana di Fremantle, a 20 chilometri da Perth.

Il discorso, allargato, riguarda l’intero movimento. Il calcio europeo, e soprattutto la Premier League, ha già un seguito interessante e crescente in Australia. Dall’agosto 2025 il campionato inglese - un termine di paragone difficile, almeno nell’immediato, ma un indice dell’interesse - è trasmesso da Stan Sport, nell’ambito di un accordo complessivo stimato in 160 milioni circa di sterline. La Serie A è disponibile su beIN Sports, Amazon Prime Video e Fetch TV, ma non ha ancora costruito un seguito consistente. Club e Lega Serie A cercano da tempo nuovi mercati e sbocchi commerciali, con tournée estive in diversi continenti e con la Supercoppa esportata in Arabia Saudita, Cina, Qatar e persino in Libia. Non sorprende quindi che l’Australia possa diventare una destinazione sempre più ricorrente, per tutti i motivi emersi nel tentativo di legittimare la trasferta dello scorso febbraio. A patto che il viaggio si pensi nei mesi estivi.

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