C’è un mondo dietro all’orologio da un milione di dollari di Tadej Pogačar Lo sloveno e Richard Mille raccontano il nuovo rapporto tra ciclismo e alta orologeria

Nel weekend ha preso il via il Tour de France 2026, e ancora una volta tutto parte da Tadej Pogačar. Perché è il favorito, il campione in carica, la Maglia Gialla di quattro delle ultime sei edizioni, e perché ormai ogni sua Grande Boucle dà la sensazione di rappresentare una nuova milestone in una carriera già scolpita nella leggenda. Nei giorni scorsi, però, il suo nome non è stato legato soltanto alla corsa, alla condizione fisica o ai possibili rivali. A far parlare è stato anche qualcosa che ha poco a che fare, almeno in apparenza, con quello che lo sloveno fa in sella, e cioè l’orologio al suo polso durante le sessioni di allenamento. Un nuovo modello firmato Richard Mille e dal valore stimato intorno al milione di dollari.

Si tratta di un RM 64-01 Tourbillon Colnago, svelato proprio a ridosso dell’inizio del Tour: un’edizione speciale, limitata a 50 esemplari al mondo, realizzata da Richard Mille in collaborazione con il marchio di biciclette Colnago e lo stesso Pogačar. Le immagini della primissima apparizione in pubblico hanno fatto in poche ore il giro del mondo su web e social, ma con ogni probabilità resteranno le uniche in cui vedremo il nuovo gioiellino al polso di Pogačar durante queste settimane. Per ragioni di sicurezza, infatti, lo sloveno non dovrebbe indossarlo in gara o nei momenti immediatamente successivi.

Al di là del valore eccezionale del modello, il legame tra Pogačar e Richard Mille non rappresenta una novità, né un caso isolato. Da tempo lo sloveno gareggia con un pezzo della maison svizzera al polso, proprio come il suo rivale Mathieu Van der Poel, e i due insieme rappresentano la punta dell’iceberg di un fenomeno più ampio, che vede sempre più marchi dell’alta orologeria investire nel ciclismo, e in modo diverso rispetto al passato.

Pogačar e Richard Mille

Il rapporto tra Pogačar e Richard Mille nasce nel 2021, quando il marchio entra nel settore diventando partner di UAE Team Emirates e scegliendo lo sloveno come ambassador. Da quel momento le sue vittorie sono accompagnate dallo stesso orologio: un RM 67-02 Automatic Extra Flat, sviluppato espressamente per gli atleti professionisti e realizzato in composito di carbonio e titanio, con un peso di appena 32 grammi - un dettaglio non marginale in uno sport in cui ogni grammo ha un valore. Da allora Richard Mille è diventato parte dell’immagine di Pogačar: mentre scalava il Tourmalet, sotto la pioggia della Liegi-Bastogne-Liegi, sul gradino più alto del podio del Tour de France, in ogni fotografia che ha raccontato le sue imprese. Non come accessorio per il post, ma per accompagnarlo durante.

L’episodio che più di tutti ha contribuito a farne parlare, garantendo visibilità ma generando anche qualche discussione, risale alla Paris-Roubaix 2025. Sui continui e violenti sobbalzi del pavé, quel giorno la corona dell’orologio ha finito per scavare il polso dello sloveno, lasciando una ferita evidente sul bianco dei guanti iridati. Le immagini hanno innescato inevitabilmente una domanda nella testa di chi osservava: perché indossare un orologio - figurarsi un pezzo da oltre 300.000 euro - in una corsa del genere? A parte l’inconveniente, risolto dodici mesi più tardi con l’orologio più in alto sull’avambraccio, la riposta è semplice: perché per Richard Mille le condizioni di gara della Paris-Roubaix, per antonomasia infernali, rappresentano uno spot ideale. E questo ci porta al secondo grande ambassador del brand nel ciclismo.

Non solo Pogačar

Se Pogačar è diventato il volto di Richard Mille nelle corse a tappe, Mathieu Van der Poel rappresenta il testimonial perfetto per le classiche primaverili. L’olandese è nella famiglia svizzera dall’inizio del 2025, e tra le altre occasioni ha sfoggiato il suo RM 67-02 quando ha conquistato la sua terza Paris-Roubaix consecutiva, dopo cinque ore di pavé, pioggia e vento. All’arrivo nel velodromo per l’ultimo rettilineo, l’orologio era ancora lì, al suo polso, ricoperto di polvere e fango, reduce da ore di colpi e vibrazioni, ma perfettamente funzionante. Era l’oggetto di maggior valore in quella inquadratura televisiva e probabilmente in tutto il velodromo, portava addosso gli stessi segni della Roubaix appena vinta da Van der Poel, aveva resistito insieme a lui. Esattamente il tipo di immagine che Richard Mille cerca.

Il marchio svizzero d’altronde ha costruito buona parte della propria identità affiancando atleti in discipline ad alta intensità, dal tennis con Rafael Nadal alla Formula 1 con Felipe Massa, passando per atletica e motori. Nel ciclismo la strategia ha trovato terreno fertile prima con uno sprint generazionale come Mark Cavendish, poi con Pogačar e Van der Poel, i due corridori che più di tutti incarnano questo sport per spettacolarità e riconoscibilità internazionale. Oltre che, ovviamente, per i risultati, che assicurano ampia esposizione.

Richard Mille, però, è solo il logo attualmente più in vista. Da tempo l’alta orologeria guarda con interesse al ciclismo professionistico, e se per decenni questo rapporto è passato soprattutto attraverso le competizioni (ad esempio Tissot, cronometrista ufficiale del Tour de France) e le squadre (come il Tudor Pro Cycling Team), ora è cambiato qualcosa. Ci sono marchi che scelgono di legare la propria immagine direttamente ai corridori e alle loro performance, come dimostra anche Breitling, che alla vigilia del Tour de France ha annunciato l’enfant prodige Paul Seixas come nuovo ambassador.

Ciclismo e alta orologeria

Ma come può proprio il ciclismo, sport ossessionato dal peso e dall’efficienza per definizione, essere penetrato così in profondità dall’orologeria? Viene spontaneo chiederselo, dove ogni dettaglio è studiato per guadagnare qualche watt o risparmiare qualche grammo, in un universo in cui si investono milioni nello sviluppo aerodinamico delle biciclette e dei caschi, si alleggeriscono scarpe e abbigliamento, e dove prima delle salite capita perfino di vedere un corridore svuotare parte della borraccia, per eliminare il peso dell’acqua in eccesso. Tutto sembra andare nella direzione opposta rispetto all’idea di indossare un orologio durante una gara, eppure.

È proprio questo apparente paradosso, però, a rendere così efficace una partnership come quella tra Richard Mille e i suoi ambassador. La domanda per chi guarda è: ma non dà fastidio, non pesa? E la risposta a questo interrogativo - in breve: no - è il messaggio che il marchio vuole trasmettere. L’RM 67-02 indossato da Pogačar e Van der Poel pesa meno di un gel, di una barretta energetica e di un sorso d’acqua: abbastanza poco da risultare irrilevante anche in uno sport super-attento al peso. E non solo, è progettato anche per assorbire vibrazioni, urti e sollecitazioni continue, in altre parole quello che fanno i suoi ambassador: resistere. Pochi eventi sportivi, del resto, sottopongono l’attrezzatura a uno stress paragonabile a quello di una Paris-Roubaix, e la sola presenza in gare del genere certifica le qualità dell’orologio, senza il bisogno di una voce narrante che le spieghi all’interno di uno spot pubblicitario. Ed è così che le immagini di Van der Poel che solleva le braccia al cielo con il Richard Mille coperto di fango, o di Pogačar che scatta in salita sotto la pioggia, diventano molto più potenti di qualsiasi campagna.

A questo si aggiunge un elemento che pochi altri sport possono offrire: il tempo. Una tappa del Tour de France, così come del Giro d’Italia o della Vuelta de España, si traduce in cinque o sei ore di diretta, con telecamere a pochi metri dai corridori e continui closeup. Il polso resta nell’inquadratura per gran parte della giornata, e tutto ciò si ripete per tre settimane. Nessun altro grande evento garantisce un’esposizione così ravvicinata, frequente e prolungata - senza contare le immagini del podio, delle interviste e delle celebrazioni, che moltiplicano il ritorno mediatico.

Per questo il ciclismo sta diventando sempre più interessante per l’alta orologeria. Di sicuro non perché i corridori abbiano bisogno di un orologio durante la gara - a proposito: oggi il cronometro è nel ciclocomputer fissato al manubrio - ma perché quel piccolo oggetto al polso, in quel contesto, parla di innovazione, resistenza, esclusività e performance. Trasformando le braccia dei ciclisti in merce preziosa per i brand del settore. Così si è andati oltre l'abitudine di vedere i campioni che indossano l’orologio dopo la vittoria. Il valore aggiunto, oggi, è esserne parte.

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